giovedì 1 gennaio 2026

GIOVANI E RAGAZZI. Adolescenti in ascolto



FONTE: "Bergamo  Salute" di novembre/dicembre 2025
Articolo: "Adolescenti in ascolto: comprendere e affrontare il disagio nascosto"  del dott. FURIO RAVERA, psichiatra Gruppo Ginestra Milano.

Le nuove forme di sofferenza giovanile parlano di relazioni fragili, identità in crisi e mancanza di empatia. La risposta passa dal dialogo tra scuola, famiglia e professionisti della Salute Mentale.

Secondo i dati ricavati dal progetto di ascolto attivo in 28 istituti scolastici, è emersa una netta differenza fra le problematiche per le quali gli studenti si sono rivolti agli sportelli scolastici nell’anno 2023/2024 e quelle rilevate nell’ultimo anno. Se in passato prevalevano i problemi di rendimento scolastico, oggi si osservano in misura crescente difficoltà relazionali, vissuti di disagio interiore e sofferenze più profonde. Nel 5% della popolazione studentesca si evidenziano disturbi significativi: disturbi alimentari, agiti autolesivi, maltrattamenti, abusi e dipendenze. Questo è il quadro. Da qui due domande fondamentali: come interpretarlo? Che cosa fare e chi deve farlo?

Un disagio con radici comuni

È doveroso interrogarsi sul significato di questi fenomeni. Si tratta di problemi diversi o hanno un terreno comune? Il mio punto di vista è che si tratti di diverse modalità di espressione di un disagio che affonda le radici nelle relazioni fondamentali dei giovani: con la famiglia, con i coetanei e con se stessi. Per “sé” intendo il sistema corpo-mente: come si vive il proprio corpo e la propria soggettività in relazione agli altri, e quali difficoltà si incontrano nel costruire legami autentici. Non è difficile, da queste prime considerazioni, riconoscere le dimensioni e le molte angolature del problema. Facciamo un po’ di ordine.

La famiglia: alleata o ostacolo

Parlando di relazioni significative, non si può che partire dalla famiglia. Ma quale famiglia? Oggi un adolescente può trovarsi figlio unico o avere fratelli in famiglie con un solo genitore (prevalentemente la madre), oppure in famiglie ricomposte con nuovi partner. Può vivere nella famiglia d’origine ma assistere a forti conflittualità, violenze, abusi o trascuratezze fisiche ed emotive. I genitori separati, a volte, continuano a far gravare sui figli la loro conflittualità e le incoerenze educative. Quando ci troviamo di fronte a un problema posto da un adolescente, è indispensabile fare luce sulla sua esperienza familiare, sui modelli e i valori ricevuti. È necessario un lavoro di conoscenza delle famiglie profondo, che richiede tempo e collaborazione. Non è facile varcare la soglia della segretezza familiare, ma è necessario. Nelle famiglie possiamo trovare alleati o sabotatori: l’esperienza clinica lo dimostra costantemente. Interessante notare che, come rilevato dalla ricerca citata, anche i genitori hanno iniziato a rivolgersi agli sportelli scolastici, segno di un bisogno crescente di ascolto e di speranza riposta nella scuola.

Scuola e famiglia: due mondi da ricucire

Ma quale scenario viviamo oggi nel rapporto tra famiglie e scuola? Perché la scuola — e anche uno sportello d’ascolto — funzioni, è indispensabile un rapporto di collaborazione e partecipazione attiva delle famiglie. Negli ultimi anni assistiamo, purtroppo, a frequenti conflitti tra genitori e istituti per voti, bocciature o giudizi negativi. Tutto ciò rivela una frattura culturale e relazionale: la scuola non è più percepita come un luogo educativo irrinunciabile, ma come un problema da risolvere rapidamente. Eppure, la scuola è (o dovrebbe essere) la naturale vicaria della famiglia, la prima occasione di socializzazione, il luogo dove si trasmette la conoscenza del pensiero umano, della creatività, dei valori civili. È, o dovrebbe essere, un luogo sicuro in cui formare la propria personalità. Ma non può farlo come un’agenzia separata: ha bisogno di essere sostenuta.

Un disagio che nasce anche dalla società

I comportamenti problematici sopra descritti possono essere considerati espressioni di parti dissociate della personalità. Le indagini cliniche mostrano che autolesionismo, abuso di sostanze, violenza e isolamento sono spesso sostenuti da stati del sé separati difensivamente dal resto della persona. Queste dissociazioni sembrano derivare da una “cascata” che parte dal macrosociale e si riflette nel microsociale, fino a investire i singoli individui. Le famiglie, a loro volta, scindono i valori dalla socializzazione e spesso non riescono a essere alleate educative. Molti genitori si sentono smarriti di fronte a un codice comportamentale che non riconoscono più: “fanno tutti così” è la chiave con cui i figli interpretano e giustificano le proprie richieste. Senza momenti di confronto tra genitori, la scuola potrebbe diventare uno spazio di alleanza educativa, restituendo fiducia reciproca.

Ripartire dal gruppo, dalle emozioni, dall’empatia

La scuola deve essere accompagnata e sostenuta da psicologi esperti, capaci di creare sinergia tra insegnanti e famiglie. Solo così potrà tornare a essere un luogo di crescita integrata. Una volta ascoltati, i problemi dei ragazzi devono trovare risposte competenti e tempestive: un ragazzo che chiede aiuto e non riceve attenzione alimenta la propria sfiducia negli adulti. Servono quindi risorse, continuità e professionalità.


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