FONTE: "Bergamo salute novembre/dicembre 2025.
Articolo: "Sette suggerimenti per abbracciare la nostra migliore identità" del dott. MASSIMO MASSERINI.
Viviamo in una società in cui l’apparenza spesso conta più dell’essenza.
In un’epoca dominata dai social media, dall’informazione istantanea e dalla performance costante, essere sé stessi è diventato un atto rivoluzionario e trasgressivo.
Quante volte abbiamo sentito frasi come “Devi solo essere te stesso”? Sembra semplice, quasi ovvio. Eppure, pochi sanno cosa significhi davvero e ancora meno riescono a farlo ogni giorno. La verità è che essere sé stessi richiede coraggio, consapevolezza e lavoro interiore. È un percorso fatto di scelte quotidiane, di cadute e risalite, di autenticità e confronto con la propria vulnerabilità, e anche un po’ di sano egoismo. I sette suggerimenti proposti sono concreti e ispirati dalla psicologia e dalla crescita personale, per accompagnare verso una versione più autentica e centrata del proprio sé.
Perché oggi è difficile essere autentici
La difficoltà di essere autentici non è solo personale, ma culturale. La società moderna ci spinge a performare, a essere visibili, a raggiungere obiettivi che spesso non sono neppure i nostri. Dai social media al mondo del lavoro, tutto sembra ruotare attorno all’immagine. Il sociologo Zygmunt Bauman ha descritto la nostra epoca come “liquida”, perché tutto cambia velocemente e nulla sembra stabile: neanche l’identità. Inoltre, l’educazione familiare e scolastica tende spesso a premiare il conformismo. Fin da piccoli apprendiamo che dobbiamo “essere bravi”, soddisfare le aspettative, adattarci. In questo processo impariamo a mettere da parte parti di noi stessi: emozioni, desideri, sogni. Erich Fromm, già nel 1941, parlava di una società che genera alienazione. Scriveva: “L’uomo moderno vive in una situazione di alienazione: è diventato un ingranaggio di una macchina, ha smarrito sé stesso”. Questa alienazione si traduce in ansia, senso di vuoto, depressione. Quando non siamo fedeli a noi stessi, la nostra psiche lo avverte. I sintomi del disagio psicologico spesso sono segnali del Sé profondo che reclama attenzione.
Cos’è davvero l’identità autentica
La psicologia distingue tra il Sé autentico e il Sé ideale. Il primo rappresenta chi siamo realmente: i nostri valori, emozioni, caratteristiche, anche imperfette. Il secondo è l’immagine di ciò che “dovremmo” essere: una proiezione sociale, un prodotto delle aspettative altrui. Il problema nasce quando ci identifichiamo solo con il Sé ideale, dimenticando chi siamo veramente. Questa dissonanza genera sofferenza. Come scrive Carl Rogers: “Solo quando sono me stesso, riesco davvero a funzionare bene”. La teoria dell’autodeterminazione (Deci & Ryan) individua tre bisogni essenziali: autonomia – agire secondo la propria volontà, competenza – sapersi orientare efficacemente nel mondo, relazionalità – sentirsi accettati e connessi agli altri. Quando questi bisogni sono soddisfatti, emergono autenticità, motivazione intrinseca, benessere psicologico. Al contrario, l’infelicità cronica spesso deriva dalla frustrazione di uno o più di questi bisogni.
I sette suggerimenti per abbracciare la nostra migliore identità
> Ascolta la tua voce interiore: viviamo bombardati da stimoli esterni. Notifiche, notizie, opinioni, giudizi. Il nostro spazio interiore è invaso. Eppure, la voce che conta davvero è quella dentro di noi. Il Sé autentico parla sottovoce: va ascoltato nel silenzio;
> Abbraccia la tua imperfezione: viviamo in una cultura che idolatra la perfezione. Ma la perfezione è irraggiungibile, e inseguirla è causa di infelicità. Essere autentici significa accettarsi, anche con le proprie fragilità. Devi essere perfetto nella tua imperfezione;
> Riconosci i tuoi valori fondamentali: i valori sono le fondamenta della nostra identità. Se non li conosciamo, è facile smarrirsi. Se li onoriamo, ogni scelta diventa coerente;
> Smetti di confrontarti: il confronto è una delle trappole più subdole dell’epoca digitale. Scorriamo Instagram, TikTok, LinkedIn… e in pochi minuti ci sentiamo inadeguati. Ma paragonarsi agli altri è come confrontare un fiore con una stella: entrambi splendono, ma in modo diverso;
> Circondati di persone che ti vedono davvero: non possiamo essere autentici in un ambiente che ci giudica, ci reprime o ci umilia. Le persone che frequentiamo hanno un potere enorme sulla nostra identità. Evita persone tossiche e che non ti fanno stare bene;
> Pratica il coraggio dell’autenticità: essere sé stessi è scomodo. Implica deludere le aspettative, dire di no, uscire dal coro. Ma è proprio lì che nasce il vero rispetto di sé;
> Coltiva la tua unicità ogni giorno: non esiste nessuno al mondo esattamente come te. Il tuo modo di vedere le cose, le tue esperienze, il tuo sentire… sono un patrimonio unico ed irripetibile.
L’autenticità come rivoluzione trasgressiva personale
Essere sé stessi è un atto controcorrente, trasgressivo. In un mondo che ci vuole standardizzati, scegliere la via dell’autenticità è un gesto ribelle. Ma è anche un gesto di amore profondo verso sé stessi. La strada non è facile. A volte fa paura, altre volte sembra solitaria. Ma chi ha il coraggio di percorrerla scopre qualcosa di straordinario: non c’è bisogno di diventare qualcun altro per sentirsi abbastanza.
Come scriveva Søren Kierkegaard: “La più grande impresa di ogni essere umano è diventare sé stesso, in un mondo che fa di tutto per impedirglielo”. E gli fa eco Lacan dicendo “Non cedere sul tuo desiderio inconscio”.
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