giovedì 12 ottobre 2017

VIAGGI. Napoli, costiera amalfitana, Capri.1


GITA IN PULLMAN DAL 30/09/17 AL 04/10/17 ORGANIZZATA DALLA BIBLIOTECA COMUNALE DI ZANDOBBIO.

PROGRAMMA

1° giorno     Zandobbio - Castellammare di Stabia
                  con sosta e breve visita ad Orvieto
2° giorno    visita a Napoli
3° giorno    visita isola di Capri
4° giorno    visita costiera amalfitana
5° giorno    Castellammare di Stabia - Zandobbio
                 con visita alla reggia di Caserta

Ecco le foto che ho scattato a Orvieto.























































































































RES PUBLICA. Le motoseghe comunali


FONTE: "il venerdì di Repubblica" del 29/10/17.
Articolo: "Per fare un albero ci vuole una protesta" di GERARDO ADINOLFI,

Per i sindaci è una questione di sicurezza, per gli abitanti e le associazioni ambientaliste spesso è solo "uno scempio" che toglie ombra e aria pulita.
Da Terni a Viareggio, da Fermo a Trento passando per Orbetello, Lucca, Como e Foggia le motoseghe in azione fanno sempre discutere che siano pini, platani o ippocastani.
Da una parte ci sono le ragioni di chi deve costruire infrastrutture o garantire la sicurezza urbana. Dall'altra l'amore per la natura e la paura di vedere cambiare il volto verde della città.
Nelle battaglie degli alberi sparse in giro per l'Italia volano petizioni online e comunicati di fuoco, ci sono raccolte di firme porta a porta, denunce, interrogazioni in Consiglio e incontri di quartiere fra cittadini infuriati.
A Orbetello per decidere sul taglio dei pini di piazza Cortesini era stato lanciato persino un sondaggio su Facebook.
A Terni invece il sindaco ha ricevuto un'interrogazione in Consiglio per far conoscere non solo il numero degli alberi abbattuti in tutta la sua legislatura ma anche la quantità di legname prodotto e il ricavato della vendita.
Questa estate, a Cerignola, in Puglia, è andata in scena la "protesta bianca": al posto dei pini tagliati in una piazza sono apparsi cartelli per sensibilizzare i cittadini. Lo stesso anche a Torino: il quartiere intorno a Corso Dante si è ribellato in tutti i modi al taglio di tredici olmi, ma senza ottenere risultati. Sui tronchi lasciati  in strada un residente ha acceso dei lumini: come un funerale.
Per non parlare della pineta di Viareggio, con centinaia di pini da abbattere per colpi di un parassita.
"I cittadini hanno a cuore queste questioni" spiega Mariarita Signorini, dell'associazione ambientalista Italia Nostra, "perché tagliare alberi vuol dire cambiare i connotati di una piazza, modificare il volto di una città. Bisognerebbe che certe decisioni fossero prese facendo partecipare la popolazione e non comunicate come un'imposizione".
A Firenze nel primo giorno del taglio degli ippocastani di viale Corsica è dovuta intervenire  anche la polizia in tenuta antisommossa. Nei giorni seguenti sui tronchi sono apparsi insulti e minacce contro il Comune. Qui la battaglia è diventata una guerra. Il Comune ha deciso infatti di tagliare in un sol colpo 280 alberi "a rischio": da agosto sono partite le motoseghe, e da ottobre saranno rimesse 800 nuove piante.
"Dobbiamo sostituire il nostro patrimonio arboreo che sta invecchiando, soprattutto sulle strade trafficate prima che diventi pericoloso", rivendica l'assessore all'ambiente Alessia Bettini rispondendo alle proteste. 
La procura di Firenze, dopo numerosi esposti, ha però aperto un'inchiesta.

OGGETTI. Vecchie biciclette




RIFLESSIONI. Valore della propria vita


PENSIERI DI PAULO COELHO, BRASILIANO, CONSIDERATO UNO DEGLI AUTORI PIU' IMPORTANTI DELLA LETTERATURA MONDIALE.

"Ho un obbligo verso i miei lettori: fare in modo che riflettano sulle cose importanti dell'esistenza".

"Tu hai una leggenda personale da perseguire e rispettare, e nient'altro. Non è importante se gli altri ti sostengono, ti criticano, ti ignorano, ti tollerano; stai agendo così perché questo è il tuo destino sulla terra, è la fonte di ogni gioia".

"Ogni gesto di un essere umano è sacro e pregno di conseguenze. La qual cosa mi sprona a pensare maggiormente a ciò che sto facendo".

"Tutto ciò che farai nella vita lascerà una traccia. Di conseguenza, impegnati per avere piena coscienza di ogni tua azione".

"Se vuoi qualcosa, devi prima mostrare i tuoi occhi, anche se disponi di tutti i mezzi di comunicazione immaginabili, nulla può sostituire lo sguardo dell'essere umano".

"Racconta la tua storia, porta il tuo esempio. Dì a tutti come è possibile, dimodoché altri individui abbiano il coraggio di affrontare  le proprie montagne".

giovedì 5 ottobre 2017

VIVERE INSIEME. Il nuovo sport mondiale


FONTE: "il venerdì di Repubblica" del 18/08/17.
Articolo: "Il nuovo sport mondiale: dagli al buon samaritano" di CURZIO MALTESE.

Il comunismo è finito quasi ovunque, tranne che in Cina, dove però si fanno ottimi affari.
La socialdemocrazia si è spostata talmente a destra che, dopo essersi confusa al governo con i conservatori, ora comincia a copiare gli slogan della destra xenofoba.
Con chi poteva ancora prendersela il neoliberismo trionfante? Ecco, i volontari.
Le associazioni umanitarie, le Ong, sono il nuovo nemico ideologico del sistema.
Dagli al buon samaritano. Che in realtà è un ipocrita, un mascalzone, probabilmente un corrotto.
L'onda è partita dai Paesi ormai in preda a regimi semifascisti. Ha cominciato la Turchia di Erdogan, arrestando i dirigenti di Amnesty. Poi sono arrivate l'Ungheria e la Polonia. Ora la persecuzione del volontariato si fa strada anche nell'Europa democratica, a cominciare dall'Italia.
Si parte dal presupposto che voler aiutare il prossimo sia un atteggiamento antieconomico, quindi antisociale, immorale, oltre che presuntuoso.
Perché questa gente, invece di trascorrere il tempo libero negli outlet o a immergersi nei rancori di Internet o a cercar soldi, si dedica invece a soccorrere dei disgraziati? Cui prodest?
Di fronte a una famiglia in fuga da una guerra, una prigione, la fame che, pur di salvare i propri bambini, si è imbarcata per un viaggio pericoloso e vede alla fine di tanta disperazione una piccola luce, la reazione umana normale è prenderli e riportarli da dove sono partiti.
Se si prova invece pietà, solidarietà, compassione e perfino amore, significa che qualcosa non va. I conti non tornano.
Questi medici senza frontiere, per esempio, che da cinquant'anni vanno in giro per il mondo a salvare vite, piuttosto che aprire uno studio privato.
Perché? Chi li protegge, chi li paga? 
E' l'ultima frontiera della regressione imposta da una società dove non si riconoscono valori non quotabili in borsa.
L'istinto solidale che ha spinto la scimmia umana a uscire dalle caverne e costruire un mondo è degradato e irriso sotto l'etichetta di buonismo.
Nei nuovi programmi per i giovani dell'Unione europea è scritto che un periodo di volontariato è utile per trovare lavoro, perché gradito ai manager aziendali.
Un ragazzo che semplicemente senta il bisogno di aiutare il prossimo non è contemplato, dovrebbe curarsi.
Per Donald Trump non esistono mutamenti climatici, sono invenzioni di Greenpeace: ecoterroristi.
Ormai un Papa che in fondo s'ispira ai valori del Vangelo, ma anche alla carta dei diritti dell'Onu, diventa un idolo della sinistra radicale.
Forse il prossimo quoterà il Vaticano a Wall Street.

LIBRI. "Non possiamo tacere" di Giancarlo Bregantini


FONTE: Libro "Non possiamo tacere" di GIANCARLO BREGANTINI con CHIARA SANTOMIERO, edito da EDIZIONI PIEMME SPA.

All'interno della copertina si legge:

Il giorno in cui s'insediò nella diocesi Locri-Gerace fu accolto con una bomba sotto il palco e alle forze dell'ordine che gli intimavano di accettare la scorta oppose un netto rifiuto.
Vescovo della gente fra la gente, monsignor Bregantini combatte la mafia e le sue derive da una vita intera.
E dal di dentro. Non disdegna di entrare nelle case delle 'ndrine per consolare una madre che piange il figlio ucciso o per tentare una pacificazione.
Dopo la strage di Duisburg, si reca con un gruppo di preti e laici in Germania a sostenere la comunità calabrese.
All'indomani dell'uccisione del politico Francesco Fortugno, si fa promotore insieme a tanti giovani del movimento "AMMAZZATECI TUTTI".
Nel molisano, si batte con altri vescovi del territorio per l'acqua pubblica e i posti di lavoro.
Nel racconto di un uomo del Nord, che ha scelto di essere prete operaio, poi cappellano delle carceri e infine vescovo al Sud, si alternano storie drammatiche a tante esperienze positive di collaborazione civile ed ecclesiale: nelle scuole, con le parrocchie, con le associazioni anti-racket, con le realtà culturali e con tante persone che non cessano di credere nella legalità e nella cittadinanza attiva.
Sono pagine che non si limitano a denunciare le ambiguità mafiose - nell'atteggiamento di chi paga al bar, nell'ostentazione della ricchezza, nella connivenza con la Chiesa - ma che documentano la forza di una tesi: "La mafia ha orrore della bellezza. Una delle migliori forme d antimafia è il gusto del bello, del buono e del vero. Il destino non è ineluttabile, il Sud può vincere".

DON CAMILLO. Una settimana a Taizé


FONTE: avvisi settimanali parrocchia di Albegno.




Conoscevo Taizé solo per fama; sapevo della sua vocazione ecumenica e di profonda spiritualità, ma non vi ero mai andato, né avevo mai messo in previsione di andarvi in futuro.
La decisione di fare quest'esperienza è nata solo perché qui ad Albegno don Marco aveva creato la tradizione di passare una settimana in questa località di preghiera.
Inizialmente, al gruppetto di giovani interessati, avevo suggerito di aggregarsi al gruppo di Carvico guidato da don Marco. Confesso che non avevo voglia di impegnarmi in questa esperienza soprattutto perché la settimana in calendario era proprio quella a ridosso della chiusura del Giochestate: 4 Agosto fine del Giochestate; 6 Agosto partenza per Taizé: quasi neanche il tempo di prepararmi la valigia. 
Quando ho saputo che don Marco preferiva gestire l'esperienza  solo con i ragazzi di Carvico per motivi pastorali suoi, ho provato rimorso per il mio tentativo di fuga.
Non volendo lasciare soli i nostri giovani, ho deciso di accompagnarli. Adesso che mi trovo a Taizé penso di aver fatto la scelta migliore.
Taizé si trova vicina a Cluny, storicamente famosa per il suo monastero che ha avuto un ruolo di protagonista nella riforma della vita monastica nel medioevo.
Quanto  a Taizé si tratta di un'insieme di edifici che ospitano dei fratelli che fanno vita monastica, e una moltitudine di giovani che si alternano di settimana in settimana per fare un'esperienza di silenzio, di semplicità, di austerità e di preghiera in un ambiente naturale ricco di verde e caratterizzato da ampi spazi nei quali piazzare tende o parcheggiare camper supportati dai servizi essenziali e da capienti tendoni per le attività  comuni o semplicemente per offrire spazi coperti.
Il cuore di tutta la struttura è un vastissimo salone, di struttura semplice e predisposto per favorire il raccoglimento, che viene adibito a chiesa.
I momenti della preghiera sono tre: alle 8:30; alle 12:30; alle 20:30.
Ad aprire la giornata è sempre  la S.Messa alle 7:30 concelebrata da più sacerdoti. Ogni giorno si celebra in una lingua diversa.
Il mio stupore è vedere ogni mattina la presenza di almeno 200 giovani che partecipano con raccoglimento e coinvolgimento, cantando e pregando con una compattezza e una compostezza da brivido e mantenendo nei momenti di raccoglimento un silenzio carico di emozione.
Mentre concelebro guardo il volto di questi giovani: ragazzi/e tra i 18 e i 30 anni che mi offrono uno spettacolo di fede che sembra irreale tanto è intenso. Ma l'emozione più forte la trovo nel tempo della preghiera comune: senza nessun richiamo, prima dell'orario stabilito, l'immensa chiesa si riempie all'inverosimile di giovani che si siedono per terra sul pavimento di moquette: a colpo d'occhio calcolo che ci siano almeno 5000 giovani che attendono in assoluto silenzio l'inizio della preghiera.
Se uno entrasse ad occhi chiusi penserebbe di essere solo tanto è profondo il silenzio: nemmeno il classico colpo di tosse; nessun brusio; nessun rumore di movimento...solo il silenzio. A raccomandarlo, se ce ne fosse bisogno, alcuni giovani volontari che passano per i corridoi di scorrimento tra un settore e l'altro reggendo un cartello con scritti SILENCE (silenzio): ma è solo un cartello che passa in mezzo al SILENCE.
Inizia la preghiera fatta di canto (alcune antifone ripetute più volte a forma di mantra: 5000 persone che cantano in modo sommesso, in perfetta sintonia, senza bisogno di nessun direttore di coro, in lingue diverse.
Il momento centrale della preghiera è costituito da una breve lettura tolta dalla Sacra Scrittura e da un lungo spazio di silenzio per la riflessione di ognuno.
Quindi si prosegue con momenti di preghiera per le varie necessità e si conclude con il canto di altre antifone. Il tutto per la durata di 30-45 minuti.
Alla fine parte dell'assemblea defluisce tranquillamente dalla chiesa mentre un'altra parte rimane e continua a cantare sommessamente le antifone. 
Tutti e 3 i momenti di preghiera si svolgono con questo stile e ogni volta si verifica la stessa partecipazione.
La preghiera della sera ha come seguito la disponibilità dei sacerdoti presenti a raccogliere le confessioni fino alle 23. Chi lo desidera può prolungare la sua permanenza per tutta la notte.
Altro momento intenso è quello dei gruppi di catechesi e di approfondimento su tematiche specifiche: ognuno è libero di scegliere quella che più gli interessa. Per quest'anno i temi proposti sono:
  1. Restare saldi nella speranza; essa è creatrice.
  2. Semplificare la nostra vita per condividere.
  3. Essere insieme affinché sia rivelato il dinamismo del Vangelo.
  4. Far crescere la fratellanza per preparare la pace.
Dalle ore 10 alle 11,30 i padiglioni nei quali si svolgono questi incontri si riempiono di giovani attenti e motivati.
Purtroppo queste tematiche vengono sviluppate in lingue diverse dall'italiano. Decidiamo perciò di trovarci tra di  noi per riflettere sul alcune tematiche di fede che ci stanno a cuore. Interessante anche questo nostro sviluppo!!
Nel pomeriggio dalle ore 15 in poi si vedono gruppi spontanei distribuiti qua e là sotto le piante o in zone d'ombra, per continuare la riflessione, scambiarsi idee o fare lavori pratici.
Noi approfittiamo della presenza di d. Marco per fare una riflessione sulla figura storica di Gesù (tema forte particolarmente amato da d. Marco) seguendo il libro di Josè Antonio Pagola dal titolo: "Gesù, un approccio storico".
E c'è un altro appuntamento particolarmente interessante, ed oserei dire simpatico, della giornata a Taizé: è quello dei pasti.
Tutto avviene nella più assoluta semplicità. Nessun refettorio, nessuna tavola imbandita, nessun cameriere in livrea.
Ci si raduna tutti davanti ad un grande tendone. Due giovani volontarie chiedono ai presenti la disponibilità a servire i pasti. Non c'è da attendere a lungo perché la risposta è pressoché immediata.
Quindi le due ragazze intonano un canto di lode al quale tutti partecipano; poi ci si dispone su varie file in corrispondenza delle postazioni di distribuzione del rancio.
Nessuna spinta, nessuna impazienza per la fila, nessun colpo di furbizia per rubare qualche privilegio.......
Tutto si svolge nella più assoluta calma e semplicità, come semplice essenziale e austero è il cibo distribuito.
Il menù di oggi, ad esempio è composto da un misto di riso e fagioli e......ananas cotto tutto insieme: una casseruola scodellata sulla fondina di plastica (essendo un po' denso, il volontario si aiuta con un cucchiaio a distaccare il contenuto della casseruola); una fetta di pane, un formaggino, un bricchetto sigillato contenente una mousse di mela e una ciotola vuota da riempire con acqua della fontana. Per posate solo il cucchiaio (da quando nel 2005 è stato ucciso frère Roger priore della comunità con un coltello da pasto sono stati eliminati coltelli e forchette) il tutto messo su un vassoio che serve da tavolo.
Ognuno va a cercarsi un posto dove sedersi o sulle panche disposte sotto il tendone, o sulle sedie di ferro disseminate qua e là nel campo, o sotto le piante o sotto il sole sull'erba ormai rinsecchita.
Il menù di ieri era composto da una casseruola di purè, una fetta di pane, un formaggino e la solita ciotola per l'acqua......
Nessuna specialità culinaria, nessuna preziosità da stuzzicare l'appetito.
Di tanto in tanto si sente un tonfo di una panca che ribalta perché le persone "a bordo" si sono alzate senza preavvisare la povera sprovveduta seduta sull'estremità che immancabilmente si ritrova a terra con il contenuto del vassoio tirato addosso....
Eppure, nonostante la frugalità del pasto si nota un'aria di allegria contagiosa. Osservo con divertita curiosità il volto e il comportamento di tutti questi originali commensali confrontandoli con quelli che ho incontrato spesso nei ristoranti o nelle pizzerie: non c'è paragone!
Preferisco 1000 volte di più quest'aria, che sa rendere il disagio, la precarietà e perfino la povertà del cibo un motivo di convivialità e di festa.
Come siamo strani noi umani! Magari domani pranziamo a casa con l'abbondanza di varie portate e ci lamentiamo perché la pasta è un po' più cotta o un po' meno salata.....
Qui, invece, nessuna lamentela, nessun avanzo, nessuna pretesa, nessuna contestazione....... Come sarebbe bello se tutto questo diventasse quotidianità!
Volete conoscere il menù dell'altro ieri? Subito accontentati: una casseruola di patate e fagiolini bolliti (non conditi), una fetta di pane, un formaggino e una pesca con la solita ciotola vuota per l'acqua della fontana.....e gli occhi sgranati di Mattia, Barbara e Nadia che sentono allentarsi di giorno in giorno la cintura dei pantaloni, mentre Esterina e il sottoscritto sanno nascondere meglio il calo del peso....E tutto questo in sana allegria.
Per conoscere al completo il menù di tutta la settimana vi consiglio di venire la prossima volta con noi a Taizé: potrete sperimentare personalmente e in diretta che la vita qui è molto più bella di quanto ho tentato di descrivere.

P.S. Non la consiglierei ai ragazzi né agli adolescenti ancora troppo deboli per cogliere un'esperienza così impegnativa. La vieterei senza alcuna esitazione, perciò, ai minori di 18 anni.
Quanto ai maggiorenni in cerca di autenticità FATECI UN PENSIERO. (continua)

                                                                    don Camillo