martedì 15 settembre 2026

DON CAMILLO. Non aspettare che passi la tempesta

 




Foresto Sparso, 11/09/26


Non aspettare che passi la tempesta

“Nella vita non aspettare che passi la tempesta, ma impara a danzare sotto la pioggia”

E’ una frase di Gandhi, soprannominato Mahatma (Grande anima), avvocato, filosofo, e politico indiano, considerato il padre della nazione indiana, pioniere della lotta contro l’oppressione attraverso la disobbedienza civile pacifica e di massa fondata sui diritti e la non violenza. Con questo suo stile riuscì a coinvolgere l’India e a portarla all’indipendenza dal dominio coloniale degli Inglesi nel 1947.

Venne assassinato nel 1948 da un estremista Indù nel contesto di una feroce guerra scoppiata tra Indù e Musulmani in seguito alla spartizione dell’India in due stati: India e Pakistan, proprio mentre egli cercava di pacificare gli animi sostenendo la fratellanza tra Indù e Musulmani.

Di tempeste Gandhi ne ha vissute parecchie nella sua vita, però non è mai stato con le mani in mano, o, come anche si suol dire, alla finestra a guardare.  Si è sempre gettato nell’occhio del ciclone per addomesticarlo con lo stile che gli era proprio. Uscì vincitore nel caso dell’indipendenza dagli Inglesi; uscì sconfitto, invece, nel caso della guerra tra Indù e Musulmani che provocò una carneficina: un milione di morti e lui assassinato.

La sua morte, però, anziché essere il fallimento della sua filosofia della non violenza, è diventata il suo trampolino di lancio, una vera scuola di vita che rimane intatta ancora oggi nella sua provocazione, in grado di risolvere le questioni nazionali e internazionali risparmiando milioni di vite umane e miliardi di risorse utili a qualificare la vita di tutti.

Purtroppo quella lezione non è ancora capita né raccolta, con le conseguenze che conosciamo bene tutti.

Non per questo ha perso il suo valore e la sua bellezza, densa com’è di intelligenza umana, destinata a sfidare i tempi e a mantenersi sempre intatta e provocante in mezzo alle più svariate tempeste.

Quello che vale nelle grandi questioni nazionali e internazionali, vale anche nei rapporti personali, quelli che si intrecciano per ognuno di noi nella vita quotidiana all’interno della famiglia o tra confinanti di casa o di comune, o nella vita delle associazioni, a cominciare da quelle parrocchiali.

Vale soprattutto a livello educativo, a partire da quello che i genitori trasmettono ai loro figli.

E’ fondamentale, infatti, educare fin dalla prima infanzia a non subire i piccoli o grandi contrattempi in modo passivo e rassegnato; e nemmeno a reagire in modo arrabbiato e violento, ma a cercare quelle soluzioni che salvaguardano, insieme alla propria dignità, anche quella degli altri. Soluzioni non sempre facili da trovare, ma che certamente esistono e hanno il loro bulbo nell’intelligenza e nella coscienza umana capaci di meraviglie.

Certamente hanno un loro costo: primo fra tutti quello di dominare il proprio istinto aggressivo e la propria arroganza che sono i primi nemici dell’intelligenza e della coscienza; c’è poi il costo della pazienza là dove noi vorremmo realizzare tutto subito; il costo di essere incompresi o accusati di essere vigliacchi o visionari; e pure un costo materiale come la perdita del lavoro, la rovina della carriera, o l’impiego delle proprie risorse economiche, o il costo stesso della propria vita come è stato per Gandhi e per tante altre persone che hanno saputo danzare come lui sotto la pioggia.

Costi che, comunque, fanno da diga a quelli ben più alti causati dalla violenza o dalla rassegnazione passiva e vigliacca. Non mi sembra fuori luogo, qui, citare Gesù che ci ammonisce: “Chi vuol salvare la propria vita la perderà, ma chi la perderà per causa mia la troverà” (Mt. 16,25).

                                    

                           don Camillo

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