Articolo di STEFANO BARCELLA.
Ci sono storie che si intrecciano come corde in un nodo sicuro, legami che si costruiscono piano piano, con pazienza e fiducia.
Sono amicizie che nascono camminando insieme, condividendo passi, silenzi, sorrisi.
Donarsi, senza fretta, è un'arte rara e tu, Ilda, lo sapevi bene.
Appena metto piede in oratorio a Zandobbio e guardo i murales, mi sembra ancora di vederti e soprattutto sentirti.
"E' cotto il pane? No, è un po' bruciato. Ma chi è stato? " o ancora "tutti al cerchio".
Ti rivedo instancabile , sempre al megafono, con il sorriso, scandire le giornate di Giochestate, ben pensate ed organizzate, niente veniva lasciato al caso o al tempo libero.
Ti ho conosciuta quando ero bambino, in prima elementare, sia come catechista e poi come educatrice e coordinatrice.
Non ho mai amato partecipare al Giochestate, i miei genitori mi hanno sempre obbligato a partecipare, per fortuna! Eppure, quando ero bambino e ti guardavo, ho sempre voluto essere come te, fare quello che facevi tu, quante volte ho provato ad imitarti!
Quante storie ci raccontavi durante la preghiera, alcune le utilizzo ancora con i ragazzi!
Nel 2002 hai concluso il tuo coordinare il Giochestate di Zandobbio e noi tutti ti avevamo regalato il bracciale della nomination, dove era consuetudine indicare il proprio nome. Noi , avevamo fatto apporre la parola "GRAZIE".. Proprio quest'anno a luglio te lo avevo ricordato durante un pomeriggio: "Pensa che sei l'unica ad avere un bracciale con la parola grazie, al posto del tuo nome.!" In quel grazie c'era tutto: il tuo educare con amore, il tuo donare gratuitamente, i tuoi rimproveri fermi ma rassicuranti, la tua allegria, la programmazione attenta, la tua fede.
Hai fatto davvero la storia dei Giochestate di Zandobbio, sì, perché c'era il CRE con il classico nome della diocesi ma a Zandobbio c'era il Giochestate, nome coniato insieme a don Camillo dove prevaleva il senso della gratuità, del donare, del volersi mettere in gioco, sporcandosi le mani.
Per anni abbiamo provato a mantenere e portare avanti questa eredità! Hai fatto tue le parole di San Giovanni Bosco: "educare è una cosa del cuore. Dio solo ne è il padrone, noi non potremmo riuscire in cosa alcuna se Dio non ce ne insegnasse l'arte e non ce ne mettesse in mano le chiavi".
In un articolo del giornalino del 1997 scrivevi che "educare è difficile perché spesso ci accontentiamo di dare tante cose e ci dimentichiamo invece di aiutare ad acquisire le virtù che rendono veramente umani: la lealtà, la giustizia, la fede ... Educare è possibile ma sono necessari convinzione e coerenza , educare è cosa del cuore : è necessario che ogni educatore consideri l'altro importante e faccia sperimentare la gioia di essere amato . L'educazione è un'arte gioiosa , non può essere un lavoro forzato , è un amore sempre vivo e attivo , paziente e fiducioso... Nel campo di Dio e dell'uomo c'è sempre posto per tutti : avanti!".
Rileggendo tutto questo penso tu abbia incarnato con la tua vita ed il tuo esempio ciò che hai scritto, non solo a Zandobbio ma anche nelle Parrocchie che hai servito , ricordo in modo particolare Gerosa e Negrone .
Il grazie che ti rivolgo quindi è per avermi sempre spronato a credere nell'arte dell'educare , denominatore comune ad entrambi , qualunque cosa facessi : catechesi , campi estivi , invernali , segreteria . Mi hai sempre ringraziato per la testimonianza che ti davo, che di riflesso veniva dalla tua.
A volte ti dicevo : "Ilda , andiamo con i ragazzi al mare ... non ho voglia" e tu rispondevi : "Non importa però ci vai , il fatto che tu vada è una testimonianza . Mi sei di esempio , grazie!".
Mi hai lasciato bambino e poi ci siamo ritrovati anni dopo , da giovane ragazzo e poi adulto , rivedendoci a Zandobbio e iniziando ad andare a camminare insieme il sabato o la domenica pomeriggio. Sono state camminate semplici ma con momenti di grande conforto ; pur svolgendo professioni diverse , avevamo tantissimi aspetti comuni.
Quante volte mi chiedevi di pregare insieme per qualcuno che non stava bene o viveva una situazione di fatica.
Molte volte le camminate erano scandite dai tuoi ritmi lavorativi : "Ci sono per la camminata ma ha solo un'ora perché poi devo correggere . Preparo la lezione stamattina così oggi pomeriggio vengo a camminare ."
Ho potuto toccare con mano il tuo essere una maestra eccezionale . Hai visto una risorsa ed un potenziale in ogni bambino che hai incontrato lungo il tuo cammino , cercando di aiutare tutti, senza limiti. Molti gesti li hai compiuti nel segreto ed in punta di piedi, proprio come eri tu.
In aula, nulla era improvvisato: niente programmi ripetuti o quaderni di anni precedenti chiusi in un armadio e tolti la mattina stessa. Ricordo le tue schede , i tuoi power point, quella penna verde che scorreva tra le pagine dei quaderni che passavano attentamente sotto il tuo sguardo.
Riascolto i tuoi audio per i tuoi alunni durante il periodo del Covid, penso al al rientro scolastico a settembre dove giorno dopo giorno correggevi i libri delle vacanze! Che eredità anche a scuola!
Se ti guardo, cara Ilda, non posso non narrare della tua fede, semplice e profonda. Tornata a Zandobbio, ti eri presa l'impegno di partecipare alla messa del giorno e ai funerali.
Vivevi la preghiera con un totale affidamento a Dio, proprio come durante la malattia dove non solo hai affidato tutto con dignità ma non te la sei presa con Lui.
spesso ho pensato a quanto ti era successo , giustizia , al fatto di essere stata colpita nella parte più importante per una persona , soprattutto per una maestra. i pensieri poi hanno lasciato spazio al tuo sorriso, alla tua dolcezza , al tuo voler pregare insieme e magari arrabbiarti se non sempre ricordavi le parole di qualche preghiera .
È stato per me un privilegio poterti accompagnare in questo tratto di fatica della malattia , non è stato sempre facile , molte volte mancavano le parole , non sapevo cosa dire. Bastava però il tuo modo di essere, il tuo grazie, il tuo farmi capire che l'importante era esserci, che contava la presenza! Durante il giochestate, così come nella vita, hai sempre amato la montagna. Al giochestate, essa rappresentava un po' il fare fatica, il mettersi in gioco, l'impegnarsi per poi conquistare la sorpresa finale.
Era uno specchio della vita di ogni giorno: prendere sul serio e portare a termine gli impegni presi. Chi ama la montagna però fa anche capire di che stoffa è fatto! Chi ama scalare le montagne punta sempre in alto, non si accontenta e non gioca al ribasso! Inevitabilmente , forse, chi ama scarpinare tra le vette, vuole andare in alto anche con lo spirito: l'amore per il silenzio , la pace, la contemplazione della bellezza del creato. Mi piace pensare che il Signore ti abbia aperto un nuovo posto di pace: lì sì che si vede tutto diversamente. Da tutte le altre cime, prima o poi si scende, ma da lì si gode della bellezza infinita, di quei cieli che non conoscono tramonto. Sei arrivata alla vetta più alta con il moschettone, gancio con cui ci si fissa ad un punto sicuro : il tuo cammino di fede sobrio ma solido , vissuto con fedeltà e preghiera . E poi con una corda, che serve per agganciarsi agli altri , condividendo con loro il cammino , nei tratti più semplici e in quelli più duri . Hai disegnato una costellazione di relazioni e di legami che insieme hanno costruito il tuo spessore, perché, in fondo , noi siamo i nostri legami : siamo il frutto delle relazioni che riusciamo a costruire e coltivare e tu , ne hai create tantissime ! Voglio omaggiarti e salutarti con due ricordi a me cari . Insieme a don Antonio nel giochestate 1998, ci avevi insegnato il canto "E scommetto la mia vita" il cui ritornello diceva : "E scommetto la mia vita fino in fondo giocherò , dono tutti i miei giorni , con amore li darò e il cammino sarà dolce anche il peso più leggero e dove c'è l'inverno scoppierà la primavera".
Ilda , hai giocato nella partita più importante , quella della vita , ti sei messa in gioco a dismisura , hai donato con amore ciò che potevi , l'inverno con il peso della malattia è giunto al compimento , ora vivi la primavera eterna in Cristo .
Infine , l'11 maggio 2023, dopo il funerale di mia nonna mi avevi inviato questo messaggio: "Nonna Palmina sta correndo verso chi le sta dicendo : ben arrivata, vieni, ti aspettavamo. Vai Palmina , vai nonna". Fin dal tuo ultimo respiro ho pensato a queste parole, che sono certo ti siano state rivolte dal Signore : "Ben arrivata Ilda , vieni , ti aspettavamo ! ".
Grazie di tutto Ilda , addio , arrivederci in Dio !
STEFANO BARCELLA


Nessun commento:
Non sono consentiti nuovi commenti.