martedì 28 settembre 2021

DON CAMILLO. Castelli di sabbia

 



FONTE: avvisi settimanali parrocchia di Albegno.

Quella dei castelli di sabbia è una delle immagini più incisive per indicare l'effimero e l'inutilità di tanti sforzi, compresi quelli creativi che sembrano produrre risultati che spariscono nel nulla da un giorno all'altro.
In realtà io sono convinto che nulla si distrugge di quanto si è vissuto e si è creato, anche se non se ne trovano tracce visibili.
Tutto ciò che ho fatto, le relazioni vissute, le parole dette, i gesti compiuti, le scelte fatte, sia in bene che in male, tutto ha contribuito a rendermi quello che sono.
Quei bambini che sulla spiaggia costruiscono i loro fantastici castelli, non fanno un lavoro inutile.
Anche se il giorno dopo non rimane traccia di quello che hanno fatto, quell'esperienza ha contribuito a farli crescere e a creare chissà quali ripercussioni dentro di loro e attorno a loro, spesso nemmeno verificabili ma non per questo insignificanti.
Quello che è importante è il coraggio di riprendere e di continuare con il coraggio e la saggezza di chi guarda avanti con la determinazione di esprimere sempre il meglio di sé.
Non si tratta di ripetere quanto si è fatto prima. Come per ripristinarlo.
La vita non può nutrirsi di ripetitività e di nostalgie, altrimenti si ferma e si impoverisce. Anche se il passato è stato glorioso e fecondo.
Il rischio dell'avvventura quotidiana con la disponibilltà ad accettare le sfide che si prospettano. E' la condizione ideale per ogni progresso.
Certo. Bisogna mettere in conto anche la sconfitta e il fallimento che però, vissuto con lo spirito giusto, entrano a  far parte del patrimonio attivo personale che non è soggetto all'inflazione, ma si rivaluta con passar del tempo.
Se dipendesse da me, i castelli di sabbia li inserirei nel patrimonio Unesco dell'umanità come omaggio a quell'età bambina che ritroviamo dentro di noi in quella voglia fanciulla di sprigionare gratuitamente la nostra creatività, senza pretese, contenti solo di essere riusciti ad esternare anche solo per pochi istanti l'imperiosa ricchezza  che custodiamo dentro.


In questo pomeriggio, passeggiando sulla spiaggia,
vedo bambini indaffarati a costruire
castelli di sabbia con chi li incoraggia
con elogio bonario a ben proseguire.

Nel loro pensiero di gran fantasia
son mura possenti a difesa sicura
di chi vive cercando solo cortesia
e fugge da violenza e da ogni trama oscura.

Non sanno ancora questi bimbi innocenti
che l'alta marea arriverà presto:
verranno le acque severe e incoscienti
ad inghiottire i sogni con un effetto funesto.

Torneranno al mattino su quella spiaggia felici;
troveranno la sabbia tutta ben livellata;
dov'era il castello ripartiran con gli amici
per una nuova avventura bella e incantata.

Se quello che faccio lo immagino eterno
e vivo soltanto del mio passato,
son come trottola che gira sul perno
pensando che il futuro sia un frutto scontato.

L'agire sincero ha il valore dell'oggi:
il domani avrà il suo nuovo tragitto.
Potrai proseguire soltanto se ti appoggi
sulla voglia che hai di procedere dritto.

Il passato che il tempo cancella impietoso
non viene distrutto e gettato nel nulla:
rimane impresso in quell'istinto imperioso
che dentro di te è la gioia fanciulla.

Potrò, così, ad ogni inizio di giorno
pensare che l'oggi è novita assoluta.
E quello che ieri ho fatto ha un ritorno
se da me l'avventura  è amata e vissuta.

                                       don Camillo




lunedì 20 settembre 2021

SCUOLA. Prima lezione: solo prof vaccinati

 

FONTE: "il venerdì di Repubblica" del 03/09/21.
Articolo: "Prima lezione: solo prof vaccinati" di CURZIO MALTESE.

Si ritorna a scuola, dopo un anno e mezzo davanti a uno schermo - per i fortunati che l'avevano.
Hanno cominciato a suonare le campanelle di tutta Italia e sembrerebbe una gran festa. Ma quanto durerà?
Siamo tra i Paesi europei con meno studenti, troppi si perdono nel percorso a ostacoli dell'iter scolastico, facendoci registrare come primi nell'abbandono dello studio.
Ci vuole "un fisico bestiale" per gli studenti italiani, a metà tra i 100 metri alla Jacobs per risolvere i problemi quotidiani e le marce alla Stano e Palmisano per arrivare al diploma.
Perché sono così pochi? Perché sono tutti asini? Non credo. La scuola dell'obbligo dovrebbe essere obbligatoria sul serio, ma non è così.
Per non parlare della situazione degli edifici che crollano a pezzi in tutto il Paese. Finora il governo Draghi, che per carità ha dovuto concentrarsi su pandemia e economia, non segnala miglioramenti in tal senso. Sarebbe ora di cominciare.
A questi problemi seri, si è aggiunta la legge per la privacy che rende segreto il Green Pass per il personale scolastico. Per fortuna si è corretto il tiro all'ultimo e i presidi che hanno la responsabilità di controllare ricevono una mano da Internet.
Non era possibile controllare ogni mattina, visto che non è tenuto a sapere se il singolo ha ottenuto il pass perché vaccinato o perché ha fatto il tampone il giorno prima.  Resta il fatto che i tamponati dovranno eseguire un test ogni due giorni per mesi anzi per anni, visto che col virus ci conviveremo a lungo. Qualcuno ci crede?
Non si capisce bene se il 12 per cento del personale scolastico non sia ancora vaccinato perché non ha fatto in tempo o perché non vuole. Vediamo intanto le ragioni dei novax.
All'inizio dicevano che il vaccino non era sicuro perché sviluppato troppo in fretta. Ora è diventata una barzelletta che già non ha fatto ridere  la prima volta, figuriamoci se continui a ripeterla. Il vaccino è stato testato su 45 mila individui, che comunque gli esperti dicono che non sono così pochi e ormai è stato testato su milioni di persone.
Ci sono antropologi che hanno studiato le modalità di chi non accetta i farmaci a priori. Il risultato è che non si può discutere con queste persone. Ogni volta che le loro ragioni vengono smentite dall'evidenza ne trovano altre. E intanto via con gli antibiotici, pillole per il mal di testa, stomaco, stanchezza, insonnia, perfino per dimagrire, per potenziare i muscoli e fare sesso.
Ognuno di noi è libero di decidere del proprio corpo, anche se durante una pandemia ci si aspetterebbe un incremento etico verso la comunità. Comunque ogni scelta ha una conseguenza.
Parlare di discriminazioni mi sembra ridicolo. Alcune categorie hanno il dovere di vaccinarsi, come medici e appunto professori. Possono benissimo decidere di non farlo, ma occorre che cambino mestiere.



mercoledì 8 settembre 2021

DON CAMILLO. Disperata speranza

 


FONTE: avvisi settimanali parrocchia di Albegno.

Ricordando i profughi Afgani che cercano disperatamente di evadere dal loro paese in cerca di libertà e di dignità, braccati dai Talebani che vogliono trattenerli per sottometterli o giustiziarli.


Disperata speranza


Passando attraverso un'arida terra
ho provato la sete e paventato la morte;
sto per cadere, una mano mi afferra,
dolce mi scampa da triste sorte.

Attraverso una terra ben popolata
da uomini nati nella mia stagione
ho sete d'un acqua da sempre agognata,
sto evadendo da una triste prigione.

Stavolta ho paura dell'uomo che incontro
non è più la mano che mi afferra e disseta;
ha in mano un fucile, nel cuore lo scontro;
mi vuol impedire di raggiungere la meta.

Come bestia selvaggia vengo braccato
da chi ha bisogno della mia stessa acqua.
Basterebbe per tutti quel lago incantato;
sarebbe per tutti una festa di Pasqua.

Chi sei tu che io non lo sia,
che debba cercarti il permesso di vita
quasi fosse bontà e tua cortesia
se da te non mi viene brutalmente impedita?

Il tempo è redotto da pazze ingiunzioni
dettate da ciechi e assurdi rancori.
Vengono bloccati aeroporti e stazioni
per toglier speranza fin dagli arbori.

Altro non resta che fissarti nel volto
mentre punti il fucile dritto alla fronte:
il mio sguardo ti faccia riconoscere stolto
e associare alle tue le mie fragili impronte.

                                     don Camillo



VIVERE INSIEME. Mamme a scuola

 

FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" luglio- agosto/2021.
Articolo: "Mamme a scuola" di MICHELA MURGIA.


Mettere le madri straniere in Italia in condizione di imparare la lingua e di supportare l'educazione scolastica dei figli. Ma anche avviare un processo di alfabetizzazione tecnologica per le donne. Di questo, e molto altro, si occupa l'associazione milanese creata da Ornella Sanfilippo.

Ornella Sanfilippo è una signora milanese di 72 anni per una vita ricercatrice biomedica. 
Dagli anni '90 ha cominciato a fare volontariato e si è messa ad insegnare italiano alle persone straniere. Tra le mura di una scuola improvvisata - grazie a una parrocchia che offriva accoglienza agli albanesi  che arrivavano  fuggendo dai Balcani in fiamme -, Ornella ha conosciuto il nucleo di persone con le quali nel 2004 ha dato vita al progetto "Mamme a scuola", una realtà dalla missione solo apparentemente semplice: insegnare l'italiano alle immigrate residenti, affinché non debbano vivere la doppia difficoltà di essere straniere due volte, per l'Italia e per i loro stessi figli.
Se infatti i bambini imparano l'italiano nelle scuole pubbliche e i loro padri nei luoghi di lavoro, le madri, escluse dalle professioni e dalla formazione, rischiano di non avere gli strumenti per includersi. 
Nel tempo, "Mamme a scuola" ha accolto e insegnato l'italiano a oltre duemila donne e quest'anno l'attività dell'associazione omonima ha ricevuto l'"Ambrogino d'oro" dal comune di Milano.
"Purtroppo non significa che le istituzioni ci finanzino - mi spiega Ornella -, riusciamo a proseguire l'attività solo grazie al supporto di sponsor privati e ai bandi europei sul Terzo settore, ma i fondi stanno finendo".
La pandemia ha infatti complicato le cose sul fronte economico, perché il flusso dei soldi europei, che per essere erogati necessitano di certificazioni delle attività svolte, si è fermato con il distanziamento, che ha bloccato tutta la scuola in presenza, compresa la loro.
L'esigenza di stare vicino alle persone che la frequentavano è però ancora più urgente, perché le famiglie immigrate, che hanno meno risorse  economiche e culturali di quelle italiane, hanno patito in modo più forte sia la perdita del lavoro che l'assenza dei servizi.
San Siro, Villa Pizzone, Ergano: i quartieri in cui opera la scuola sono tra i più sfidanti di Milano, ad altissima presenza di immigrati anche di etnie diverse. 
Nel 20018  la scuola si è vista assegnare un immobile confiscato alla criminalità organizzata, che oggi è un laboratorio di sperimentazione sociale nel cui cortile aperto sulla strada si fanno attività che vanno oltre le lezioni di italiano alle straniere.
"Proponiamo letture ad alta voce a madri e bambini insieme. Non leggiamo solo in italiano, ma anche nelle lingue dei gruppi etnici che compongono il quartiere - cinese, arabo, spagnolo, persino giapponese - perché i bambini si abituino a considerare normale il suono di tutte le lingue".
lAgli incontri cominciano a venire anche le madri italiane del quartiere, per le quali, lingua a parte, le difficoltà sono le stesse: sbrigare la burocrazia quotidiana, sapere dove chiedere aiuto e, soprattutto, imparare a supportare i loro figli nei percorsi scolastici che in pandemia si sono complicati con la didattica a distanza, impraticabile per le famiglie più povere.
Per fare questo servizio non basta la buona volontà, e infatti nel gruppo ci sono competenze pedagogiche, di mediazione culturale, psicologiche e persino neuropsichiatriche.
"All'inizio della pandemia non eravamo attrezzati per fare i corsi a distanza e le esigenze delle famiglie erano improvvisamente passate dall'integrazione alla sopravvivenza. Abbiamo mantenuto contatti quotidiani e segnalato ai servizi le situazioni di bisogno. Poi, man mano che la condizione pandemica si allungava, le preoccupazioni sono tornate ad essere quelle dell'educazione" mi spiega Ornella. Così abbiamo recuperato vecchi tablet e smartphone, facendoli sistemare dai volontari, e alle donne è stato insegnato a usare anche le piattaforme di conferenza on line, ottenendo così una loro alfabetizzazione teconologica.
Ornella racconta il senso di inadeguatezza che queste donne provano  nell'educazione dei figli, rispettto alla quale sono consce di avere pochi strumenti.
"Al mio paese sapevo come fare la mamma - ti dicono - perché vengono da posti  dove le famiglie allargate contribuivano all'educazione dei bambini e dove i codici di comunicazione adulto-minore sono molto diversi. Quando arrivano in Italia devono ricominciare e si sentono annullate come persone".
Quest'anno con la didattica a distanza ben 102 delle 160 donne che facevano i corsi di italiano sono riuscite a prendere l'attestato di competenza linguistica e Ornella mi racconta il momento della cerimonia come uno dei più toccanti per lei.
"Sono arrrivate emozionate e si erano fatte belle, eleganti e truccate, vestite per la cosa importante che è la prova della loro crescita, di qualcosa che hanno fatto per se stesse".
Per far sopravvivere questa realtà esiste una raccolta di fondi on line che troverete cercando "Mamme a scuola", ma il valore di questa esperienza nella costruzione della pace civica è incalcolabile e merita l'attenzione stabile delle istituzioni. A salvare la convivenza, nel Paese sempre più multiculturale che è l'Italia, non sarà mai un carcere né un respingimento: sarà sempre una scuola.





martedì 31 agosto 2021

SALUTE. Il rovescio delle medaglie

 

FONTE: "il venerdì di Repubblica" del 20/08/21.
Articolo: "Il rovescio delle medaglie" di CURZIO MALTESE.

Momenti di gloria per i nostri atleti nella felice spedizione a Tokyo.
L'abbraccio di Mattarella per i 10 ori, i 10 argenti e i 20 bronzi: le 40 medaglie più ricche della storia. Abbiamo ancora  negli occhi i 100 metri di Marcell Jacobs, i 4 per 100 di Lorenzo Patta, Fausto Desalu, Filippo Tortu e ancora Jacobs. Il salto in alto di Gianmario Tamberi, Caterina Banti e Ruggero Tita per la vela, Vito Dell'Aquila per il taekwondo, Luigi Busà nel karate, Valentina Rodini e Federica Cesarini per il canottaggio, le marce di Antonella Palmisano e Massimo Stano, il ciclismo su pista di Simone Consonni, Filippo Ganna, Francesco Lamon e Jonathan Milan. E poi tutti gli argenti e i bronzi. Mettiamoci anche gli Europei di calcio: un'estate incredibile per il Paese. Tifare e gioire per una volta tutti insieme senza differenze politiche e razziali.
Sappiamo bene che dietro a queste vittorie gloriose si nascondono anni di sacrifici in completa e ignorata solitudine. Le ore passate in palestra, le migliaia di chilometri sulle biciclette, nelle piscine, le ripetizioni infinite di esercizi sui tappetini, senza nessuno che ti guarda, a parte l'allenatore. E solo una piccolissima parte di atleti vedrà il mondo che applaude.
L'emozione di un successo è tanto più forte quanto più pesante è stato lo sforzo per arrivarci. E gli sguardi di questi ragazzi non hanno bisogno di commenti.
Esiste un esercito di persone che si sveglia la mattina per fare sport, per molte ragioni diverse. Per divertirsi, per dimagrire, per stare in compagnia o all'aria aperta, per liberare endorfine e serotonina, per allontanare la vecchiaia. O perché si è subito un incidente o una malattia.
La riabilitazione è una battaglia durissima che si affronta per mesi o per anni, altre volte per la vita e spesso senza nemmeno una garanzia che alla fine le cose andranno bene. Ne ho conosciuti tanti. Un'Italia eroica che fatica nel silenzio. Bambini, adulti, anziani che sgobbano come muli nelle palestre, negli studi dei logopedisti e, proprio come gli atleti, anche dagli psicologi, con la speranza di migliorare ogni giorno un poco.
In questa lunga battaglia spesso la depressione fa da padrona perché ci vuole tanto tempo, molto di più  di quanto  te ne eri immaginato, e infinita pazienza  e a volte la cima della montagna sembra così lontana da far rinunciare all'impresa.
Le 40 medaglie italiane delle Olimpiadi di Tokyo ci hanno regalato una carica potente per sconfiggere i demoni della tristezza e ci hanno fatto sentire tutti un po' campioni. Grazie, ragazzi.

mercoledì 25 agosto 2021

VIVERE INSIEME. Normalità o desiderio di novità?

 

FONTE:  "MISSIONARI SAVERIANI" giugno-luglio/2021.
Articolo: "Normalità o desiderio di novità?" di p. GIANNI BRENTEGANI, sx.

L'irruzione del virus nella nostra vita ci ha destabilizzato e ha messo in crisi le nostre sicurezze personali. Ora, un po' alla volta ne stiamo uscendo. La vita riprende. Certo, bisogna tener conto  delle ripercussioni psicologiche, delle incognite, delle conseguenze economiche e sociali, dell'aumento della stanchezza fisica e mentale, delle depressioni, delle violenze...

Ma cosa desideriamo? Tornare alla  normalità del pre-pandemia oppure, in questo periodo sofferto, abbiamo sentito anche il desiderio di novità, di andare oltre? Ritornare alla normalità di prima significa non aver imparato la lezione che la storia ci ha impartito. Come ha detto Papa Francesco il 27 marzo 2020, non era possibile pensare di restare sani in un mondo malato. La pandemia ha messo a nudo tutte le lacune della nostra società e la saggezza vorrebbe che queste fossero riparate, affrontate, gestite, curate. Se poi allarghiamo il nostro sguardo sul mondo, ci rendiamo conto di situazioni ancora più tragiche dove, anche prima della pandemia, non c'è nessuna sicurezza, nemmeno quella  di ... arrivare a sera.

Sarà che nella società in cui  viviamo ci siamo sentiti troppo garantiti, al punto di prevedere tutto o quasi, mentre altrove, sotto altri cieli, c'è più allenamento alle mancanze , alle privazioni, alle incognite. Ma, soprattutto, c'è più allenamento alla reazione. Infatti, è  quotidianamente che si cerca di reagire per far vincere la vita e sconfiggere la morte sotto le sue varie forme. L'incertezza  dell'esistenza ha sviluppato di più  la creatività nello sbrogliarsi, nel darsi da fare.
Papa Francesco ce lo ricorda nella sua enciclica Fratelli tutti: "Il dolore,  l'incertezza, il timore e la consapevolezza dei propri limiti che la pandemia ha suscitato, fanno risuonare l'appello  a ripensare i nostri stili di vita, le nostre relazioni, l'organizzazione della nostra società e soprattutto il senso della nostra esistenza" (33).

Il Papa richiama uno dei suoi principi enunciati nell'enciclica precedente, la Laudato si: "Se tutto è connesso, è difficile pensare che questo disastro mondiale non sia in rapporto con il nostro modo di porsi rispetto  alla realtà" (34) per cui si impone "un salto verso un nuovo modo di vivere" (35). Ecco, allora, che il sospirato ritorno alla normalità non dovrebbe coincidere con il modo di vivere che avevamo prima del Covid-19. Sarebbe più utile cambiare abitudini, incamminarci verso uno stile di vita più sostenibile, interessarci delle situazioni altrui, porre più attenzione al grido dei poveri. Sono coloro che portano il peso maggiore dei cambiamenti in corso.

Ma le ineguaglianze  non sono tutte qui. Anche all'interno della nostra società stanno emergendo profonde differenze fra chi ha un reddito e un posto di lavoro garantito e chi è stato molto più colpito perché aveva un lavoro precario o è impegnato nei settori più colpiti dal lockdown.
Essere missionari, oggi, nel nostro mondo, dovrebbe motivarci nell'allenamento a gestire ciò che è sconosciuto, imprevisto, improvviso e a farlo insieme agli altri, per essere più forti, resistenti e solidali con tutti. Per chi poi ha il dono della fede, questo potrebbe diventare un compito  per aiutare altri ad entrare in questa visione delle cose.

Possiamo testimoniare la nostra fede imparando a gestire l'ansietà, il timore, la paura, gli imprevisti, gli inconvenienti, condividendo di più con chi ha bisogno e grida aiuto. Avere anche questa capacità di "reagire con un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale (FT6), far crescere "una sincera e cordiale apertura universale (...) lasciandoci arricchire dagli altri (...)  solidarizzando con i drammi degli altri popoli" (FT 146). Questa reazione oggi prende il nome di resilienza!






FAMIGLIA. La casa sull'albero

 

FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" luglio-agosto/2021.
Articolo: "La casa sull'albero" di DANIELE NOVARA.

I bambini conservano tendenze innate che richiamano il lato selvaggio dell'essere umano. Tra queste, una delle più ignorate è quella del salire. I bambini hanno una propensione naturale a farlo. A volte sfruttano ciò che hanno a disposizione e il genitore esterefatto li trova nei posti più impensabili della casa: dai divani ai mobili, dai tavoli alle sedie, più o meno ovunque insomma. Nulla è inespugnabile. Non è scientificamente chiara l'origine di questa attitudine. Di certo, hanno più libertà nel fare come i nostri compagni animali senza le tante remore della civiltà.
Negli ultimi anni questo tipo di attività è stata quasi  completamente proibita in nome della sicurezza. Per contro, fino agli anni Sessanta-Settanta, tutti i bambini passavano del tempo ad arrampicarsi sugli alberi. Ricordo le scorpacciate di ciliegie, amarene e more di gelso che aprivano l'estate. Con i compagni di scorribande si prendeva la bici, si andava fuori porta e ci si buttava sulle piante per raccoglierne i frutti. Spesso si rischiava anche di incappare nell'arrivo del proprietario, non sempre simpatizzante della causa infantile.
Intorno agli anni Settanta-Ottanta, quando ci si accorse che salire sugli alberi "in libertà" stava diventando un problema, in tutta Europa vennero realizzati i "parchi natura", conosciuti come Parchi Robinson, strutture ludiche che hanno lo scopo di sviluppare nei bambini queste competenze tradizionali, tra cui quella dell'arrampicata.
Ricordo, in particolar modo, una visita ai parchi gioco della  città di Zurigo. Nel 1998 erano già 500 e, tra questi, ve ne era uno molto bello fatto di liane, corde e scale che permettevano ai bambini di passare da un albero all'altro, di salire e discendere. Una vera goduria senza dover finire  a Gardaland o a Disneyland.
I bambini potranno tornare a vivere in totale naturalezza questa importante dimensione della loro infanzia? Dire di sì e oserei addirittura dire "a km 0". Se la casa ha un giardino, i genitori possono costruire con i figli una casa sull'albero: una struttura assolutamente sicura, raggiungibile tramite una scala che permette al bambino di inerpicarsi e vivere questo spazio come uno scoiattolo o un ghiro, sentendosi in una tana. E' bellissimo da realizzare insieme ed è anche un'attività di bricolage molto simpatica. Gli alberi più predisposti sono il fico e pochi altri come aceri e faggi, alberi che abbiano tronchi forti e robusti, rami pesanti e radici saldamente ancorate a terra.
Torniamo, quindi, a restituire la salita sugli alberi all'infanzia anche come momento psico-motorio e di sviluppo delle loro enormi capacità motorie.