lunedì 30 giugno 2025

CANZONI. Fabrizio Moro. Pensa

 




   F A B R I Z I O    M O R O   

P E N S A

Ci sono stati uomini che hanno scritto pagineAppunti di una vita dal valore inestimabileInsostituibili perché hanno denunciatoIl più corrotto dei sistemi troppo spesso ignoratoUomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerraDi faide e di famiglie sparse come tante biglieSu un isola di sangue che fra tante meraviglieFra limoni e fra conchiglie... massacra figli e figlieDi una generazione costretta a non guardareA parlare a bassa voce a spegnere la luceA commentare in pace ogni pallottola nell'ariaOgni cadavere in un fossoCi sono stati uomini che passo dopo passoHanno lasciato un segno con coraggio e con impegnoCon dedizione contro un'istituzione organizzataCosa nostraCosa vostraCos'è vostro?È nostra... la libertà di direChe gli occhi sono fatti per guardareLa bocca per parlareLe orecchie ascoltanoNon solo musica non solo musicaLa testa si gira e aggiusta la mira ragionaA volte condanna a volte perdonaSemplicemente
PensaPrima di spararePensaPrima di dire e di giudicare prova a pensarePensaChe puoi decidere tuResta un attimo soltantoUn attimo di piùCon la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che sono morti giovaniMa consapevoli che le loro ideeSarebbero rimaste nei secoli come parole iperboleIntatte e reali come piccoli miracoliIdee di uguaglianza idee di educazioneContro ogni uomo che eserciti oppressioneContro ogni suo simile contro chi è più deboleContro chi sotterra la coscienza nel cemento
PensaPrima di spararePensaPrima di dire e di giudicare prova a pensarePensaChe puoi decidere tuResta un attimo soltantoUn attimo di piùCon la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che hanno continuatoNonostante intorno fosse tutto bruciatoPerché in fondo questa vita non ha significatoSe hai paura di una bomba o di un fucile puntatoGli uomini passano e passa una canzoneMa nessuno potrà fermare mai la convinzioneChe la giustizia noNon è solo un'illusione
PensaPrima di spararePensaPrima di dire e di giudicare prova a pensarePensaChe puoi decidere tuResta un attimo soltantoUn attimo di piùCon la testa fra le maniPensa
PensaChe puoi decidere tuResta un attimo soltantoUn attimo di piùCon la testa fra le mani


COMUNE DI ZANDOBBIO. Sotto le stelle 2025

 


SCUOLA. L'importanza della scuola dell'infanzia

 

FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" marzo 2025. 

Articolo: "Scuola dell'infanzia. Step fondamentale" di DANIELE NOVARA.


Avere un insegnante che spieghi la filosofia in un liceo è importante, ma avere una maestra o un maestro che dai 3 ai 6 anni aiuti i bambini a imparare a stare con gli altri, non ha paragone.

A volte mi capita di avere a che fare con persone che appaiono o troppo centrate su di sé, o incapaci di capire il contesto umano in cui si trovano. Mi danno l’impressione che sia loro mancato qualcosa. Alla domanda: «Hai fatto la scuola dell’infanzia?», in un caso su due, la risposta è positiva, come se ci fosse una correlazione, ovviamente non automatica, tra una certa difficoltà relazionale nella vita adulta e la mancanza di questa importante esperienza scolastica tra i 3 e i 6 anni. Che cosa succede di così decisivo per il futuro di un individuo in questo breve lasso di tempo? Semplice: si impara a stare con gli altri.

I primi tre anni di vita sono stati quelli dell’attaccamento primario, ossia della sicurezza data dall’accudimento di un genitore che ti asseconda nella tua ricerca di autonomia. Nella fase successiva, dai 3 ai 6 anni, nel bambino e nella bambina nasce un profondo bisogno di uscire dal guscio protettivo materno, da quell’ambiente ovattato fatto di desideri realizzati, di tenerezza, di coccole, di compiacimento, per cominciare la lunga e avventurosa sfida verso il mare magnum dell’esistenza, mettendosi alla prova, scoprendo i propri limiti e le proprie risorse.

In che modo? Incontrando e scontrandosi con gli altri, i coetanei, quelli che vogliono il tuo giocattolo, quelli che vogliono la tua maestra, quelli con cui devi fare i conti perché si muovono nel tuo stesso territorio e tu non puoi fare a meno di incrociare i tuoi bisogni con i loro. È il tempo degli abbracci e dei litigi, metafore di straordinari momenti di gioco condiviso, di euforia comune e gioiosa, di scoperte da vivere assieme. È anche l’età in cui si può litigare e imparare a farlo per tutta la vita grazie all’enorme assorbimento cognitivo dei 6 anni. 

Da decenni esiste un’istituzione scolastica preposta a questo periodo. Una volta si chiamava scuola materna, oggi ha preso il nome di scuola dell’infanzia, per levarle quel retrogusto di maternage che non deve avere in quanto nasce proprio per togliere i bambini e bambine dal puro e semplice accudimento dei genitori. Lì si vivono esperienze, avventure, scoperte, laboratori… Tutti i bambini e le bambine devono iniziare la loro carriera scolastica da qui, da questo momento così importante e decisivo per la crescita. Avere un insegnante che ti spiega la filosofia in un liceo sarà importante, ma avere una maestra o un maestro che dai 3 ai 6 anni ti aiuta nell’imparare a stare con gli altri non ha paragone.

Per questo sostengo quello che la Francia ha messo in pratica anni fa: l’obbligatorietà della scuola dell’infanzia per tutti i bambini dai 3 ai 6 anni. Una mossa giusta, dovuta anche alla necessità di creare le basi di cittadinanza per una platea infantile proveniente da tutto il mondo. E perché questi arrivi non restino dentro a nicchie etniche, occorre che questa accoglienza avvenga nelle scuole della prima infanzia. Tra i 3 e i 6 anni, nessun bambino o bambina dovrebbe restare a casa ancora appiccicato alla mamma e ai genitori, ma vivere questa esperienza come una straordinaria opportunità per affacciarsi a un mondo più grande.

Faccio mia l’esperienza francese e lancio un appello alla politica italiana: rendiamo le scuole dell’infanzia un luogo dove tutti i bambini e le bambine, necessariamente e obbligatoriamente, possano e debbano passare un pezzo importante della loro vita.




giovedì 26 giugno 2025

GIOVANI E RAGAZZI. Giovani expat: è emergenza

FONTE: "Messaggero di sant'Antonio"  maggio 2025.
Articolo: "Giovani expat: è emergenza" di RITANNA ARMENI.

Non hanno una valigia di cartone. Non hanno lasciato mogli e figli al paese e non parlano un italiano stentato. Anzi, parlano un buon inglese. Hanno lo sguardo sicuro, sono giovani e istruiti.
Nel trolley che trascinano  negli aeroporti ci sono jeans, magliette, magari un libro.
Nello zaino, un laptop. In tasca, lo smartphone sempre acceso.
Eppure anche loro sono migranti. Italiani che lasciano il loro Paese per cercare altrove ciò che l'Italia oggi non riesce a offrire: un lavoro dignitoso, una carriera, un futuro.
Negli ultimi tredici anni, dal 2011 al 2023, più di 550mila giovani italiani hanno scelto di emigrare.
Un dato che fotografa non solo una tendenza, ma una vera e propria emergenza nazionale.
A differenza del passato, non partono con la sola forza delle braccia: oggi se ne vanno cervelli, competenze, cultura e professionalità. Un capitale umano costruito grazie ai sacrifici delle famiglie e  - almeno in parte - anche agli investimenti dello Stato, che ha garantito loro istruzione e formazione.
Questo capitale, invece di tornare indietro sotto forma di sviluppo per la collettività, prende altre strade.
All'estero, questi giovani trovano occasioni che in Italia non esistono o non sono accessibili. Lì lavorano, fanno carriera, pagano le tasse, creano famiglie, mandano i figli a scuola. Lì mettono a frutto il potenziale che qui resta inespresso.
L'ascensore sociale in Italia si è bloccato. E, ogni anno, pezzi del nostro futuro se ne vanno. 
Secondo alcune stime, il valore  complessivo di questo "esodo qualificato" ammonta a 134 miliardi di euro. Una cifra impressionante, che non misura solo la perdita economica, ma - ed è altrettanto grave -quella sociale e culturale.
Per questi giovani non si tratta solo di partire: si tratta di rinunciare all'idea che il proprio talento possa essere riconosciuto e valorizzato nel Paese di origine. 
Una rinuncia che rappresenta un fallimento di tutti noi e della politica che finora, con Governi diversi,  ha diretto il Paese.
Se i dati dell'emigrazione giovanile si incrociano con quelli dell'invecchiamento della popolazione e del crollo demografico, il quadro diventa ancora più critico.
Come si può garantire il sistema pensionistico senza nuovi contributi attivi? Come si tengono in piedi i servizi pubblici senza giovani lavoratori che paghino le  tasse? Come si sostiene  l'innovazione senza le competenze di chi è cresciuto con le tecnologie? E come  si può invertire la rotta della natalità?
Tutti questi nodi  sono ben noti agli esperti. E altrettanto nota  è la causa principale: la scarsa attrattiva dell'Italia, che non riesce a offrire prospettive di crescita.
Il vero problema, però, è che le idee per invertire la tendenza sembrano poche, frammentate, spesso poco coraggiose. Ed è qui  che nasce la preoccupazione: perché ogni anno che passa  rende più difficile recuperare ciò che si è perso.
Non siamo ancora oltre  il punto di non ritorno, ma il tempo per agire - la politica dovrebbe saperlo - non è infinito.

martedì 24 giugno 2025

RICEVO E PUBBLICO. Questa maledetta guerra

 



RICEVUTO IERI E FATTO SUBITO GIRARE



Giro 𝘪𝘭 𝘮𝘦𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝙀𝙯𝙯𝙞𝙙𝙚𝙚𝙣 𝙎𝙝𝙚𝙝𝙖𝙗, 𝘨𝘪𝘰𝘷𝘢𝘯𝘦 𝘮𝘦𝘥𝘪𝘤𝘰 𝘥𝘪 𝘎𝘢𝘻𝘢 𝘦 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰𝘳𝘦, 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘢 𝘢𝘧𝘧𝘪𝘥𝘢𝘵𝘰 𝘢 𝘵𝘸𝘪𝘵𝘵𝘦𝘳 (@ezzingaza). Facciamo girare!

"Non c’è internet, nessun segnale, nessun suono. Nessun mondo fuori da questa gabbia.
Ho camminato 30 minuti tra le macerie e la polvere. Non in cerca di una fuga, ma per un frammento di segnale, giusto per sussurrare: “siamo ancora vivi”.
Non perché qualcuno stia ascoltando, ma perché morire inascoltati è la morte finale.
Gaza è in silenzio ora. Non per pace, ma per annientamento. Non un silenzio di quiete, ma di soffocamento. Hanno tranciato l’ultimo cavo. Nessun messaggio esce, nessuna immagine entra. Anche il lutto è stato vietato. Ho sorpassato cadaveri di edifici, di case, di uomini. Qualcuno respirava, qualcuno no.
Tutti cancellati dalla stessa mano che ha cancellato le nostre voci. Questo non è semplicemente un assedio di bombe, è un assedio della memoria. Una guerra contro la nostra capacità di dire “siamo qui”. 
I bombardamenti non si sono mai fermati, soprattutto a Jabalia. Hanno bombardato le strade dove i bambini supplicavano per del cibo. Hanno bombardato le file dove le mamme aspettavano la farina. Hanno bombardato la fame stessa. Niente cibo. Niente acqua. Niente via di fuga. E quelli che ci provano, quelli che raggiungono gli aiuti, vengono abbattuti. La gente muore qui, e nessuno lo sa. Non perché le uccisioni si sono fermate, ma perché l’uccisione della connessione ha avuto successo.
Internet era il nostro ultimo respiro. Non era un lusso, era l’ultima prova della nostra umanità. E ora è andata. E nel buio, massacrano senza conseguenze. 
Ho trovato questo tenue segnale con la eSIM come un uomo morente trova un bagliore di luce. 
Sto sotto questo cielo spezzato, rischiando la morte non per salvarmi, ma per mandare questo messaggio. Un singolo messaggio, un’ultima resistenza. 
Se state leggendo questo, ricordatelo: abbiamo camminato in messo al fuoco per dirlo. Non siamo stati in silenzio. Noi siamo stati silenziati. E quando la connessione sarà ristabilita, la verità sanguinerà attraverso i cavi, e il mondo saprà quello che ha deciso di non vedere."


ATALANTA SEMPRE ATALANTA. foto e altro. CISTONE


CHI NON CONOSCE CISTONE, TIFOSO DOCG DELLA DEA?
FA COPPIA  CON UN ALTRO SUPER TIFOSO DI ZANDOBBIO: CIATO.
IN QUESTI ANNI LI AVRETE VISTI SPESSO SUI CAMPI NAZIONALI ED EUROPEI.
EBBENE NEI GIORNI SCORSI CISTONE HA TAGLIATO IL TRAGUARDO DEI CINQUANT'ANNI.

      LUNGA   VITA  DAVIS   ! ! !   
 NOI ATALANTINI ABBIAMO BISOGNO DI TE 
































PIETRO DI TREVIOLO CON EDERSON


FOTO  DA  VARSAVIA


















TANTAUGUR BE

CHE IL TUO RITORNO ALLO STADIO SIA INDIMENTICABILE 


















 







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                                         25/04/24

IERI SERA ABBIAMO RIDIMENSIONATO LA FIORENTINA E BONAVENTURA NON HA FATTO GOL. QUESTO BEL GIOCATORE, QUANDO INCONTRA LA DEA, MOLTIPLICA LE SUE FORZE E RISULTA SEMPRE UNO DEI MIGLIORI IN CAMPO.
QUESTO SUO COMPORTAMENTO E' UN INNO ALL'ATALANTA, DAL CUI VIVAIO PROVIENE.
SIAMO ANCORA IN CORSA NELLE TRE COMPETIZIONI, UNICA SQUADRA IN ITALIA. COME ANDRA' A FINIRE?
NON LO SO, "COMUNQUE ANDRA' A FINIRE SARA' UN SUCCESSO", COME DICE QUESTA FRASE CHE GIRAVA TANTI ANNI FA.
POSSIAMO ANCHE FALLIRE TUTTI I TRAGUARDI, MA IO SARO' SEMPRE GRATO AL GASP E AI PERCASSI PER I MOMENTI DI GIOIA CHE LA DEA MI STA PROCURANDO NEGLI ULTIMI MESI.
STAMATTINA, LEGGENDO LA GAZZETTA, OLTRE ALLE QUATTRO PAGINE DEDICATE ALLA PARTITA, MI HA COLPITO SOPRATTUTTO L'ARTICOLO DI STEFANO AGRESTI, A PAG. 26, CHE RIPORTO PARZIALMENTE:
"NON E' UN'OSSESSIONE, O FORSE SI'. MA UN VUOTO, UN BUCO NERO, QUELLO SI', LO E' INDISCUTIBILMENTE.
ALL'ATALANTA DI GASPERINI - QUESTA MERAVIGLIOSA SQUADRA CHE NEGLI ULTIMI OTTO ANNI HA DIVERTITO L'ITALIA, ENTUSIASMATO L'EUROPA E REALIZZATO IMPRESE SPARSE - MANCA TERRIBILMENTE UNA COPPA.
IL RESTO SE LO E' PRESO TUTTO: HA BATTUTO CHIUNQUE, LIVERPOOL INCLUSO: HA COSTRUITO CAMPIONI E POI LI HA VENDUTI PER INVENTARSENE ALTRI; HA GIOCATO UN CALCIO COINVOLGENTE, TRASCINANTE; HA ACQUISTATO UNA CONSIDERAZIONE INIMMAGINABILE ANCHE A LIVELLO INTERNAZIONALE. LE MANCA, APPUNTO, UN TROFEO, QUALUNQUE QUESTO SIA, DA TOCCARE, BACIARE, ALZARE AL CIELO.
PERCHE' POI E' VERO CHE ARRIVARE AI QUARTI DI FINALE DELLA CHAMPIONS (E' SUCCESSO ANCHE QUESTO, QUATTRO ANNI FA) DAL PUNTO DI VISTA TECNICO VALE MOLTO DI PIU' CHE VINCERE LA COPPA ITALIA, MA VUOI METTERE IL SAPORE CHE DA' ACCAREZZARE, LUCIDARE, METTERE IN BACHECA UN TROFEO TUTTO TUO?
CHISSA' SE QUESTA SARA' LA VOLTA BUONA, IN COPPA ITALIA O MAGARI - PERCHE' NO? - IN EUROPA LEAGUE: L'ANNO DEL PRIMO SUCCESSO DI GASPERINI, ALL'OTTAVA STAGIONE, E DEL RITORNO ALLA VITTORIA DELL'ATALANTA, A DISTANZA DI 61 ANNI DALL'ULTIMA E UNICA VOLTA.


                                         18/04/24

AVETE VISTO COME E' ANDATA A FINIRE IERI : UN TRIONFO DELLA NOSTRA DEA.
NELL'INTERVALLO IL GASP HA CHIESTO AI GIOCATORI SE VOLEVANO ABBASSARE IL PRESSING. LA RISPOSTA E' STATA: ASSOLUTAMENTE NO!
COSI' ABBIAMO VISTO PER QUASI TUTTO IL SECONDO TEMPO CHE IL PORTIERE DEL LIVERPOOL, ALISSON, HA SCARICATO IN CONTINUAZIONE SUI SUOI DIFENSORI, NON SAPENDO COSA FARE. INCREDIBILE. ABBIAMO TARPATO LE ALI AD UNA DELLE PIU' FORTI SQUADRE AL MONDO.

PUBBLICO DELLE FOTO CHE HO RICEVUTO PRIMA E DOPO LA PARTITA.



















beatrice, una tifosa speciale che si e' risvegliata
















FORZA BEATRICE.
FARAI ANCORA PARTE DI QUESTA COREOGRAFIA  DELL'AMATA ATALANTA.












BEATRICE




tifosi atalantini stadio di s. siro
partita coppa italia milan-atalanta 1 - 2





FONTE: LIBRO "CUORE D'ORO" POESIE BERGAMASCHE 2012-2013-2014-2015 A CURA DI AVIS COMUNALE BERGAMO.

POESIA "FÓRZA ATALANTA" DI AMLETO FACHERIS

A Bèrghem de speciàl gh'è l'Atalanta
regina del balù e pò a'  bandiera,
col nìgher e 'l azör compàgn del cél.
Ü cél che 'l fà sognà ògne bergamàsch,
inemuràt de chèsta déa biónda,
sta stèla che la löma sura i Müre,
söl Dòm, söl Campanù e la Tór del Gómbet,
la löma pò söi fiöm, i du zemèi,
che i sortéss tra i ròce di Oròbie.

Söl Sère, giösto co la sò cascada,
de aque che a cotómbol per la val,
i pórta zó a gran vus 'l fórsa  Atalanta,
inféna a la Tremana  e al Brumàna,
Söl Brèmb, che 'l gh'à i surtide al Piz del Diàol,
ste aque  che i se fà pò ach imperiàl,
inféna  a scór sóta i pucc de Sedrina,
indóe 'l Paci Paciana l' s'è bötàt,
in del cridà pò a' lü: fórsa Atalanta.


sturm graz  vs  atalanta










GRANDISSIMA ATALANTA CONTRO SPORTING LISBONA










GRANDE ATALANTA CONTRO RAKOV CZESTOCHOWA



















































































































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E' morto LUIGI NICOLI (Zaì) di Trescore B.. Aveva 81 anni.
Con lui  ho condiviso tante partite dell'Atalanta, viste sul maxischermo dell'oratorio di Trescore B.
Ho conosciuto Luigi nel lontano 1967, facendo parte entrambi della squadra calcistica di Zandobbio, militante in 2° cat.
Pubblico la foto di questa squadra, composta da 6 trescoresi e 5 zandobbiesi.
Luigi è il 1° a dx in ginocchio, mentre il sottoscritto è il 3° a sx in piedi.
Caro Luigi, riposa in pace.


 

TRASFERTA A LA SPEZIA




















LA GRINTA DI FRANCESCO CHINELLI, CLASSE 1938 E DETTO IL BOXÓR, ATALANTINO DI VECCHISSIMA DATA CON ALLE SPALLE BEN 58 ANNI DI ABBONAMENTI.












































SAMPDORIA - ATALANTA  0 - 2



Chi è il ragazzino, tifoso in erba dell' Atalanta?








































camminata nerazzurra 2022



Mazza Giancarlo



 Mazza Giancarlo e moglie










MAZZOLA ALESSIO


DANESI  MARCO


squadra giovanile gso Trescore



gabriele alla partita atalanta-lipsia



devis e amici allo stadio di lipsia


devis e amici in pizzeria a lipsia


devis e amici in pizzeria a lipsia




ginevra


lucrezia


devis


gabriele


devis e amici a leverkusen