giovedì 17 dicembre 2015

DON CAMILLO. Un magico S. Natale





FONTE: avvisi settimanali della parrocchia di Cene.

UN MAGICO S. NATALE......IN PARROCCHIA

Sono contento che finalmente il magico S. Natale abbia coinvolto in modo più decisivo la Parrocchia.
I motivi di questa mia gioia sono semplici e intuibili. Innanzitutto si mette in evidenza che il S. Natale ha a che fare, per chi è credente, con la nostra fede; e per chi non è credente, con la cultura Cristiana che si riconosce in quella istituzione che è la Parrocchia e che è un elemento insostituibile della nostra cultura italiana.
Non secondario è il fatto che si orientano le persone, soprattutto i ragazzi e i giovani, verso l'Oratorio che è nella nostra tradizione un luogo privilegiato e specifico di incontro, di dialogo, di ricreazione e di formazione per le giovani generazioni ma anche per le famiglie lungo tutto l'anno.
E per ultimo, se il Bar dell'Oratorio guadagna qualcosa, va tutto a vantaggio delle iniziative Parrocchiali che sono a servizio delle famiglie.
Dire che l'Oratorio è uno spazio aperto a tutti non significa che ognuno può entrarvi a fare ciò che vuole.
L'Oratorio ha un suo preciso significato e opera sulla base di un progetto elaborato nel rispetto delle finalità per le quali è nato.
Il Parroco, qualunque sia il suo  nome, ha il dovere di custodire tali finalità per evitare che venga travisato, cosa che io cerco di fare con tutti i limiti che posso avere.
Posso assicurare, però, che anch'io ho a cuore il bene della nostra Comunità e lo cerco con tutte le mie forze.
Sono contento quando vedo la Parrocchia vissuta in tutti i suoi aspetti e naturalmente anche se posso constatare di avere le risorse (economiche e di volontariato) necessarie per far fronte a tutti gli impegni...
Poi arriverà il tempo che passerò questo compito ad un altro confratello per un inevitabile avvicendarsi delle storie personali.
Allora  a me resterà  nel cuore la gioia di aver partecipato a collocare un tassello della vostra storia. E questo sarà il patrimonio che porterò con me.

                                          D. Camillo

VIVERE INSIEME. Auguri




LE FATINE DEL BLOG FANNO I MIGLIORI AUGURI DI UN BUON NATALE E DI UN ANNO MIGLIORE.

"Quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. E' più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c'è speranza. E' difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all'erta."

                                       TIZIANO TERZANI


OGGETTI. Attrezzo per le feste



giovedì 10 dicembre 2015

ORAT.S.GIOVANNI B. DI TRESCORE B. Esper. in Costa d'Avorio. Simone


Ed eccomi qui, ancora una volta, a raccontarvi un pezzo della mia storia, non per diventare famoso certo, ma per condividere con voi l'importanza e la bellezza della missione!

Sono passati ormai due anni (era infatti l'estate del 2012 quando partii per la Bolivia) e come se non bastasse mi ritrovo a mettere nero su bianco questa mia ennesima avventura che mi ha visto coinvolto, questa volta, in territorio africano.

Parlo della Costa d'Avorio laddove ho trascorso, durante l'estate, venti incredibili giorni presso la parrocchia di Saint Maurice (Agnibilekrou) in compagnia di altri due giovani, Selene Prisco e Simone Meloni!

Non credo di essere capace di trasmettervi le emozioni che questa esperienza continua tutt'ora a regalarmi. Ci provo, con la consapevolezza di tutti i miei limiti nel ricordarla e nel narrarla, non perché passata nel dimenticatoio bensì perché davvero troppo carica di significati e di vissuti che ancora faccio fatica a rileggere!

Sono stati giorni intensissimi, non solo dal punto di vista delle attività, ma soprattutto dal punto di vista delle relazioni umane. Tante persone si sono fatte avanti, volti giovani, ma anche vecchi e a volte persino strani, ognuno con la sua storia ed ognuno ci ha parlato di sé e ci ha lasciato qualcosa dentro, qualcosa che personalmente non potrò mai scordare!

Mi piace ricordare questa bellissima esperienza attraverso la semplicità di alcune parole!

La prima parola che davvero mi sento di regalarvi è CALORE.
Calore "atmosferico", passatemi il termine, che ci ha tenuto compagnia per tutta l'esperienza ma soprattutto calore umano.
Porterò sempre nel mio cuore l'accoglienza di queste persone, la loro capacità di sorridere al fratello, di corrergli incontro, abbracciarlo e fargli sentire tutto il suo affetto... mai come qui, nel cuore dell'Africa, credo di aver sperimentato che cosa significhi realmente amare gratuitamente.

Proprio questa è la seconda parola che voglio donarvi, AMORE.
Tutti dicono: "l'Africa, non si scorda mai!" Pur avendo vissuto un'esperienza di missione in Bolivia vi confesso che effettivamente l'Africa ti mette in discussione, penetra nelle profondità del cuore e smuove tutto quello che ci sta dentro. Qualcosa in questo senso è davvero capitato in me, i frutti spero si possano vedere nella fatica della quotidianità. Quello che concretamente mi interessa trasmettervi è questa abbondanza di amore che ho potuto sperimentare in quei giorni e non pensate a scene utopiche: l'abbraccio di un giovane, la stretta di mano di una persona anziana, la carezza di un bambino che non conosce e cerca di capire il perché del colore della tua pelle e dei peli che vi crescono sopra.
Tutti piccoli gesti che nonostante la loro semplicità parlano più di mille parole. Concretamente, mai come in questa esperienza ho potuto sperimentare l'importanza della gestualità e del linguaggio del corpo.
Nonostante non sapevamo il francese, il giorno prima di partire abbiamo fatto merenda con più di trenta bambini che volevano stare con noi, volevano giocare con noi, ridere con noi, semplicemente perché ci volevano bene e noi altrettanto!

L'ultima parola che mi resta da offrirvi, quella con cui potrei tirare le fila di tutto il discorso, è VANGELO: "Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna".

Sono partito con la convinzione di poter lasciare qualcosa di me in quella terra ma credo proprio che il dono più bello me l'abbiano fatto loro!
E questo dono, davvero troppo prezioso, voglio condividerlo con voi! Lo coglierete tutte le volte che aiuterete il prossimo, tutte le volte tutte che farete del bene per gli altri, tutte le volte che guarderete il crocefisso e pregherete il Signore perché in fin dei conti quello che conta davvero nella vita è amare e lasciarsi amare.

Questo è quello che ho potuto sperimentare a 6000 km di distanza! Voi penserete che non c'è bisogno di fare tutta questa strada.
Sì effettivamente è vero, ma credetemi mettersi in gioco in altri contesti diversi dai nostri ci fa scoprire lati di noi stessi che forse non avremmo mai potuto conoscere. Non so se riuscirò mai a vivere il vangelo con la stessa pienezza con cui l'ho vissuto in questa terra straniera, quello che con certezza vi posso dire è che l'Africa mi ha aiutato tanto a capire che tipo di vita vale la pena vivere..

...Non abbiate paura di buttarvi, c'è sempre posto per amare!!

                                          Simone Finazzi

Ecco alcune foto:




















































































DON CAMILLO. Dare la precedenza





FONTE: avvisi settimanali della parrocchia di Cene.

DARE LA PRECEDENZA

Con l'inizio del nuovo anno pastorale il Consiglio Pastorale Parrocchiale, partendo dalla proposta dei catechisti, ha scelto l'impegno da suggerire a tutta la comunità.
Nell'individuarlo abbiamo tenuto conto del Giubileo della Misericordia indetto da Papa Francesco a partire dal prossimo 8 dicembre, e la lettera pastorale indirizzata dal nostro Vescovo Francesco a tutte le parrocchie della diocesi di Bergamo: lettera intitolata "Donne e uomini capaci di carità".
Misericordia e Carità: non si tratta di 2 temi diversi, ma di un'unica realtà, perché la misericordia è l'espressione più intensa e più qualificata della Carità. Sicuramente questo è l'impegno non solo di una anno pastorale, ma di tutta la vita cristiana e va vissuto in tutta la sua vastità che abbraccia anche gli aspetti apparentemente più insignificanti della quotidianità.
Detto questo, abbiamo pensato di individuare un atteggiamento da coltivare tutti insieme in quest'anno. Un atteggiamento che sia espressione di Carità-Misericordia e nello stesso tempo circoscritto, a portata di mano, facilmente individuabile e controllabile. E così abbiamo pensato all'impegno di "DARE LA PRECEDENZA" e di scegliere come simbolo lo specifico segnale stradale che abbiamo collocato ai piedi della croce che troneggia sopra l'altare della nostra chiesa parrocchiale.
Abbiamo lasciato ancora la grande ostia bianca che richiama l'impegno dello scorso anno sempre legato alla lettera pastorale del Vescovo "DONNE E UOMINI CAPACI DI EUCARESTIA".
L'abbiamo lasciato perché l'Eucarestia è la sorgente della Carità-Misericordia oltre che ad esserne l'estrema conseguenza. Così per tutto l'anno questo cartello ai piedi della croce ci ricorderà l'esigenza di crescere nella Carità-Misericordia senza la quale l'Eucarestia stessa viene ridotta ad una semplice cerimonia formale e la vita cristiana ad una delle tante manifestazioni culturali. Potrebbero essere utili a questo punto alcune indicazioni sul come tradurre in concreto questa scelta.
Si può partire benissimo dal codice stradale quando di va in macchina:

  • Rispettare la precedenza di chi viene a destra.
  • Dare la precedenza a chi aspetta di attraversare sulle strisce pedonali.
  • Quando piove rallenta se passi vicino a un pedone, per non spruzzarlo.
  • Fermati a prestare aiuto a chi è in "panne" sulla strada dando così la precedenza a lui più che ai tuoi impegni.
Ma ci sono anche altri settori della vita quotidiana:

  • In un dibattito o in uno scambio di opinioni lascio che chi parla concluda il suo pensiero.
  • Quando parlo sono conciso per lasciare spazio anche ad altri di esprimersi.
  • Cedo il mio posto a chi è più anziano o in condizioni più precarie delle mie.
  • Quando cammino sul marciapiede cedo il passo a chi incrocio.
  • Evito di correre per conquistare il posto.
  • Aspetto il mio turno quando sono in fila.
  • Se c'è qualcosa di buono da dividere calcolo che ce ne sia a sufficienza anche per gli altri.
  • Se ci sono incarichi da dividersi, accetto quello meno gratificante...
La fantasia di ognuno e l'imprevidibilità delle situazioni possono creare un'infinità di occasioni. L'importante è che il segnale di "dare la precedenza" non rimanga solo attaccato ai piedi della croce, ma trovi il suo posto fisso nel cuore di ognuno; e che si radichi sempre di più in noi la convinzione che non saremo mai capaci di dare veramente e di tutto cuore la precedenza a chi incontriamo, se prima non abbiamo dato la precedenza a Gesù.
A tutti auguro un anno pastorale ricco di Carità-Misericordia donata e accolta.

                                            D. Camillo



FILM. Io e lei


Diretto da Maria Sole Tognazzi, il film ha per protagoniste Margherita Buy e Sabrina Ferilli.

Marina e Federica sono una coppia stabile che convive da 5 anni. 
Marina è un ex attrice e un'imprenditrice di successo che ha sempre saputo di essere lesbica, ma che per esigenze di lavoro ha aspettato qualche tempo a fare outing.
Federica è architetto, è stata sposata, ha un figlio ormai adulto, e dopo il divorzio si è innamorata di Marina, la sua prima relazione omosessuale. Ma non si considera lesbica e non gradisce che la sua convivenza diventi di dominio pubblico.
Quando Federica si imbatte in una figura del proprio passato il rapporto fra le due donne si incrina e vengono alla luce tutte le loro fragilità.
Maria Sole Tognazzi si cimenta ancora una volta con quelle figure femminili che popolano la realtà italiana contemporanea ma sembrano essere bandite dal nostro cinema: donne complesse, contraddittorie, non riducibili a un ruolo tradizionale ma in cerca di una propria identità da inventarsi ogni giorno, scevra da compromessi e aspettative.
Anche Io e lei è privo di moralismi e prese di posizione aprioristiche e sceglie di raccontare  una storia d'amore che solo incidentalmente ha luogo fra persone appartenenti allo stesso sesso, riproponendo dinamiche di coppia universalmente riconoscibili.
L'irrequietezza di Federica, donna adulta assai meno risoluta di Marina, è un modo di non accettare fino in fondo la propria natura profondamente anticonvenzionale, che va ben al di là delle scelte sessuali.  Per conto Marina rinuncia, per amore, a pretendere da Federica quella coerenza che a lei è costata non poca fatica.
Seguendo l'esempio della urban comedy d'oltreoceano (alla Nora Ephron o alla Woody Allen per intenderci) e tenendo come faro l'equilibrio fra autorialità e appeal commerciale di I ragazzi stanno bene, Io e lei racconta la quotidianità di una coppia omosessuale senza cedere agli stereotipi (con la possibile eccezione del cameriere filippino), esplorando la complessità degli equilibri fra persone che si amano ma che non per questo rinunciano alla propria unicità.
La sceneggiatura (della regista insieme a Francesca Marciano e Ivan Cotroneo) è raffinata e credibile, si declina su dimensioni socioculturali diverse (benché dia più spazio all'ambiente altoborghese) e mantiene un tono divertito anche nei momenti dolorosi, un sottotesto dolente anche nei momenti comici.
Il cast corale funziona in modo magistrale e Margherita Buy mette a frutto la sua intrinseca vaghezza per rappresentare i dubbi esistenziali di Federica. Ma Io e lei appartiene a Sabrina Ferilli, irresistibile nei panni di Marina, una donna completa che non rinuncia alle proprie radici ma che ha voluto diventare la donna che sapeva da sempre di essere. Non c'è saccenza nella sua interpretazione, né facili concessioni alla macchietta: non solo quella della lesbica "maschile", ma anche quella della ex attrice coatta, o della donna manager carrierista. La sua Marina è, semplicemente, una persona reale, piena di tenerezza e ironia, di passione e curiosità, e non permette a nessuno di dirle chi è, o chi deve amare.

OGGETTI. Asilo spagnolo