mercoledì 6 marzo 2024

VIVERE INSIEME. Educare con i "no"

 

FONTE: "il messaggero di sant'Antonio" ottobre 2013.

ARTICOLO: "Educare con i "no" di LUCETTA SCARAFFIA.

Contro violenza e stupri, bisogna ripartire da un'educazione capillare, a scuola e a casa, che insegni ai ragazzi a controllare i propri impulsi.

In questo periodo siamo stati sottoposti a una pioggia di notizie su stupri, soprattutto di branco, nei confronti di donne giovanissime se non addirittura bambine.
In molti pensano che sia in corso un peggioramento di questi atti di violenza, e si domandano come fare per  fermare questa che pare quasi una epidemia. Le violenze ci sono sempre state, purtroppo, feroci e frequenti come quelle di cui  oggi veniamo a sapere. Ma un tempo, fino a pochi decenni fa - in alcuni luoghi fino a pochissimo tempo fa - , non venivano denunciate per non aggiungere sulle spalle della povera vittima anche una cattiva reputazione. 
Oggi per fortuna le vittime hanno cominciato a denunciare: non hanno più paura di venire bollate dalla società, sanno di avere diritto alla giustizia. E, soprattutto, sanno di poter essere ascoltate, di non trovare un muro di riprovazione in inquirenti che le sospettavano sempre di avere esse stesse innescato la miccia del disastro.
Se tutto questo è cambiato lo si deve al femminismo, e anche al fatto che molti magistrati sono donne, e quindi più capaci di capire la situazione.
L'aggravante odierna non è tanto nel numero degli stupri, né nella ferocia, che ci sono sempre stati,  ma nell'abitudine ormai invalsa di filmare questi atti violenti, e di farli girare tra amici o addirittura di venderli a qualche sito porno. Una doppia violenza per le vittime, ma anche un autogol per i colpevoli, che così vengono facilmente smascherati.
Se è vero che stupri ci sono sempre stati, è indubbio, però, che la facile e immensa diffusione di filmati porno, spesso violenti, in cui i giovani - soprattutto maschi - si immergono volentieri, costituisce un incitamento preciso.
Ma, come è noto, è impossibile fermare questa diffusione, ormai la Rete non è più controllabile. L'unica strada da percorrere è quella dell'educazione, un'educazione capillare, a scuola e a casa, che insegni ai ragazzi a controllare i propri impulsi, a capire che non possono imporre agli altri i loro desideri. Questo significa che non ci  si  può limitare a parlare loro di sesso, ma bisogna abituarli fin da piccoli a controllarsi. Troppe volte, per esempio al ristorante, si vedono bambini vivaci che disturbano il pasto dei parenti e che non vengono neutralizzati con parole apposite, o,  nel peggiore dei casi, con qualche lieve pena corporale che li educhi  a trattenere gli impulsi. 
No: io vedo  che sempre queste crisi vengono risolte offrendo ai bambini  un telefonino con cui giocare, cioè semplicemente spostando la loro voglia su altro. Crescono cioè incapaci di rinunciare, di trattenere il desiderio, crescono incapaci di rispettare  i bisogni degli altri, pronti a tutto per ottenere ciò che vogliono. E' il famoso e purtroppo diffuso metodo educativo che consiglia di non dire mai no a un bambino, ma semplicemente di spostare su altro la sua attenzione. 
Ma che cosa succede quando, adolescente e quindi capace di nuocere, non c'è nessuno lì a proporgli un altro piacere al posto di quello che vorrebbero ottenere anche se a costo della violenza?
Non basta quindi proporre una cancellazione della pornografia, né un aggravamento delle pene. E' tutto un sistema di educazione da rifare, da ridiscutere, che presuppone un esame di coscienza di noi adulti.
E, nel frattempo, non possiamo che ripetere alle nostre figlie che devono stare attente, che corrono dei rischi perché sono donne, e purtroppo più fragili dei maschi, anche dei coetanei, perché possono essere violentate.
Questo, sia chiaro, non significa dire che le donne sono colpevoli: i colpevoli sono sempre i violenti.
Ma significa metterle al corrente della realtà, di che cosa può loro capitare in questo mondo, e metterle in guardia, come faremmo per qualsiasi altro genere di pericolo.

  


giovedì 29 febbraio 2024

GSO ZANDOBBIO. Appello ai tifosi zandobbiesi

 





DOMENICA PROSSIMA ALLE ORE 14:30 SI DISPUTERA' LA PARTITA DI 3° CATEGORIA

      GSO ZANDOBBIO  -  ORIO PEGU  

E' UNA PARTITA IMPORTANTISSIMA PER LA NOSTRA SQUADRA, CHE A SUON DI VITTORIE STA RISALENDO LA CLASSIFICA ED E' IN ZONA PLAY-OFF.

ATTUALMENTE E' FUORI DAI PLAY-OFF  AVENDO LA NOSTRA SQUADRA (5°) 10 PUNTI DI DISTACCO DA COSTA  DI MEZZATE (2°).

BATTENDO LA CAPOLISTA ORIO PEGU (1°) ENTREREBBE NEI PLAY-OFF.

GIA' A SETTEMBRE, CONOSCIUTO IL NOME DEL NUOVO ALLENATORE, LUCIANO SANGA, AVEVO PRONOSTICATO CHE LA SQUADRA SAREBBE ENTRATA NEI PLAY-OFF.

ANCHE IN PASSATO NON HO MAI DUBITATO DELLA QUALITA' DEI GIOCATORI ZANDOBBIESI.

NEI MIEI CIRCA 40 ANNI DI FREQUENTAZIONE DEL CALCIO PROVINCIALE HO FATTO TUTTI I RUOLI, ANCHE SE IN MODO MODESTO.

SONO STATO  GIOCATORE, ALLENATORE, DIRIGENTE E ARBITRO.

MA SAPETE QUELLO CHE MI HA DATO PIU' SODDISFAZIONI? FARE L'ARBITRO!

VI SPIEGO IL PERCHE'.

DA GIOCATORE, SE SI GIOCA MALE, SI HA TANTI ALIBI: L'ALLENATORE NON MI IMPIEGA NEL MIO RUOLO, I COMPAGNI NON MI PASSANO LA PALLA ECT.

DA ALLENATORE, SE NON SI OTTIENE DEI RISULTATI CON LA SQUADRA ALLENATA: HO DEI GIOCATORI SCADENTI, NON APPLICANO QUELLO CHE INSEGNO LORO  ECT.

DA ARBITRO  INVECE NON CI SONO ALIBI: SE ARBITRI BENE E' MERITO TUO, SE ARBITRI MALE, SONO CAVOLI TUOI.

HO SEMPRE PENSATO CHE ZANDOBBIO E' TERRA FERTILE PER BUONI GIOCATORI DI CALCIO.

QUINDI UN APPELLO AGLI ZANDOBBIESI: DOMENICA TUTTI AL CAMPO AD INCITARE I NOSTRI RAGAZZI, CHE SI SONO GUADAGNATI ANCHE LA FINALE DEL TROFEO PREDA, MAI SUCCESSO A ZANDOBBIO.

COME NON E' MAI SUCCESSO CHE UNA NOSTRA SQUADRA DI CALCIO A 5 VINCESSE IL TITOLO NAZIONALE CSI COME I RAGAZZI DEL COLLETTIVO CONFUSIONE.

COME NON E' MAI SUCCESSO CHE UNA NOSTRA NUOTATRICE VINCESSE DEI TITOLI NAZIONALI COME LUCIA BELOTTI.

FORZA ZANDOBBIO E FORZA ATALANTA



mercoledì 28 febbraio 2024

RIFLESSIONI. Io donna, io persona

 





Da alcuni anni ho un cofanetto con dentro 3 cd di Mia Martini contenente anche un libricino con il testo della canzoni riprodotte.
Quando la sento cantare, mi viene il magone per la morte prematura di questa bella e brava cantante.
Dal libricino copio il testo della canzone "Io donna, io persona" molto attuale soprattutto ora.

IO DONNA, IO PERSONA

Sono stata una cover-girl
su riviste per uomini soli
preoccupata di tenere
i seni spinti bene in fuori.
Con un brandy tra le gambe
e una moto dietro la schiena
all'inizio ero felice
poi mi sono fatta pena.
Io donna, io persona
avvilita come un oggetto
come  bambola da letto.
Io non voglio essere schiava
e neppure essere padrona
voglio essere soltanto
una donna, una persona.
Sono stata una madre esemplare
sei bambini da allevare
un aborto ogni due anni
e io zitta a sopportare.
Se il mio uomo mi picchiava
mi ammiravano i vicini
il mio odio ed il mio amore
lo sfogavo sui bambini.
Io donna, io persona
avvilita come un oggetto
come bambola da letto.
Io non voglio essere schiava 
e neppure essere padrona
voglio essere soltanto
una donna, una persona.
Sono stata una vedova austera
sempre forte, sempre nera
sono stata d'esempio per tutti
non uscivo mai la sera
tanti uomini m'hanno cercata
finché in una notte strana
ho aperto la mia porta
m'hanno dato della puttana!
Io donna, io persona
invenduta sulla strada
innalzata come santa.
Io non voglio essere schiava
e neppure esser padrona
voglio essere soltanto
una donna, una persona.


martedì 27 febbraio 2024

ZANDOBBIESI. Lucia Belotti ha gareggiato a Bergamo

 


Domenica scorsa la nostra campionessa Lucia ha gareggiato a Bergamo con la sua squadra. 

Ecco le foto che mi ha mandato sua zia Francesca:
















DON CAMILLO. Quando il cuore è così forte

 



FONTE: bollettino parrocchiale settimanale di Albegno e dintorni.


QUANDO IL CUORE E' COSI' FORTE

Parlando qualche giorno fa con un amico, mi ha fatto questa domanda a bruciapelo: "Sapresti dirmi due caratteristiche che apprezzi di più  nei tuoi parrocchiani e due che aborrisci?".
La risposta mi è venuta di getto senza bisogno di pensarci.
Sono partito dai due atteggiamenti che aborrisco perché preferivo concludere con un  pensiero positivo: aborrisco l'impulsività e la litigiosità. Ma ciò che apprezzo vale molto di più e copre di gran lunga il negativo: l'onestà e la generosità.
L'ho potuto constatare in varie circostanze  e l'ho anche messo in risalto più volte nelle mie riflessioni pubbliche.
Mi commuove ogni volta vedere persone che fanno volontariato nella parrocchia,  farmi la relazione di quello che raccolgono nelle varie iniziative calcolando fino al centesimo con una soddisfazione che la dice lunga sulla voglia di essere utili alla parrocchia, tanto che, a volte, per arrotondare i ricavati con i "rotti" ci mettono di tasca propria o si addossano i "rotti" di una uscita.
Senza parlare di chi compra  a proprie spese il necessario per l'attività in cui si presta.
Purtroppo però, l'impulsività e la litigiosità, facendo più rumore, impediscono di vedere e di valorizzare queste belle qualità.
Basterebbe poco per accorgersi che sotto atteggiamenti scontrosi e impulsivi ci sta una vera e propria passione per il proprio ruolo e il proprio servizio.
Questo aiuterebbe a creare quel clima di collaborazione e di sinergia di cui una comunità ha bisogno più del pane. Certo l'ideale sarebbe riuscire ad eliminare l'impulsività e la litigiosità che ne è spesso la conseguenza: sarebbe una manna! Io spero che questo, prima o poi, sarà la ciliegina sulla torta.
Pertanto partiamo da quello che possiamo apprezzare: scopriamolo senza preconcetti e facciamolo diventare la base della collaborazione e il primo inizio di amicizia.
Mi piace qui ricordare uno degli ultimi episodi di onestà e di generosità.
Un gruppo di volontari che si fanno in cento per la parrocchia, si è messo a disposizione per svuotare e risanare la casa di mio cugino che è morto improvvisamente nel novembre scorso.
Si trattava di un lavoro enorme, viste le condizioni in cui si trovava la casa, e al tempo stesso delicato in quanto in  mezzo alla montagna di tutto che riempiva ogni vano ed ogni angolo, c'erano anche documenti, denaro e cose preziose.
Un lavoro pesante per il volume di ingombranti da setacciare con ogni precauzione e da smistare per separare ciò che poteva avere un certo valore da ciò che era da buttare al macero.
Un lavoro reso ancora più pesante dal freddo, dalla mancanza di luce, di acqua, di spazi liberi per poter sfruttare come logistica...eppure il gruppo ha continuato a lavorare per giorni con armonia e con punte di gioia ogni volta che da quella montagna di scarti usciva qualcosa di utile o addirittura di prezioso: il tutto consegnato e catalogato con rigorosità certosina.
Che belli trovarsi con persone così; saper che ci si può fidare ciecamente gli uni degli altri e che quello che ognuno fa non è per il proprio interesse personale, ma per il bene comune, anche a costo di rimetterci con il mal di schiena o con il raffreddore o con il naso intasato dalla polvere respirata o dall'odore di ristagno.
Quando il cuore è così forte, prima o poi il sangue risana anche le periferie più deboli del carattere.

                                  don Camillo

lunedì 26 febbraio 2024

SALUTE. Taglio del cordone ombelicale

 



FONTE: "il venerdì di Repubblica" del 29/12/23.
Articolo: "Quei due minuti di attesa che salvano i prematuri" (A.S.)

Ogni anno 13 milioni di neonati nascono prima delle canoniche 40 settimane di gestazione, rischiando di andare incontro a deficit psicofisici e, in un milione di casi, alla morte.
per ridurre questi rischi, una delle misure più semplici è ritardare il taglio del cordone ombelicale. Ma qual è il ritardo ideale, visto che oggi le indicazioni variano fra 30 secondi e diversi minuti?
Ha risposto a questa domanda la ginecologa Anna Lene Seidler, dell'università di Sydney, rivedendo 67 studi sul tema, che hanno interessato quasi 10mila casi prematuri.
"Sono arrivata a due conclusioni: la prima è che attendere a tagliare il cordone ombelicale riduce di un terzo il rischio di morte dei prematuri, ma la massima efficacia si ottiene aspettando almeno due minuti.
In secondo luogo, bisogna sapere che questa pratica presenta anche un grosso rischio: i neonati si raffreddano di più rispetto a quelli subito separati dalla placenta, per cui occorre accompagnare l'attesa del taglio a misure per tenere al caldo il bambino, come appoggiarlo al petto della madre e coprirlo con una coperta" dice Seidler.
La ragione per cui questa semplice misura è così efficace è che permette al sangue contenuto nel cordone e nella placenta di aggiungersi a quello del bambino, migliorando la scorta di emoglobina e ferro e aiutando il riempimento di sangue dei polmoni.




giovedì 22 febbraio 2024

SERGIO E IL CALCIO. Alan, una scommessa persa

 



Al ragazzo piace giocare al pallone e ha discrete doti per questo sport.
Cerco quindi di contagiarlo con il "virus calcio" per tenerlo lontano dalle cattive compagnie e interessarlo ad un'attività salutare per lo spirito e il corpo. Il busillis è l'accettazione da parte sua della disciplina e della costante frequentazione agli allenamenti.
Alan inizia bene e nel primo mese si fa trovare puntuale sulla porta di casa quando passo a prenderlo per recarci all'allenamento la sera o alla partita di campionato la domenica mattina.
Poi inizia a saltare qualche appuntamento e la madre, al suono del campanello, appare sulla porta dicendo che Alan non è ancora rientrato oppure, se è la domenica mattina, è rincasato tardi la notte e sta ancora dormendo. Infine il ragazzo non si fa più vedere, senza aver mai manifestato a parole le sue intenzioni.
E' un'altra mia scommessa persa, che tuttavia non mi sono mai illuso di essere di aiuto al ragazzo.
La squadra va male e le sconfitte si sommano: la quinta consecutiva arriva a metà dicembre e causa un altro alterco negli spogliatoi con Marco.
La sera del giorno dopo sono ripreso da Guglielmo, il corpulento segretario, il quale capisce tuttavia le difficoltà in cui mi dibatto. Per riportare l'armonia nel gruppo decidiamo che il prossimo giovedì, dopo l'allenamento, andremo tutti in pizzeria.
E' una serata tranquilla ed i ragazzi, sereni, scherzano sulle disavventure della squadra, promettendo un pronto riscatto nella partita di domenica contro il Paladina.
Vinciamo la partita per 6-0 e gli avversari sono allibiti: erano convinti di affrontare una squadra in disarmo. Poveretti. Non sanno che siamo andati a mangiare una pizza.
La vittoria non risolve tutti i problemi come un colpo di bacchetta magica, ma in seguito otteniamo altri risultati positivi, che ci consentono di terminare il campionato senza altri momenti drammatici.
Dall'inizio di novembre chiedo ogni settimana a don Camillo il numero di adesioni al costituendo GSO  e faccio propaganda tra gli adulti per invogliarli a dare la loro disponibilità, mentre Gabriele e Loris cercano di convincere i ragazzi e i giovani, che militano in squadre esterne, al ritorno. Rosaria continua a essere scettica, ma è nella sua  natura affrontare i cambiamenti con un pizzico di paura del fallimento.
La scheda di adesione prevede la costituzione di squadre di calcio e anche di altri sport: fondamentale è il numero degli iscritti al progetto.
Ma non ho dubbi: nel prossimo campionato calcistico almeno una formazione zandobbiese calcherà i terreni di gioco della provincia.
Arriva Natale e un buon numero di adesioni è stato raccolto. Ancora alcuni giorni e darò inizio alla seconda fase del piano, che prevede una serie di riunioni. Tuttavia don Camillo decide di prolungare ancora di un mese il periodo entro il quale bisogna consegnare la scheda, avendo avuto altre adesioni verbali.
A gennaio, mese di pausa del campionato giovanile, riprende il trofeo Cassera, nel quale abbiamo superato le eliminatorie nel mese di settembre. Ora bisogna disputare il quarto di finale in una partita secca con il Ponte S. Pietro, una delle formazioni più forti della provincia. 
La gara è quasi proibitiva, ma nutro qualche speranza, pur lamentandomi con Pierangelo: "Nella seconda fase del trofeo il sorteggio ci condanna ancora ad affrontare il Ponte S. Pietro, come lo scorso anno. Ho il sospetto che il sorteggio sia pilotato, sfavorendo le piccole squadre come la nostra".
La partita si disputa allo stadio Matteo Legler, il più antico e prestigioso della provincia, dopo lo stadio comunale di Bergamo "Atleti Azzurri  d'Italia".
Malgrado la palese inferiorità negli spogliatoi incoraggio i ragazzi ricordando come anche il piccolo Davide abbia sconfitto il gigante Golia.
Inizia la partita e i trescoresi partono a spron battuto, cercando di sorprendere gli avversari e ........ci riusciamo. Luca, il centravanti, segna un bel gol con un tiro improvviso dal limite dell'area avversaria. Incito i ragazzi a continuare ad attaccare per infliggere agli avversari il colpo del k.o. ed infatti Andrea, la mezzala, colpisce l'incrocio dei pali con un fortissimo tiro scoccato da trenta metri.
Il pericolo corso scuote il Ponte, che incomincia a giocare da par suo. La loro ala sinistra riporta in equilibrio la partita con un tiro al fulmicotone scagliato da quaranta metri. Loris non si aspetta un tiro da quella distanza e rimane fermo come un palo dell'illuminazione senza accennare neppure la parata. Faccio una smorfia di delusione e incito mio figlio ad essere più attento.
Cinque minuti dopo il bomber avversario scende di nuovo velocemente  sulla fascia sinistra e, giunto al limite della nostra area, scarica un altro tiro fortissimo, che si insacca  all'incrocio dei pali alla sinistra di Loris, che, impietrito, abbassa la testa in segno di resa. Io, ingiustamente, lo rimprovero ancora una volta.
La partita termina 5-1 a favore del Ponte S. Pietro, che avrebbe poi vinto il trofeo, ma i primi due gol incassati sono rimasti per molto tempo nella memoria di padre e figlio, il quale sosterrà sempre che i tiri sarebbero stati imparabili anche per un portiere professionista.
Negli spogliatoi riconosco la superiorità del Ponte S. Pietro ed elogio i miei ragazzi per essersi impegnati strenuamente.
"Chissà come sarebbe andata a finire se il pallone scagliato da Andrea, anziché colpire l'incrocio dei pali, fosse entrato  in rete" commenta Pierangelo.

                            continua