giovedì 11 gennaio 2018

FILM. Vittoria e Abdul


FONTE: MYmovies.it Marianna Cappi.

Vittoria e Abdul (2017)
Un intelligente e irriverente film d'epoca. Quale? La nostra.

Un film di Stephen Frears con Olivia Williams, Judi Dench, Michael Gambon, Eddie Izzard, Tim Pigott-Smith, Simon Callow, Adeel Akhtar, Fenella Woolgar, Julian Wadham, Ali Fazal.

La straordinaria storia vera di un'inaspettata amicizia nata durante gli ultimi anni dell'incredibile regno della Regina Vittoria.

Abdul Karim, umile impiegato indiano, ventenne o poco più, viene scelto per consegnare un omaggio alla regina Vittoria, in occasione del giubileo per i cinquant'anni del regno.
Viene scelto esclusivamente in virtù della sua altezza, come a dire per puro caso.
Diventerà il servitore, poi il segretario e infine il "Munshi", il maestro spirituale, della regina e imperatrice. La loro amicizia sarà così salda e intima da infastidire e spaventare la famiglia reale e la corte dei più prossimi al trono, al punto che il figlio, Edoardo VII, darà alle fiamme la loro corrispondenza e ogni  testimonianza di quella relazione.



giovedì 4 gennaio 2018

PARR. S. GIORGIO M. DI ZANDOBBIO. Locale per i giovani


Ripropongo questo post, pubblicato per la 1° volta lo 04/01/15, perché credo sempre che ai giovani (ne vedo pochissimi frequentare l'oratorio) manchi un loro luogo di incontro.
Mi sembra però che le risorse economiche e non della parrocchia siano indirizzate a cose inanimate, anziché alle persone.

E' il 1° post del 2015 ed il mio  pensiero va a tutti i giovani, in particolare a quelli di Zandobbio.

Nel marzo scorso ho postato un articolo nel quale invitavo a dismettere il campo di bocce, creando al suo posto un locale per i giovani. La realtà sull'utilizzo della sala non è cambiata e rimango del mio parere.
Ritorno ad affermare: i giovani meritano molta più attenzione, senza delegare altri.
Riporto un pensiero di LUCIO ANNEO SENECA:
"Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, ma è perché non osiamo che sono difficili."
Anche un pensiero di CESARE PAVESE:
"Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola."

UN INVITO PARTICOLARE AI GIOVANI USANDO LE PAROLE DI SAN GIOVANNI PAOLO II:

"SE SARETE QUELLO CHE DOVETE ESSERE INCENDIERETE IL MONDO."

Coraggio, ragazzi!!!!!!!!!!


FAMIGLIA. Emergenza lettone


FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" di ottobre 2017.
Articolo "Emergenza lettone" di DANIELE NOVARA, pedagogista.

L'emergenza lettone continua a dominare nelle famiglie italiane.
In prima elementare almeno un bambino su due passa la notte nel talamo coniugale dei genitori, da subito o raggiungendoli durante la notte, oppure  dal mattino presto.
Sembra una cosa normale. Cosa c'è di così sbagliato a tenersi i pargoli addosso pure di notte?
Anche se sono grandi e hanno già compiuto 3 anni?
Addirittura a 7-8-9 anni, a a volte addirittura 12-13 anni?
Le motivazioni sono centinaia.
Si va dalla mamma manager, che vuole passare la notte con il suo cucciolo di 8 anni per recuperare il tempo perso, al genitore separato che sostituisce il coniuge con il figlio nel lettone.
A volte sono motivazioni più blande, tipo il sonno pesante, gli incubi notturni dei bambini, la gelosia dei nuovi nati, il figlio preferito al marito che russa.
Finisce comunque che i figli vengono coinvolti in un eccesso di promiscuità difficile da reggere sul piano emotivo. Confonde i piccoli e crea complicazioni a non finire.
In studio, quando i genitori mi raccontano di avere un problema con il loro bambino, nel 99 per cento dei casi il figlio è stato nel lettone troppo tempo.
Sarà un dato empirico, ma combacia con quello che ci insegna la psicoanalisi.
A partire dai 3 anni i figli vogliono "fidanzarsi" con i genitori e, per far questo, la strada più rapida è finire nella loro alcova, cercando di conquistarsi uno spazio dentro la promiscuità sessuale dei genitori.
Ha senso?
Meglio che i bambini stiano al loro posto, vivendo questa necessaria frustrazione come momento di crescita che permette di spostare i loro legittimi desideri sessuali alla fine dell'infanzia, evitando di proiettarli sui genitori stessi.
Con la frase magica "sei grande" i genitori riportano il giusto confine tra la vita degli adulti e quella dei figli.
Tenere i bambini grandi, a partire dai 3 anni, fuori dal lettone dei genitori è proprio il contrario della mancanza di affetto: la consapevolezza che crescere bene i figli necessita di scelte adeguate età per età, e queste spettano ai genitori.

SCUOLA. Insegnanti italiani


FONTE: "il venerdì di Repubblica" del 29/12/17.
Articolo: "Una prof da premio Nobel" di CURZIO MALTESE.

Nella vita di ciascuno ci sono insegnanti che non dimenticheremo mai.
A volte basta un maestro delle elementari, come nel mio caso, per aiutarti a trovare un posto nel mondo.
Gli studenti del liceo scientifico Vittorio Veneto di Milano si ricorderanno sempre della loro professoressa di matematica, Lorella Carimali.
L'ho conosciuta in una delle tappe del giro nelle scuole che faccio da un anno per parlare del'attualità di don Milani, un modo per riconciliarsi col Paese dove viviamo.
S'incontra  quel pezzo d'Italia gentile, intelligente, moderna e solidale che non va mai in televisione e sui giornali o nei commenti dei blog, ormai tutti appaltati agli sfoghi isterici di celebrità semianalfabete.
Lorella Carimali sui giornali è finita per un giorno perché unica italiana finalista al Global Teacher Prize 2018, una sorta di Nobel al miglior insegnante del mondo, insieme alla sua storia di genio felice e sconosciuto.
Nata in una casa di ringhiera milanese, la laurea come riscatto sociale, il rifiuto di una ricca carriera nell'industria informatica per dedicarsi da trent'anni ai ragazzi del liceo, la prof Lorella ha trasformato l'incubo dell'ora di matematica in una lezione di vita, dove i numeri conducono gli studenti alla scoperta del mondo, da Google al teatro.
Mentre il ministero s'interroga, con ampio dibattito mediatico, se sia meglio tenere spenti o accesi i tablet e telefonini - vedi che dilemma - la buona insegnante cerca di far conquistare ai suoi allievi gli strumenti per rimanere liberi in un futuro dominato da algoritmi che regoleranno ogni aspetto di vita quotidiana: lavoro, economia, accesso al sapere, dati personali, trasporti, comunicazione.
Storie come questa servono a misurare l'abisso fra il nulla in cui è precipitato il discorso pubblico e quanto dovremmo sapere sulla scuola italiana. Dove sopravvivono talenti, passioni, intelligenze che nessun taglio all'istruzione è riuscito a estinguere.
L'ultimo dibattito sulla scuola è stato il caso del liceo Virgilio di Roma, centinaia di articoli e ore di tv intorno a fake news su bande criminali, video hard, eroina, inchieste segrete che sono state smentite una a una da questura, carabinieri e ministero.
E naturalmente nessuno che chieda scusa alle giovani vittime di un furibondo bullismo da parte di adulti irresponsabili e impuniti.
Ho incontrato centinaia d'insegnanti della scuola pubblica, dalle periferie di Milano a Scampia, da San Salvario allo Zen di Palermo, che  non fanno pettegolezzi sui propri studenti e da una cattedra scrostata o anche per strada lottano contro le mafie vere, la povertà e l'ignoranza, la violenza sulle donne e il razzismo, ma perché questi non fanno mai notizia?



DON CAMILLO. Progetto educativo dell'oratorio. 2



FONTE: avvisi settimanali parrocchia di Albegno.




GLI SPAZI DELL'ORATORIO

Per rendere possibile questa triplice vocazione, l'Oratorio ha bisogno oltre che di persone formate secondo questa sensibilità, anche di spazi adeguati.
Per adeguati intendo: decorosi; aperti al sole; efficienti; puliti.....
Attualmente i nostri spazi mi sembrano poco adeguati.
La sala giochi è abbastanza fornita ma separata dal bar. Questo la rende difficilmente controllabile a meno che ci sia un responsabile adulto, con la sensibilità dell'educatore, che garantisce la sua presenza. Comunque, nonostante la sistemazione la vedo poco frequentata.
La zona più frequentata durante l'anno è quella adiacente al campo sportivo: le molle; la gabbia; il campetto dell'Asilo; poco usato il campo sportivo in erba. I ragazzi si trovano in balia di se stessi. Non serve a molto la presenza sporadica del parroco che di tanto in tanto passa a vedere...... Ci vorrebbe un adulto con la sensibilità dell'educatore (sono ripetitivo!!) che garantisca la sua presenza per tutto il tempo di apertura.
Ci sono pesanti responsabilità, specialmente oggi, quando si offrono spazi ai minori. Una comunità che educa deve essere particolarmente attenta e sensibile: possono andare di mezzo ragazzi e famiglie sia dal punto dell'incolumità fisica ma anche psicologica e morale.
Quello che ritengo urgente per rilanciare in modo appropriato la vita del nostro oratorio è:
  • Creare una squadra di maggiorenni - adulti disponibili a dedicare un po' del loro tempo libero alternandosi in Oratorio (Bar - sala giochi - campi di gioco), e a fare un percorso di formazione che comprenda un approfondimento dei temi educativi e momenti di spiritualità.
  • Sistemare almeno gli spazi esterni disponibili per renderli fruibili e gestibili al meglio (progetto già in cantiere in collaborazione con il Comune).
  • Stendere un calendario annuale di animazione da garantire ogni domenica creando collegamenti anche con altre parrocchie di Treviolo.
  • Stabilire orari di apertura e di chiusura da rispettare rigorosamente evitando improvvisazioni.
  • Destinare ad aule di Catechesi altri ambienti che non siano quelli attuali.
La qualifica di animatore dell'Oratorio va data solo a quei maggiorenni che riconoscono e fanno proprie tutte le finalità dell'Oratorio vivendole in prima persona.

I minorenni, o anche i maggiorenni che per i loro motivi non se la sentono di fare proprie queste finalità possono essere considerati, se lo desiderano, aiutanti o fiancheggiatori delle iniziative a loro più congeniali, sempre nel rispetto delle regole di un "Oratorio che accoglie".
Così pure i ragazzi mussulmani non possono essere considerati animatori dell'Oratorio per rispetto alla loro coerenza di fede diversa. Sarebbe come se un adolescente cristiano pretendesse di entrare come animatore in un centro culturale islamico.
Potranno, invece collaborare con gli animatori in quelle iniziative che interpellano i valori umani trasversali a tutte le culture, e potranno aiutare i ragazzi  mussulmani che frequentano l'Oratorio a vivere i loro specifici momenti religiosi in corrispondenza con proposte di fede che l'Oratorio fa.

Stendendo questa mia riflessione ho tenuto presente le indicazioni scritte da d. Marco nel suo "Progetto Oratorio Albegno", le direttive Pastorali per gli Oratori della Diocesi a cura dell'UPEE (Settembre 1986) e la mia piccola esperienza di 43 anni di Oratorio.

P.S. Io sono sicuro che se pubblicherò questo scritto, ci sarà il critico di turno che andrà in giro ripetendo una frase del genere:

"DON CAMILLO DICE NO AI MUSSULMANI COME ANIMATORI"

oppure

"DON CAMILLO ESCLUDE I MUSSULMANI DALL'ANIMAZIONE  DELL'ORATORIO".....

Se viene a galla un tale menestrello vuol dire

- o che non ha capito niente di quello che ho scritto
- o che volutamente vuole innescare una polemica.

In tal caso non conviene dare alcuna risposta, perché chi è intelligente capisce da solo...

                                           don Camillo




PARR. S. GIORGIO M. DI ZANDOBBIO. Le omelie


Ripropongo questo post, pubblicato  per la 1° volta il 23/01/15 nella rubrica VIVERE INSIEME, perché mi sembra sempre attuale assistendo a sante messe che durano 35-40 minuti con omelie di 5-7 minuti.
Una chiesa potrebbe essere affollata anche per la brevità della funzione.


Il 24 dicembre 2014 sul quotidiano "la Repubblica" è stato pubblicato un articolo firmato da Paolo Rodari, dove si parla delle dieci regole della corretta omelia secondo l'Evangelii Gaudium di Papa Francesco. Non sto ad elencarle tutte, ma solo alcune:

Non è una catechesi ma riprende quel dialogo che è già aperto tra il Signore e il suo popolo.

Deve essere predicata come una madre che parla al figlio.

Non deve essere puramente moralistica o indottrinante.

Prima di essere fatta occorre verificare se dentro di sé cresce l'amore per la Parola che si predica.

Deve essere fatta da chi sa porsi in ascolto del popolo.

Riporto altri passi del lungo articolo.
"Un direttorio omiletico" è stato redatto dalla Congregazione del Culto Divino con il benestare di Papa Francesco, che nella sua "Evangelii Gaudium" ha dedicato 18 pagine all'omelia.
"Sono molti i reclami in relazione a questo importante ministero e non possiamo chiudere le orecchie" scrive il Papa. Infatti l'omelia "è la pietra di paragone per valutare la vicinanza di un pastore con il suo popolo".
Molte volte le chiese sono vuote, anche perché spesso i sacerdoti non curano l'omelia.
Eppure i grandi profeti come Mosè, Giosuè ed Elia dedicavano tempo alla predicazione. Le parole di Giovanni Battista erano  come  fuoco, che avevano molta presa sugli ascoltatori.
Gesù predicava usando immagini e metafore che scalfivano l'indifferenza dei più.
Sant'Agostino, altro grande predicatore, diceva che l'omelia deve istruire, piacere, persuadere.
Il predicatore deve parlare "come una madre che parla a suo figlio", "mediante la vicinanza cordiale" di chi predica, "il calore del suo tono di voce, la mansuetudine dello stile delle sue frasi, la gioia dei suoi gesti". Mentre "la predicazione moralistica o indottrinante, ed anche quella che si trasforma in una lezione di esegesi, riducono questa comunicazione tra i cuori".

Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo alla domanda se è importante mettersi nei panni di chi ascolta l'omelia risponde:
"Certo, è la prima cosa. Pensare che cosa chi ascolta ha bisogno di sentire alla luce di una seria riflessione sulla Parola. E' un modo per essere "con" la comunità: "Per voi sono  vescovo, con voi sono cristiano", diceva Agostino".