martedì 17 gennaio 2023

LIBRI. " A viso coperto" di Riccardo Gazzaniga

 



   LIBRI  CONSIGLIATI  DA  LORIS  FINAZZI  
   GRANDE  DIVORATORE  DI  VOLUMI   



"A viso coperto" di Riccardo Gazzaniga edito da Einaudi

Due schieramenti nemici si sfidano ogni settimana su un terreno di rabbia e violenza: sono gli ultrà e i celerini.
A Genova un gruppo di tifosi sceglie di non accettare imposizioni e ingaggia uno scontro frontale con la polizia. L'odio per le divise riesce a unire reduci del G8 ed estremisti di destra, adolescenti eccitati dalla guerriglia e uomini perseguitati da un passato insopportabile.
Tra le forze dell'ordine c'è  chi è acceso dall'adrenalina e chi non può liberarsi da un tremendo rimorso, chi vuole raccontare in un libro la sua storia e chi potrebbe segnare la propria con un errore fatale.



lunedì 16 gennaio 2023

DON CAMILLO. Guardati da chi ti plagia

 



FONTE: Notiziario parrocchiale settimanale di Albegno e dintorni.

GUARDATI DA CHI TI PLAGIA

Di tanto in tanto mi capita di pensare a quello straordinario patrimonio che è ognuno di noi. Un vero e proprio capolavoro, unico, irripetibile e inimitabile; un forziere stracolmo di tesori che in gran parte rischiano di restare sommersi. Non è questione di individuare chi è di più e chi di meno. Il più e il meno non riguarda il valore di ognuno di noi, ma la disponibilità a scoprire il nostro tesoro personale e ad attingervi.
E' questione di stima di sé; di intraprendenza ; di mettersi in gioco... tutto quello che porta a cercare dentro di sé le risorse. Più cerchi e più trovi. Più trovi e più ti viene voglia di cercare. E così via sempre  più in profondità.
Il tesoro che tu sei è un patrimonio che ti appartiene pù di tutte le cose che tu puoi possedere, perché è una ricchezza che  coincide  con la tua identità. Nessuno la può rubare perché  non è commerciabile né riciclabile. Solo tu la puoi gestire e renderla un beneficio per tutti. Nessun altro ti può sostituire in questo, nessuno lo può fare  a nome tuo. Se non la gestisci tu nessuno può attingervi, nessuno può beneficiarne.
Il primo pericolo che corre questo tuo patrimonio sei tu stesso: la tua pigrizia, la tua ignavia. Se non credi in te stesso, se ti perdi a rosicchiare la crosta di ciò che è più dolce, appariscente e a portata di mano, se ti perdi dentro nel rumore e nella confusione della massa, se hai paura usare un linguaggio diverso o di fare scelte diverse perché paventi di restare solo, se ti accontenti di essere un imitatore, una fotocopia di qualcuno o di qualcosa. Questo è l'unico serio pericolo che può seppellirti come patrimonio.
In tal caso il primo a perderci sei tu perché ti riduci a nutrirti di scarti fino a rovinare lo stomaco e a nauserti di tutto. Ma a perderci siamo anche tutti noi, la comunità umana tutta intera che resta privata della tua novità esclusiva.
C'è poi il pericolo di chi ti vuole plagiare e costringerti a pensare e a fare come vuole lui. Anche questo è un pericolo insidioso. Solo però se l'antidoto che possediamo è scaduto: si tratta del provvidenziale orgoglio che ti porta a reagire verso chiunque vuole importi qualcosa che non condividi. E' l'orgoglio capace di sfidare anche la morte, come succede in questi tempi in Iran in forma pubblica e coinvolgente, ma la cronaca dei nostri tempi ci presenta anche casi all'interno della vita familiare.
Chi plagia o impedisce alle persone di esprimere la loro identità è il peggior nemico del genere umano. E' come chi uccide o commette genocidi.
Però, purtroppo, non sempre ci rendiamo conto di questo perché i plagiatori non sempre agiscono in modo da urtare: in tal caso prima o dopo verrebbero resi inoffensivi, purtroppo però agiscono in modo subdolo, ricoprendo di miele la crosta amara che nasconde il vuoto.
Questi sono i più nefasti. Da  questi dobbiamo guardarci. Sempre!

                   
L'INTANGIBILE IO

Mentre mi guardo fisso allo specchio
penso alla vita che dentro mi pulsa
dal primo istante ad oggi che invecchio,
compagna fedele anche in trama convulsa.

Con lei son passato attraverso percorsi
spesso felici, a volte tortuosi,
che mi hanno segnato con gioie e rimorsi,
regali che per me son comunque preziosi.

Continua ad esser compagna intrigante, 
abile artista di scontri e di affetti,
per un'opera unica e affascinante
che uguale non trova per grazia e difetti.

Ciò che vale per me vale anche per tutti;
ognuno è uguale solo a se stesso
capace di produrre inimitabili frutti
dell'anima sua esclusivo riflesso.

Chi sfregia o sopprime anche solo un esempio
di una vita così unica e densa di senso,
profana e distrugge di Dio quel Tempio
nel quale il suo culto si svolge più intenso.

Chi pensa di uccidere in nome di Dio
o vuole impedire che chiunque si esprima,
dev'essere marchiato d'infamia e d'oblio!
Ma purtroppo succede ancor peggio di prima...

                                         don Camillo




mercoledì 11 gennaio 2023

ALIMENTI. Quando va mangiata la frutta


FONTE: https://www.issalute.it/ sito sviluppato e gestito dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS).

La frutta va mangiata lontana dai pasti?   FALSO  

La frutta fa bene alla nostra salute in qualunque momento si mangi.

Si sente spesso dire che mangiare la frutta alla fine dei pasti non è una buona abitudine.
I motivi che alimentano questa credenza sono diversi: alcuni riferirebbero una più difficile perdita di peso, altri l'instaurarsi di sensazioni di gonfiore e sazietà.
Alcuni componenti della frutta, come fibre e oligosaccaridi, possono, in effetti, rallentare, seppure in misura modesta, il transito del cibo attraverso il tratto gastrointestinale, dar  luogo a dei processi di fermentazione e creare un accumulo di gas nell'intestino con conseguente sensazione di gonfiore.
Questa situazione si verifica soprattutto in coloro che hanno una particolare sensibilità intestinale (colite ulcerosa, sindrome dell'intestino irritabile, meteorismo).
In generale, se si escludono queste condizioni, non si riscontrano fastidi dopo aver ingerito la frutta a fine pasto e non ci sono studi scientifici o linee guida che sconsigliano di mangiare la frutta dopo i pasti.
Concludere il pasto con un frutto può, in realtà, portare diversi benefici:
  • consumare la frutta alla fine del pasto, infatti, fa sì che gli zuccheri che contiene vengano rilasciati nel sangue più lentamente di quando si mangia la stessa frutta a digiuno. L'innalzamento rapido dei livelli di zucchero nel sangue è in generale da evitare, perché induce una rapida risposta ormonale (insulina - glucagone), che causa a sua volta un rapido ritorno del senso di fame
  • l'acidità della frutta e alcune vitamine al suo interno (vitamina C) possono facilitare l'assorbimento del ferro contenuto nelle verdure e negli alimenti di origine vegetale
  • grazie ai suoi componenti antiossidanti, accompagna il cibo nella digestione proteggendolo dai danni ossidativi
  • il suo sapore acidulo dà all'organismo il segnale di fine pasto.
Molti studi scientifici indicano chiaramente che consumare abitualmente almeno 5 porzioni di frutta e verdura è associato a un minore rischio per molte gravi malattie, come infarto, ipertensione, tumore al colon.
Per questa ragione le Linee guida per una sana alimentazione della Società italiana di Nutrizione umana (SINU), raccomandano di mangiare 3 porzioni di frutta al giorno, in qualsiasi momento della giornata e rappresenta lo spuntino ideale da inserire tra i 3 pasti principali (colazione, pranzo, cena).
In conclusione, mangiate frutta quando volete, purché ne mangiate: questa è la cosa più importante.
Se poi la mangiate alla fine dei pasti e non riscontrate alcun fastidio, non vi causerà nessun danno; di certo non vi farà ingrassare (a meno che non si esageri nelle quantità), potreste invece, averne qualche beneficio in più.


martedì 10 gennaio 2023

DON CAMILLO. Tenerezza di coppia

 





FONTE: Notiziario parrocchiale settimanale di Albegno e dintorni.

TENEREZZA DI COPPIA

La cronaca dei nostri tempi è spesso, per non dire sempre, concentrata nei fatti eclatanti e appariscenti, molto meglio se i protagonisti sono personaggi famosi che già godono delle luci della ribalta.
Ma c'è tutta una vita silenziosa che non balza all'occhio perché  coinvolge persone semplici e quotidiane, che riserva esperienze preziose, ricche di bella umanità.
Come la storia di una coppia di sposi di casa nostra. Lui un idraulico di grande esperienza e appassionato del suo lavoro, lei casalinga. La moglie si ammala e subisce un intervento delicato. Il male viene eliminato, ma lei perde la voce ed entra in uno stato di ansia e paura quando è sola in casa; condizione che si verifica quando marito e figli sono al lavoro.
Non trovando rimedio a questa sofferenza , il marito decide di lasciare il lavoro per stare con la moglie tutto il giorno.
Ecco il suo racconto: "Ho valutato la situazione e ho calcolato che avremmo potuto farcela limitando un po' le spese ed eliminando il superfluo. Da quel momento ho vissuto i 20 anni più belli della mia vita, sempre in compagnia di mia moglie".
Nella sua semplicità questa storia mi ha commosso e mi ha fatto pensare a chissà quante altre storie di ordinaria e quotidiana semplicità sono vive anche nel nostro  contesto sociale che si presenta tanto violento, spavaldo, appariscente e vuoto. Sono storie di vita di coppia o di vita familiare ma anche sociale, comunitaria o semplicemente individuale. Storie che non faranno mai cronaca, ma che alimentano con la loro delicatezza e il loro silenzio la Storia di tutti redimendola da tutte quelle esasperazioni che la deformano e mantenendola tenacemente umana.
In queste  testimonianze scopro lo stile di Dio che si incarna nel silenzio dell'anonimato   e dell'emarginazione come può essere la capanna di Betlemme. Ma scopro anche l'efficacia del seme che, sottoterra, sprigiona tutta la sua vitalità in condizioni che sembrerebbero fallimentari o del lievito che, così poco e insignificante in confronto alla massa e al peso della pasta, la fa lievitare tutta e la trasforma in pane buono.
In tutto questo trovo rinnovata la speranza portata dal Natale per un'umanità che proprio nella sua parte più semplice e umile rimane una base stabile e solida per accogliere il Signore Gesù che non si stanca mai di ricordarci: "Beati i poveri in Spirito".

                                          don Camillo


BEATI I POVERI IN SPIRITO...

Lascia che le fronde degli alberi in alto
ondeggino a gara  e si rubino il cielo
per tinger lr foglie d'azzurro cobalto
e stender sul verde inestetico velo.

La pioggia le sferza e il vento le scuote;
il sole le brucia e le rende avvizzite;
non sanno far ombra, di frutti son vuote,
si agitan tutte come impazzite.

Sento il profumo del muschio e dei funghi
pregno di tacita vita e stupore;
ho il desiderio che in me si prolunghi
questa armonia e tanto candore.

E' da qui che proviene la bellezza del bosco
e ricevono vita le piante slanciate.
Non è ciò che appare e che meglio conosco
a creare magia e attrazioni pregiate.

Nellla città rumorosa e convulsa
la tacita quiete di chi medita e prega
è il cuore nascisto e generoso che pulsa
e ogni ambizione frantuma e rinnega.

In forza di questa presenza di Grazia
la folla diventa un popolo saggio,
e ciò che inganna, umilia e poi strazia
viene offuscato da silente coraggio.

                                    don Camillo



lunedì 9 gennaio 2023

RIFLESSIONI. La paura di Simone Moro, alpinista ed altro

 



FONTE: Libro "Ho visto l'abisso" di SIMONE MORO edito da Rizzoli.

Simone Moro risponde alla seguente domanda che il figlio Jonas , decenne,  fa al padre: "Ma quanto era profondo il crepaccio? Come sette piani? Era buio?"


"E' in una di queste occasioni che comincio a parlargli - dopo che insiste a domandarmi se ho avuto paura, dando per scontato che io gli risponda no - del fatto che suo padre è il contrario di un cuor di leone o di un incosciente. Anzi, per dirla tutta, è uno che ha e ha avuto continuamente fifa.
"E allora perché Moro fai quello che fai?" mi ha domandato qualcuno. Non Jonas, almeno fino a questo momento, non so se prima o poi lo farà.
La risposta che do regolarmente è più semplice di quello che si possa pensare: perché ho sempre sognato di poter fare quello che faccio. Non solo: penso che  sarei impazzito in una vita normale soprattutto perché avrei avuto la sensazione di aver sprecato i miei talenti. So salire una montagna, so stare in equilibrio su pochi centimetri di roccia: perché non avrei dovuto farne una professione?
Eppure la paura c'è.
Ma non per questo mi ferma: aver paura per me non significa non aver voglia di rischiare o di provarci. Vuol dire essere consapevoli che la paura è esattamente come la fame: è una cosa con la quale siamo nati, che fa parte di noi, e che se ci dimentichiamo di ascoltarla, come la fame e il sonni, ci mettiamo in guai seri.
.........Eppure è stata proprio la paura, ne sono certo, a permettermi di tornare a casa in tutti questi anni. E' stato il fatto di aver  avuto spesso paura  ad avermi regalato la mia lunghissima carriera alpinistica, ad avermi permesso di avere una famiglia e di essere qui, a cinquant'anni suonati, a fare il resoconto dell'ennesima spedizione a mio figlio Jonas".
.........Ho accarezzato sempre la paura, l'ho corteggiata: anche quando mi ha obbligato a rinunce dolorosissime come tornare indietro da altre vette ormai vicinissime perché non c'erano le condizioni".

sabato 7 gennaio 2023

SALUTE. Colesterolo alto


FONTE: https://www.issalute.it/ sito sviluppato  e gestito dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Il colesterolo alto dipende dai geni e non dall'alimentazione?        FALSO  

Mantenere  una dieta sana, così come controllare il peso corporeo, fare attività fisica ed evitare il fumo, rappresentano le migliori strategie di prevenzione delle malattie cardiovascolari, sia negli individui geneticamente predisposti che in quelli non predisposti.

Molte persone pensano che il livello di colesterolo del sangue sia dovuto, esclusivamente, ad alterazioni genetiche per le quali non esistono trattamenti efficaci.
Il colesterolo  è un importante componente delle nostre cellule e il precursore di molti ormoni ma, se presente in eccesso nel sangue, aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e ictus .
Nel mondo un terzo degli infarti  è attribuibile al colesterolo elevato che, ogni anno, si stima causi 2,6 milioni di decessi e 29,7 milioni di disabili.
L'ipercolesterolemia più comune è quella legata ad alcuni fattori di rischio come dieta squilibrata, fumo, sedentarietà e obesità. Secondo alcune ricerche, in Italia, questa forma di ipercolesterolemia varia tra il 21-39% in individui adulti e anziani. Ben più rara, colpendo circa 1 persona su 500, è, invece, l'ipercolesterolemia familiare, causata da un'alterazione genetica che riduce la capacità delle cellule di smaltire il colesterolo nel sangue.
Sia per  chi presenta una predisposizione genetica, che per chi presenta forme di ipercolesterolemia non familiare, l'adozione di uno stile di vita sano (avere una vita attiva, abolire alcol e fumo) ed una alimentazione equilibrata rappresentano, quindi, punti fondamentali di prevenzione.
A conferma di ciò, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che circa 1/3 delle malattie cardiovascolari, e anche dei tumori, potrebbe essere evitato adottando una dieta equilibrata.

martedì 3 gennaio 2023

DON CAMILLO. Lezione di civiltà

 



FONTE: Notiziario parrocchiale settimanale di Albegno e dintorni.

DA DUE DONNE UNA LEZIONE DI CIVILTA'

Qualche giorno fa su l'Eco di Bergamo è stata riportata una notizia che mi ha fatto tanto piacere.
Madre e figlia tutti i giorni puliscono le strade di Treviolo da cartacce e rifiuti.
Le protagoniste compaiono in questa storia in forma anonima, ma il loro gesto merita di essere messo in risalto con tutti i mezzi possibili, perché rivela un grande senso civico.
Ci sarà sempre  chi trova spazio per fare polemica puntando il dito contro chi questo servizio dovrebbe farlo per lavoro, ma questo non diminuisce il valore del gesto di queste due donne che rivela una visuale più ampia e costruttiva.
E' importante che chi è preposto alla pulizia delle strade faccia il suo lavoro e lo faccia sempre bene. Ma non basta.
Anche se la pulizia fosse fatta con cura tutti i giorni, non basterebbe a tener pulito il paese  se ognuno di noi non si educa a mettere i suoi rifiuti negli appositi contenitori.  Se appena passa la spazzatrice il disattento di turno non la lascia arrivare in fondo alla strada che subito svuota nel parcheggio il suo posacenere o abbandona sul ciglio della strada la sua borsa dei rifiuti, a ben poco serve l'interventoi della ditta.
Le due donne della cronaca mi insegnano che un paese mantiene tutto il suo decoro se si stabilisce una collaborazione stabile e responsabile tra chi è incaricato e stipendiato, e il privato cittadino che fa del rispetto un suo stile di vita.
Un giorno, preparando alla confessione un gruppo di ragazzi delle medie, ho chiesto: "che cosa  fai tu per mantenere pulito l'ambiente? Sai mantenere pulita la tua aula di scuola?".
Un ragazzo mi ha risposto: "ma tanto ci sono i bidelli che hanno il compito di pulire!".
"Certamente!" ho risposto io, "ma questa non è una ragione per sporcare!".
Alle due donne anonime "GRAZIE per la vostra lezione di civiltà.
A me e a chi vuol associarsi a me dico "Coraggio!
C'è ancora tanto da imparare, e molto di più da mettere in atto".

                                          don Camillo