“Nella vita non aspettare
che passi la tempesta, ma impara a danzare sotto la pioggia”
E’ una frase di Gandhi, soprannominato
Mahatma (Grande anima), avvocato, filosofo, e politico indiano, considerato il
padre della nazione indiana, pioniere della lotta contro l’oppressione
attraverso la disobbedienza civile pacifica e di massa fondata sui diritti e la
non violenza. Con questo suo stile riuscì a coinvolgere l’India e a portarla
all’indipendenza dal dominio coloniale degli Inglesi nel 1947.
Venne assassinato nel 1948 da un
estremista Indù nel contesto di una feroce guerra scoppiata tra Indù e
Musulmani in seguito alla spartizione dell’India in due stati: India e
Pakistan, proprio mentre egli cercava di pacificare gli animi sostenendo la
fratellanza tra Indù e Musulmani.
Di tempeste Gandhi ne ha vissute
parecchie nella sua vita, però non è mai stato con le mani in mano, o, come
anche si suol dire, alla finestra a guardare.
Si è sempre gettato nell’occhio del ciclone per addomesticarlo con lo
stile che gli era proprio. Uscì vincitore nel caso dell’indipendenza dagli
Inglesi; uscì sconfitto, invece, nel caso della guerra tra Indù e Musulmani che
provocò una carneficina: un milione di morti e lui assassinato.
La sua morte, però, anziché essere il
fallimento della sua filosofia della non violenza, è diventata il suo
trampolino di lancio, una vera scuola di vita che rimane intatta ancora oggi
nella sua provocazione, in grado di risolvere le questioni nazionali e
internazionali risparmiando milioni di vite umane e miliardi di risorse utili a
qualificare la vita di tutti.
Purtroppo quella lezione non è ancora
capita né raccolta, con le conseguenze che conosciamo bene tutti.
Non per questo ha perso il suo valore e
la sua bellezza, densa com’è di intelligenza umana, destinata a sfidare i tempi
e a mantenersi sempre intatta e provocante in mezzo alle più svariate tempeste.
Quello che vale nelle grandi questioni
nazionali e internazionali, vale anche nei rapporti personali, quelli che si
intrecciano per ognuno di noi nella vita quotidiana all’interno della famiglia
o tra confinanti di casa o di comune, o nella vita delle associazioni, a
cominciare da quelle parrocchiali.
Vale soprattutto a livello educativo, a
partire da quello che i genitori trasmettono ai loro figli.
E’ fondamentale, infatti, educare fin
dalla prima infanzia a non subire i piccoli o grandi contrattempi in modo
passivo e rassegnato; e nemmeno a reagire in modo arrabbiato e violento, ma a
cercare quelle soluzioni che salvaguardano, insieme alla propria dignità, anche
quella degli altri. Soluzioni non sempre facili da trovare, ma che certamente
esistono e hanno il loro bulbo nell’intelligenza e nella coscienza umana capaci
di meraviglie.
Certamente hanno un loro costo: primo
fra tutti quello di dominare il proprio istinto aggressivo e la propria
arroganza che sono i primi nemici dell’intelligenza e della coscienza; c’è poi
il costo della pazienza là dove noi vorremmo realizzare tutto subito; il costo
di essere incompresi o accusati di essere vigliacchi o visionari; e pure un
costo materiale come la perdita del lavoro, la rovina della carriera, o l’impiego
delle proprie risorse economiche, o il costo stesso della propria vita come è
stato per Gandhi e per tante altre persone che hanno saputo danzare come lui
sotto la pioggia.
Costi che, comunque, fanno da diga a
quelli ben più alti causati dalla violenza o dalla rassegnazione passiva e
vigliacca. Non mi sembra fuori luogo, qui, citare Gesù che ci ammonisce: “Chi
vuol salvare la propria vita la perderà, ma chi la perderà per causa mia la
troverà” (Mt. 16,25).
don Camillo

Nessun commento:
Non sono consentiti nuovi commenti.