lunedì 12 gennaio 2026

SANITA'. La salute mentale degli operatori sanitari





FONTE: "Bergamo Salute" novembre/dicembre 2025.
Articolo: "Chi cura fatica a prendersi cura di sé: la salute mentale degli operatori sanitari" di IVANA GALESSI.

Uno studio OMS condotto su oltre 90.000 medici e infermieri evidenzia ansia, depressione e pensieri suicidari.
La salute di chi cura è un indicatore di sicurezza sanitaria.

l paradosso della professione sanitaria

Esiste un paradosso silenzioso negli ospedali europei: chi dedica la propria vita alla cura degli altri spesso fatica a prendersi cura di sé. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/Europa) ha analizzato oltre 90.000 medici e infermieri di 29 Paesi con l’indagine MeND (Mental Health of Nurses and Doctors), evidenziando un quadro di malessere diffuso. Nonostante l’attenzione alla salute psicologica stia crescendo in diversi contesti lavorativi, nelle strutture sanitarie i professionisti continuano a soffrire in maniera significativa.
Secondo i dati raccolti, circa un medico su tre e un infermiere su tre soffrono di ansia o depressione, con percentuali in Italia che raggiungono il 28% per i medici e il 32% per gli infermieri. Ancora più preoccupante, uno su dieci ha avuto pensieri suicidi nelle due settimane precedenti l’indagine, un segnale drammatico dell’impatto delle condizioni di lavoro sulla salute mentale del personale sanitario. Questi numeri evidenziano come la cura degli altri, se non accompagnata dalla cura di sé, possa diventare una trappola pericolosa per il benessere psichico.

Orari, carichi e contratti: il peso della professione

Il malessere psicologico si lega strettamente alle condizioni lavorative. Turni massacranti, notti in corsia, reperibilità costante, sovraccarico operativo e contratti temporanei contribuiscono a creare un ambiente stressante.
Un medico su quattro lavora oltre 50 ore settimanali, mentre un terzo degli operatori europei ha subito episodi di bullismo o minacce, e circa il 10% violenza fisica  molestie sessuali. In Italia, l’indagine MeND rivela che quasi un terzo dei medici e un quarto degli infermieri lavorano con contratti temporanei. Le condizioni precarie, unite a carichi di lavoro e turni estenuanti, si associano a un aumento significativo dei sintomi ansiosi, depressivi e dei pensieri suicidi. Il direttore regionale dell’OMS per l’Europa, Hans Henri P. Kluge, commenta: “È una crisi della sicurezza sanitaria. Possiamo agire subito, imponendo tolleranza zero contro la violenza, riformando i turni e riducendo i carichi di lavoro, investendo in assunzioni e nuove tecnologie”.

La dedizione che rischia di diventare pericolo

Nonostante le difficoltà, la maggior parte dei professionisti mantiene un forte senso di missione: tre medici su quattro e due infermieri su tre dichiarano di trovare significato nel proprio lavoro. Tuttavia, questa dedizione può avere un effetto collaterale: spesso i professionisti sottovalutano i propri limiti e rimandano la cura di sé in nome della missione professionale. Molti operatori riferiscono di essere esausti fisicamente e mentalmente, con un rischio concreto di errori potenzialmente gravi per i pazienti. La prolungata esposizione alla sofferenza altrui può generare la cosiddetta compassion fatigue, una stanchezza emotiva dovuta alla cura dei pazienti, che aumenta la vulnerabilità dello stesso operatore. La combinazione di stress emotivo, turni estenuanti e precarietà contrattuale rende quindi cruciale tutelare la salute mentale di chi lavora in ospedali e ambulatori.

Conseguenze e impatto sulla sicurezza dei pazienti

La ricerca MeND sottolinea come la sofferenza psicologica del personale non sia un problema isolato. Medici e infermieri stressati sono più soggetti a errori clinici, incidenti e cali nella qualità delle cure, elementi che possono compromettere la sicurezza dei pazienti. In altre parole, il benessere del personale sanitario diventa un indicatore diretto della qualità e della sicurezza del sistema sanitario stesso. Inoltre, il clima di insicurezza e violenza sul lavoro – episodi di bullismo, minacce e molestie – può aumentare l’isolamento dei professionisti, ostacolando la creazione di un ambiente collaborativo e sicuro per tutti.

Strategie e cambiamento culturale

L’OMS indica sette azioni chiave per affrontare la crisi: tolleranza zero per la violenza, turni più prevedibili, gestione equa degli straordinari, riduzione dei carichi di lavoro, formazione dei leader, supporto psicologico e monitoraggio costante del benessere degli operatori. Un cambiamento culturale è altrettanto essenziale: bisogna superare il mito dell’invulnerabilità dei professionisti sanitari, riconoscere il diritto alla fragilità e legittimare la richiesta di aiuto come parte integrante della professionalità. Solo tutelando la salute mentale di medici e infermieri sarà possibile garantire una sanità sicura e sostenibile, capace di proteggere i pazienti e sostenere chi lavora ogni giorno in corsia e negli ambulatori.




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