martedì 23 novembre 2021
DON CAMILLO. Non solo la psicologia e la psicoterapia...
martedì 16 novembre 2021
DON CAMILLO. Il tempo degli aquiloni
lunedì 8 novembre 2021
SALUTE. Composizione del corpo umano
Alcuni anni fa nella rivista Focus vi era allegato un poster dal titolo "Il corpo umano in numeri": non essendo variato il nostro corpo, ve lo ripropongo suddiviso in tante foto, poiché con solo due non sarebbe leggibile.
sabato 6 novembre 2021
DON CAMILLO. Decorosa povertà
FONTE: Notiziario parrocchiale settimanale di Albegno e dintorni.
Tutti lo chiamavano "Mec". Non ho mai saputo il suo vero nome.
"Mec" era diventato un sinonimo di persona trasandata e sporca. Il suo cuore, però, era buono. Non avrebbe mai fatto male ad una mosca.
Passava di casa in casa a raccogliere qualcosa per poter vivere. Si accontentava di quello che ognuno gli dava.
I poveri di quel tempo erano poveri semplici e nostrani, come i cibi che allora comparivano sulle tavole. I poveri continuano ad esserci anche oggi. Sono molto di più rispetto a quel tempo, ma sono anche molto più diversificati.
C'è il povero ancora vecchio stampo che è ridotto a vivere per strada: qualcuno per scelta di vita; molti di più per le vicissitudini che li hanno colpiti.
C'è chi si presenta come povero, ma le realtà è solo un viziato che fuma come i comignoli in pieno inverno e beve come una spugna e passa le ore davanti alle macchinette da gioco: passa a cercare soldi per mantenere queste sue devianze.
C'è chi è povero perché sfaccendato; non ha voglia di lavorare, e campa di piccoli espedienti.
Quest'estate ho incontrato la povertà dignitosa.
Sono seduto fuori da un bar con alcuni amici quando vedo una famiglia: papà, mamma e quattro figli, tutti piccoli e in scala crescente, fermarsi sul marciapiede e guardare verso la vetrina dei gelati collegata a quel bar.
Capisco che si tratta di una famiglia povera, dagli abiti che indossano, e dalla titubanza dei genitori a soddisfare la voglia di gelato dei figli. Prima devono fare i conti con quello che hanno in tasca.
Mi ha colpito la compostezza di quel quadro familiare: nei bambini nessuna impazienza e nessun capriccio. Restano in attesa della decisione dei genitori.
Poi la gioia e la corsa, dopo che i genitori hanno calcolato che le monete bastavano per tutti e quattro.
Tutte le altre forme di povertà sono da combattere perché umiliano la persona.
Ma la povertà vissuta da questa famiglia va salvaguardata perché è un vero patrimonio umano da cui attingere per creare le condizioni necessarie per un'educazione sempre più profonda e decisa tra i componenti della famiglia.
venerdì 5 novembre 2021
SERGIO. Invito ai miei lettori
Lo scopo del blog è rendermi utile, pur nei miei limiti fisici, culturali e caratteriali.
Cerco di applicare le parole di congedo del sacerdote dopo la benedizione finale della santa Messa:
Tuttavia per rendere più empatico il blog è necessario il vostro coinvolgimento. Vi chiedo, quindi, di inviarmi foto, racconti, disegni ed altro alla mia mail
Vorrei tanto che lasciaste da parte i pregiudizi e mostraste invece i vostri talenti: chi più chi meno, tutti ne abbiamo. Perché non condividerli, anzichè lasciarli nel cassetto?
mercoledì 3 novembre 2021
VIVERE INSIEME. Dalla Libia all'Afghanistan atrocità a sfondo sportivo
FONTE: Sportweek #44
Articolo: "Dalla Libia all'Afghanistan atrocità a sfondo sportivo" di SEBASTIANO VERNAZZA.
In un campo profughi libico venivano organizzate partite tra migranti e chi sbagliava un gol veniva abbattuto da un colpo d'arma da fuoco.
A Kabul i talebani hanno assassinato una pallavolista diciottenne.
Meron Estefanos è una giornalista eritrea, attivista per i diritti civili dei profughi. Vive in Svezia e attraverso Radio Erena raccoglie le testimonianze di chi in Africa itraprende il viaggio della speranza verso l'Europa, per fuggire dalla fame, dalle guerre, dai terroristi islamici.
Da tempo Estefanos denuncia le malefatte del connazionale Kidane Zekarias Habtemariam, ricercato su scala internazionale per i suoi crimini nel campo profughi di Bani Walid, in Libia, un posto chiamato la "città fantasma" perché lì sono spariti e sono stati con ogni evidenza uccisi tantissimi migranti.
Habtemariam era stato arrestato in Etiopia, ma è riuscito a fuggire e condannato in contumacia. Alcune delle voci raccolte da Meron Estefanos hanno raccontato di come Habtemariam, in combutta con il "socio" Tewelde Goitom, anche lui riconosciuto colpevole da una corte etiope, si divertisse a organizzare sadiche partite di calcio tra gli "ospiti" di Bani Walid: chi commetteva degli errori tecnici, per esempio un gol sbagliato, veniva abbattuto da un colpo di arma da fuoco. Morti, feriti. Non è tutto: alla fine degli incontri i vincitori potevano o dovevano violentare le mogli e le compagne degli sconfitti. Non è chiaro se fosse un "diritto" o una costrizione, ma accadeva.
Dall'Afghanistan in mano ai talebani è arrivata nel frattempo un'altra notizia agghiacciante: Mahjubin Hakimi, 18 anni, è stata ammazzata perché negli anni del governo sostenuto dagli Stati Uniti giocava a pallavolo e aveva mostrato il suo volto, in campo non si copriva il viso con lo hijab, il velo. La famiglia è stata obbligata a smentire la notizia, ma il fatto è vero. Non è confermato il particolare agghiacciante della decapitazione, l'uccisione sì.
Mahjubin aveva giocato nel Kabul Municipality Volleyball Club e nelle nazionali giovanili afghane e aveva capito quale destino l'attendesse, sapeva come e quanto gli invasati la stessero cercando.
Le posizioni dei talebani sullo sport sono note e lapidarie, non vogliono che venga praticato e men che meno dalle donne. Lo stadio di Kabul viene usato per le esecuzioni.
Ogni commento è superfluo, inutile indignarsi e strepitare, più che altro bisogna fare. Manteniamo accesa l'informazione sulla Libia, sull'Afghanistan e su altri luoghi del mondo in cui certe cose accadono.
L'assuefazione sarebbe la peggiore delle scelte, qualcosa prima o poi cambierà, deve cambiare.
martedì 2 novembre 2021
GIOVANI E RAGAZZI. Rugani, non rinunci ai sogni
Questo articolo è pubblicato in questa rubrica, perché alimentare i sogni riguarda le persone di tutte le età, ma soprattutto i giovani.
FONTE: Sportweek #44.
Articolo: "Rugani, non rinunci ai sogni" di LUIGI GARLANDO.
Caro Daniele Rugani,
con questa mia voglio confidarle alcune riflessioni che ho fatto domenica a San Siro, all'annuncio delle formazioni di Inter-Juve. Bonucci e Chiellini ancora una volta titolari. Eterni.
Mi chiedevo: quanto dev'essere frustrante, per De Ligt, al terzo anno Juve, fare ancora la riserva di un difensore di 37 anni?
E poi: quanto è lontano dal campo Daniele Rugani che ha davanti i due mammasantissima e l'olandese?
Al momento in cui le scrivo, dopo Inter-Juve, non si è ancora disputato il turno infrasettimanale. Quando riceverà questa mia, lei potrebbe aver debuttato in campionato contro il Sassuolo. Ad oggi, la sua stagione alla Juve si riduce ai tre minuti finali contro il Malmoe. Zero presenze in campionato.
Eppure di lei un tempo si parlava come di un predestinato. Il giovane difensore che non prendeva mai ammonizioni. Elegante e buono come Scirea, predestinato come Romagnoli.
"Quei due ragazzi arrivano in alto di sicuro", giuravanno tutti.
Infatti lei ha raggiunto tutto molto in fretta: la prima squadra dell'Empoli, la serie A, la Juve, la Nazionale... Poi sono cominciate le attese. Quando la precettavano, lei rispondeva sempre presente.
Ricordo la sua bellissima prestazione in casa dell'Ajax di De Light: lei stravinse il duello con l'olandese. Solo che Matthijs si è trasferito a Torino e le è passato davanti.
Vengo alla domanda secca: perché non va a giocare altrove? Ventisette anni sono troppo pochi per ridursi come Piloni e gli antichi portieri di riserva che non giocavano mai. Hai visto il suo ex compagno Demiral, all'Atalanta? Ha segnato al Manchester United nello Stadio dei Sogni. Si vive per emozioni del genere. Non è stato gratificante, nella stagione scorsa, inseguire e raggiungere la salvezza con il Cagliari, di cui è stato valido protagonista?
Suo figlio Tommaso ha appena compiuto un anno. Giusto? Un giorno vorrà sentire i racconti del babbo. Lei ne ha già molti, ma ne servono ancora. Vada a giocare da qualche parte, anche a costo di rinunciare allo stipendio e al confort della Juventus, si riempia le tasche di ricordi. Non può raccontare a Tommaso stagioni vissute in panchina. Deve giocare partite, segnare gol come quello alla Dinamo Zagabria, in Champions, deve inseguire titoli e record. Quello di primo calciatore ad ammalarsi di Covit non vale.
Il tempo passa, Daniele, la parabola della carriera ha già curvato verso il basso, ma 27 anni sono troppo pochi per rinunciare ai sogni. Coraggio.





















