mercoledì 31 agosto 2022

STORIE DI VITA DI ZANDOBBIO. Don Emilio Pagani

 

FONTE: libro "Sul filo dei ricordi..." ideato e stampato dal GRUPPO PARROCCHIALE PER LA TERZA ETA' di Zandobbio.




DON EMILIO PAGANI


Si racconta di un celebre prefetto del pretorio dell'imperatore Adriano - siamo nel II secolo d.C. - che, dopo una vita passata tra le armi, non si assentò un solo giorno dal suo ufficio, recandosi al palazzo assai prima dell'alba. All'imperatore che lo esortava a risparmiarsi, una volta che, ammalato, non aveva voluto starsene a casa a riposare, rispose: "Un vero prefetto deve morire in piedi". Così ci piace ricordare don Emilio Pagani, che fu a Zandobbio dal 1970 al 1987, sempre presente nella memoria di tutte le persone che l'hanno conosciuto. Alle giovani generazioni vorremmo segnalare la generosità e l'entusiasmo di questo sacerdote nei 39 anni del suo ministero.
Il Vescovo di Bergamo di quei tempi, mons. Giulio Oggioni, scrisse di lui: "Ricordo don Emilio Pagani sopratutto per la recente Visita Pastorale. Lo sapevo già ammalato ed era da poco uscito dall'ospedale proprio in occasione di questo incontro. Mi ha fatto molta impressione per la sua fede e bontà, e per l'azione pastorale realizzata a favore della sua gente. Lascia quindi a voi parrocchiani di Zandobbio la doppia eredità: quella delle sue parole e azioni parrocchiali e quella del suo esempio. Sono due binari, camminando sui quali potete procedere rettamente e velocemente sulla via cristiana".
Dopo aver ricordato che don Emilio era certamente pronto all'incontro con il Signore, anche se la morte l'ha colto improvvisamente, mons. Oggioni invitava tutti a mantenerne vivo il ricordo. "So che sarà seppellito nel cimitero parrocchiale e sarà, quindi, facile a voi andare alla sua tomba non solo per pregare, ma anche per riudire il suo insegnamento."
Don Emilio fu a Zandobbio dal 1970 al 1987 e nei 17 anni della sua permanenza in parrocchia si prodigò per tutti con impegno e con generosità, nonostante le precarie condizioni di salute.
Nato a Villongo san Filastro il 5 settembre 1923, entrò, nel 1936, nel Seminario di Clusone, da poco aperto per accogliere i ragazzi orientati al ministero sacerdotale. Il "suo" parroco si chiamava don Abele Agostinelli, l'indimenticabile santo sacerdote, originario di Verdello, che lasciò una traccia indelebile nel giovane seminarista e più tardi nel prete don Emilio.
Dopo gli studi filosofici e teologici  nel Seminario Vescovile di Bergamo, fu ordinato sacerdote da S.E. mons. Adriano Bernareggi il 22 maggio 1948.
Nominato vicario parrocchiale a Premolo, fu presente alle esequie del sacerdote martire a Dachau don Antonio Seghezzi, del quale è in corso la causa di beatificazione. A Premolo, fu anche economo spirituale, nel 1953, alla morte del compianto parroco don Tobia Palazzi. 
Nel 1954 fu inviato a Ghisalba come coadiutore per le attività pastorali e in particolare per la formazione dei ragazzi e dei giovani. 
Dal 1957 al 1970 fu parroco di Selino Alto. Nella piccola parrocchia valdimagnina potè esercitare pienamente la responsabilità pastorale, alternandola, nei momenti liberi, con l'impegno della direzione spirituale e della confessione delle religiose.
Erano gli anni del Concilio Ecumenico Vaticano II e don Emilio, seguendo umilmente, come tanti altri sacerdoti bergamaschi, le direttive del vescovo mons. Clemente Gaddi, studiò con profondo impegno i cambiamenti epocali che erano in atto e si dedicò ad una revisione generale dei criteri di azione pastorale. Gli anni di Selino Alto furono intensi, ricchi di esperienze nuove e di studio.
Nell'autunno del 1970 mons Gaddi destinò don Emilio a Zandobbio come vicario adiutore di don Angelo Bosis, al quale doveva succedere come prevosto nella primavera successiva.
A Zandobbio nacquero iniziative che coinvolsero i fedeli in un crescendo di impegno e di collaborazione. Sorse il Consiglio Pastorale cher coordinò le iniziative dei gruppi già esistenti e di qelli di nuova formazione. Una particolare cura don Emilio ebbe per l'Azione Cattolica che rifiorì in tutti i suoi rami, proprio nel periodo in cui più forte sembrava la crisi.
Dovendo procedere al restauro della casa parrocchiale, ebbe, fin dai primi anni '70, il felice intuito di aprirla anche alle attività della comunità parrocchiale.
Nacque proprio nel 1973, come ramo del Gruppo Caritativo  parrocchiale, il gruppo per la Terza età, che don Emilio volle presente nella realtà di Zandobbio e che, divenuto ora Associazione, grazie alla solerte ed instancabile laboriosità del suo fondatore ed animatore  Luigi Barcella, da 30 anni sta dando i suoi frutti per il sollievo delle persone anziane. 
Sofferente da diversi anni, assistito e rincuorato dalla fedele Angelina, don Emilio volle portare con coraggio esemplare la propria croce, fino alla morte.
 "... Ricorderò sempre con tanto amore i miei parrocchiani sopratutto di Zandobbio, oltre a quelli di Selino Alto, di Ghisalba e di Premolo dove ho svolto il mio ministero sacerdotale. Come pure ricordo tutte le buone Religiose che ho incontrato nel ministero al confessionale. Ho cercato di fare un pò di bene: questa è stata sempre la mia intenzione, anche se sono consapevole di non aver sempre dato tutto quello che forse potevo e che gli altri si attendevano da me. Di questo domando perdono al Signore, perché mi abbia ad usare tanta misericordia per le miserie, debolezze e colpe che posso aver fatto. Chiedo perdono anche a tutte le persone che in qualche modo posso aver offeso o deluso nelle loro attese a mio riguardo. E chiedo che non mi abbiano a dimenticare nelle loro preghiere di suffragio. A tutti dico: Arrivederci nella casa del Padre!"
In queste semplici parole del suo testamento spirituale troviamo nitido l'orizzonte concettuale che ha guidato tutta la sua vita.


                                         don Sergio Pagani

martedì 30 agosto 2022

DON CAMILLO. Quando la linea è sovraccarica

 



FONTE: Notiziario parrocchiale settimanale di Albegno e dintorni.

QUANDO LA LINEA E' SOVRACCARICA

Passeggiando di sera nelle vie dei negozi nei giorni scorsi che ho passato al mare, mi è capitato di raccogliere alcune premure di genitori e nonni nei confronti dei rispettivi figli o nipotini.
"Che cosa vuoi tesoro? Che cosa ti piace di più?...C'è anche questo...Guarda che bello".
Di fronte al bambino che annuiva, la conclusione era:
"Te li prendo tutti e due...Sei contento?"
Questo mi ha portato a riflettere su quella tentazione forte di riempire i ragazzi di tutto ciò che a loro piace, e a volte anche di sovraccaricare con l'intento di renderli più contenti.
Credo che la motivazione immediata sia sempre solo questa: renderli più contenti possibile.
In realtà, però, vi è il forte rischio di un risultato diverso: quello dello stordimento o della confusione  che non permettono di godere appieno del bene ricevuto.
Ammesso che la motivazione sia solo quella di veder contenti i figli o i nipoti...
Perché ci possono essere anche motivazioni nascoste meno nobili quali ad esempio l'intento di accaparrarsi la loro simpatia, o di risarcirli dell'attenzione o del tempo mancati, o di sentirsi buoni e generosi, o di convincersi di essere giovani e aperti...
In tal caso il "tesoro" è in realtà solo strumentalizzazione ad uso e consumo proprio dall'adulto che non si rende conto che la linea, quando è sovraccarica, salta.
Forse la mia è una riflessione strampalata che va oltre i limiti del possibile. Succede quando si ha troppo tempo per passeggiare e per pensare.
Meglio così.
                                
                                       don Camillo





sabato 27 agosto 2022

SERGIO. Cerco foto "I TRASFORMISTI"

 




Sto esaurendo la scorta di foto, che mi avete concesso di pubblicare, della rubrica "I TRASFORMISTI".

Lancio l'appello ai vecchi trasformisti di fare altre foto e invito dei nuovi a mettersi alla prova.


venerdì 26 agosto 2022

SERGIO E IL CALCIO. L'allenatore. 2

 



L'inizio della mia esperienza da allenatore non è stata quindi felice. Accantono questa esperienza anche perché negli anni precedenti mi sono sposato con Rosaria e sono nati Gabriele e Loris.
Tuttavia, dopo tanti anni di calcio giocato, sento il bisogno di fare ancora sport e scopro il podismo delle "marce  non competitive", che stanno proliferando in tutta la provincia. 
La strada sterrata di Grena diventa la "mia" palestra e non è raro il caso che alle 6 di mattina percorra di corsa  i 2 km per arrivare alla cappelletta della Tribulina e relativo ritorno per poi, dopo una doccia defatigante, recarmi al lavoro.
Ogni domenica mattina mi alzo alle 7, indosso la tuta e metto nella sacca gli indumenti di ricambio. Dopo una leggera colazione salgo in auto e mi reco al paese dove si svolge la corsa. Ogni domenica un paese diverso. Sono di ritorno verso le 11 e, dopo una rapida e salutare doccia, ci sediamo a tavola e descrivo i luoghi in cui ho corso e le persone con le quali ho parlato amichevolemente. 
Passano alcuni anni e le corse podistiche mi sono entrate nel sangue, come un virus impossibile da debellare.
Le mie corse sulle colline che circondano Zandobbio sono sempre solitarie, essendo l'unico del paese a coltivare questa passione. Ma una sera di aprile, uscendo dal cancello per il solito allenamento, incrocio Piero, cugino di mia madre, che in tenuta sportiva sta correndo. Mi chiede  se può accompagnarmi. Io acconsento contento e decidiamo di fare il giro dei Sommi.
Piero è sulla quarantina e lavora a Milano, sopportando quattro ore di viaggio tra andata e ritorno. Inoltre è un turnista. Durante la cattiva stagione soffre di frequenti raffreddori e la tosse è sempre in agguato. Il medico gli ha consigliato di praticare dello sport. Mi vede qualche volta impegnato nella corsa e così ha deciso di praticare anche lui questa disciplina.
Nasce un'amicizia che coinvolge anche le famiglie. 
Non sempre Piero può allenarsi con me, dato i suoi turni di lavoro, ma alle 7 di ogni domenica mattina saliamo in auto e ci rechiamo nel paese dove si svolge la "non competitiva".
Sopraggiungono i mesi freddi, ma Piero, sul mio esempio, non tronca l'allenamento, che incomincia a procurargli dei benefici, il primo dei quali è la costante diminuzione del peso corporeo superfluo. Anche raffreddore e tosse si tengono alla larga.
Piero scopre di essere un forte podista. Nei primi mesi ha faticato a tenere il mio ritmo di corsa, ma ora sono io che devo impegnarmi a fondo per stargli alla pari. Anzi, in salita mi fa mangiare la polvere.
Poi una domenica mattina, ecco la sorpresa: Pina, moglie di Piero, viene anche lei a fare la "non competitiva". La donna non ha mai corso e quindi si limita a camminare per l'intero percorso. L'esperienza gli piace e dice che verrà anche domenica prossima.
Sette giorni dopo un'altra sorpresa: anche Luisa, amica di Pina e più giovane, si aggrega. Le due donne manifestano il desiderio di iniziare la corsa al piccolo trotto, fin quando le forze le sorreggeranno. Riescono a correre fino a metà percorso  e sono molto contente del loro exploit. Nel ritorno a casa Piero ed io le incoraggiamo ad allenarsi durante la settimana.
Così dopo alcuni mesi di allenamento Pina e Luisa riescono a correre per l'intera gara.

                                          continua





mercoledì 17 agosto 2022

RIFLESSIONI. Bellezza interiore o bellezza esteriore?

 



FONTE: Don Chino Pezzoli # Comunità Promozione Umana su Facebook.

La bellezza esteriore viene ricercata e osannata da tutti, ma è davvero così importante?
Si legge nel Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry: "l'essenziale è invisibile agli occhi". 
In verità la bellezza è un concetto antico, discusso e ritrattato nel corso dei secoli, ma nella società contemporanea ha assunto una particolare importanza, tanto da essere continuamente promossa; esaltata. Peccato che si tratti soprattutto di bellezza esteriore.
Sono pochi quelli che coltivano la bellezza interiore o la speranza che non delude che Dio infonde nell'anima. La bellezza interiore, per chi non lo sapesse, dà senso a questi giorni fuggitivi.


martedì 16 agosto 2022

VIVERE INSIEME. Occhio alle truffe

 

FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" maggio 2022.
Articolo: "Occhio alle truffe" di NICOLETTA MASETTO.

La necessità di trovare un lavoro rende purtroppo le persone facili prede di truffe. Si tratta di inganni che fanno leva sulle speranze di chi sta cercando un'occupazione con il solo intento di "spillare" dei soldi al malcapitato di turno.
In genere si tratta di offerte di lavoro che viaggiano sul web con messaggi accattivanti, invitando, ad esempio, a provare investimenti o a partecipare a meccanismi di vendita con sistema piramidale o multilevel.  Ogni mese la Consob oscura decine di siti di trading non autorizzati o di vendita piramidale che, tra l'altro, è vietata per legge.
Tra le truffe ci sono quelle che fanno leva sull'ambizione a entrare nel mondo dello spettacolo (invito per un provino, a cui segue la richiesta di un corso di formazione a pagamento oppure di un costoso book fotografico) oppure le classiche proposte di lavoro a domicilio (a cui segue, però, la richiesta di acquistare un kit per cominciare la collaborazioe) o, ancora, l'icrizione a un club che nasconde meccanismi di vendita piramidale.
Consigli sempre utili: diffidiamo di chi chiede somme di denaro per iniziare l'attività; leggiamo sempre  il contratto dall'inizio alla fine e, se sottoscritto a domicilio, esercitiamo il diritto di recesso; pretendiamo copia scritta  del contratto, timbrata e firmata dal datore di lavoro; verifichiamo se l'azienda è iscritta alla Camera di Commercio; non firmiamo mai documenti in bianco; verifichiamo sul web  l'esperienza di altri. 
In caso di problemi, reclamiamo sempre per iscritto e, se non si ottiene risposta, rivolgiamoci alle Forze dell'ordine. 

mercoledì 10 agosto 2022

SERGIO E IL CALCIO. L'allenatore. 1

 




Nel post precedente ho dimenticato di parlare dei tornei estivi a 7 giocatori, ai quali partecipavo. Si svolgevano alla sera nei mesi di giugno e luglio ed erano numerosi attirando molti tifosi. Oggi invece sono quasi totalmente scomparsi.
Fin quando non ho avuto la patente di guida mi portava quasi sempre mio zio Mario (qualche volta anche zio Guido e Chico), il mio primo tifoso, ma  anche il mio primo  critico.
Questo zio era il mio preferito e, visitandolo in ospedale qualche giorno prima della sua morte, capendo che sarebbe stata l'ultima volta che l'avrei visto da vivo, in lacrime glielo confessai.
Un altro che mi portava in giro nei  tornei, soprattutto nella provincia di Lecco (Olginate, Olginate Molgora, Calco) era Bellini Walter, compaesano e roccioso difensore di qualche anno più grande. Il giovanotto era molto sveglio e, lavorando in fabbrica a Milano, conosceva molte persone e riusciva a ottenere ingaggi per i tornei estivi. Non gli ho mai chiesto se, oltre al suo compenso, riscuotesse anche il mio. Ero contento di giocare ed inoltre mi ritenevo fortunato di essere uno studente, mentre la quasi totalità dei miei coetanei zandobbiesi erano già al lavoro da qualche anno.  Comunque nei tornei per i giocatori più bravi il compenso era di solito 50 mila lire, ma qualche volta, per le partite più importanti, ci scappava anche un centone.
Chiudo la parentesi, lasciando la narrazione di un episodio accaduto al torneo di Trescore B. nel post SERGIO. Racconti. Quella volta che Gigi Valenti....
Come  ho detto nel precedente post ho appeso le scarpette al fatidico chiodo a 29 anni e inizio quella di allenatore delle giovanili zandobbiesi.
Il presidente mi affida la squadra dei giovanissimi a 11, composta da tre classi di età per raggiungere un numero di giocatori sufficiente.
Arriva ottobre. Inizia il campionato e arrivano anche le prime sconfitte. Alle iniziali disfatte seguono alcune vittorie, seppur rare, ma è cresciuta anche la spavalderia di alcuni ragazzi  nel rifiuto della disciplina.
Mi rivolgo al presidente per avere dei consigli e lui mi risponde che sono problemi miei.
Il sabato pomeriggio la partita vissuta in panchina è per me una continua sofferenza, data la manifesta inferiorità fisica della squadra nei confronti degli avversari.
La più  grande difficoltà è però sul campo di allenamento, dove i pochi ragazzi indisciplinati mettono a dura prova l'affiatamento della squadra stessa, vanificando il mio impegno.
Ma una sera, come il solito, mi trovo in mezzo al campo, in attesa che i ragazzi escano dagli spogliatoi, con il vento gelido di febbraio che mi sferza la faccia: ecco finalmente i ragazzi uscire dagli spogliatoi. E' un coro di risate e in mezzo Giovanni, il più turbolento, vestito solo di un pigiama.
Acclamato da tutti avanza impettito con uno sguardo di sfida. Sono preso da un'ira tremenda, ma riesco  a dominare quella tempesta che ho nel cuore.
Lascio avvicinare Giovanni, che si ferma a pochi passi di distanza e con la mano destra gli indico la strada degli spogliatoi.
Il ragazzo, tutto fiero, gira sui tacchi e ritorna da dove era venuto, accompagnato dall'ovazione dei compagni. 
Quella sera stessa ho dato le dimissioni.
Questa è la mia prima esperienza di allenatore delle giovanili.
In seguito, come vedremo, ce ne saranno tante altre, alcune gioiose, altre sgradevoli, ma in ogni caso significative.

                                      continua