martedì 23 novembre 2021

DON CAMILLO. Non solo la psicologia e la psicoterapia...

 



FONTE: Notiziario parrocchiale di Albegno e dintorni.

NON SOLO LA PSICOLOGIA E LA PSICOTERAPIA...

Psicologia e psicoterapia sono due scienze umane che certamente hanno ampliato l'orizzonte della cura per le persone che soffrono disagi a livello psicologico.
Puntare tutto, però, sulla psicologia e sulla psicoterapia rischia di essere riduttivo perché il disagio psicologico spesso ha radici che portano più in profondità, in quella dimensione che noi conosciamo come la dimensione dello spirito, dove si elabora il senso religioso inteso nella sua forma più ampia e non solo come appartenenza confessionale.
E' in questa dimensione, che noi cerchiamo il senso di tutto e troviamo le motivazioni che ci incoraggiano a fare le scelte e le sostengono nella loro realizzazione.
Il senso religioso è universale e trasversale a tutte le culture e a tutte le religioni, per cui, il prendersene cura è un imperativo altrettanto universale. Io mi limito a parlare della mia esperienza personale. Fin dalla mia preadolescenza, ho avuto la fortuna di avere la figura  del padre spirituale, un sacerdote che si prendeva cura di me sotto l'aspetto spirituale mettendosi in ascolto dei miei dubbi, delle paure, delle difficoltà spirituali, delle mie confusioni, dandomi consigli indicazioni, o semplicemente sdrammatizzando.
Oltre a questo, mi veniva offerta l'opportunità della confessione sacramentale, grazie alla quale potevo liberarmi dal peccato, sperimentare la gioia di sentirmi perdonato e impedire alla colpa di trasformarsi dentro di me in senso di colpa. Tutto questo mi dava un gran sollievo. Purtroppo, oggi venendo meno la figura del padre spirituale e il ricorso al Sacramento della confessione si sono perse delle opportunità significative per uno sviluppo più armonioso della vita spirituale.
Quello  che vale per noi cattolici, vale, anche per le altre culture diverse dalla nostra, perché la figura del padre spirituale o del saggio è altrettanto universale come il senso religioso, come pure è universale il rito penitenziale o di purificazione celebrato nei modi più diversi ma sempre  con la stessa finalità di dare alle persone la gioia di sentirsi perdonati e riabilitati stato d'animo indispensabile per una vita serena.
Le figure adatte a fungere da padre/madre spirituali (non necessariamente sacerdoti e religiosi) ci sono anche oggi: bisognerebbe scoprirle e valorizzarle; così pure il sacramento della confessione continua ad essere uno dei sette sacramenti che ci aprono all'abbondanza della Grazia di Dio: bisognerebbe tornare ad apprezzarlo.
Poi certamente anche il contributo degli psicologi e degli psicoterapeuti è importante e può mettersi in continuità con il cammino spirituale aiutando a mantenersi sempre in equlibrio tra la dimensione della realtà e quella del mistero, anche se questo equilibrio dovrebbe essere già insito in un cammino spirituale autentico, ma si sa che anche il cammino spirituale non è sempre autentico e può essere segnato dalla fragilità e dalle devianze che hanno ben poco a che fare con una sana spiritualià.
Allora la psicologia e la psicoterapia possono essere un aiuto utile a rimettersi in carreggiata nella giusta direzione che è quella della piena valorizzazione della persona in tutte le qualifiche di libertà, dignità e capacità affettiva e creativa.

                                         don Camillo


martedì 16 novembre 2021

DON CAMILLO. Il tempo degli aquiloni

 


FONTE: Notiziario parrocchiale settimanale di Albegno e dintorni.

IL TEMPO DEGLI AQUILONI

Sono gli ultimi sprazzi di tiepido sole
in questo autunno ormai inoltrato;
presto sarà la stagione che duole
per me che amo il giorno assolato.

Presto verrà un tempo di nebbia
e il buio e il freddo la faran da padroni;
ma come la spiga dona il chicco alla trebbia,
si posson creare in prigione aquiloni.

Saranno questi a bandir la tristezza
e a render festoso anche il tempo più grigio;
a farmi reagire con forza e prontezza
per dare ad ogni giorno bellezza e prestigio.

Nessuna stagione è più brutta di altre;
ognuna ha in serbo delle gemme preziose;
le sanno scoprire le anime scaltre
e chi ha nel cuore mete ambiziose.

Così è la vita d'ogni essere umano
che sogna di restare sempre contento:
che sia un ragazzo, o un giovane o anziano,
potrà riuscire se sa librarsi nel vento.

                                       don Camillo


lunedì 8 novembre 2021

SALUTE. Composizione del corpo umano

 

Alcuni anni fa nella rivista Focus vi era allegato un poster dal titolo "Il corpo umano in numeri": non essendo variato il nostro corpo, ve lo ripropongo suddiviso in tante foto, poiché con solo due non sarebbe leggibile.




































sabato 6 novembre 2021

DON CAMILLO. Decorosa povertà

 




FONTE: Notiziario parrocchiale settimanale di Albegno e dintorni.

DECOROSA POVERTA'

Ho conosciuto da bambino un ometto che viveva sotto le arcate della strada che da Villongo scende a Sarnico.
Tutti lo chiamavano "Mec". Non ho mai saputo il suo vero nome.
"Mec" era diventato un sinonimo di persona trasandata e sporca. Il suo cuore, però, era buono. Non avrebbe mai fatto male ad una mosca.
Passava di casa in casa a raccogliere qualcosa per poter vivere. Si accontentava di quello che ognuno gli dava.
I poveri di quel tempo erano poveri semplici e nostrani, come i cibi che allora comparivano sulle tavole. I poveri continuano ad esserci anche oggi. Sono molto di più rispetto a quel tempo, ma sono anche molto più diversificati.
C'è il povero ancora vecchio stampo che è ridotto a vivere per strada: qualcuno per scelta di vita; molti di più per le vicissitudini che li hanno colpiti.
C'è chi si presenta come povero, ma le realtà è solo un viziato che fuma come i comignoli in pieno inverno e beve come una spugna e passa le ore davanti alle macchinette da gioco: passa a cercare soldi per mantenere queste sue devianze.
C'è chi è povero perché sfaccendato; non ha voglia di lavorare, e campa di piccoli espedienti.
Quest'estate ho incontrato la povertà dignitosa.
Sono seduto fuori da un bar con  alcuni amici quando vedo una famiglia: papà, mamma e quattro figli, tutti piccoli e in scala crescente, fermarsi sul marciapiede e guardare verso la vetrina dei gelati collegata a quel bar.
Capisco che si tratta di una famiglia povera, dagli abiti che indossano, e dalla titubanza dei genitori a soddisfare la voglia di gelato dei figli. Prima devono fare i conti con quello che hanno in tasca.
Mi ha colpito la compostezza  di quel quadro familiare: nei bambini  nessuna impazienza e nessun capriccio. Restano in attesa della decisione dei genitori.
Poi la gioia e la corsa, dopo che i genitori hanno calcolato che le monete bastavano per tutti e quattro.
Tutte le altre forme di povertà sono da combattere perché umiliano la persona.
Ma la povertà vissuta da questa famiglia va salvaguardata perché è un vero patrimonio umano da cui attingere per creare le condizioni necessarie per un'educazione sempre più profonda e decisa tra i componenti della famiglia.

Decorosa povertà

Seduto al tavolo d'un bar coi miei amici,
mentre gusto un buon gelato artigianale,
osservo quanti passano contenti o infelici
notando in ognuno un proprio tratto originale.

Guardo attento una famiglia con indosso vecchi panni,
papà, mamma e quattro figli tutti in scala decrescente,
la più grande è una bambina forse meno di nove anni,
il più piccolo è in braccio non ancora indipendente.

Sono fermi a distanza e guardan verso il gelataio.
Papà e mamma fanno i conti con gli spiccioli che hanno.
Forse bastano per tutti, ma c'è pure il fornaio...
I quattro bimbi, silenziosi, in attesa se ne stanno.

Il papà guarda la mamma che con un sorriso annuisce,
poi allunga alla più grande una manciata di soldini;
lei li accoglie e stringe pugno...vedo in volto che gioisce,
e, via di corsa verso il banco insieme  agli altri fratellini.

Con il passo più pacato segue mamma e il piccolino,
mentre il babbo attende in strada osservando compiaciuto.
Per ognuno il gelataio predispone un pallino:
è quanto basta perché il clima della festa sia compiuto.

Anche il piccolo che è in braccio ha diritto alla sua parte;
la sorella gliela porge con un bel sorriso in volto.
Per lui mamma prende il cono con bel garbo, e con arte
lo offre al bimbo che, felice, mostra d'esser coinvolto.

Io resto a guardare un po' commosso e incantato.
Vorrei correre verso il banco e raddoppiare quei gelati,
ma il buon senso mi trattiene: chè non venga rovinato
il messaggio dignitoso di quegli Angeli incarnati.

                            don Camillo




   
                                     

venerdì 5 novembre 2021

SERGIO. Invito ai miei lettori

 



Sono contento quando uno di voi mi fa i complimenti per un post pubblicato.
Lo scopo del blog è rendermi utile, pur nei miei limiti fisici, culturali e caratteriali.
Cerco di applicare le parole di congedo del sacerdote dopo la benedizione finale della santa Messa:

GLORIFICATE IL SIGNORE CON LA VOSTRA VITA. ANDATE IN PACE.

Tuttavia per rendere più empatico il blog è necessario il vostro coinvolgimento. Vi chiedo, quindi, di inviarmi foto, racconti, disegni ed altro alla mia mail

joser.f@alice.it

Se trovate difficoltà nell'invio con questa modalità, contattatemi anche via Facebook e vi darò il numero di whatsapp.

Vorrei tanto che lasciaste da parte i pregiudizi e mostraste invece i vostri talenti: chi più chi meno, tutti ne abbiamo. Perché non condividerli, anzichè lasciarli nel cassetto?


mercoledì 3 novembre 2021

VIVERE INSIEME. Dalla Libia all'Afghanistan atrocità a sfondo sportivo





 FONTE: Sportweek #44
Articolo: "Dalla Libia all'Afghanistan atrocità a sfondo sportivo" di SEBASTIANO VERNAZZA.


In un campo profughi libico venivano organizzate partite tra migranti e chi sbagliava un gol veniva abbattuto da un colpo d'arma da fuoco. 
A Kabul i talebani hanno assassinato una pallavolista diciottenne.

Meron Estefanos è una giornalista eritrea, attivista per i diritti civili dei profughi. Vive in Svezia e attraverso Radio Erena raccoglie le testimonianze di chi in Africa itraprende il viaggio della speranza verso l'Europa, per fuggire dalla fame, dalle guerre, dai terroristi islamici.
Da tempo Estefanos denuncia le malefatte del connazionale Kidane Zekarias Habtemariam, ricercato su scala internazionale per i suoi crimini nel campo profughi di Bani Walid, in Libia, un posto chiamato la "città fantasma" perché lì sono spariti e sono stati con ogni evidenza uccisi tantissimi migranti.
Habtemariam era stato arrestato in Etiopia, ma è riuscito a fuggire e condannato in contumacia. Alcune delle voci raccolte da Meron Estefanos hanno raccontato di come Habtemariam, in combutta con il "socio" Tewelde Goitom, anche lui riconosciuto colpevole da una corte etiope, si divertisse a organizzare sadiche partite di calcio tra gli "ospiti" di Bani Walid: chi commetteva degli errori tecnici, per esempio un gol sbagliato, veniva abbattuto da un colpo di arma da fuoco. Morti, feriti. Non è tutto: alla fine degli incontri i vincitori potevano o dovevano violentare le mogli e le compagne degli sconfitti. Non è chiaro se fosse un "diritto" o una costrizione, ma accadeva.
Dall'Afghanistan in mano ai talebani è arrivata nel frattempo un'altra notizia agghiacciante: Mahjubin Hakimi, 18 anni, è stata ammazzata perché negli anni del governo sostenuto dagli Stati Uniti giocava  a pallavolo e aveva mostrato il suo volto, in campo  non si copriva il viso con lo hijab, il velo. La famiglia è stata obbligata a smentire la notizia, ma il fatto è vero. Non è confermato il particolare agghiacciante della decapitazione, l'uccisione sì. 
Mahjubin aveva giocato nel Kabul Municipality Volleyball Club e nelle nazionali giovanili afghane e aveva capito quale destino l'attendesse, sapeva come e quanto gli invasati la stessero cercando.
Le posizioni dei talebani sullo sport sono note e lapidarie, non vogliono che venga praticato e men che meno dalle donne. Lo stadio di Kabul viene usato per le esecuzioni.
Ogni commento è superfluo, inutile indignarsi e strepitare, più che altro bisogna fare. Manteniamo accesa l'informazione sulla Libia, sull'Afghanistan e su altri luoghi del mondo in cui certe cose accadono. 
L'assuefazione sarebbe la peggiore delle scelte, qualcosa prima o poi cambierà, deve cambiare.

martedì 2 novembre 2021

GIOVANI E RAGAZZI. Rugani, non rinunci ai sogni

Questo articolo è pubblicato in questa rubrica, perché alimentare i sogni riguarda le persone di tutte le età, ma soprattutto i giovani.

FONTE: Sportweek #44.
Articolo: "Rugani,  non rinunci ai sogni" di LUIGI GARLANDO.

Rugani, non rinunci ai sogni

Sembrava un predestinato, ma  a 27 anni il difensore continua a non trovare spazio nella Juventus. Non sente il bisogno di andare a giocare altrove?

Caro Daniele Rugani,
con questa mia voglio confidarle alcune riflessioni che ho fatto domenica a San Siro, all'annuncio delle formazioni di Inter-Juve. Bonucci e Chiellini ancora una volta titolari. Eterni.
Mi chiedevo: quanto dev'essere frustrante, per De Ligt, al terzo anno Juve, fare ancora la riserva di un difensore di 37 anni?
E poi: quanto è lontano dal campo Daniele Rugani che ha davanti i due mammasantissima e l'olandese?
Al momento in cui le scrivo, dopo Inter-Juve, non si è ancora disputato il turno infrasettimanale. Quando riceverà questa mia, lei potrebbe aver debuttato in campionato contro il Sassuolo. Ad oggi, la sua stagione alla Juve si riduce ai tre minuti finali contro il Malmoe. Zero presenze in campionato.
Eppure di lei un tempo si parlava come di un predestinato. Il giovane difensore che non prendeva mai ammonizioni. Elegante e buono come Scirea, predestinato come Romagnoli.
"Quei due ragazzi arrivano in alto di sicuro", giuravanno tutti.
Infatti lei ha raggiunto tutto molto in fretta: la prima squadra dell'Empoli, la serie A, la Juve, la Nazionale... Poi  sono cominciate le attese. Quando la precettavano, lei rispondeva sempre presente.
Ricordo la sua bellissima prestazione in casa dell'Ajax di De Light: lei stravinse il duello con l'olandese. Solo che Matthijs si è trasferito a Torino e le è passato davanti.
Vengo alla domanda secca: perché non va a giocare altrove? Ventisette anni sono troppo pochi per ridursi come Piloni e gli antichi portieri di riserva che non giocavano mai. Hai visto il suo ex compagno Demiral, all'Atalanta? Ha segnato al Manchester United nello Stadio dei Sogni. Si vive per emozioni del genere. Non è stato gratificante, nella stagione scorsa,  inseguire  e raggiungere  la salvezza con il Cagliari, di cui è stato valido protagonista?
Suo figlio Tommaso ha appena compiuto un anno. Giusto? Un giorno vorrà sentire i racconti del babbo. Lei ne ha già molti, ma ne servono ancora. Vada a giocare da qualche parte, anche a costo di rinunciare allo stipendio e al confort della Juventus, si riempia le tasche di ricordi. Non può raccontare a Tommaso stagioni vissute in panchina. Deve giocare partite, segnare gol come quello alla Dinamo Zagabria, in Champions, deve inseguire titoli e record. Quello di primo calciatore ad ammalarsi di Covit non vale.
Il tempo passa, Daniele, la parabola della carriera ha già curvato verso il basso, ma 27 anni sono troppo pochi per rinunciare ai sogni. Coraggio.