martedì 31 marzo 2026

ACI. Nuovo codice, vecchie abitudini


FONTE: "Bergamo Salute gennaio/febbraio 2026.
Articolo: "Nuovo codice, vecchie abitudini    " di VALERIO BETTONI  Presidente ACI di Bergamo.


Sulla soglia di un anno che si congeda e un altro dentro il quale viaggeremo – verbo connaturato all’ACI – si impongono uno sguardo al percorso fatto e che prosegue e un augurio. Il 2025 è il primo anno intero di sperimentazione del nuovo Codice della strada, entrato in vigore il 14 dicembre dell’anno passato. Da quel che si è visto e si può dire, dopo i primi due mesi di rilevato miglioramento, l’effetto è andato declinando. E purtroppo ci sono le cifre a confermare questa tendenza: per restare nella nostra provincia, il numero delle vittime è purtroppo aumentato. Nel 2024 i morti bergamaschi in incidenti erano stati 44 nei 12 mesi. Quest’anno, al momento in cui scrivo questa nota – 30 novembre – erano già 59, più altre 8 persone che hanno perso la vita sulle strade orobiche. In undici mesi 67 morti! Si sperava ed era naturale attendersi un calo, viste le nuove norme di un pacchetto sostanzialmente più restrittivo. In materia di sicurezza nella circolazione l’andamento è angosciante.

Nel 2007 a Filago è stata costituita l’Associazione familiari vittime della strada: in questi 18 anni di attività estesa su tutto il territorio provinciale, i lutti bergamaschi della circolazione – dati aggiornati fino al 17 novembre – sono stati 1.158. “È come se un intero nostro paese fosse cancellato dalla geografia”, ha commentato tristemente Ivanni Carminati, presidente dell’associazione in un’intervista per noi dell’ACI.

Il punto di ripartenza sta qui e riguarda tutti, ma proprio tutti gli utenti della strada. Non si può andare avanti con fatalismo e bisogna anche dire che la fatalità – spesso tirata in ballo a sproposito – qui non c’entra. Da anni e con insistenza crescente – data anche la gravità permanente della situazione, che è emergenziale, noi dell’ACI di Bergamo stiamo ponendo l’accento sull’urgenza di un salto di responsabilità.

> Facciamo educazione mirata con gli studenti delle superiori in prossimità della patente di guida.
> Facciamo informazione sia a livello di mass media sia con interventi a dibattiti, che vogliamo peraltro intensificare.
> Facciamo presenza e diamo sostegno a manifestazioni e campagne, come “SOS Mobilità” in corso in tutta Italia fino al 20 marzo 2026.

Alla luce dei risultati che si evidenziano nel numero degli incidenti, dei feriti e dei morti, occorre riconoscere – è sconsolante ma è così – che non basta. Stiamo studiando e considerando come riuscire in un’opera di persuasione e convincimento, dai pedoni ai ciclisti (le categorie ritenute più vulnerabili), dai conducenti di monopattini e di ciclomotori, alle categorie più numerose che sono quelle dei motociclisti, automobilisti e mezzi pesanti. Qui ci vuole un radicale cambiamento quando ci si mette alla guida. E se non si riesce a invertire la tendenza con le buone, occorrerà passare a terapie d’urto, scomode ma indispensabili, implementando il valore aggiunto e sempre più decisivo della tecnologia (radar, autovelox). Il nuovo Codice prevede sanzioni anche molto pesanti con chi infrange le norme o le ignora con supponenza e/o prepotenza. Ad esempio, è punito severamente l’uso del telefonino e simili quando si è al volante: ma troppi continuano disinvoltamente a farlo, mettendo a rischio l’incolumità degli altri utenti. Da scoraggiare vigorosamente ci sono poi gli eccessi di velocità, nel bere alcolici o farsi di droghe.

La salvaguardia della vita non consente leggerezze di sorta: dev’esserci la certezza della pena per chi colpevolmente causa incidenti. L’augurio, che è anche un auspicio, a questo punto è che ci sia un sussulto di giudizio, di consapevolezza e – non sembri esagerato o fuori posto – di coscienza. Facciamo che per tutti sia un anno nuovo di salute, serenità, di sicurezza a tutti i livelli, all’insegna del sempre meglio possibile. 





 

lunedì 30 marzo 2026

COMUNE DI ZANDOBBIO. Finalmente il bancomat a Zandobbio

 



La nuova amministrazione aveva promesso l'installazione di un bancomat nel Comune.

     PROMESSA    MANTENUTA     





GSO ZANDOBBIO. Campionato calcio 2° cat. 2025/26 Gso Zandobbio - Sellero 1 - 0

 




Abbiamo vinto una partita che potrebbe essere determinante nella lotta per la retrocessione.
Ieri nel post che ho pubblicato mi sono lasciato trascinare dalla voglia di essere utile alla squadra e anche oggi in tribuna durante la partita sicuramente avete sentito la mia voce dare suggerimenti ai nostri giocatori in campo. E' stato più forte di me: sicuramente i miei figli, se fossero stati presenti, mi avrebbero rimbrottato, ma ho fatto quello che mi dettava il cuore.
D'altra parte anche un tifoso camuno faceva altrettanto con il Sellero.
Sono giunto al campo, impiegando 30' con le stampelle, pochi minuti prima dell'inizio della partita e mi sono seduto in tribuna al mio solito posto accanto a Corrado. Poi è sopraggiunta  Lory, venuta a vedere il nipote Filippo, che si è seduta vicino a me.
Le squadre entrano in campo ed iniziano a giocare. Però vedo che il nostro portiere non è Gabriele, il titolare, ma Paolo, il factotum della società, che all'occorrenza fa anche il portiere ma che in gioventù (oggi ha 38 anni) ha giocato anche in porta.
Paolo, in porta, è senz'altro una soluzione di emergenza, ma mi lascia perplesso sull'esito della partita.
Invece, lo dico subito, è stato il migliore in campo con almeno tre parate alla Carnesecchi. Paolo mi scuso di aver dubitato di te.
La partita è stata vibrante e diretta da un arbitro che non si presentava decisamente bene: piccolo e rotondetto non ispirava certamente fiducia.
Invece ha tenuto in pugno la partita, distribuendo cartellini gialli in modo equo. Sempre vicino all'azione, ha lasciato giocare all'inglese.
La partita è stata decisa da un gol da cineteca di Nicolas, il nostro centravanti che si trova attualmente al 2° posto nella classifica dei cannonieri.
Ricevuto il pallone sulla sinistra appena dentro la metà campo avversaria ha tirato fortissimo di sinistro e il pallone si è insaccato nel sette del secondo palo. Bellissimo. Sarà l'unico gol della partita, che potrebbe diventare determinante nella classifica finale.
Come ho detto, la partita è stata vibrante e in bilico fino al 90' anzi al 96'.
I nostri ragazzi hanno lottato su tutti i palloni, rientrando velocemente nella nostra metà campo dopo aver concluso una azione in attacco.
Simone, come tutti, ha giocato con grinta, ma ha perso alcuni palloni a centro campo, che hanno innescato dei contropiedi avversari.
A Filippo Bellini dico questo: non puoi uscire in dribbling tra tre avversari. Meglio lanciare il pallone a 3/4 metri e cercare di riprenderlo ed andare via in velocità. 
Filippo Bena invece ha un tiro di punizione che è una fucilata, ma deve colpire molto forte la palla di collo-interno tenendo il corpo leggermente in avanti per dare la giusta direzione.
Un consiglio che riguarda tutti i giocatori lanciati in contropiede verso la porta avversaria.
Ho notato che quasi tutti questi giocatori, all'avvicinarsi di un avversario che lo affianca, tendono ad allargarsi nella corsa, favorendo così il recupero dell'avversario. E' sbagliato. Un giocatore lanciato a rete in contropiede deve sempre avere come riferimento il disco del rigore. Se viene affiancato da un avversario, deve, anziché allargare la sua corsa, tagliargli la strada, costringendo così l'avversario a lasciarlo andare o ad atterrarlo. Nel primo caso si presenterà solo davanti al portiere, nel secondo causerà il cartellino giallo o addirittura rosso per l'avversario.
Quando ci si presenta soli in velocità davanti al portiere, ho notato anche in serie A, che si tende a tirare anticipando la sua uscita. La maggior parte delle volte l'attaccante non segna. Invece è più semplice, arrivando in velocità, scartare il portiere, che potrebbe anche tentare la parata, ma causando la maggior parte delle volte il rigore.
Ho notato che Paolo ritardava a rimettere lungo il pallone, consentendo così agli avversari di rientrare. Sbagliato: più veloce si fa la rimessa, più è facile innescare il contropiede. Inoltre le sue rimesse molte volte risultavano basse, giungendo a mala pena a centro campo.
La palla va colpita di collo pieno con il corpo leggermente in avanti: in questo modo si avrà una traiettoria della giusta altezza e molto lunga.
Logicamente, per avere un contropiede efficace su rimessa lunga del portiere, i tre attaccanti devono scattare da metà campo nel tempo giusto, considerando che il pallone possa giungere nella zona morta tra i difensori avversari e il loro portiere.
Sarebbe meglio che il portiere facesse le rimesse sul laterale: per una rimessa sul laterale sinistro deve posizionarsi sulla parte destra della sua area e viceversa. Mentre una rimessa centrale  può avvenire sui tre fronti dell'attacco.
Sento già qualche mio lettore che dice: "Ma chi è questo qui che pretende di insegnare?".
Risposta facile. Ho passato circa 40 anni sui campi di calcio:  15 anni come giocatore dilettante, 15 anni come allenatore di tutte le categorie dai  "pulcini" alla 3° cat. (non ho mai avuto il patentino per scelta personale) e dulcis in fundo 9 anni di arbitro del CSI.
Ora purtroppo devo parlare di un giocatore in campo che non dovrebbe essere in campo.
Nel tragitto del ritorno a casa ho pensato parecchio (ma anche nelle ultime settimane) se sia il caso di parlarne. Poi per il bene del Gso ho deciso di farlo. anche se, incontrando i suoi genitori per il paese, mi guarderanno con aria di rimprovero. 
Mi riferisco a Daniel. 
"Daniel, hai 38 anni. Con te in campo la nostra squadra gioca in 10.
Corri poco e cerchi sempre zone del campo dove non transiti il pallone.
E' molto poco quello che fai in campo dal lato tecnico: 4/5 lanci per partita, qualche punizione che pretendi sempre di tirare, nonostante ne indovini 2 su 10, contrasti vinti quasi 0, rari marcamenti di avversari. Inoltre giochi a centrocampo, la zona più importante di una squadra.
In compenso protesti molto con l'arbitro e polemizzi con gli avversari.
Insomma, con la tua presenza in campo penalizzi la squadra. Non so perché il mister ti faccia giocare, oggi addirittura per l'intero incontro.
Il consiglio è che ti ritiri. Lo so che ti piace da morire giocare al pallone, ma puoi farlo ancora, magari a calcetto in palestra.
Non pensi che giocando tu, releghi in panchina un giovane che sicuramente è più utile di te?".
Ho finito: sono le 23:15, ma pubblicherò questo post domani. Forse.
Certi post richiedono una notte di sonno..
Con questa vittoria la situazione in classifica è molto migliorata. Ora ci aspetta il derby con l'Entratico.
Nell'andata pareggiammo, ma gli avversari si dimostrarono superiori. 
Bisogna ripetere la partita di ieri, ma con più intensità e possibilmente in 11.

                  SERGIO  FINAZZI













sabato 28 marzo 2026

GSO ZANDOBBIO. Siamo alle partite finali




 



Mancano 4 partite alla fine del campionato e la classifica riguardante la zona playout è la seguente:

12°   BIENNO                 27  punti
13°   FORESTO ACADEMY     26     "
14°   GSO ZANDOBBIO        24    "
15°   SELLERO                 22    "
16°   TAVERNOLA              21    "

Quest'anno, come lo scorso campionato, in Seconda categoria ci saranno i soliti accoppiamenti per le retroceSsioni :
15°  -  12°
14°  -  13°
MA NUOVA E' LA FORBICE: sino allo scorso campionato, non si giocava il playout tra due squadre distanti 7 punti (e dunque retrocedeva subito quella peggio piazzata), mentre ora la forbice è di 6 punti.
Da rilevare inoltre che le retrocessioni dalla seconda categoria alla Terza categoria sono aumentate: prima erano due per girone (una diretta, l'altra attraverso i playout) da quest'anno sono diventate tre: l'ultima retrocede subito, le altre due saranno quelle sconfitte dai playout.
Domani si gioca in casa contro il Sellero ed è una  partita che non bisogna assolutamente perdere per non compromettere  gravemente il campionato poiché entrerebbe sicuramente in gioco anche la forbice e potremmo retrocedere direttamente senza disputare i playout.
Ho sentito dire che il mister aveva dato le dimissioni, poi rientrate. 
Non è il momento della resa dei conti : prima viene l'interesse  del Gso, che è quello di salvarsi..
Sento dire spesso che la nostra squadra non ha gioco e potrebbe essere vero. 
Ma ora non è più una questione di gioco, ma di cuore.
I nostri ragazzi devono entrare in campo con l'adrenalina a mille, senza timore reverenziale, ma con la ferma intenzione di annullare ognuno il proprio avversario.
Mi permetto di dare alcune dritte al mister : scusami se oso, ma il Gso è troppo importante per me. 
Lascia perdere la costruzione dal basso e fa marcare a uomo nella nostra metà campo.
Finita una nostra azione in attacco i nostri devono rientrare tutti velocemente nella nostra metà campo, pronti a riconquistare la palla.
Quando termina un'azione in attacco degli avversari, il nostro portiere dovrà rilanciare più in fretta possibile la palla nella metà campo avversaria, avviando così un'azione fulminea di contropiede, possibilmente sulle fasce laterali.
Anche dopo aver conquistato il possesso palla nella nostra metà campo, evitare pericolosi e inutili scambi e fare lanci sempre in profondità.
I tre attaccanti devono  essere sempre pronti a scattare in contropiede. 
Sono consapevole che sto consigliando la vecchissima tattica del "palla lunga e pedalare", ma a quattro giornate dalla fine del campionato non serve a nulla insegnare giocate nuove, quando durante l'intero campionato le squadre avversarie si sono dimostrate superiori dal lato tecnico..
Cerchiamo invece di sfruttare al massimo la garra, come si dice in spagnolo, ovvero forza, grinta, tenacia e determinazione, che abbiamo quasi sempre dimostrato di avere in misura superiore agli avversari e giochiamo duro, che, come ho scritto in passato, non significa essere scorretti e quando subiamo un fallo, alziamoci subito da terra, senza tante sceneggiate e non contestando mai l'arbitro : sarà il pubblico a protestare.
Ho detto quello che ho nel cuore e forse qualcuno non sarà d'accordo. Non importa: ho sempre cercato, come si dice nella lingua dei pellerossa, di non parlare mai con la lingua biforcuta.
Spero che i nostri tifosi siano numerosi per non far mancare l'appoggio necessario.

            Sergio  Finazzi








venerdì 27 marzo 2026

COMUNE DI ZANDOBBIO. Posticipo riapertura via per Foresto al 23/05/26


 



FONTE: albo pretorio







RICEVO E PUBBLICO. Lettera della professoressa Chiara Mocchi

 





“A tutti voi, adorati alunni, colleghi, genitori, soccorritori, personale sanitario, autorità, forze dell’ordine, familiari, giornalisti, e persone che mi avete circondato da subito di affetto e solidarietà. Sto dettando queste poche righe con la voce ancora flebile, al mio legale, ma con il cuore colmo di gratitudine.  

Non avrei mai pensato che un giorno avrei dovuto raccontare un dolore così grande, né che avrei attraversato una prova così profonda. Eppure eccomi qui, ancora viva. E questo lo devo a molti di voi. In un attimo, un gesto improvviso e incomprensibile ha spezzato la quotidianità della scuola, trasformando una mattina come tante in un incubo. Quelle coltellate sul mio collo e sul mio torace avrebbero potuto fermare il mio cammino per sempre. So che addirittura la scena è stata ripresa via cellulare, è stata drammatica quanto irreale. Io stessa fatico a ricordarla senza tremare.
Ma subito, attorno a me, si è mosso un mondo di coraggio e di umanità.

Ai colleghi che sono intervenuti senza alcuna esitazione, rischiando personalmente per mettermi in salvo: il vostro sangue freddo e la vostra forza hanno creato una barriera tra me e la morte. Agli studenti che hanno gridato aiuto, che hanno pianto, che si sono spaventati e hanno visto qualcosa che nessuno dovrebbe vedere a tredici anni: sappiate che non porto rabbia né paura nel cuore, ma solo desiderio di rivedervi crescere sereni e protetti.

Al personale dell’elisoccorso, che ha bloccato un’emorragia devastante, che ha lottato contro il tempo, che mi ha restituito un battito stabile con un a lunga trasfusione, mentre la linfa della vita usciva dalle mie ferite: non dimenticherò mai le vostre mani ferme e la vostra calma. Ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari che mi hanno accolto, curato e operato con una delicatezza che va oltre il dovere: siete stati famiglia. Alle forze dell’ordine e alle autorità, presenti subito, attente, rispettose, che hanno messo ordine nel caos e garantito sicurezza a tutti.  A mio fratello Giampaolo, che ha tremato, pregato, vegliato accanto a me senza mai perdere la speranza. All’avvocato Angelo Lino Murtas, che mi sta accompagnando con sensibilità e competenza in un percorso che non avrei mai immaginato di dover affrontare.

Ai genitori, che mi scrivono, che mi abbracciano anche se solo da lontano, che hanno raccontato ai propri figli il valore dell’empatia e della vita.

A chiunque mi sta mandando messaggi, preghiere, pensieri, anche senza conoscermi: li ho sentiti arrivare tutti, uno per uno, come fili che mi hanno ricucito l’anima. Oggi sono ancora debole, la voce è un soffio, il corpo ha ferite profonde ancora fresche. Ma il mio spirito è vivo. E questa vita è un dono che non sprecherò.

So che quanto accaduto ha sconvolto molti di voi. Ha generato paure, domande, forse persino scoramento. Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio. Ai miei amati alunni, non fermatevi, non arrendetevi, studiate e preparatevi per il vostro futuro senza nessuna paura, ma solo e unicamente con coraggio. 

Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché. Come non lo sapranno i suoi genitori.
Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande.

A tutti voi, dal profondo del cuore: grazie.
Grazie per avermi salvata, sorretta, pensata, custodita.

Grazie per darmi la forza di guardare avanti, non indietro, e soprattutto il sogno di potercela fare ancora.
Con commossa gratitudine.

                Professoressa. Chiara Mocchi


giovedì 26 marzo 2026

RICEVO E PUBBLICO. 3 Zandobbiesi in cerca di gloria







COMUNE DI ZANDOBBIO. Convocazione consiglio comunale 1 aprile 2026

 




FONTE: albo pretorio



CONVOCAZIONE CONSIGLIO COMUNALE

ORDINE DEL GIORNO
della seduta ordinaria di prima convocazione
di mercoledì 1 aprile 2026
alle ore 20.30
presso la Sala Consiliare


1. APPROVAZIONE DELLA MODALITA’ DI GESTIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO ASILO NIDO CON AFFIDAMENTO IN CONCESSIONE, RELATIVA RELAZIONE E ANALISI DI FATTIBILITA’ FINANZIARIA AI SENSI DELL’ART. 14 DEL D.L.GS 201/2022 E DELL’ART. 175, COMMA 2 DEL D.LGS 36/2023.



COMUNE DI ZANDOBBIO. Interpellanza consiliare "Procedimento demolizione capannone via alla Vena

 




FONTE: albo pretorio


Numero pubblicazione
206
Anno pubblicazione
2026
Tipo atto interno
Delibera Di Consiglio
Numero atto
5
Data atto
06/03/2
Oggetto atto
INTERPELLANZA CONSILIARE
Oggetto: Procedimento di demolizione del capannone in Via della Vena – valutazioni tecniche
ed economiche e copertura finanziaria dell’intervento.
Al Sig. Sindaco del Comune di Zandobbio
e alla Giunta Comunale
Il sottoscritto Consigliere Comunale,
PREMESSO CHE
– è in corso il procedimento amministrativo relativo alla demolizione del capannone sito in Via
della Vena, realizzato a servizio dell’attività estrattiva;
– il Comune ha attivato l’escussione della polizza fideiussoria COFACE n. 2074106 a garanzia
del recupero ambientale dell’area estrattiva;
– con nota di riscontro del Settore Tecnico è stato chiarito che la demolizione del capannone non
è ricompresa nel progetto di recupero ambientale e non risulta coperta dalla fideiussione;
– i costi della demolizione sarebbero a carico dei responsabili dell’immobile, soggetti attualmente
in liquidazione giudiziale;
CONSIDERATO CHE
– l’eventuale intervento di demolizione, non essendo coperto da garanzia fideiussoria, potrebbe
comportare un esborso a carico del bilancio comunale in caso di esecuzione in danno;
– risulta necessario chiarire se l’intervento sia effettivamente indispensabile e quale sia la
sostenibilità economica per l’Ente;
SI INTERPELLANO IL SINDACO E LA GIUNTA PER CONOSCERE:
1. Se il Comune abbia già redatto una stima tecnica del costo complessivo della demolizione del
capannone, comprensivo di smaltimento materiali e ripristino delle aree di sedime.
2. Se siano previste somme nel bilancio comunale destinate a tale intervento o se si ipotizzi di
procedere in danno anticipando risorse dell’Ente.
3. Quali siano le valutazioni tecniche che renderebbero la demolizione indispensabile ai fini della
sicurezza o del recupero ambientale, posto che essa non rientra nel progetto di recupero
ambientale oggetto di fideiussione.
4. Se l’Amministrazione abbia valutato soluzioni alternative alla demolizione che consentano di
evitare oneri economici a carico del Comune.
5. Se siano stati acquisiti pareri tecnici o legali in merito al rischio di esposizione finanziaria
dell’Ente in caso di mancato recupero delle somme dai soggetti obbligati.
Si richiede risposta scritta e discussione in Consiglio Comunale.
Nicolò Vezzoli
Consigliere Comunale di Minoranza





SALUTE. La lotta invisibile dei disturbi alimentari




FONTE: "Bergamo Salute" marzo/aprile 2026.
Articolo: "La lotta invisibile dei disturbi alimentari"  di SARA CARRARA.



Francesca Finazzi ha accettato di raccontare la sua esperienza con l’anoressia trasformandola in impegno, testimonianza e speranza per tanti che ancora vivono nel buio del non detto.


La prima volta che Francesca Finazzi ha guardato davvero dentro di sé, non ha riconosciuto ciò che vedeva. Aveva 16 anni, viveva a Bergamo, studiava, sognava e… gradualmente si è persa. Nel suo sguardo e nel suo rapporto con il cibo si è insinuata una presenza silenziosa e implacabile: l’anoressia nervosa. Questa non è una semplice altalena di pensieri o un capriccio adolescenziale, ma un disturbante dialogo interiore che altera il rapporto con il corpo, con la fame, con l’affetto e con la vita stessa, come raccontato da L’Eco di Bergamo.

Oggi Francesca ha 26 anni. Studia, lavora, scrive e soprattutto racconta. Racconta una storia che non appartiene soltanto a lei, ma a migliaia di persone in Italia che ogni giorno lottano in silenzio con un disturbo del comportamento alimentare, una battaglia che spesso si combatte senza voce e senza luce.

Quando nel 2021 è stata ricoverata per l’anoressia, è stato come toccare con mano una realtà che pochi intendevano davvero comprendere. «Mi sono ammalata dieci anni fa» racconta, «e quando ho iniziato a stare male non c’era nessun sostegno tra pari, nessuno spazio che andasse oltre il medico e lo psicologo». In quel periodo, la solitudine delle parole non dette era più pesante di qualsiasi sintomo fisico.

Così, nella stanza bianca di un reparto, tra una terapia e l’altra, Francesca ha iniziato a cercare delle risposte. Cercando connessioni, ha scoperto Animenta, una realtà non-profit con base a Roma che si occupa di disturbi alimentari nella loro complessità, promuovendo una comunicazione chiara, consapevole e accessibile. «Era la prima volta che sentivo parlare di questo tema in modo umano», confida. E proprio da quel primo contatto è nata in lei un’idea: non voler più restare in silenzio. Non tanto per fare, ma per esserci. Per dire ad altri che stanno lottando: non sei solo.

Così Francesca è diventata volontaria. Ha iniziato a scrivere - articoli, riflessioni, post da condividere sui social e sul sito dell’organizzazione - raccontando non solo la sofferenza, ma anche le relazioni, le famiglie, le dinamiche quotidiane che spesso restano nell’ombra. «Si parla sempre della persona che sta male», spiega, «ma quasi mai di chi le sta accanto». Perché per chi ama una persona con un disturbo alimentare - un figlio, una sorella, un amico - ogni giorno è un equilibrio delicato tra paura e speranza.

Nel suo volontariato ha incontrato studenti nelle scuole, non con lezioni teoriche, ma con testimonianze vere. «Alla fine degli incontri», racconta, «diversi ragazzi venivano a farmi domande, a chiedere consigli, a cercare aiuto, magari per una sorella, un’amica». Queste conversazioni, intime e spontanee, raccontano quanto sia forte il bisogno di essere ascoltati: un bisogno che i numeri confermano e amplificano.

Secondo le più recenti stime in Italia, oltre 3 milioni di persone convivono con un disturbo del comportamento alimentare, tra anoressia, bulimia e binge eating. Solo l’anoressia nervosa - quella che Francesca ha affrontato - colpisce circa l’1% della popolazione, con oltre 540.000 casi, nella stragrande maggioranza giovani e donne. E il fenomeno non è statico: negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia, i casi sono aumentati, con diagnosi sempre più precoci e un’incidenza significativa tra adolescenti e giovani adulti.

In questo contesto, i social media giocano un ruolo ambivalente: se da un lato possono essere strumenti di condivisione e supporto, dall’altro diffondono narrazioni fuorvianti o ideali immaginari, che confondono chi già è vulnerabile. «La difficoltà più grande è capire a chi credere», sottolinea Francesca. «Per questo è fondamentale avere fonti affidabili, che indirizzino verso percorsi di cura seri, che devono prevedere figure diverse come psicologi, psichiatri e nutrizionisti».

Scrivere è stato per lei anche un processo di autodifesa, un modo per trasformare il dolore in parole, e le parole in senso. «Ho pianto tantissimo», ammette, «ma mi è servito a buttare fuori quello che avevo dentro». Farlo per altri, aggiunge, l’ha aiutata a ritrovare un rapporto con se stessa e con il mondo. Oggi Francesca non scrive più per Animenta, ma il suo desiderio di fare volontariato non si è spento. Sa che in Italia i disturbi del comportamento alimentare sono profondi, complessi e, se non riconosciuti in tempo, possono accompagnare una persona per tutta la vita. Il suo racconto è un invito a guardare oltre le statistiche. È un richiamo a riconoscere chi soffre anche quando tace. È la storia di una giovane donna che ha trasformato la propria fragilità in forza.