mercoledì 21 gennaio 2026

FAMIGLIA. Smartphone e ragazzi: senza guerre in famiglia





FONTE: "Bergamo salute" gennaio febbraio 2026.
Articolo: "Smartphone e ragazzi: come aiutare a staccarsi  senza guerre in famiglia" di IVANA GALESSI.

Dal modello danese PARENT alle indicazioni dei pediatri, una guida per ritrovare equilibrio nell’uso del digitale.


In molte famiglie il confronto sull’uso dello smartphone è diventato uno dei temi educativi più delicati. Non si tratta solo di stabilire quanto tempo i ragazzi trascorrano davanti a uno schermo, ma di capire che ruolo hanno i dispositivi digitali nella loro crescita, nelle relazioni e nella gestione delle emozioni. Un tema che non riguarda più solo l’adolescenza, ma che coinvolge bambini sempre più piccoli.
Oltre al tempo di esposizione, conta come i dispositivi vengono utilizzati: video, social, giochi o app educative hanno impatti diversi sullo sviluppo cognitivo e emotivo. Anche la qualità dei contenuti e la presenza di un adulto che media l’esperienza digitale fanno una differenza significativa, trasformando l’uso degli schermi in un’occasione di apprendimento e relazione, piuttosto che in un rischio passivo.

Le raccomandazioni della Società Italiana di Pediatria
A fare chiarezza arrivano le indicazioni della Società Italiana di Pediatria, che da tempo monitora l’impatto dell’esposizione agli schermi sullo sviluppo. Le raccomandazioni sono chiare: evitare qualsiasi dispositivo sotto i 2 anni, limitarne l’uso a meno di un’ora al giorno tra i 2 e i 5 anni e a non più di due ore quotidiane dopo i 5 anni, sempre con la supervisione di un adulto. Dopo la pandemia, però, i tempi di utilizzo sono aumentati in modo significativo, spesso raddoppiando rispetto al periodo pre-Covid. Anche l’accesso precoce a smartphone connessi a internet comporta rischi aggiuntivi: la possibilità di entrare in contatto con contenuti inappropriati o di sviluppare un rapporto compulsivo con i social network è maggiore, e può incidere sulla capacità di socializzazione reale, riducendo il tempo dedicato al gioco libero, alla creatività e alla relazione con coetanei e adulti.

Cosa succede quando il tempo davanti allo schermo aumenta
I dati raccolti dalla Commissione sulle Dipendenze Digitali della Società Italiana di Pediatria, basati su una revisione sistematica di oltre 200 studi scientifici internazionali, mostrano effetti misurabili sullo sviluppo psicofisico. Nei bambini più piccoli, già un’ora al giorno di smartphone rappresenta un fattore di rischio; oltre le due ore cresce in modo significativo la probabilità di sovrappeso e obesità. L’aumento progressivo del tempo di esposizione è inoltre associato a un rischio più elevato di ipertensione pediatrica.
Gli studi di neuroimaging condotti su bambini tra i 3 e i 5 anni con un’elevata esposizione agli schermi evidenziano un minore spessore corticale nelle aree legate a linguaggio, attenzione e memoria, indice di una maturazione più lenta. A questi aspetti si aggiungono disturbi del sonno, irritabilità, difficoltà di autoregolazione e, in età più avanzata, un uso compulsivo di videogiochi e social network, con un aumento del rischio di dipendenza e cyberbullismo. La tecnologia, però, non è il problema in sé. A fare la differenza è il contesto in cui viene utilizzata e il ruolo educativo degli adulti.

Il metodo danese PARENT: un’alternativa possibile
Un modello interessante arriva dalla Danimarca, dove il dibattito su minori e digitale ha portato a scelte culturali e politiche molto nette. Alla base c’è il metodo educativo PARENT, elaborato dalla psicologa Jessica Joelle Alexander e dalla psicoterapeuta Iben Dissing Sandahl, che propone un approccio relazionale più che repressivo:
> Play (Gioco): il gioco libero e non strutturato è considerato essenziale per sviluppare autonomia e resilienza, qualità difficilmente coltivabili davanti a uno schermo;
> Authenticity (Autenticità): riconoscere le emozioni dei ragazzi, anche quelle scomode, senza anestetizzarle con il digitale;
> Reframing (Ristrutturazione): leggere conflitti e frustrazioni come occasioni educative;
> Empathy (Empatia): ascoltare e comprendere i bisogni emotivi, non solo correggere i comportamenti;
> No ultimatums (Niente ultimatum): sostituire minacce e punizioni con regole condivise e spiegate;
> Togetherness (Stare insieme): creare spazi di relazione reale, come pasti o serate senza smartphone, che rafforzano il senso di sicurezza e appartenenza.
Il modello non si limita a imporre restrizioni, ma incoraggia un approccio coerente e quotidiano, con momenti strutturati di condivisione, ma anche spazi di autonomia, responsabilità e auto-regolazione.

Educare, non proibire
Il punto di forza del metodo PARENT è che non demonizza la tecnologia, ma invita a usarla in modo più consapevole. Anche i pediatri sottolineano l’importanza di parlare apertamente delle abitudini digitali dei figli, così come si fa per sonno, alimentazione o attività fisica. L’obiettivo è costruire un patto educativo chiaro, fatto di limiti coerenti e di ascolto reciproco. Aiutare i ragazzi a staccarsi dallo smartphone non significa privarli di qualcosa, ma offrire loro strumenti per crescere con maggiore equilibrio. Creare una routine quotidiana con momenti di gioco, conversazione e attività condivise permette di sviluppare resilienza, attenzione e capacità di relazione. Perché la tutela della salute digitale, come quella emotiva, si costruisce giorno dopo giorno, attraverso presenza, dialogo e buone abitudini condivise.






















Nessun commento: