lunedì 31 maggio 2021

SALUTE. ... e ora stringi forte!

 



FONTE: Sportweek #20.
Articolo: "... e ora stringi forte!" di BEBE VIO.

Molto spesso mi chiedono come funzionano le protesi delle mani e io mostro volentieri come siano azionate da due semplici sensori a pressione che si trovano all'interno dell'invaso.
Praticamente, io infilo il moncone del braccio nell'invaso e con il muscolo interno dell'avambraccio faccio chiudere la mano mentre con quello esterno la faccio aprire. Molto semplice.
Anche le mani cosiddette "bioniche" hanno due sensori simili ma molto più belle dal punto di vista estetico, perché si muovono in modo molto armonico, del tutto simile alle mani vere, potendo gestire le dita singolarmente.
Io da alcuni anni sto utilizzando quelle della Ossur e insieme  a loro stiamo cercando di perfezionarle sempre di più. 
Purtroppo sono ancora troppo poche le persone con amputazioni alle braccia che utilizzano le protesi elettriche, perché sono considerate troppo pesanti o scomode o addirittura difficili da utilizzare.
Ma si sbagliano, perché usarle è semplice e ti cambia la vita. Ed è per questo che che quando ho incontrato un bimbo di sei anni all'Arte Ortopedica di Budrio, la nostra ortopedia protesica di riferimento, che provava la sua prima protesi mioelettrica mi sono fermata con lui per insegnargli a utilizzarla.
Domenico è nato senza un braccino, ha sempre utilizzato le protesi estetiche, cioè senza movimento, e ora ha finalmente iniziato con le mioelettriche.
All'inizio è abbastanza  difficile riuscire a gestire i sensori con i muscoli ma Domenico è stato bravissimo e a fine giornata era già in grado di muoverla e afferrare gli oggetti.
Ero veramente emozionata a vederlo provare e mi sono ricordata di quando dodici anni fa   ero alle prese con i miei primi movimenti.
"Apri piano, bravo, e ora stringi forte... bravissimo! Il difficile poi è riuscire a muovere il braccio senza aprire la mano, perché muovi i muscoli, ma vedrai che presto riuscirai a farlo".
Tra qualche tempo sarà in grado anche di gestire la forza della protesi e potrà fare veramente tutto con questa manina. Domenico ora non se ne rende conto ma grazie a questa protesi acquisirà grande autonomia e forza e sarà di grande stimolo e ispirazione per tutte le persone che gli stanno attorno. A partire dalla sua famiglia, che lo segue con molta attenzione e amore, e che sarà fondamentale per continuare a farlo crescere forte e orgoglioso di se stesso. Ora anche con una "arma! in più!

mercoledì 26 maggio 2021

CORONAVIRUS. Sindaca allo stadio

 

La nostra sindaca Mariangela Antonioli, su invito insieme ad un altro centinaio di sindaci e una trentina di parroci bergamaschi da parte della società ATALANTA, ha assistito allo stadio di Reggio Emilia alla finale di coppa Italia ATALANTA - JUVENTUS del 19 maggio scorso, partita aperta per la prima volta durante il periodo del CORONAVIRUS agli spettatori.
Purtroppo non ha portato fortuna.










DON CAMILLO. A colpi di clava

 



FONTE: avvisi settimanali parrocchia di Albegno.

A COLPI DI CLAVA

Mi è  capitato di leggere su Facebook una volgarità davvero meschina riguardo alla Madonna.
Definirla "volgarità" è un eufemismo perché si tratta di affermazioni assolutamente blasfeme che offendono non solo la sensibilità dei credenti, ma anche la dignità della donna e della maternità stessa.
Mi fa pena pensare a chi le ha scritte, perché mi rivelano una mentalità bacata di volgarità e di banalità, avulsa da una qualsiasi sensibilità umana. Buon per lui che pensa di fare cultura così. 
Da noi  fortunatamente c'è libertà di parola e chiunque può dire la sua. Io confido tanto sul buon senso di chi legge o ascolta e che è altrettanto libero di esprimere la sua valutazione.
Mi fa specie, però, che un elemento del genere si erga a paladino dei diritti degli omosessuali. Mi domando: con quale coerenza?
Disprezza, ridicolizza e offende la Fede dei credenti; nelle sue filastrocche definisce esperienza esaltante ammazzare uno "sbirro", stuprare la Moratti e tagliarle la gola mentre...; chiama infami e figli di canii carabinieri e i militari...
Il rispetto degli omosessuali è un sacrosanto diritto e dovere; questo, non perché lo dice dal palco un qualsiasi del genere, ma perché fa parte della dignità e della sensibilità umana che purtroppo ha bisogno ancora di un lungo percorso per essere educata ai valori più elementari (non parlo di quelli della Fede).
Io non so se le parole di questo triste cantastorie saranno ritenute "espressione artistica" in un tempo in cui poliziotti e carabinieri vengono uccisi nel compimento del loro dovere, o in una cultura in cui ci sono psicolabili pronti a lasciarsi influenzare dai proclami più violenti e farneticanti.
Sono solo paradossalmente contento di trovarmi dalla parte di chi è insultato da un tipo del genere. Mi sentirei offeso se lo avessi come difensore.
Essendo io impegnato in campo educativo, come penso lo siano la grande maggioranza dei sacerdoti, dei genitori e degli insegnanti, trovo che uno degli ostacoli più grandi allo sviluppo di un  percorso educativo, sia costituito proprio da chi pensa, come questo individuo, di far crescere l'umanesimo a colpi di clava, facendo leva sull'istinto aggressivo e sulla predisposizione di tanti a "mettersi contro" chi ha il compito di costruire più che di distruggere.
Non aspetto che mi si dia ragione. Ai posteri l'ardua sentenza (dal "5 Maggio" di Manzoni).

                                               don Camillo 


martedì 25 maggio 2021

CORONAVIRUS. Sindaca fuori del comune




Pubblico  di nuovo questo articolo che ho postato il 3 giugno 2020, poiché la magnifica sindaca ANTONELLA ARGENTI (in questi giorni sui media nazionali) è tra i dodici finalisti in corsa per il titolo di MIGLIORE SINDACO DEL MONDO, un premio biennale che vuole onorare i primi cittadini "che si sono distinti in modo eccezionale nel proteggere i loro cittadini dagli effetti della pandemia". 
La proclamazione del vincitore avverrà a fine giugno.
Indipendentemente del risultato finale, elevo un elogio smisurato ad una persona che ha saputo entrare in empatia con i suoi concittadini, capendo i loro bisogni  generati dalla drammaticità della pandemia.  


FONTE: "il venerdì di Repubblica" del 15/05/20.
Articolo: "Quella sindaca è fuori del comune" di ANDREA GAIARDONI.

C'è un piccolo Comune, in provincia di Padova, che sogna di arrivare sul tetto del mondo. Merito della sindaca, Antonella Argenti, che a febbraio ha avuto un'intuizione: istituire l'assessorato alla Solitudine. Perché aveva capito quanto fosse importante garantire un aiuto concreto a chi si trovava smarrito e confuso nell'affrontare l'arrivo dell'emergenza coronavirus.
Così gli anziani di Villa del Conte, 5.600 abitanti, non si sono sentiti mai soli. Spaventati sì, ma non soli. La sindaca li ha chiamati uno a uno. Ha organizzato per loro servizi di domiciliazione (spesa, medicine, ricette). E ha offerto tre numeri di telefono per chiedere qualsiasi informazione, mettendo a disposizione uno staff di nutrizionisti, dentisti, psicologi per consulenze gratuite. Una linea del Comune e due cellulari: uno dell'assessora ai Servizi sociali, Graziella Vigri. L'altro il suo personale.
Questa sensibilità è valsa ad Antonella Argenti, 52 anni, dipendente della Ulss 6 Euganea, una candidatura prestigiosa: è in corsa per il titolo di Miglior sindaco del mondo, il World Mayor Prize 2020, riconoscimento biennale della City Mayors Foundation di Londra, che quest'anno vuole premiare i primi cittadini "che si sono distinti in modo eccezionale nel proteggere i loro cittadini dagli effetti della pandemia".
Al momento i finalisti sono 37, quattordici dei quali europei. In lizza, per l'Italia, ci sono anche i sindaci di Milano (Beppe Sala) e di Bergamo (Giorgio Gori).
Fino a luglio può votare chiunque compilando un modulo sul sito worldmayor.com. Tra i cinque  che rimarranno nella short list,  ad agosto, la commissione sceglierà il vincitore. Nel 2018 il premio era andato alla sindaca di Ancona, Valeria Mancinelli.
"Ma noi con questa candidatura abbiamo già vinto" commenta Argenti, eletta un anno fa con la lista civica di centrodestra "Con voi". "Veniamo da giorni difficili. All'inizio , qui a Villa del Conte, abbiamo avuto un'emergenza importante di contagi, che per fortuna siamo riusciti a contenere. E ci siamo occupati non soltanto degli anziani, io preferisco chiamarli "i nostri saggi", ma anche dei ragazzi sotto i 14 anni, ai quali abbiamo fornito libri e fotocopie per le lezioni a casa, organizzando attività per i più piccoli. Siamo una vera comunità. Se poi dovesse arrivare la vittoria finale sarà festa per tutti".

SERGIO. Il Cammino di Santiago de Compostela

 



Nel maggio del 2011 ho portato a termine il Cammino di Santiago de Compostela. 
Sono trascorsi dieci anni e molta acqua è passata sotto il ponte sull'amato fiume Cherio.
Tuttavia il ricordo del Cammino è ancora indelebile nel mio cervello, ora un po' bacato, ma soprattutto nel mio cuore.
Chi volesse vedere le foto, ho pubblicato quattro post nei mesi di novembre e dicembre del 2013.


mercoledì 19 maggio 2021

RIFLESSIONI. Osare l'impossibile

 

FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" marzo 2021.
Articolo: "Osare l'impossibile" di fra FABIO SCARSATO.

Metà mattina. Davanti al distributore automatico di caffè. Ne abbiamo uno anche qui, alla redazione del "Messaggero di sant'Antonio", tra un ufficio e l'altro, snodo strategico per informazioni e incontri, versione moderna e tecnologica della fontana del paese. Questa volta ci sono solo io. All'inizio , poi purtroppo qualche collaboratrice è nel frattempo giunta, diventando così testimone del fattaccio, che vado in men che non si dica a raccontare nel suo nudo e crudo svolgimento... Mi approccio a quel surrogato di bar anonimo e impersonale e "ordino" un caffè. Che significa, meno poeticamente, estrarre dalla tasca la chiavetta precaricata e infilarla nella fessura apposita. Verificata la disponibilità economica sufficiente a fare l'ordinazione, seleziono sul display luminoso il tipo di bevanda. E il gioco è fatto. Qualche secondo e il distributore partorirà un bicchiere di plastica bollente in mano, con un liquido del colore della bevanda preferita. Di solito funziona.
Di solito funziona. Sennonché questa volta sembra rifiutarsi di esaudire il mio ordine. Estraggo la chiavetta e la rimetto dentro: vuoi mai, magari non l'avevo infilata correttamente. Niente da fare. Provo e riprovo più volte, soffio scaramanticamente sulla chiavetta, pulisco con un dito l'entrata della fessura, ma col medesimo risultato negativo. Sono sicuro di averla ricaricata pochi giorni fa, per cui non ha motivo di rifiutarsi di darmi il dovuto.
A questo punto, quasi per caso, l'occhio mi cade sugli sguardi delle altre persone lì presenti: attoniti e per lo meno dubbiosi. E ci credo: stavo cercando di procurarmi un caffè usando... la chiavetta usb del computer! E' pur vero che le persone non sono intelligenti a tempo pieno, e neanch'io. E che la chiavetta del caffè e del computer erano grandi uguali e per giunta entrambe rosse. Ma qui c'è di che abbondantemente preoccuparsi, ho subito pensato.
Ma, in realtà, mi è venuto in mente anche un episodio francescano. Dove si racconta di quella volta che san Francesco accolse due giovani postulanti, all'eremo di Montecasale.
Desiderando metterli alla prova, propose a entrambi di piantare, seduta stante, nell'orto dei frati un paio di cavoli. Sì, ma a radici in su!
Uno dei due aspiranti alla vita francescana, probabilmente anche esperto ortolano, si rifiutò di compiere un gesto così assurdo e irrazionale, senza senso e letteralmente improduttivo.
Quell'altro, invece, eseguì l'ordine senza fiatare: davanti a lui c'era ora un bel e improbabile cavolo a testa in giù e le radici tese verso il cielo!
San Francesco accolse quest'ultimo, e rimandò serenamente a casa sua il primo.
Non mi sembra che c'entri più di tanto l'obbedienza cieca: è che per stare con Francesco bisognava, come lui, credere possibile l'impossibile, essere disponibili a vedere ciò che ancora non si vede, osare incamminarsi su strade mai percorse prima.
Come dire? Di uno che è convinto che i cavoli si possano piantare solo e unicamente come fino ad adesso si è sempre fatto, e cioè con le radici sprofondate nella terra, di uno così incapace di immaginarsi l'inimmaginabile, Francesco non sapeva che farsene. Meglio, molto meglio, chi sfida buon senso e calendario di frateindovino, tradizioni e consuetudini secolari, scherno e sarcasmo, ed è disponibile a che possa avvenire "altro": di meraviglioso, miracoloso, imprevedibile, inatteso! Perché no? La novità di Dio ha bisogno di questi scarti, di questi deragliamenti, per poter irrompere nella nostra storia.
Ok, forse me la sono suonata e cantata per essere un po' più presentabile. Ma ora riprovo alla macchinetta del caffè. 


martedì 18 maggio 2021

FAMIGLIA. Gli angelici caregiver

 

Per caregiver si intende un familiare che aiuti a titolo gratuito nella vita quotidiana un proprio congiunto non autosufficiente con  problematiche dovute ad anzianità, disabilità o eventuali patologie.

FONTE: "il venerdì di Repubblica" del 7 maggio 2021.
Articolo: "Per i piccoli caregiver tanti compiti, pochi aiuti" di ROSSANA CAMPISI.

VENETO, 11 anni e alfiere della Repubblica: Mattia Piccoli è stato premiato dal presidente Mattarella per la sua condizione di caregiver visto che si prende cura del papà alle prese con un Alzheimer precoce. Gioca, esce con lui. Mattia non è l'unico.
"Esistono caregiver di sei anni, a dire il vero. Servirebbe scoprire queste realtà e non penalizzare i ragazzi magari per le assenze o per un compito saltato" precisa Licia Boccaletti, presidente di Anziani e non solo, una cooperativa di Carpi che si batte per sensibilizzare scuola e politica (giovanicaregiver.it)
Servirebbe anche una mappatura completa visto che l'unico dato, quello Istat, si riferisce ai caregiver fra i 15 e i 24 anni: 169 mila, pari al 2,8 per cento della popolazione di questa fascia.
Ma, stando all'indagine svolta per il progetto europeo Me-We, e coordinato in Italia dalla cooperativa di Carpi, i caregiver sono il 7,3 per cento dei ragazzi e il 6,9 delle ragazze.
"Spesso non svelano la propria situazione. E a scuola c'è solo un protocollo firmato dall'allora ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli come presa d'atto del problema", conclude.
Ma c'è chi si dà da fare. Come Erika Borellini, 25 anni e una laurea in ingegneria elettronica in tasca: aveva chiesto due punti in più nel voto di laurea come riconoscimento per l'assistenza alla mamma colpita da aneurisma. Le servivano per accedere alla specialistica, l'ateneo di Modena glieli ha concessi.