Foresto Sparso, 17/09/26
Ha
lottato per la libertà e per i nostri diritti
“Ha lottato per la libertà
e per i nostri diritti”
E’ una delle tante dichiarazioni che ho
sentito riportate dai mass media in occasione della morte di Emma Bonino.
Che sia stata una lottatrice è indiscutibile.
Che abbia lottato anche per i diritti
che riguardano la dignità della persona umana qualunque sia la sua condizione
di vita (vedi LGBTQ+) è altrettanto indiscutibile e personalmente mi sento di
associarmi a questa lotta perché ritengo che la persona umana abbia una dignità
intangibile e indelebile al di là dei suoi orientamenti sessuali che non sono
sempre e necessariamente da considerare frutto di depravazione. Su tale
argomento potrei dire che anche tra gli eterosessuali esiste la depravazione
così come tra gli omosessuali ci sono persone di spiccato senso morale.
Anche riguardo al divorzio, un altro
campo di lotta della Bonino, potrei condividere il principio, fermo restando
che per il cristiano che ha celebrato il sacramento del Matrimonio in modo
valido, rimane l’indissolubilità del vincolo che neanche la Chiesa può
sciogliere in quanto giuramento solenne (questo è il significato della parola
Sacramento) di due persone perfettamente libere e consapevoli davanti a Dio e
alla Comunità, di vivere per tutta la vita il loro amore sullo stile dell’Amore
di Dio. La Chiesa può solo dichiarare nullo per vizio di forma un matrimonio
che è stato celebrato senza avere tutte le condizioni di validità richieste
(assoluta libertà di scelta; esplicito riconoscimento dell’indissolubilità del
vincolo; disponibilità alla procreazione; riconoscimento esplicito dell’unicità
del vincolo e della fedeltà alla persona scelta).
Fermo restando tutto questo che non può
essere modificato nemmeno dalla Chiesa perché è parte essenziale e specifica
del Sacramento del Matrimonio, non si può condannare una coppia di sposi a
vivere separati in casa, in continue tensioni che possono diventare rischiose
per la loro stessa incolumità, o comunque rendono insopportabile la vita di
ognuno di loro oltre a quella dei figli, se ce ne sono. Non è certo questo
l’ideale del Sacramento del Matrimonio. Per questo la Chiesa riconosce da
sempre la possibilità della separazione (che non è annullamento del matrimonio)
e non esclude i separati dalla ricezione dei Sacramenti (a condizione che non
contraggano un nuovo vincolo stabile di convivenza).
Ma anche per i divorziati risposati con
rito civile o conviventi, la Chiesa sta operando delle aperture che non sono da
interpretare come un riconoscimento sacramentale del nuovo vincolo, ma una
strada aperta ad un cammino di Fede accompagnato da un direttore spirituale.
Non una regola generale del tipo “avanti tutti”, ma un discernimento che prende
in considerazione caso per caso nella consapevolezza che la storia personale di
ognuno e di ogni coppia è unica nel suo genere. E qui si manifesta la saggezza
materna della Chiesa che, guidata dallo Spirito, non essendo dotata di scienza
infusa in tema di Verità, prende sempre più coscienza del suo compito di generare
la Vita anziché imprigionarla nella gabbia delle leggi. Anche riguardo al
suicidio assistito nei casi più disperati e insopportabili potrei aprirmi ad
una certa comprensione non senza una grande angoscia perché se una persona
arriva a questo limite vuol dire che tanta roba non ha funzionato nel contesto
sociale in cui quella persona è vissuta. Ma riguardo all’aborto NO! Considerarlo
tra i diritti che fanno parte della libertà umana e per i quali bisogna
lottare, la considero la più assoluta barbarie adottata da un’umanità che dà
spazio solo a chi grida più forte e sa imporsi, oltre che ad un’umanità che non
solo ha perso il senso dell’innocenza, della genuinità e della voglia di
ricominciare, ma vuole impedire che ritorni a disturbarla. Una minaccia peggiore
dell’atomica!
don Camillo

Nessun commento:
Posta un commento