venerdì 15 maggio 2020

ROMANZI. Lo zaino sulle spalle di Loris Finazzi.16


Si mette il pigiama. Non fa caldo in camera sua, anzi fa freddo. Ma a lui è sempre piaciuto così. Lui le odia le case che in inverno puoi girare in pantaloncini e maglietta. Si tira su i pantaloni, ascellari alla Fantozzi. Mette i calzini di lana fatti da sua nonna. Gloriana lo sfotteva sempre per questo suo abbigliamento, gli dava dello sfigato. Ma a lui non importava. Lui voleva essere bello bardato per affrontare il freddo della notte.
Gloriana, chi sfotterai adesso?
Un velo di tristezza cade sul suo volto. Ezio però è forte e lo scaccia.
Basta pensare a lei. Capitolo chiuso. Per sempre.
Si immerge sotto il piumino. Appoggia la testa sul cuscino e crolla in un nanosecondo.
Viene catapultato subito nel sogno.
Il Rosso sta camminando in uno strano edificio, dall'aria familiare.
Il corridoio è semibuio. C'è una lunga serie di porte, tutte chiuse.
Il Rosso ha un flash.
Porca vacca, sono al liceo. Al mitico vecchio liceo! Ma che ci faccio qui?
Sente delle voci all'interno delle aule. Sente la voce della sua vecchia professoressa di italiano ed ha un brivido. Si chiamava Montone. La più cattiva insegnante che avesse mai avuto. Odiava i suoi alunni. Godeva nel farli soffrire.
Ci hai fatto odiare l'italiano, brutta idiota di una donna. Hai segato quattro miei compagni, che non meritavano la bocciatura. E tu godevi, di questo ne sono sicuro!
La Montone sta urlando adesso:
"Silenzio o vi metto una nota sul registro. Ora vi consegno i temi. Devo dire che sono stati molto deludenti."
Il Rosso è davanti alla porta da dove proviene la voce. C'è una targhetta con scritto Terza C.
Ezio non ha voglia di rivedere quella donna. Ma sente una forza che gli spinge la mano verso la maniglia. Lui non può o non tenta di fermarla.
Scricchiolio della porta, nessuno all'interno della classe sembra sentirlo. C'è un bel casino dentro. C'è un ragazzo che urla, con gli occhi stravolti e la voce rauca.
"Lei mi ha messo l'insufficienza solo perché ieri io ero al consiglio di classe. E ho protestato contro il suo metodo di insegnamento. Sono sempre stato bravo nei temi, ed era un  bel tema pure questo. E allora perché mi ha messo quattro?"
Ezio entra in classe. Nessuno sembra vederlo. Il Rosso mette a fuoco la vista e ha un colpo al cuore.
Ma quello sono io! E quelli sono i miei compagni.
La professoressa sta rispondendo all'Ezio diciassettenne. Ha una voce stridula e fastidiosa:
"Se ti ho messo quattro è perché te lo sei meritato. E adesso abbassa quel tono di voce, sbarbato, altrimenti ti mando subito dal preside!"
Il Rosso adolescente è stravolto dalla rabbia. Dà un pugno al banco, il rumore che produce è un tonfo sordo e inquietante. Punta gli locchi decisi su quella donna odiosa e arrogante e le dice:
"Mi mandi pure dal preside, così gli dico una volta per tutte che lei è un insegnante incompetente. E pure stronza, che ci mette i bei voti solo se non protestiamo e le lecchiamo il culo!"
La Montone  accusa il colpo per un attimo. Poi i lineamenti del viso si tirano in un'espressione cattiva, quasi perfida. Con tono gelido sibila:
"Adesso tu vai dal preside. Ti sei appena guadagnato una bella sospensione. Mi hai insultato pesantemente, tu non sai cosa vuol dire portare rispetto a un adulto. Forse perché tuo padre è morto giovane. O forse perché semplicemente sei arrogante. Ora fila fuori dalla classe e vai su dal preside."
Il Rosso venticinquenne osserva la scena in silenzio. Sa già come andrà a finire. Si copre il viso con le mani.
L'Ezio diciassettenne dà un calcio al banco e lo ribalta. Sotto gli sguardi inerti dei compagni di classe avanza verso la professoressa. Ormai è a pochi centimetri da lei. Spinge via la cattedra e si abbassa, muso contro muso con la Montone, che non  trova le forze per alzarsi. Negli occhi della donna non c'è più arroganza, solo paura.
Ezio con una mano le stringe il mento e le guance. Poi sussurra:
"Tu mio padre non lo devi neanche nominare. Se ti azzardi a farlo ancora io ti ammazzo!"
Detto questo, se ne va, sbattendo la porta. Era stato sospeso per tre giorni, Ezio se lo ricorda bene. La Montone aveva fatto di tutto per farlo bocciare a giugno, ma non ce l'aveva fatta. Ezio aveva buoni voti e in più aveva la stima degli altri professori, che si erano opposti con tutte le forze alla sua bocciatura. Ma in quell'occasione il giovane Rosso aveva davvero rischiato grosso.
L'Ezio venticinquenne esce dalla classe senza far rumore. Nessuno l'ha visto, né sentito. Nel corridoio c'è ancora meno luce di prima. Ezio inizia ad aver paura. Inizia a intuire cosà vedrà, se aprirà una ad una tutte quelle porte chiuse.
Devo farlo però. Devo farlo.
L'obiettore prende coraggio. Apre una seconda porta. Poi un'altra. E un'altra ancora.
Vede scene già viste. Già vissute. Situazioni in cui lui aveva perso la calma. In cui la rabbia era fuoriuscita, spazzando via tutti gli argini.
Lui che rincorre quell'idiota di Marcello dopo una gara di corsa campestre. Marcello l'aveva fatto inciampare volontariamente prima del traguardo ed Ezio si era visto sfuggire la vittoria. I giudici di gara non avevano visto niente e il Rosso non aveva capito più niente. Voleva dare un pugno a quel ragazzo perfido. I suoi compagni di squadra della polisportiva Grena l'avevano fermato in tempo.
Lui che veniva tamponato in macchina, per colpa di un gatto che aveva attraversato la strada. Lui che usciva tranquillo dalla macchina insieme ai suoi amici, pronto a fare una constatazione amichevole. Dall'altra automobile scendeva un sessantenne dal volto duro e pieno di venuzze rosse. Probabilmente una creatura da bar. Quello incominciava subito a sbraitare e ad insultarli. A sostenere la tesi che loro avevano inchiodato volontariamente. Era andato avanti per un bel po', finché aveva concluso dicendo:
"Bravo ragazzo rosso. Ce l'hai fatta a fregare l'assicurazione. Di sicuro avevi già il paraurti rotto e hai frenato apposta per fartelo pagare da me. Ma a me non mi freghi, hai capito pezzo di merda?"
Meno male che i suoi amici erano stati lesti a trattenere Ezio, altrimenti avrebbe fatto male a quel sessantenne ubriacone.
Lui che diciottenne ai tempi del cre, il centro ricreativo estivo, che la Parrocchia di Grena organizzava tutte le estati, faceva l'animatore. Era un lunedì di metà luglio, i ragazzi erano andati in trasferta in un paese vicino, per fare un gemellaggio. In quella giornata non mancavano le sfide sportive. Quella a cui tutti tenevano di più era ovviamente quella di calcio. Nella partita la squadra di Grena stava dando spettacolo. Ezio gongolava, lui era il mister. All'inizio del secondo tempo un avversario fa un brutto fallo su Michele, il trequartista di Grena. Il ragazzino di seconda media era piccolo e sottile come un grissino, ma dotato di un talento da far paura.
Michele si era avvicinato alla panchina per farsi medicare la vasta sbucciatura, che si era procurato sbattendo il ginocchio sulla dura sabbia del campo.
Ezio l'aveva rincuorato e gli aveva detto:
"Dai, non l'ha fatto apposta a farti il fallo. Adesso comunque rientri e gli fai un altro goal, ok?"

Il ragazzino aveva sorriso ed era tornato tra i ranghi zoppicando.
Poi c'era stato  ancora un altro brutto fallo su di lui. E subito dopo un altro. Fino ad arrivare al punto che ogni volta che il ragazzo toccava palla un avversario lo randellava sistematicamente.
L'arbitro, un animatore del paese ospitante, non aveva né ammonito né espulso nessuno. Un vero schifo.
Ezio era sempre più agitato in panchina. Il formicolio alle mani era diventato insopportabile.
Quando,  verso la fine della partita, sentito Michele urlare di dolore per l'ennesimo fallo subito, era corso in campo e aveva dato uno spintone all'arbitro.
Quello aveva perso l'equilibrio ed era caduto a terra. Da lì si era scatenata una maxi rissa in cui erano stati coinvolti tutti i giocatori e la maggior parte degli animatori.
Dopo un buon quarto d'ora gli animi si erano placati. Erano intervenuti i due preti, super arrabbiati, che avevano chiamato a rapporto tutti gli animatori. Il Rosso non si sarebbe più dimenticato la faccia delusa di don Camillo, l'allora parroco di Grena. Fissandolo negli occhi gli aveva detto:
"Con te, Ezio, farò i conti questa sera all'oratorio. Hai diciotto anni, ma certe volte regredisci allo stato di un bambino."
Il Rosso aveva abbassato lo sguardo e aveva mugugnato:
"Va bene, don."

Consapevole che le parole del prete erano pura verità.
Il Rosso venticinquenne richiude la porta. Il corridoio è sempre più oscuro. Ma il ragazzo sa che al di là del buio ci sono altre porte. Pronte a dischiudere le dimensioni della sua infinita rabbia. Ezio non se la sente di aprirne altre. Non vuole rivedersi nel sul lato peggiore. Gli viene da vomitare. E da piangere. Incomincia a correre, veloce come una saetta. Ci vede poco, sembra notte là dentro, ma lui corre lo stesso. Il corridoio sembra non avere fine, ma lui continua a correre.
Dio, ti prego. Fammi uscire da questo posto.
Il Rosso corre come un pazzo e non sente la fatica. Vede una luce verde in fondo, indica un'uscita di sicurezza.
E' l'uscita!
Ezio fa un ultimo sforzo ed aumenta ancora la velocità. Arriva lanciatissimo alla porta. Fa appena in tempo a vedere il maniglione anti-panico e con un gesto felino lo schiaccia. La porta si apre e lui perde l'equilibrio.
Si ritrova fuori, con la faccia a terra. Lì non è per niente buio. Anzi c'è una bella luce. Ezio la percepisce anche con gli occhi chiusi. Tira su la faccia per capire dov'è finito.
Ma è un posto bellissimo! Guarda quanto verde!
Si siede, si guarda intorno e si rende conto che il vecchio edificio del liceo non c'è più. Al suo posto un fiume. L'acqua è pulita e delle anatre ci sguazzano dentro.
Dove è finita la mia scuola? Come ha fatto a sparire così?
Forse dovrebbe avere paura, ma il Rosso sente che lì non gli può succedere nulla di cattivo. Lì l'aria è buona. E la luce è limpida. Alza lo sguardo e riesce a vedere lontano, come nelle migliori giornate di fine settembre.
Adesso seguo il letto del fiume. Vediamo dove mi porta.
Il ragazzo si rialza. Sente uno strano peso dietro la schiena. E' il suo zaino, il suo vecchio e logoro zaino del liceo.
Ma prima, dentro la scuola, non ce l'avevo. Sono sicuro! Com'è che adesso me lo ritrovo sulle spalle? Cosa sta succedendo?
Nonostante tutti questi pensieri Ezio non è spaventato.
Va bene tutto. Alla grande.
Incomincia a camminare. Sente le gambe girare bene, il passo è buono. Il fiume scorre tranquillo. In certi punti è profondo e si intravedono molti pesci.
Ma questo fiume ha un'aria famigliare. Dove l'ho già visto?
Ormai cammina da tre quarti d'ora. Non ha incontrato nessuno! Solo prati, alberi e una strada sterrata che si inerpica poco sopra il letto del corso d'acqua. Per Ezio è un sogno. Lui un paesaggio così l'ha sempre desiderato. La natura allo stato puro, senza le ferite inferte dalla mano dell'uomo.
Sente un rumore dietro di sé. Si gira e lo vede. Spunta da un boschetto di querce lì vicino. A grandi falcate raggiunge Ezio.
E' il cane che hanno abbandonato ieri!
Ezio sorride. Si inginocchia e lo chiama a gran voce:
"Vieni qua, bel lupone!"
Il cane gli si butta tra le braccia. Lo lecca dappertutto. Gli mette le zampe sulle spalle. Il Rosso perde 'l'equilibrio e si fa sovrastare da quell'ammasso peloso.
Vorrebbe avere il potere di fermare il tempo. A terra sdraiato con un cane che gli fa le feste, la rabbia bastarda lontana e innocua.
Dopo pochi minuti si tira su. Sente che deve andare avanti. Deve finirlo quel viaggio. Se lo sente dentro.
"Vieni con me, bel cagnone. Accompagnami, che non conosco la strada."
Il cane gli si affianca e insieme proseguono.

Camminano da molto tempo ormai. Ezio non ha l'orologio e non sa quantificare.
Saranno due ore. Stiamo camminando da due ore e non mi sento per niente stanco. Qua c'è qualcosa di magico.
Nel tragitto ha visto di tutto. Lepri, fagiani, volpi, pecore, mucche, scoiattoli e tanti altri.
Camminano tutti tranquilli, in perfetta sintonia. Un cinghiale addirittura si era affiancato al cagnone e l'aveva annusato. Ezio era rimasto colpito molto.
Sto vedendo un sacco di animali, ma gli uomini dove sono finiti?
Il fiume vira a sinistra. Il Rosso segue la curva e vede una strana costruzione. Una piccola torre di mattoni, diroccata. Ezio sorride e si abbassa ad abbracciare il cane. Urla con tutto il fiato che ha in gola:
"Io questa torre la conosco! Si trova di fianco alla pista ciclabile di Grena! E questo è il fiume Cherio! Siamo vicini al mio paese, lupone!"
Il ragazzo inizia a correre, felice. Il cane gli sta dietro. Il Rosso decide di salire sulla strada sterrata.
Almeno mi porterà direttamente al paese. Ma dove sono le case?
Corre per un po'. Case non ne vede. Solo pinete e boschi di castagni. Le colline di Grena le riconosce, laggiù in lontananza.
Mi sa che ho fatto un salto indietro nel tempo. Come minimo di duecento anni!Ezio è affascinato da Grena così pura e allo stato selvaggio. Corre veloce ora, ma non sente la fatica. Anche il cane accanto a lui non dà segni di cedimento.
Finalmente vede una casa. E' una vecchia cascina, molto bella, di quelle con il portico e con il terrazzo.
Adesso entro e chiedo informazioni.
Non ha bisogno di entrare però. Né di chiedere niente. Dalla porta esce un'anziana signora, avrà più o meno ottant'anni. In testa porta un bel foulard azzurro. Guarda Ezio con i suoi begli occhi scuri e gli dice:
"Viene qua bel giovanotto, sarai stanco di correre. Adesso siediti sotto il portico che ti porto qualcosa da bere."
Il Rosso accetta subito. Quella donna gli piace, gli ispira fiducia. Si toglie lo zaino e si siede su una panchina e il cane si sdraia di fianco a lui.
Qualche minuto dopo ritorna dalla cucina la signora, portando due caraffe belle piene.
Con la sua voce profonda esclama:
"Ti ho preparato una bella limonata. E io ti farò compagnia, è tutto il giorno che lavoro nei campi e ho proprio bisogno di una pausa."

L'anziana si siede accanto a lui. Gli porge la limonata:
"Tieni giovanotto, ne hai bisogno. Io lo so che oggi hai camminato tanto."
Nel porgere la caraffa gli sfiora la mano. E' una frazione di secondo, ma al contatto di quella mano segnata dal tempo Ezio sente come una scossa. Una sensazione di benessere gli si diffonde in tutto il corpo.
Cosa mi sta succedendo? E chi è questa donna? Come fa a sapere che ho camminato tanto?
Nonostante tutte queste domande il ragazzo non ha paura. Si fida della signora. Si fida dei suoi occhi buoni e delle rughe che le caratterizzano il viso. Sta bene su quella panchina e forse non vorrebbe più alzarsi.
La donna lo sorprende:
"Ragazzo mio, certo che devi alzarti. Adesso finirai la limonata e poi dovrai andare in chiesa. Oggi c'è la messa e mi hanno detto che tu dovrai essere presente."
Ezio si gira verso la donna, la guarda negli occhi.
Mi ha letto nel pensiero! Dove sono capitato?
L'anziana sorride con la bocca e con gli occhi. Sussurra:
"Non avere paura. Tu sei un giovane fortunato e sei capitato in un posto dove la paura non esiste."

Il Rosso risponde al sorriso. Stringe la mano alla donna e poi si abbassa ad accarezzare il cane. In lontananza sente arrivare dei canti. Sembrano cori religiosi.
La donna dice:
"Stanno arrivando i fedeli. Appena giungeranno davanti alla mia cascina tu dovrai unirti a loro. Preparati ragazzo mio, non lasciarti sfuggire questa chiamata."

Ezio si alza subito, deciso.
Se questa donna mi dice che devo andare in chiesa, io ci andrò.
Si carica lo zaino sulle spalle e si gira verso l'anziana.
Le prende le mani callose e la bacia su una guancia. Poi sussurra:
"Grazie. Spero di poterla rivedere un giorno."

La donna si apre in un grande sorriso e dice:
"Non ti preoccupare. Io e te ci rivedremo di sicuro. Avverrà tra molti anni, ma ti assicuro che ci rivedremo. Adesso vai, i fedeli stanno arrivando."
Il Rosso si dirige verso la strada sterrata. I canti religiosi sono sempre più forti. Da una curva poco più avanti spunta un gruppo compatto di persone. Ci sono donne, anziani, bambini. Si accorgono di Ezio e tutti sorridono. La bambina che sta davanti a tutti lo invita con un gesto della mano a unirsi a loro. E' bellissima: occhi azzurri, riccioli biondi, sorriso dolce. Un angelo.

Il Rosso entra nel gruppo e si sente subito a  suo agio. Quella gente è buona, se lo sente dentro. Lo capisce dagli occhi.
Guarda che occhi buoni hanno tutti! Non devo temere niente!
Il viaggio a piedi dura mezz'ora. Ezio si unisce ai canti e ogni tanto  accarezza la testa pelosa del cane, che ormai è la sua ombra.
Il ragazzo si guarda in giro e riconosce i tratti caratteristici di Grena. Sono le case, però, a mancare. Ci sono solo poche cascine. Immerse nei vigneti, nei campi di grano, nei boschi. Niente zona industriale, niente camion e macchine, niente smog e rumore.
Solo verde e silenzio.
Un paradiso.
Arrivano davanti a una piccola chiesa. C'è un piccolo spiazzo d'erba davanti, con un cipresso a fare la guardia.
Il Rosso la riconosce subito.
Ma questa è la chiesa della Madonna della Neve!
Al ragazzo è sempre piaciuto quel posto. Lì era andato a messa il giorno prima della sua laurea e lì aveva trovato la tranquillità necessaria. Quel posto aveva il potere di calmarlo.
Se un giorno mi sposerò, spero di poterlo fare qua.
I fedeli stanno entrando in chiesa. Ezio dà un ultimo sguardo alle colline che circondano quel piccolo posto incantato e poi entra. Il cane si è sdraiato nell'erba a fare un pisolino.
Dentro fa fresco, si sta bene. I posti sembrano tutti occupati.
Non fa niente. Starò in piedi.
Poi li vede. Sono proprio loro! Corrado e Aristide! Ezio vorrebbe piangere di gioia. Il capellone lo vede e sorride. Gli fa segno che c'è un posto libero, proprio in mezzo a lui e Aristide. Il Rosso va a piazzarsi proprio lì. Il ciccione in carrozzina scoppia a ridere. La sua solita risata contagiosa. Poi gli molla un pizzicotto sul sedere. Ezio lo accarezza sulla testa e gli dà una sberla sul collo. Aristide ride ancora più forte.
Anche Corrado è contento. Il Rosso sussurra:
"Oggi ho vissuto la giornata  più strana e bella della mia vita. Ho camminato tutto il giorno in mezzo alla natura e ho visto un sacco di animali in giro liberi. Non ho visto neanche una macchina, né un palazzone o una fabbrica. Solo alberi e prati! Questa è Grena come l'ho sempre sognata! A proposito, che ci fate qua tu e Aristide?"

Il capellone mette una mano sulla spalla dell'amico e gli dice:
"Ho dovuto spingere Aristide per tanti chilometri. La strada era tutta sterrata e io ho le gambe e le braccia distrutte dalla fatica. Ma non m'importa, perché oggi celebrerà la messa una persona molto speciale."
Il Rosso sente un brivido. Dentro di sé se lo sentiva già dal mattino che oggi avrebbe dovuto vedere qualcuno di importante. Adesso è giunto il momento. Con un filo di voce chiede:

"Chi celebrerà la messa?"
Corrado punta i suoi occhi di ghiaccio in quelli dell'amico. Con la sua voce profonda e limpida risponde:
"Preparati, caro Ezio. Oggi vedrai il Nazareno. E' venuto apposta per te."
Il Rosso crede subito alle parole del capellone.

Ma perché proprio io? Perché hai deciso di incontrami, mio Signore?
Improvvisamente si sente il suono di una chitarra. La gente ricomincia a cantare. Ma è una canzone diversa rispetto alle altre, non è religiosa.
CON LA RABBIA CI SI NASCE O CI SI DIVENTA
TU CHE SEI UN ESPERTO NON LO SAI?
PERCHE' QUELLO CHE TI SPACCA TI FA FUORI DENTRO
FORSE PARTE PROPRIO DA CHI SEI
Ezio la riconosce subito.  Una  delle sue canzoni preferite. Le gambe gli diventano molli, è costretto ad appoggiarsi al banco che ha davanti. Corrado gli stringe un braccio e lui si sente subito meglio.
Ma questa è una canzone del Liga. Perché la cantano qua in chiesa?
Ma in fondo lo sapeva. Quella canzone parlava di lui. Del suo grosso problema.
Dalla sagrestia escono due chierichetti, sono grandi rispetto al solito, avranno diciassette, diciotto anni. Uno dei due regge il turibolo dell'incenso. Il fumo sale denso verso il soffitto e il suo odore intenso penetra nelle narici del Rosso. A lui l'odore dell'incenso è sempre piaciuto, gli ricorda l'infanzia.
Quanto ero piccolo quando facevo il chierichetto. Il turibolo lo reggevo a malapena.
Le note e le parole della canzone riempiono la piccola chiesa.
METTI IN CIRCOLO IL TUO AMORE
COME FAI CON UNA NOVITA'
COME QUANDO DICI SI VEDRA'
Ezio è elettrizzato. Il suo sguardo è fisso sulla porta della sagrestia. Da lì  è appena uscito un uomo alto, vestito di una tunica azzurra. E' un azzurro bellissimo, il colore del cielo in una giornata di primavera. L'uomo avanza proprio verso il Rosso ed è preceduto dai due chierichetti.
Mi sta guardando! Perché proprio me?
TI SEI OPPOSTO ALL'ONDA
ED E' LI' CHE HAI CAPITO
CHE PIU' TI OPPONI PIU' TI TIRA GIU'
I due chierichetti si sono aperti adesso. Il Nazareno viene avanti  ed è vicino al Rosso ora. Ezio si sente svenire. Osserva i lunghi capelli dell'uomo che gli sta davanti. Sono neri e lucidi e finiscono con dei morbidi boccoli. Osserva i bei tratti del viso, che emanano bontà. Osserva la corta barba, che lo rende ancora più bello.
Poi Ezio si perde nei suoi occhi. Sono occhi blu, come non ne ha mai visti. E' un blu limpido.
Sembra il colore di un lago di montagna. Non ho mai visto un colore così bello.
HAI CERCATO DI CAPIRE MA NON HAI CAPITO ANCORA
SE DI CAPIRE SI FINISCE MAI
HAI PROVATO A FAR CAPIRE CON TUTTA LA TUA VOCE
ANCHE SOLO UN PEZZO DI QUELLO CHE SEI
Ezio inizia a piangere. Come se gli si fosse aperto un torrente nel cuore. Davanti a lui c'è Gesù e lui si sente piccolo. Meschino. Senza volontà.
Perché è qui da me? Non sono altro che un ragazzo in balia della rabbia. Sono solo un poveretto in cerca di qualcosa.
Le lacrime non si fermano. Il Rosso inizia addirittura a singhiozzare. Si sente un grosso buco nello stomaco e vorrebbe solo dormire. E non pensare più a niente.
Sente una mano che gli tocca il mento. Glielo solleva. E' la mano del Nazareno. La sua mano è molto calda e un calore rassicurante inizia a diffondersi nel giovane corpo di Ezio.
"Guardami, Ezio. Non devi temere niente. Oggi sono venuto per te e tu non devi piangere. I miei occhi vogliono vedere solo gioia e sorrisi".
Il Rosso lo guarda. Si perde di nuovo nei suoi occhi colore dell'acqua. Il buco nello stomaco non c'è più adesso. C'è solo calore. E forza.
"Perché parli con me, Gesù? Io non ti merito. Avrei potuto fare tante cose, ma non ho mai concluso niente. E' arrivata sempre la mia rabbia a rovinare tutto. Ti prego Gesù, vai via. Non perdere tempo con un perdente come me."
I fedeli cantano ancora. L'aria della chiesetta è satura delle loro voci.
METTI IN CIRCOLO IL TUO AMORE
COME QUANDO DICI PERCHE' NO
COME QUANDO DICI NON LO SO
Il Nazareno prende tra le sue mani il viso di Ezio. Il calore è sempre più forte. E' una sensazione bellissima, il Rosso sta bene adesso.
"Per me non esistono né vincenti, né perdenti. Per me esistono solo persone. E tu sei un bravo ragazzo. Oggi non hai tirato quel sasso contro la macchina. E io lo so che d'ora in poi riuscirai a non scaricare la tua rabbia sugli altri. Devi solo avere fiducia in te stesso."
Ezio sorride. Il suo volto è bello quando si apre in un sorriso.
Il Nazareno continua:
"Oggi hai camminato tanto. Hai visto il tuo paese come era una volta. Riempiti la mente di quello che hai visto, così ci ripenserai quando sei triste. Io ti ho aspettato qui, alla Madonna della Neve. Sapevo che saresti arrivato. Il tuo carattere forte usalo sempre. Nella direzione giusta però."
L'uomo dai capelli lunghi e lucenti si china in avanti e bacia Ezio sulla fronte. Il Rosso sente la pelle come bruciare, ma non sente dolore. La forza che si irradia nelle sue vene è devastante.
Grazie Gesù. Con te vicino non avrò mai paura di niente. Neanche della mia rabbia.
Non si è mai sentito così in vita sua. Adesso potrebbe anche morire, che non cambierebbe niente.
Saluterebbe il mondo da ragazzo felice.
La sua gioia è talmente forte che le lacrime tornano a solcargli il viso. Vorrebbe abbracciare tutti, cominciando da Aristide e Corrado.
Ti prego Nazareno, fermati un altro po' con me.
Ma quell'uomo buono si è girato e si sta dirigendo verso l'altare.
METTI IN CIRCOLO IL TUO AMORE
METTI IN CIRCOLO IL TUO AMORE
METTI IN CIRCOLO IL TUO AMORE.

"Ezio, svegliati! Ma perché stai piangendo?"
Il ragazzo apre gli occhi e si trova davanti sua madre Luciana. Ha l'aria preoccupata.
Ma sono nella mia stanza. E' stato un sogno!
Il Rosso si alza sui gomiti. La madre gli chiede:
"Hai avuto un incubo?"

"No, mamma. Ho fatto  il più bel sogno della mia vita."

21 GIUGNO 2007, ORE 14:00
E' finita.
Dodici mesi volati via in un soffio.
Corrado si gode in pieno l'atmosfera di festa che regna nella stanza. E' la loro festa di addio. Lui ed Ezio oggi saluteranno tutti, pronti a spiccare il volo nella vita adulta.
Il capellone si guarda in giro, osserva con cura la stanza del Centro Terre di Mezzo. Sui muri campeggiano i poster che hanno attaccato lui e il Rosso. Affiancati uno all'altro ci sono quelli del Brescia e dell'Atalanta. C'è quello dei Simpsons, con tutti i personaggi della serie. C'è la locandina di quel film bellissimo che i due obiettori erano andati a vedere insieme a Zoe e Mara. Si intitolava "Il vento fa il suo giro" e parlava di tolleranza, o meglio della poca tolleranza della gente.
Qua invece sono stati subito tolleranti con noi. Sin dal primo giorno che siamo arrivati io e il Rosso. Qua ho trovato il mio ambiente ideale. Qualunque cosa proponessimo io ed Ezio veniva subito accolta con entusiasmo. Abbiamo dato una scossa a tutto il centro, serviva soltanto una boccata di gioventù.
Corrado incrocia lo sguardo di Patrick. C'è un sorriso sulla sua bocca, ma i suoi occhi hanno un velo di tristezza. Il capellone toglie subito lo sguardo perché gli viene da piangere. Prova una tale ammirazione per quell'uomo che vorrebbe correre ad abbracciarlo.
Caro Patrick sei un grande. Mi sarebbe piaciuto avere un fratello come te, il fratello che non ho mai avuto. Insieme a te avremmo potuto combattere tutte le cazzate che ha combinato mio padre.
Ieri il coordinatore gli aveva fatto una proposta. Molto seria. Aveva detto:
"Ti va di restare a lavorare al centro? L'ho chiesto anche a Ezio. Vivrete nell'appartamentino dove siete adesso. L'unica cosa che vi chiedo è di iscrivervi a Scienze dell'Educazione. Ma non importa quanti esami darete all'anno, ve la potrete prendere con molta calma. I ragazzi hanno bisogno di due educatori come voi. Da quando siete arrivati è cambiato tutto."

Corrado aveva avuto un attimo di esitazione. La tentazione di accettare era forte.
Perché no? Questa ormai è la mia casa.
Era durata solo un secondo però. Poi nella sua mente si era formata l'immagine della mulatta che amava. Della sua Zoe. Aveva risposto:
"Mi dispiace Patrick, ma ho già deciso. Settimana prossima parto e vado in Francia. Una parente di Zoe ha un ristorante e mi ha proposto di fare il cameriere. Più avanti magari salterà fuori un  posto di professore di italiano, lo spero almeno. Ma per adesso non mi importa il lavoro che farò, l'importante è raggiungere Zoe. So che devo farlo! Se non vado in Francia una parte di me morirà."
Patrick gli aveva messo una mano sulla spalla. Il suo tocco era delicato. Con gli occhi lucidi aveva sussurrato:
"Vai, non pensarci, vai in Francia. Se non lo fai, lo rimpiangerai tutta la vita."

Negli occhi del coordinatore c'era comprensione, ma anche un velo di tristezza. Come se lui stesso una volta si fosse lasciato sfuggire un'occasione simile. Come se lui stesso una volta non fosse riuscito a salire sul treno giusto, quello che passa una sola volta nella vita.
Poi quell'uomo  lo aveva  abbracciato e lo aveva ringraziato.
"Grazie di tutto, capellone. Sei un ragazzo come pochi. Con la tua calma sei entrato nel cuore dei disabili e degli educatori. Continua così e la vita ti sorriderà. Sempre."
Corrado era scoppiato a piangere. Senza freni. E Patrick lo aveva lasciato fare, senza alcun imbarazzo. Quell'uomo era speciale e a Corrado dispiaceva perderlo. Aveva smesso di piangere, si erano guardati e si erano stretti la mano. Come due gentiluomini di altri tempi.
Ora Cesare gli si sta avvicinando. Indossa come al solito la sua eterna tuta del Verona. Gli occhi azzurri del ragazzo si incastrano in quelli di ghiaccio dell'obiettore. Il capellone osserva i suoi baffetti da sparviero.
Cesa gli dice: "Perché te ne vai?"
E' una domanda seria, che sottintende una risposta profonda. Il ritardo mentale del ragazzo in quel momento sembra non esistere.
Corrado sa che deve dare una risposta che soddisfi pienamente il ragazzo.
"Me ne vado, caro Cesare, perché so che devo andare. E' la cosa giusta da fare. E' la cosa che sento mia."
"E dove te ne andrai?"
"Me ne vado in Francia, dalla mia Zoe. Te l'ho presentata una volta, non ti ricordi? Mi hai fatto anche i complimenti! Per una così pensi che valga la pena di partire?"
"Se è per lei, fai bene a partire! Però torna qualche volta, così andremo insieme a vedere il Verona!"
Certo che tornerò, Cesare. Questo è un posto magico e io ho bisogno di tutti voi.

Ezio ha un nodo allo stomaco che non riesce a sciogliere. Ma non vuole darlo a vedere, è un momento di festa e si impone di sorridere. Ha trascorso dodici mesi fantastici e vorrebbe che non fossero già finiti.
Chi l'avrebbe mai detto? Io che prima di qua non avevo mai conosciuto un disabile. Anzi mi facevano un po' paura. Chissà perché poi. Guarda Aristide, come si fa ad avere paura di un personaggio così?
Aristide non lo molla un attimo. E' lì con la sua carrozzina, incollato alle gambe del Rosso. Lo sta bombardando di scherzi, ma sul suo volto c'è un velo di malinconia. Si rende conto che il suo obiettore preferito domani non farà più parte del Centro Terre di Mezzo. Con la sua mano tozza tocca quella di Ezio, poi gliela avvolge in una stretta calorosa.
Il bergamino sente il  contatto con Aristide, si gira verso di lui e sorride. Si inginocchia e lo guarda dritto negli occhi. Aristide pianta i suoi occhi marroni nei suoi. E' uno sguardo che rimprovera, forse. Sembra dire "perché te ne vai?" Ezio con la mano libera accarezza la guancia del ragazzo. Sente il duro della barba che sta crescendo e l'umidità di un leggero strato di sudore. Il nodo allo stomaco lo sta tormentando. Le lacrime spingono dentro gli occhi, ma con uno sforzo estremo riesce a trattenerle. Dice piano:
"Non essere triste, Aristide. Troverò il tempo per venirvi a trovare. E poi magari verrà un altro obiettore al mio posto e tu gli romperai le palle con i tuoi scherzi. Volevo ringraziarti. Sei stato tu il primo che ha accolto me e Corrado in questo posto. Ti ci hai aiutato a sconfiggere le nostre paure iniziali. Mi mancherai, ciccione che non sei altro! Mi mancherai davvero!"

Al Rosso viene un magone devastante. Lui che avrebbe dovuto consolare Aristide, si ritrova a dover essere consolato. Aristide gli mette una mano sulla testa e lo accarezza. Se ne stanno così per un minuto buono, finché l'obiettore riesce a calmarsi.
Ezio si rialza. Qualcuno ha messo sullo stereo la musica dei Green Day. I ragazzi ballano allegri e a lui torna un sorriso che rende bello il suo viso. Carla lo guarda e sorride anche lei. Per un attimo lascia la compagnia di Pierangelo,  ormai il suo uomo, e si avvicina al Rosso.
Il bergamino ripensa allo strano rapporto che è riuscito ad instaurare con quella donna. Sin dai primi giorni lei si era aperta con lui. Si era confidata, gli aveva aperto il cuore. Da allora era stato uno scambio reciproco di confidenze. Da allora si erano dati una mano nei momenti neri.
Adesso la donna gli sta parlando. Con un filo di voce sussurra:
"Finalmente ti sei tolto quella faccia triste. Sei bello quando sorridi."
"Sono contento per come vanno le cose tra te e Pierangelo. Siete proprio una bella coppia."
"E' anche grazie a te che ho trovato un uomo da amare. Sin dal primo giorno che ci siamo conosciuti, sei stato disponibile con me. Non hai avuto paura della mia faccia burbera e dei miei cambiamenti di umore. Ti voglio bene Ezio. E mi dispiace un casino che te ne vai. Ti prego resta. Accetta la proposta di Patrick!"

Non dirmi così, ti prego Carla.
Ci aveva pensato seriamente alla proposta del coordinatore. Ma sa benissimo che il suo posto è a Grena. Don Gianluca gli ha chiesto di allenare i ragazzi della squadra di corsa campestre e lui gli ha detto subito sì. Grena è nelle sue viscere e lui sa che è proprio lì che costruirà la sua nuova vita.
Ora ho capito perché sono arrivato a Verona. Insieme a Corrado. Sono arrivato qua per diventare un uomo. Forse non lo sono ancora del tutto, ma mi sento meglio. Grazie ai disabili, agli educatori, a Patrick, a Corrado. Dopo tanto tempo finalmente mi sento bene!
Gli viene in mente il sogno. Sono passati più di tre mesi ormai. Il sogno più bello della sua vita. La chiesa della Madonna della Neve, quell'uomo dai lunghi capelli che lo rassicurava e gli diceva che tutto andava bene.
Da allora tutto era filato liscio. C'erano stati momenti critici, in cui aveva rischiato di farvi vincere dalla rabbia. Ma il Rosso si era fermato un attimo prima, aveva ripensato a quell'uomo dagli occhi blu ed era riuscito a calmarsi.
Niente più formicolio alle mani.
Niente più vista che si annebbia.
Niente più urla isteriche.
Ezio ha finalmente dato una svolta alla sua esistenza. Questo lo sa. E di questo si sono accorte anche tutte le persone che gli vogliono bene.
Aristide gli ha ripreso la mano. Gli altri continuano a ballare, al ritmo dei Green Day.
Magari a settembre lavorerò in una scuola, come supplente. Speriamo.
L'idea di fare il professore di educazione fisica lo elettrizza. E' da una vita che sogna quel momento e tra pochi mesi potrebbe avverarsi. E' anche consapevole, però, che trovare un posto fisso non è facile. Ma lui non ha paura.
Quello che verrà, verrà. Di sicuro io non mollerò mai!
Proprio ieri ha rivisto Mara. L'ha incrociata davanti all'università, stava mano nella mano con un ragazzo. Si sono salutati, cordialmente, come due conoscenti qualunque. Il Rosso aveva sentito una fitta di dolore trafiggergli lo stomaco. E forse anche lei aveva un'ombra di rimpianto negli occhi. Ma questo Ezio non poteva saperlo con certezza. L'unica cosa sicura è che le poche volte che era uscito con quella ragazza era stato bene. Era calma e sensibile e piena di interessi e lui l'ha allontanata.
Certi treni non passano più.
Lo stereo sta sputando BASKET CASE. I ragazzi sono entusiasti.
Ne passeranno altri di treni. A Grena e dintorni conoscerò altre ragazze. E questa volta la riconoscerò quella giusta per me.
La fiducia in  se stesso scorre nelle sue vene ormai. Ezio si sente sicuro, come non si è sentito mai. Corrado gli si avvicina e gli sorride. E' il suo solito sorriso, che trasmette tranquillità.
Lo guarda dritto negli occhi e gli dice:
"Ehi bergamino, anche se me ne andrò in Francia, fatti sentire!"

"Certo bresciano! Torna qualche volta, però."
I due ragazzi si guardano. Hanno uno sguardo triste ora. Entrambi vorrebbero parlare, ma non ce la fanno.
E' il Rosso a rompere il silenzio. La sua voce è ridotta a un sussurro:
"Mi mancherai Corrado."
"Anche tu bergamino. Ma faremo in modo di vederci lo stesso e poi ricordati sempre una cosa. Qualsiasi cosa la vita ci metterà davanti, noi ce l'avremo sempre, hai capito?"

Al Rosso vengono gli occhi lucidi. Mette una mano sulla spalla dell'amico e risponde:
"Certo che ho capito. Il nostro zaino! Sarà sempre e comunque sulle nostre spalle!"

Il sorriso torna sulla bocca di entrambi.
La musica va avanti e loro si buttano nella mischia a ballare.

E' terminata la pubblicazione del romanzo di Loris.
E' stato un bell'impegno per me, ma la battitura quasi quotidiana mi ha permesso di assaporare piano piano il suo bel libro e di conoscere aspetti di mio figlio, che non conoscevo.
Ma ho il sospetto che anch'io gli sia stato da modello con qualche mio difetto.

Grazie Loris.










ROMANZI. Lo zaino sulle spalle di Loris Finazzi.14.15

GIOVEDI' 20 FEBBRAIO 2007
Corrado guarda fuori dal finestrino dell'aereo e pensa.
Che casino la mia vita, ormai. Fino a pochi mesi fa era tutto tranquillo, adesso non ci capisco più niente.
Il giorno dopo quel maledetto derby Atalanta-Brescia, Corrado era stato chiamato da Patrick nel suo ufficio. L'obiettore era entrato e si era seduto tranquillo. Il coordinatore l'aveva fissato negli occhi.
Il suo sguardo trasmetteva come al solito sicurezza e carisma. Aveva detto:
"Ho appena letto il giornale. Il ragazzo accoltellato ieri è fuori pericolo. Meno male. Io stanotte non sono riuscito a dormire. Non riuscivo a togliermi dalla mente il sangue che usciva dalla sua pancia."
Al suono di quelle parole il bresciano si era sentito sollevato.
"Meno male. Io ho dormito, ma ho avuto un sacco di incubi. Volevo dirtelo stamattina, ma poi non ho avuto il coraggio. Nei miei incubi quello  a terra sanguinante eri tu, cazzarola! Mi sono svegliato grondante di sudore!"
Patrick si sentì scuotere per tutto il corpo. Cercò di non dare a vedere le sue sensazioni all'obiettore. Ma un leggero tremolio si impossessò delle sue mani.
Potevo essere io. Potevo essere io. Potevo essere io.
Per trenta lunghi secondi non era riuscito a parlare. Poi aveva fatto un respiro profondo e aveva guardato Corrado. Quasi a bassa voce aveva detto:
"Ma ora parliamo di te, ragazzo. A me dispiace vederti sempre così triste. Tu sei un ragazzo buono e non meriti di soffrire così tanto. C'è qualcosa che posso fare per te?"
Corrado aveva alzato gli occhi verso quell'uomo e si era lasciato andare.
"Patrick, va sempre peggio. La mamma di Zoe è in agonia. Ogni giorno sento Zoe e le chiedo, anzi la imploro, di darmi il permesso di raggiungerla in Francia. Ma lei non vuole. Dice che non se la sente di vedermi. Che la situazione è devastante. Che i suoi fratelli piangono in continuazione. Che suo padre è uno straccio che vaga per la casa. Ed è lei che deve farsi vedere forte. Mi ha fatto capire che tra di noi è finita. Lei non tornerà mai più in Italia. Lei dovrà farsi carico della sua famiglia."
Lo disse tutto d'un fiato. Per liberarsi di quell'orribile pensiero.
Poi aveva ripreso a parlare. Voleva dire tutto a Patrick. Di quell'uomo si fidava.
"Ti ricordi la mia passione per i romanzi? Mi è passata anche quella. Non ho più voglia di fare niente. Solo il pensiero di non  rivedere più Zoe mi fa venire da vomitare. Ma forse è giusto così. Non dovevo lasciare Francesca. Dopo sette anni belli l'ho abbandonata. Così di punto in bianco me ne sono andato con un'altra. A volte mi sento proprio un bastardo per come ho trattato quella povera ragazza. Io che sono sempre stato buono con tutti, non mi sono fatto problemi ad andare con un'altra ragazza. A distruggere Francesca. Mi sa che è proprio giusto così Patrick. Mi merito tutta la merda che mi sono tirato addosso."
Il coordinatore aveva aspettato un attimo prima di parlare. Ammirava nel profondo quel ragazzo e voleva trovare le parole giuste per tranquillizzarlo.
Poi aveva detto:
"Non dire così. Io ti stimo molto Corrado. Sei il ragazzo più buono che abbia mai conosciuto. Sei sempre così calmo e disponibile con tutti. Quando arrivi tu nelle stanze del Centro è come se arrivasse un bel venticello fresco, che gradiscono tutti. Se hai lasciato Francesca, avrai avuto i tuoi buoni motivi. Non mi sembri proprio il tipo che prende decisioni a cuor leggero. Che lascia una ragazza senza un perché."
Corrado aveva gli occhi bassi verso il tavolo. Per un attimo li aveva rialzati e aveva detto:

"Ma io ci stavo bene con Francesca. E' quando ho conosciuto Zoe che non ho capito più niente!"
Patrick aveva sorriso e aveva replicato:
"Che c'è di male a seguire l'istinto una volta nella vita? Non sei mica un robot, porca vacca! E poi non eri mica sposato con Francesca! Hai stravolto la tua vita, non hai avuto paura di farlo. Quanti ragazzi che ho conosciuto che si sono sposati quasi per forza. Quasi per timore di deludere il patner o i genitori. Quasi per non tradire le aspettative degli altri. Tu hai avuto le palle. Tu hai preso in mano la tua vita e hai deciso. Tutto qua. E non preoccuparti, che Francesca saprà ricostruirsi la sua vita senza di te."

Al suono di quelle parole Corrado si era rianimato. Quell'uomo riccioluto, così poco convenzionale, gli aveva letto nel cuore.
"Non sai quanto mi fanno stare bene le tue parole. Andando insieme a Zoe è stata forse la prima volta che nella mia vita ho pensato solamente a me stesso. Che non ho pensato alle conseguenze di una mia azione. E uscendo con lei ho vissuto emozioni che non avevo mai provato con Francesca. Forse è una cosa brutta da dire, ma è proprio così. Dalla mattina alla sera io penso a Zoe! Non avevo mai provato niente di simile."

La voce dell'altoparlante interrompe i suoi pensieri.
Una voce metallica annuncia l'arrivo dell'aereo a Beauvais, vicino a Parigi. I passeggeri sono pregati di allacciarsi le cinture.
L'annuncio riporta Corrado alla realtà. La mamma di Zoe è morta due giorni fa. Lui aveva detto alla mulatta che sarebbe andata al funerale. Lei era stata gelida. Il capellone prova un brivido ripensando a quelle parole.
"Non venire Corrado. Tra noi è finita. Io non tornerò mai più in Italia."
Poi era scoppiata a piangere. E aveva riattaccato.

Corrado aveva guardato interdetto il cellulare. Non aveva pianto. Nel suo cuore aveva maturato una decisione.
Tra noi non è finita. Io andrò in Francia. Io la voglio rivedere. E basta! Poi andrà come deve andare.
Ormai ci ha preso gusto a seguire il proprio istinto. Con  calma si allaccia le cinture. Chiude gli occhi, preparandosi agli scossoni dell'atterraggio.
L'aereo compie un atterraggio dolce. Corrado scende insieme agli altri. L'aria fuori è gelida, molto più che in Italia. L'obiettore si sente solo, come non si è mai sentito nella vita.
Che ci sono venuto a fare qua? Lei non mi vuole.
Gli viene da piangere, ma si fa forza e va avanti. Chiede informazioni in un francese stentato a un signore sui cinquant'anni. Del francese si ricorda qualcosa dalle scuole medie. L'uomo capisce subito e gli spiega quale pullman deve prendere per arrivare al paesino di Zoe. Il capellone acquista il biglietto e sente l'ottimismo tornargli nel sangue.
Io non mollo. Zoe mi rivedrà e tornerà tutto come prima.
Raggiunge la pensilina dei pullman. Il suo è già in attesa. Corrado ci sale e si siede in ultima fila. Sono le undici di mattina. Arriverà dalla sua ragazza prima di mezzogiorno. Il funerale è alle tre.
Il capellone sente un brivido percorrergli la schiena.
Come farò ad affrontare tutti i suoi parenti? Magari Zoe non ha mai detto a nessuno che ha una storia con un ragazzo italiano. E in più saranno distrutti dal dolore. Nessuno parlerà. E io cosa farò?
L'ha sempre temuta l'atmosfera di morte. I parenti riuniti attorno al feretro. Il silenzio gelido. Le facce pallide e sofferenti.
Due anni prima era morto suo nonno Giovanni, il papà di sua madre. Corrado appoggia il muso al finestrino e chiude gli occhi. Suo nonno era morto alla veneranda età di ottantacinque anni. Ma fino al giorno prima di spirare era stato in ottima salute. Poi un infarto se lo era portato via.
Corrado era arrivato a casa sua verso le tre del pomeriggio.
Nonno Giovanni era già stato vestito del suo abito migliore. Adesso giaceva sdraiato nella fredda bara marrone scuro. Quel piccolo salotto, dove Corrado aveva trascorso tanto tempo insieme ai  nonni, era pieno di persone. Ma regnava un silenzio da far paura. Si sentiva solo la voce rotta dalle lacrime di sua nonna, che continuava a ripetere un'unica frase.
"Era un bravo uomo. Era un bravo uomo. Era un bravo uomo."
Il capellone si era fatto spazio e aveva raggiunto sua nonna e sua mamma. Le aveva abbracciate entrambe ed era scoppiato a piangere. Senza freni. Singhiozzando forte. Per tutte le volte che suo nonno l'aveva portato con il trattore. Per tutti suoi consigli. Per le partite del Brescia che erano andati a vedere insieme. Per le mucche che aveva munto con  lui. Per i cavalli strigliati la sera tardi. Per tutto ciò che aveva condiviso con quell'uomo buono. Così diverso da quella testa di cazzo di suo padre.
Ormai il pullman è pieno. La portiera si chiude e il bisonte meccanico parte.
Corrado riapre gli occhi e lascia svanire i ricordi. Ora è tempo di affrontare la realtà.
Il viaggio dura mezz'ora. Il paese di Zoe è piccolo, immerso nel verde. Forse un migliaio di abitanti. A Corrado torna in mente il suo paese, Iseo. Gli viene la malinconia.
Che cosa ci sono venuto a fare qui? Zoe non mi saluterà neanche.
Poi ripensa al suo viso. Alla sua pelle delicata. Ai suoi occhi scuri e sorridenti. Gli torna la grinta.
Ma che vado a pensare? Lei è la mia ragazza! Lei mi ama! Lei avrà piacere di rivedermi!
Il bisonte meccanico si ferma nella piccola piazza del paese. Corrado scende e si guarda in giro. Tira fuori dal portafoglio un foglietto con scritto l'indirizzo di Zoe. Poi si assesta lo zaino sulle spalle, pronto a partire.
All'improvviso gli esplodono nella mente le parole di Ezio.
Noi saremo eterni studenti. Sempre con lo zaino sulle spalle.
Corrado sorride. Con le mani stringe le cinghie del suo zaino. La vita torna a farsi bella. Inizia a camminare, pervaso dal suo proverbiale ottimismo.
Al primo passante che incontra chiede indicazioni. Il suo è un francese molto rozzo, ma si fa capire. L'uomo sorride e gli dà delle spiegazioni semplici. Corrado annuisce, ringrazia e riprende a camminare. Dopo cinque minuti trova la via giusta. La imbocca e subito vede un capannello di persone. Poi vede la macchina che trasporterà al bara. Le corone di fiori. Gli sguardi bassi della gente. Tutto ciò che c'è in quella piccola via odora di morte.
Corrado ha un attimo di sbandamento.
Che cosa ci faccio qui? Chi potrò consolare? Non conosco nessuno!
Fa un respiro profondo. Stringe i pugni. Ripensa a tutte le volte che con la sua sola presenza ha tirato su di morale molte persone.
Adesso tiro fuori le palle. Io sono Corrado. Non devo aver paura di niente.
Il capellone punta dritto verso la casa di Zoe. Ha una voglia tremenda di abbracciarla. Si butta nel capannello di persone assiepate davanti al cancello di ingresso. Tutti lo guardano un po' strano, ma lui se ne sbatte.
Ora è davanti alla porta di ingresso. Il cuore gli batte impazzito. Sente un nodo allo stomaco. Gli viene quasi da vomitare per l'emozione.
Adesso la rivedrò. Adesso la rivedrò. Adesso la rivedrò!
Entra nella villetta. Dentro l'atmosfera è ancora più cupa. Silenzio e solo silenzio. Corrado sta male.
Che cosa ci faccio qui?
Altro respiro profondo. Da dietro una porta chiusa proviene un pianto angosciato. Un pianto adulto. Come un automa cammina e si introduce nella stanza. C'è un uomo inginocchiato, le braccia tese verso il feretro della donna. L'uomo piange a dirotto. Corrado è quasi ipnotizzato da quell'immagine.
Quello è il padre di Zoe.
Per l'ennesima volta si sente fuori posto. Per quel funerale lui non ha avuto l'invito. Lui non può condividere il dolore con quella gente che non conosce. Si gira, deciso ad andarsene. Vuole solio uscire da quella casa. Correre fino in piazza. Prendere il primo pullman e il primo aereo e tornare in Italia.
Poi sente una voce familiare. Ma leggermente diversa dal solito. Una voce sfinita, forse prosciugata dal dolore.
"Corrado. Sei proprio tu?"
Il capellone gira il volto e la vede. La sua Zoe. Adesso gli sta venendo incontro. Ha il viso più magro. Gli occhi rossi e le occhiaie. Una smorfia di dolore le percorre la bocca. Ma è proprio lei, Zoe. Bella come sempre.
Lui  non fa in tempo a dire niente, lei gli è addosso e gli stringe il collo. Scoppia a piangere sulla sua spalla. Se ne stanno lì così per un minuto buono, sotto gli sguardi curiosi della gente.
Corrado non sente più imbarazzo. Ora è qua con  la sua mulatta e trova un senso al suo viaggio.
Sono qua per te, Zoe. Sono qua per te.
Lei lo spinge fuori dalla stanza e lo guida su per le scale. Fino a una camera da letto. Entrano e ritornano ad abbracciarsi. E' lei la prima a parlare. Corrado non è ancora riuscito a dire niente.
"Grazie di essere venuto, amore mio. Io lo sapevo che l'avresti fatto. Tu hai solo venticinque anni, ma sei un grande uomo."
Corrado è bloccato dall'emozione. Vorrebbe parlare, ma non ce la fa.
Altro respiro profondo.
Bacio sulla bocca della ragazza. Poi le parole finalmente trovano una via di uscita.
"Io per te farei tutto. Io ti amo Zoe. E anche se sarai costretta a rimanere in Francia, io troverò una soluzione per vederti ancora."
Lei muove la bocca in avanti, lui gli va incontro. E' un bacio lungo e appassionato.
Si sente una voce, che proviene dal piano di sotto.
"Zoe, dove sei? Devono chiudere la bara."
Zoe impallidisce. Si stacca da Corrado e corre giù dalle scale. Il ragazzo la segue. La mulatta entra nelle stanza del feretro. Dentro ci sono suo padre e i suoi due fratelli. Oltre a loro ci sono gli uomini delle pompe funebri, pronti a chiudere la bara con un volgare trapano.
La porta viene chiusa. Corrado, rimasto fuori,  ora è di nuovo di nuovo solo con il mondo. Si siede sulla prima sedia che trova, impermeabile agli sguardi curiosi della gente. Da dentro la stanza provengono pianti e urla.
Corrado abbassa lo sguardo.
L'ultimo saluto alla loro madre. L'ultimo saluto alla propria moglie. Che devasto!
Sente il rumore del trapano. Le viti staranno affondando definitivamente nel legno.
Quelli che soffrono sono quelli che rimangono, non quelli che se ne vanno. Loro se ne vanno in un posto bello. Senza preoccupazioni. Senza invidie, né gelosie. Senza desideri morbosi. Un posto magico, dove si è sempre felici. Se tutti lo capissero, sarebbe tutto molto più semplice.
Il padre sta gridando ora. Frasi incomprensibili. A Corrado viene la pelle d'oca.
Non è così facile capirlo. E' facile per me, che oggi sono quasi un estraneo a questa morte. Ma per tutta la gente che c'è qua come la mettiamo? Ma io ci credo, porca miseria! La vita non finisce con la morte. C'è un senso a tutto quello che facciamo. E fanculo a chi mi dà dell'ingenuo. Almeno io credo in qualcosa.
La porta si riapre. Zoe sostiene il padre, che sembra sul punto di svenire. Corrado capisce che lei non tornerà mai più in Italia.
E' lei che dovrà tirare la baracca ora. E' lei la più forte di tutti. Ma io come farò senza di lei?
Adesso, però, non è tempo per pensare a queste cose.
Gli addetti delle pompe funebri si sono caricati la bara sulle spalle e si dirigono verso la lunga macchina che attende in strada. I due fratellini  di Zoe piangono. Lei li abbraccia entrambi, li bacia sulla fronte. Poi chiama Corrado e gli sussurra nell'orecchio:
"Ti prego, stammi vicino."
Il capellone la guarda dritto negli occhi. Le prende le mani tra le sue e le dice:
"Sono venuto fin qua per questo, amore mio."
Poi la prende a braccetto e insieme si incamminano vero la chiesa.


SABATO 8 MARZO 2007, ORE 14:00
Ezio corre. Ezio sta bene.
Il periodo brutto è ormai alle spalle. C'è un bel sole oggi, forse anche il freddo se ne è andato definitivamente. Il Rosso si gira e sorride al suo compagno di corsa, don Gianluca. Corrono insieme, come ai vecchi tempi. Come la prima volta che si sono incontrati. I colli di Grena come scenario.
Anche stamattina Ezio si è alzato e come prima cosa ha letto un biglietto che tiene nascosto nel portafoglio.
Ci sono scritte due frasi.
DEVI CAPIRE CHI VUOI ESSERE VERAMENTE.
DEVI ESSERE SEMPRE TE STESSO.
Due frasi che gli sono entrate nel cuore. Due frasi che lo aiutano a tenere lontana la sua maledetta rabbia. Due frasi pronunciate dall'uomo riccioluto che adesso gli sta correndo di fianco.
Gli alberi del bosco lasciano filtrare pochi raggi di sole, ma il tepore si sente lo stesso. Boz arranca dietro di loro, ma non molla. Ezio abbassa la mano e il cane gliela lecca.
Il Rosso sorride e poi dice:
"Si sta bene qua in mezzo alla natura. Mi sento legato a questa strada sterrata, a queste colline. Speriamo che non riescano a rovinare anche tutto questo."
Il Rosso ha un attimo di debolezza.

Qua ci venivo a fare l'amore con Gloriana.
L'angoscia passa veloce. In un soffio di vento.
Don Caparezza risponde, con un sorriso amaro dipinto sul volto:
"Io ci spero Ezio, perché Grena è rimasto uno dei pochi paese della zona con tanto verde. Ma hai visto in giro nella bergamasca? Porco schifo, ormai hanno costruito case e capannoni dappertutto.
Non c'è rimasto quasi più niente dei campi e dei boschi. I paesi sono divisi solo dal cartello. E' impressionante. Fino a vent'anni fa tra un paese e l'altro c'era una bella striscia verde. Adesso sono attaccati l'uno all'altro."
Ezio fa una smorfia. Il don ci ha proprio azzeccato. Anche lui ha notato tutto questo. Quando gira in macchina e vede cemento e solo cemento sta male. Prova un dolore quasi fisico.
"Ma don, dove vogliono arrivare? Non si rendono conto che tra poco lo spazio qua il Lombardia finirà? Vogliono costruire i loro appartamenti, le loro strade, i loro faraonici centri commerciali persino nei parchi protetti? Secondo me, se potessero, costruirebbero persino in cima alle montagne!"
Don Caparezza annuisce e sussurra:
"Hai ragione ragazzo mio. Anche io ho molta paura. Stiamo succhiando la terra fino al midollo. E così non va bene. C'è questa fissa, del progresso che deve andare avanti. Andare avanti fino a dove? Fino a un punto di non ritorno?"

I due amici per un po' non dicono niente. Si godono il bosco e il sudore sulla fronte. E il respiro ansimante di Boz.
Poi il don dice:
"Spero solo che ci si ponga un limite. Così non si può andare avanti. Altrimenti temo che la natura prima o poi si prenderà la sua bella rivincita."


All'improvviso sentono uno strano rumore. Sembra un'automobile in derapata. Poi un lamento di animale. Sembra quello di un cane. Ezio e il don accelerano la corsa, preoccupati. Ormai sono in prossimità di un tornante. Svoltano la curva e capiscono tutto.
C'è un bel pastore tedesco, legato con una corda ad un albero. Di fianco a lui un sacco pieno di crocchette. Nel tornante successivo si sta allontanando sgommando una station-wagon. Il Rosso inizia a rincorrerla.
"Don, quel figlio di puttana ha abbandonato il cane. Ma io lo prendo quel fetente!"
Ezio corre. Si sente una carica incredibile addosso. Lui i cani li adora. Lui a un cane non farebbe mai del male.
Ma come si fa ad abbandonare un cane? Con che coraggio?
Il Rosso aumenta la velocità. Si sente le gambe forti, come durante una gara. L'automobile non può permettersi di andare veloce su una strada sterrata piena di curve. Ezio ormai è a venti metri.
La targa. Devo riuscire a vedere la targa.
Il Rosso guarda verso la targa, ma non riesce a vedere i numeri. Con un gesto automatico si toglie il sudore dagli occhi e riguarda. Niente, non riesce a vedere niente. Poi capisce e la sua rabbia aumenta.
Ha ricoperto la targa con uno straccio. Che bastardo! Se lo prendo lo ammazzo.
L'automobile è a quindici metri. La mente del Rosso si sta annebbiando. L'antica rabbia torna a far capolino nelle sue vene.
Il ragazzo si china e raccoglie un sasso, bello grosso. Alza il braccio e si prepara al lancio.
Che cosa sto facendo? Mio Dio, che cosa sto facendo? Se gli sfondo il vetro, rischio davvero di ammazzarlo.
Ezio ritorna in sé. Butta il sasso per terra. Tenta di aumentare l'andatura, ma il passo non è più quello di prima. L'antica rabbia lo ha sfinito. Concentra lo sguardo sull'auto, che si sta allontanando definitivamente. Le gambe sono molli ora. I riflessi quasi azzerati. C'è un pezzo di legno in mezzo alla strada. Il Rosso non lo vede e non fa in tempo a saltarlo. Cade come un sacco di patate.
 Sente le ginocchia cozzare contro i sassi. Sente la pelle lacerarsi. Ezio è a faccia in giù in mezzo alla strada ed è così che lo trovano don Gianluca e Boz.
"Ti sei fatto male, Rosso?"
Il ragazzo solleva la faccia. Boz gliela lecca. Ezio non ha il coraggio di guardare il don negli occhi. La sua voce è molto bassa e rauca:
"Non sono riuscito a fermarlo, don. E non gli ho visto nemmeno la targa. Quel bastardo l'aveva coperta. E in più ho rischiato di compiere un omicidio. Gli stavo lanciando addosso un grosso sasso. La mia rabbia mi stava guidando il braccio. Ma non so come, ma ce l'ho fatta a non fare la cavolata. Non gli ho lanciato un bel niente. Meno male, don."

Don  Caparezza lo aiuta a rialzarsi. Lo abbraccia. Il viso del Rosso è sconvolto. Le ginocchia sono ricoperte di sangue. Il don gli accarezza una guancia e sorride. Piano gli dice:
"Adesso andiamo a slegare quel povero cane. Lo porteremo giù con noi. Tu, ragazzo mio, hai fatto il massimo. Sei stato grande lo stesso."
Il viaggio di ritorno passa in un attimo. Il pastore tedesco non ha paura dei due uomini, anzi è molto obbediente. E poi va subito d'accordo con Boz. I due giocano e si leccano. Ezio li guarda divertito.

Non ho ancora trovato un cane che non vada d'accordo con quel ciccione di Boz. E' davvero un grande cane!
Arrivano davanti alla casa del Rosso.
Il ragazzo si fa serio e dice:
"Ehi don, adesso che ne facciamo di questo bel lupo?"
Don Caparezza risponde immediatamente:
"Ho già avuto a che fare con cani abbandonati. Bisogna chiamare i carabinieri, che a loro volta chiameranno l'accalappiacani. Questo verrà a pigliarsi il lupo e lo porterà al canile. Poi controlleranno se il cane ha il tatuaggio o il microchip. Se ce l'ha, si può risalire al proprietario. Ma i cani abbandonati di solito non hanno nessun segno di riconoscimento."
Ezio si abbassa ad accarezzare il lupo. E' proprio un bell'esemplare. Il Rosso gli liscia il pelo e l'animale scodinzola.
"Don, come si fa ad abbandonare un cane? Devi essere un vero bastardo per farlo!"
"Dai, non pensarci ora. Anche io non riesco a spiegarmi certi comportamenti dell'uomo. Proprio come i discorsi che facevamo prima di sentire l'automobile partire via in derapata. Adesso  fammi un piacere, fai un colpo di telefono ai carabinieri."
Il Rosso fa il suo dovere. Dopo dieci minuti viene richiamato dall'accalappiacani .

"Sarò lì tra un'ora" dice l'uomo. Ha una voce cordiale e buona.
L'obiettore e il don aspettano. Intanto danno da mangiare  e da bere ai due cani. Dopo mezz'ora arriva la mamma di Ezio, osserva il grosso lupo che gioca con Boz e sorride:
"Cosa avete combinato stavolta voi due?"
Ezio le spiega tutta la storia. La donna accarezza prima Boz e poi il pastore tedesco.
"Se al canile non risaliranno al padrone, lo potremo tenere noi, Ezio. Tanto qua di spazio ce n'è. E io ho bisogno di compagnia!"
Il Rosso è felice di ciò che ha appena detto sua madre.

All'improvviso compare un furgone davanti al cancello. L'accalappiacani ha trovato l'indirizzo al primo colpo. Scende un uomo magro, stempiato, con un guinzaglio in mano.
Si presenta e con modi delicati lega il lupo. Poi dice:
"Adesso lo porterò al canile. Probabilmente il cane non avrà né tatuaggio né microchip. Domani penseremo noi a tatuarlo o a mettergli il chip. Poi, se vi interessa, venite a prenderlo."
Ezio guarda quell'uomo gentile e dice:
"Tra due o tre giorni verrò a prenderlo. Questo lupo ha bisogno subito di una casa."

Il Rosso e don Gianluca si abbassano contemporaneamente ad accarezzare il cane. Boz si avvicina ad annusarlo. L'accalappiacani  carica il lupo sul furgoncino, saluta tutti e se ne va.
Don Gianluca mette una mano sulla spalla di Ezio. Gli dice piano:
"Bravo che ti terrai il cane. Sei proprio un bravo ragazzo. Prima di andare al canile chiamami, se riesco verro anch'io, ok?"
Il Rosso risponde:
"Certo don, ci andremo insieme. Adesso vado a medicarmi le ferite alle ginocchia. Sto perdendo un sacco di sangue. Grazie di tutto, don."
I due si guardano dritto negli occhi. Si stringono la mano. Infine don Caparezza si gira e saluta la mamma di Ezio. Poi se ne va, la testa riccioluta che ondeggia al ritmo della sua corsa.

Sono le sei e mezza. Dopo una doccia ed essersi fasciato le ferite, il Rosso mangia. Una super porzione di pasta preparata da mamma Luciana. Poi scende in giardino. Si siede nell'erba e arriva Boz che tenta di leccarlo in faccia. Ezio si sente bene. Nel profondo. Gli viene in mente la sua corsa folle dietro la macchina. Il sasso.
E se l'avessi lanciato? Cosa sarebbe successo?
Ezio ha un brivido.
Ma non l'ho lanciato! Ho saputo contenere la mia rabbia. Forse sono guarito.
Si rialza. Saluta il bestione. Sono ormai le nove e sente il bisogno di andare a dormire. Sua madre sta leggendo un romanzo in salotto.
"Mamma, io vado a letto. Sono stanchissimo. Buonanotte."
La donna sorride e risponde:
"Vai, vai, che hai una faccia bella tirata. Buonanotte."










ROMANZI. Lo zaino sulle spalle di Loris Finazzi.13




Sono quasi arrivati in cima, dove c'è una fontana naturale. Gli alberi sono completamente innevati, è uno scenario fantastico. Corrado vorrebbe avere il potere di fermare il tempo.
Eterni studenti. Con lo zaino sulle spalle.
Improvvisamente sente la neve sul viso. Il freddo del ghiaccio lo fa tornare definitamente alla realtà. E' stato Maurizio a tirargliela, quello con i capelli blu. Il più demente del gruppo. Quello che farebbe ridere persino un cadavere. Scoppia la guerriglia di neve. Tutti contro tutti. Come da bambini, quando si passavano interi pomeriggi a ergere muri di difesa e scavare trincee. Corrado sorride e tira palle e le riceve. Sente la neve gelata entrargli nella schiena, sfregargli la faccia, ma non importa. Sta bene. E poi Paolo, la montagna di uno e novanta, quello rasato pieno di piercing, lo placca e lo butta a terra. E tutti gli altri gli sono addosso.
Ora sono un'enorme palla di neve umana, che rotola per i colli di Grena. Forse il bresciano non si è mai sentito così spensierato. Sente che si sta fondendo a quei ragazzi e alla natura circostante.
Eterni studenti. Con lo zaino sulle spalle.
Poi piano piano si rialzano tutti. Sono bagnati fradici. Boz per tutto il tempo della battaglia se ne è rimasto in disparte. Ma adesso che Ezio si è rialzato gli corre incontro. Il Rosso lo accarezza e il mozzicone di coda si muove impazzito.
Anche Ezio si sente bene. Anche quest'anno il rituale della camminata sui colli è andato alla grande. Ora è tempo di tornare a casa. Stanotte andranno tutti a Bergamo, dove per il capodanno ci sarà un concerto di gruppi punk emergenti. L'anno precedente erano andati a Bologna. E quello prima a Firenze. Ma quest'anno si fermeranno nella loro città. Porca vacca, non si può perdere una rassegna punk!
Il tempo del ritorno passa veloce. Si parla di ricordi, soprattutto. Delle vacanze marine passate insieme. Delle estati dei tempi delle scuole superiori, trascorse girando in bici per le strade strette di Grena e giocando al pallone all'oratorio.
Poi arrivano davanti alla casa del Rosso. Si mettono d'accordo sull'orario per il concerto e poi ognuno se ne va a casa propria. Sperando che anche l'anno prossimo il 31 dicembre ci saranno ancora tutti. Con la voglia di non farsi schiacciare dai problemi della vita. Con la voglia di tornare un po' bambini.

Ezio e Corrado si fanno una doccia. Poi aiutano mamma Luciana a preparare il cibo per il cenone. La casa sarà invasa da una miriade di parenti  e lei impazzirà per accontentare tutti.
E' una donna piena di energie. Ed è buona come il pane. E doveva esserlo anche il suo povero marito. Ezio parla sempre bene di suo padre.
Sente una fitta di dolore in pieno stomaco. Ripensa al suo di padre. Al nervoso che gli viene ogni volta che lo sente parlare. Poi ripensa a due giorni prima. Gli spunta un sorriso.
Ezio gli ha dato una bella lezione.
La domenica precedente aveva deciso di tornare a Iseo. Aveva voglia  di rivedere sua mamma. Aveva proposto al Rosso di andare con lui. Il bergamino aveva accettato subito. Erano arrivati davanti al cancello di casa verso le tre del pomeriggio. Il capellone era teso.
Se c'è il paparino chissà che figura di merda mi farà fare. Dovevo venire da solo! Che cosa mi è venuto in mente di invitare anche Ezio?
Aveva suonato. Era uscita sua madre. Alla vista del figlio si era messa a correre. L'aveva abbracciato, trattenendo le lacrime a stento. Poi aveva guardato Ezio e gli aveva dato una gran stretta di mano. Aveva detto:
"Tu sei Ezio, vero? Corrado mi parla sempre di te."

Erano entrati in casa. Il capellone si era guardato in giro furtivo e non aveva visto nessuno.
Bella storia, lui non c'è. Sarà al bar, come tutte le domeniche.
Ma sua madre l'aveva smentito subito:
"Parliamo piano che il papà è in camera che dorme. Gli fa male la testa. Per me si sta beccando l'influenza."
Corrado finse indifferenza. Dentro di lui, però, era in subbuglio. Parlarono per più di un'ora. La mamma del bresciano era felicissima di aver lì con sé il figlio.

Ezio la guardava ed era felice lui stesso.
E' uguale spaccata alla mamma, buona come il pane. Le devo assolutamente far conoscere.
I suoi pensieri erano stati interrotti da un rumore di passi. Passi pesanti, di chi indossa zoccoli con la suola di legno. La porta della cucina si aprì. Entrò un uomo magrissimo. Con un pigiama anni settanta stile Fantozzi, con i pantaloni ascellari. I tratti del viso secchi e spigolosi. Gli occhi azzurro ghiaccio, proprio come quelli del figlio.
Il Rosso lo guardava incuriosito.
Gli stessi occhi di Corrado. Ma questi sono cattivi, mi fanno quasi paura.
L'uomo iniziò a parlare con tono brusco:
"Ciao Corrado, sei arrivato a fare casino. Nessun rispetto per il tuo povero padre."
Nessun gesto d'affetto, nessun sorriso per il figlio che non rivedeva da un bel po'.
Si era preso una lattina di birra dal frigo. Corrado l'aveva guardato quasi schifato:
"Certo che la birra è proprio la cura giusta per il mal di testa."
L'uomo lo bruciò con lo sguardo, i tratti del viso ancora più spigolosi. Aveva risposto:
"Sei venuto qua a farmi la predica? Se è così potevi anche evitarti questo viaggio."
Nella cucina era sceso un silenzio imbarazzante. Ci aveva pensato Ezio a togliere le castagne dal fuoco:
"Io sono Ezio, il collega obiettore di Corrado."
Aveva stretto la mano all'uomo e l'aveva guardato dritto negli occhi. L'uomo aveva distolto subito lo sguardo. Poi si era presentato:
"Io sono Piero. Comunque ti conosco già. Il mio caro figlio predicatore mi ha già parlato di te."
La conversazione era andata avanti ad intermittenza. Ma era più un modo di riempire il silenzio. Da quando era entrato quell'uomo, l'aria in cucina si era fatta più pesante. Ezio se ne era accorto.
Aveva ragione Corrado. Quest'uomo mi mette a disagio. Mi ricorda il papà di Gloriana. Mi dispiace per questa signora così buona, che se lo deve sorbire tutto il giorno. Come fa a sopportarlo?L'uomo aveva fatto uno strano sorriso. Poi aveva guardato il bergamino:
"Ehi ragazzo, non è che anche te sei insieme a una negra? Spero proprio di no!"

Poi aveva guardato il figlio, con un ghigno odioso stampato sul volto.
Ezio aveva sentito il formicolio alle mani. La vista gli si era annebbiata.
Non devo perdere il controllo. Non devo perdere il controllo. Non devo perdere il controllo.
Si era alzato e si era avvicinato all'uomo. Con voce dura aveva risposto:
"Prima di tutto si dice ragazza nera e non negra. Secondo, la ragazza con cui sto io non è affar suo. Terzo, i discorsi razzisti con me non attaccano, anzi mi fanno diventare cattivo."
Dopo aver finito di parlare, il Rosso non aveva distolto lo sguardo dagli occhi sfuggenti dell'uomo, fino a quando quello non aveva più retto e si era messo a guardare il pavimento. Sempre guardando per terra, aveva detto:
"Su, su, stai tranquillo ragazzo, stavo scherzando. Adesso me ne torno a dormire, perché mi sta tornando il mal di testa."
Ed era uscito.
Corrado era sbalordito. Non aveva mai visto suo padre così intimidito. Ezio era un fenomeno, un idolo. Avrebbe voluto abbracciarlo, ma si limitò a una grande risata, che contagiò anche quella santa donna di sua madre.

L'odore intenso della cipolla lo risveglia dai suoi pensieri. La mamma di Ezio sta preparando un soffritto da paura. Sono le otto ormai.
I due ragazzi mangiano un panino, salutano mamma Luciana e partono.
Prima tappa: don Gianluca, per fargli gli auguri di buon anno. Il prete ricciolone li accoglie con la gentilezza di sempre. Indossa un paio di jeans e una felpa con il cappuccio. Durante la settimana gliel'aveva presentato e a Corrado quel prete era subito andato a genio.
E' un ragazzo come noi, uno alla buona. Non come il don di Iseo.
Il prete del suo paese non è cattivo, ma è troppo teorico, troppo inquadrato. Per i ragazzi del paese non ha mai organizzato niente, a lui interessa solamente che vadano a messa. Ha sessant'anni e ragiona come uno di novanta.
Forse con uno come don Gianluca molti dei miei amici crederebbero in Dio.
Adesso è giunto il momento di salutare il don Caparezza. Si stringono la mano e si fanno il buon anno. Si guardano e si parlano con gli occhi. Ezio è felice e non lo nasconde.
E' anche per merito tuo, don, se mi sento così. Ti prego non andartene mai via da Grena.
Lo sa che prima o poi succederà, ma scaccia subito quel brutto pensiero.
Gli altri della compagnia arrivano nel giro di un quarto d'ora. Sono le nove e ci sono tutti. Ezio, Corrado, Antonello, Maurizio, Paolo e Claudio. I magnifici sei.
Si salutano, sparano le solite cazzate, sorridono. E' il 31 dicembre, oggi hanno camminato tutti insieme, si sentono uniti nel profondo.
Paolo ha portato il Transit di suo padre muratore. Ci stanno tutti. Partono dall'oratorio, direzione Bergamo. Il tempo del viaggio vola. Nel tragitto la gente si volta a guardare quel pulmino pieno di giovani. C'è il bestione che guida, rasato e col piercing. C'è quello assurdo con i capelli blu. Ci sono i capelloni che sembrano spuntare dagli anni settanta. C'è quello biondo con gli occhi azzurri, che sembra uno svedese. C'è quello rosso, con lo sguardo da duro.
Arrivano a destinazione e scendono e camminano compatti verso la piazza del concerto. C'è un bordello di gente. Ezio scoppia di entusiasmo. E' lì in mezzo ai suoi amici e tra poco inizierà il concerto punk. La sua antica rabbia è lontana anni luce.
L'anno che verrà non mi vedrà mai furioso. L'anno che verrà sarà l'anno del mio riscatto. Tra due giorni, quando tornerò a Verona, andrò a trovare Mara.
Sono sotto il palco ora. Sono quasi  le dieci. Nell'attesa si bevono una birra. Ezio si guarda in giro. Porco schifo c'è già in giro gente ubriaca. Ripensa a Enrico. Gli viene una tristezza tremenda.
Anche lui avrà iniziato così. Bevendo insieme agli amici. Bevendo ogni sera. Andando avanti per anni. Provando tutti i tipi di droga. Una lenta ed inarrestabile rovina.
Guarda la sua birra. Gli vengono in mente i momenti devastanti del funerale di Enrico. Riguarda la birra e gli viene voglia di buttarla via. Non lo fa. Ma la finisce controvoglia.
Ora sentono casino sul palco. Arriva il primo gruppo. E' un gruppo emergente, di Bergamo. Boato della folla.
Partono subito, con un ritmo frenetico. Il pubblico inizia a muoversi e tutto diventa una bolgia.
Ezio salta. Ezio spinge. Ezio batte le mani. Ezio è una molla. Ezio suda ed è contento.
A volte se lo immagina così il paradiso. Un'enorme folla che balla. Lui morirà e si troverà catapultato in una smisurata stanza piena di gente. Si guarderà in giro e le incontrerà tutte. Tutte le persone che hanno caratterizzato la sua vita. E lui si muoverà con loro, senza stancarsi mai.
Nessuno avrà problemi, preoccupazioni, invidie, gelosie. Tutto andrà bene. Si penserà solo a muoversi e ad essere felici.
Sono le undici ed Ezio pensa a questo suo paradiso. E come nel pomeriggio, quando stava camminando con gli amici per i colli, vorrebbe avere il potere di fermare il tempo.
Un'enorme folla danzante.
Adesso sul palco sta suonando il gruppo di punta. E' un gruppo toscano che fa impazzire la gente.
Tutti ballano a tempo. Tutti seguono lo stesso ritmo.
Un'enorme folla danzante.
Il Rosso spinge Corrado e lui risponde prontamente. Il capellone sorride, gli occhi azzurro ghiaccio sono più vivi che mai. Si conoscono da appena sei mesi, ma è come si conoscessero da una vita.
Il gruppo toscano suona imperterrito fino a mezzanotte. E' ora di brindare adesso.
Meno cinque. Quattro. Tre. Due. Uno.
Buon anno ragazzi! Che il 2007 sia un anno buono per tutti!
Ezio abbraccia i suoi amici e si sente il ragazzo più felice del mondo. La gente intorno impazzisce, ognuno con le proprie speranze segrete nel cuore.
Il gruppo toscano va avanti a suonare fino all'una. I ragazzi di Grena ballano frenetici.
E sotto con un altro gruppo. E poi un altro ancora. E arrivano le tre e finisce il concerto.
I ragazzi sono costretti a fermarsi, ma avrebbero le energie per andare avanti chissà quanto. E sudati fradici, con il gelo che entra loro nelle ossa, tornano al furgoncino.
Paolo, il gigante, si mette alla guida. Gli altri si siedono e crollano finalmente sui sedili. Si addormentano tutti, lasciando il povero Paolo ad affrontare il viaggio. Ma lui ha ancora energie da spendere.
Sono le quattro del mattino quando il Transit supera il ponte di Grena. Il bestione alla guida urla:
"Ehi ragazzi, siamo arrivati nella ridente località di Grena. Si pregano i gentili viaggiatori di togliersi dalle palle!"
Parcheggia all'oratorio. I ragazzi scendono, ancora mezzi addormentati.
Ezio guarda verso la finestra della camera di don Gianluca.
Se è accesa la luce vado su a salutarlo. Se sto così bene è anche merito suo.
Ma la luce è spenta. Don Caparezza dorme già, crollato sotto i colpi della stanchezza.
I ragazzi si guardano. E' il momento di separarsi. Sembra che nessuno ne abbia voglia però. Anche per quest'anno sono riusciti a chiudere l'anno insieme. Quest'anno poi è stato particolare: nessuno dei ragazzi  si è portato la ragazza. Sono tutti scapoloni. Persino Paolo, che è sempre pieno di gnocche, questa volta è stato libero. L'unico impegnato del gruppo è Corrado. Ma oggi si è sentito talmente a suo agio che ha pensato pochissimo alla sua Zoe. Ma tra poche ore la rivedrà e il pensiero di lei inizia a insediarsi nella sua mente.
Ho una voglia matta di abbracciarla. E di fare l'amore.
Sono ancora lì in cerchio. Sparano le solite minchiate e nessuno vuole andarsene a casa. Poi il Rosso pensa che domani lui e il bresciano se ne devono tornare a Verona.
Adesso è meglio andare a letto. Domani rivedrò tutti i miei disabili e mi faranno diventare matto.
E' felice di rivederli. La paura di quel lontano primo giorno di servizio civile si è dissolta. I disabili ora fanno parte della sua vita e gli sono entrati nel cuore. Guarda uno a uno tutti gli altri. Poi dice:
"Ragazzi, io devo scappare. Speriamo l'anno prossimo di essere ancora tutti insieme a festeggiare. E se qualcuno di noi avrà la tipa, mi raccomando deve portarla a festeggiare con noi!"
Tutti sono d'accordo. Si danno i cinque e pacche sulle spalle. Si vogliono bene. E tutto il resto non conta. Ezio è quasi commosso.
Eterni studenti. Con lo zaino sulle spalle. Dio ti prego fa che 2007 riesca a contenere la mia rabbia. E' per colpa dei miei scatti rabbiosi che rovino sempre le cose più belle.
Il bergamino e il bresciano se ne tornano a casa a piedi. Sono le quattro e mezza. Si lavano i denti e si buttano sul letto.
Prima di addormentarsi Corrado dice:
"Grazie per avermi tenuto qui con te questa settimana. Tu e i tuoi amici siete riusciti a farmi dimenticare quella testa di cazzo di mio padre. E in più non ho pensato tanto a Zoe. Siete un gruppo fantastico."

Il Rosso sorride nel buio:
"Stasera mi sembrava che tu facessi parte della nostra compagnia da una vita. Quando avremo finito di fare gli obiettori, non sparire dalla mia vita, capito bresciano?"
"Non ti preoccupare. In qualche modo riusciremo a vederci spesso. Buonanotte. Forza Brescia."
"Buonanotte. Forza Atalanta."
Ezio guarda le ombre che si sovrappongono sul soffitto. Porca vacca quanto si sente bene. Ora chiuderà gli occhi e incomincerà a sognare. E domani mattina il 2007 continuerà davanti a lui pieno di promesse.
Poi sente un rumore.
E' il cellulare, mi sono dimenticato di spegnerlo. Ma chi è che mi scrive a quest'ora?
Allunga la mano sul comodino. Schiaccia un tasto e un nome si materializza sullo schermo.
No, lei no!!!
E' Gloriana!
Ezio è paralizzato. Sente brividi nello stomaco. E' solo un messaggio. Ma non ha il coraggio di leggerlo. Dopo un minuto di panico totale il suo dito si muove rapido. Apre il messaggio.
BUON ANNO EZIO! COME STAI? SONO QUA NEL MIO LETTINO E MI SEI VENUTO IN MENTE. SE HAI UN PO' DI TEMPO MAGARI IN QUESTI GIORNI POTREMMO RIVEDERCI. UN BACIO.
Il Rosso rimette il cellulare sul comodino. Ora la sua mano trema. Vorrebbe trovare il coraggio di mandarla affanculo. Scriverle di lasciarlo in pace. Scriverle che per colpa sua ha passato dei mesi infernali. Scriverle che per colpa sua a rischiato di impazzire.
Che cosa vuoi adesso Gloriana? Che cosa vuoi? Che cosa vuoi?
Vorrebbe insultarla. Ma non lo fa.
Riprende in mano il cellulare e rilegge il messaggio. Pensa a lei nel suo lettino. Pensa alle sue lunghe gambe. Alla sua morbida pelle. Al suo angelico viso.
Tutta la sua rabbia ormai è dissolta. Pensieri pericolosi si fanno largo nel suo cervello.
Magari si è lasciata con quel bastardo di avvocato. Forse si è accorta dello sbaglio che ha fatto. Forse tra noi due si può ricostruire tutto.
Forse.
Tutti i suoi buoni propositi per l'anno nuovo se ne vanno in un attimo.
Mara.
Dimenticare definitivamente Gloriana.
Crearsi una vita nuova.
Tutto spazzato via dalla forza dirompente di un sms.
La parte razionale della sua mente tenta di salvarlo.
Non risponderle. Se rispondi ricadi nel baratro. Non ti è bastato l'inferno che hai passato?
Con la forza della disperazione sta per spegnere il cellulare.
Non lo fa. Lo riappoggia sul comodino.
Devo parlarne a Corrado. Lui di sicuro smonterà tutte le mie ridicole illusioni.
Ma la semplice e pura verità è che vuole rituffarsi in quelle illusioni.
Non dice niente al bresciano. Lo lascia dormire. Con un gesto veloce prende il telefono e senza pensarci risponde al messaggio.
BUON ANNO ANCHE A TE, GLORIANA! CHE PIACERE RISENTIRTI. IO STO BENE! STASERA SONO ANDATO A BERGAMO A BALLARE PUNK CON I MIEI AMICI E ADESSO SONO STANCO MORTO. DOMANI DEVO PARTIRE PER VERONA, DOVE FACCIO IL SERVIZIO CIVILE. MA SABATO TORNO E SE VUOI CI VEDIAMO.
Ha un ultimo ripensamento. Ma non ha la forza di cancellare il messaggio. Preme il tasto di invio.
Adesso sono rovinato. Sono proprio un debole. Un povero idiota.
Nel suo cuore, però, è felice. La sua parte razionale bella chiusa a chiave in un angolo della sua testa.
Si rimette a fissare le ombre sul soffitto.
Aspetta speranzoso un messaggio di risposta.

SABATO  4 GENNAIO 2007, ORE 8:00
Dovrebbe alzarsi dal letto, ma non ne ha voglia. Sente Ezio che sta preparando lo zaino.
Adesso mi alzo e lo saluto. Non posso continuare in questo stato comatoso.
Cerca di trovare la volontà di saltare fuori dal letto, ma lo stomaco gli si contorce. Il respiro gli si mozza. Le lacrime spingono su verso i suoi occhi.
Non posso andare avanti così.
E' da giovedì che si sente a pezzi.
Si stava preparando per andare a prendere Zoe all'aeroporto. Il telefonino aveva iniziato a suonare. Era lei, la mulatta dei suoi sogni. Corrado aveva avuto un brutto presentimento.
Dovrebbe già essere sull'aereo, perché mi chiama adesso?
Lei con la voce rotta dalle lacrime gli aveva spiegato tutto.
Quando era arrivata in Francia aveva trovato sua madre a letto. Aveva la febbre da una settimana ed era dimagrita. Niente di preoccupante, dicevano suo padre  e i suoi fratellini. Ma la febbre non se ne voleva andare e allora il medico di famiglia le aveva detto di fare degli esami. E ieri, proprio ieri, era saltata fuori la verità ineluttabile. Il tumore al seno, che sua madre era riuscita a sconfiggere quattro anni prima, si era nuovamente insediato nelle sue fragili carni.
Zoe piangeva a dirotto e Corrado non riusciva a dire una parola. Avrebbe voluto consolarla, ma non ce la faceva. Gli dispiaceva per sua mamma, certo. In quel momento però, ciò che gli paralizzava i pensieri, era quello che di lì a poco sicuramente avrebbe detto Zoe.
La ragazza era riuscita per un attimo a riprendere un po' il controllo. Con la voce bassa aveva detto:
"Corrado, non so quando tornerò a Verona. Mia mamma ha bisogno di me. Mio padre ha bisogno di me. I miei due fratellini hanno bisogno di me. In questo momento non so neanche se ci tornerò mai a Verona."
Poi aveva ricominciato a piangere. E Corrado l'aveva seguita a ruota.
Si erano salutati. Corrado si era buttato sul letto e aveva continuato a piangere. Era rimasto sdraiato per quattro ore. In stato catatonico. Senza riuscire a formulare un pensiero logico. Il suo ottimismo sepolto chissà dove.

SABATO 4 GENNAIO 2007, ORE 21:00
Ezio è sotto la casa di Gloriana. Se ne sta dieci secondi senza trovare la forza di suonare il campanello. Si immaginava questo momento da tre giorni, da quando aveva chiamato la sua ex ragazza e le aveva chiesto di uscire.
Adesso il momento è arrivato. Ma sente che c'è qualcosa che non va.
Porco schifo sono mesi che sogno di rivederla. E adesso perché sono bloccato?
Sente che sta per fare qualcosa di sbagliato. La voglia di rivederla, però, spazza via tutto. Il suo dito preme il tasto del citofono.
Lei non si fa attendere. Scende ed è più bella che mai. Ezio la guarda e quasi si commuove. Tutta la sofferenza di quei mesi disintegrata dalla vista di lei.
Sei ancora tu, la mia Gloriana.
Minigonna di renna, calze nere, stivaloni. Ha diviso i suoi lunghi capelli biondi in due trecce da collegiale.
Come quando facevamo le nostre prime passeggiate sui colli di Grena. Ti prego Gloriana, non farmi male un'altra volta.
Lui le va incontro. Si danno i tre baci sulle guance. Si sorridono e non sanno cosa dirsi, perché hanno mille cose da raccontarsi e non sanno con quale partire. Poi saltano sulla macchina scassata di Ezio e decidono di andare a bersi qualcosa in un pub vicino. Il Rosso nota che la sua ex guarda verso la finestra del suo avvocato, quello che gliel'ha portata via una sera di molti mesi prima.
Le chiede a bruciapelo, pentendosi subito: "Cosa guardi?"
Lei diventa rossa e dice: "Niente, perché?"
Allora lui lascia cadere il discorso, cercando di cacciare via la brutta sensazione che gli esce dal cuore.
Arrivano al bar. Gloriana si toglie il cappotto e tutti i maschi seduti a bere si girano verso di lei. Come sempre. Ezio si sente catapultato nelle vecchie emozioni che provava quando stava con lei. Un misto di gelosia e di orgoglio per tutti quegli sguardi maschili.
Un tempo era mia, ragazzi miei. Adesso non so proprio che cosa ha in mente.
Si siedono e finalmente iniziano a parlarsi. Lei lo guarda negli occhi, con quello sguardo  magnetico, e chiede:
"Allora come stai Ezio?"
Lui decide di mandare a quel paese l'orgoglio. Le racconta tutto.
Il periodo devastante quando lei l'aveva mollato. L'apatia della mattina, quando non trovava nemmeno la forza di tirarsi su dal letto. La sua antica rabbia che voleva uscire per spaccare tutto. L'aiuto di sua mamma e di don Gianluca. La decisione di andarsene via col servizio civile. Corrado e i disabili e la felicità che prova quando sta con loro.
"E adesso sono arrivato a metà del mio servizio ed è meglio che non pensi a quando finirò. Mi viene già la malinconia."
Ma perché non le ho detto di Mara? E di Vanessa? Cosa spero di ritrovare in lei? Stai attento Ezio, che questa ti frega un'altra volta!
Ma più la guarda e più il buonsenso sparisce. Scopre che è ancora innamorato di lei. Delle sue fossette, che si formano quando sorride. Delle sue forme ammalianti. Di ogni singola parte del suo corpo.
Nonostante il male che gli ha fatto, Ezio la ama ancora. Il Rosso non può farci niente, è così e basta.
Trova il coraggio di chiederle:
"E tu come stai?"
Ti prego, dimmi che ti sei lasciata con quel bastardo di un avvocato.
Gloriana fa una faccia strana. Diventa rossa. Ezio sente nuovamente i cattivi presentimenti farsi spazio tra i pensieri. Ma basta guardarla e tutto gli passa.
"Sono in un momento particolare. Sto da sola. E voglio starmene da sola per un bel po'."
I suoi occhi diventano lucidi. Abbassa lo sguardo verso il tavolo.
Il Rosso non sa più cosa pensare.
Si è appena lasciata col tipo. Sta soffrendo. E' la mia occasione per tornare con lei.
"Anch'io sono solo da un bel po'. Praticamente da quando tu mi hai lasciato. Magari si può ricominciare a vederci più spesso io e te."
E Mara? E Vanessa? Perché stai raccontando queste palle? Cosa speri, di farle pena?
Lei risponde titubante, con un filo di voce:
"A me va bene. Domami pomeriggio si potrebbe andare al cinema."
Ezio non fa caso al tono poco entusiasta della sua ex ragazza. Le sue orecchie sentono solo quello che vogliono sentire. Dice:
"Sì, certo, va bene, tanto a Verona ci torno domani sera tardi."
La serata va avanti e parlano di qualsiasi cosa pur di riempire un silenzio che fa paura ad entrambi.
Dopo un'ora decidono di tornare a casa.
Appena usciti dal bar Ezio le prende la mano. Lei lo lascia fare. Ma ha stampato sul viso un'espressione non proprio felice.
Il Rosso fa finta di non accorgersene. Porca vacca dopo mesi Gloriana ha di nuovo il potere di farlo impazzire. Di fargli perdere il controllo.
Salgono in macchina. Il viaggio verso casa è breve, ma è pieno di silenzio. E quando passano davanti alla casa di quel lampadato di un avvocato, lei guarda ancora verso quella finestra.
Il nostro obiettore ci rimane male. Poi lei gli sorride, lui guarda le sue fossette e i suoi occhi magici e ricaccia indietro quella brutta sensazione.
Tutto quello che desidera è di avere anche una minima possibilità di tornare con lei. E tutto il resto non conta.
Parcheggia davanti a casa sua. Vorrebbe baciarla, stringerla, fare l'amore anche sotto gli sguardi di tutti, non gliene fregherebbe un niente. Ma lei gli dà un bacio sfuggente sulla guancia ed esce veloce dalla macchina.
Gli dice:
"Allora ci vediamo domani. Vieni pure presto, verso le due. Prima di andare al cinema andiamo a berci qualcosa."
Lui non sa cosa dire.
Perché tutta questa fretta di chiudere la serata? Perché? Perché?
Trova la forza di dire:
"Va bene Gloriana. A domani."

Lei chiude la portiera. Fine della serata.
Ezio riaccende la sua macchina scassata e torna a Grena. In due minuti è davanti al cancello. Dietro c'è Boz che lo aspetta scodinzolante. Neanche la vista di quel ciccione di un cane riesce a rallegrarlo. Si sente confuso. Riaffiora la devastante sensazione di essere stato usato.
Basta con questo pessimismo! Se ha voluto uscire con me, vuol dire che aveva voglia di rivedermi. E domani andrà tutto bene. Ce la farò a tornare insieme a lei!
Eccolo il vero Ezio, quello bello deciso. Accarezza il suo cane festante e si fa leccare la faccia.

Si lava i denti e si infila nel letto. Si addormenta quasi subito.
Improvvisamente si sveglia, in preda ad un'ansia che non sa spiegare. Si sente osservato. Percepisce una forza maligna che lo tiene d'occhio. Si gira nel letto, tenta di riaddormentarsi. Non ce la fa, qualcuno lo sta guardando, se lo sente dentro.
E' solo un sogno. E' solo un sogno. E' solo un sogno.
Mette la testa sotto le coperte, per nascondersi. Inutile, la sensazione resta. Esce dal suo guscio e guarda verso la porta di vetro smerigliato.
E' lì dietro porco schifo! Chiunque tu sia, vattene!
Istintivamente si tocca il crocefisso di legno che porta al collo. La croce che gli ha regalato suo padre poco prima di morire.
Si tranquillizza. Sente una forza potente confluirgli nelle mani.
Poi sente un rumore. Un cigolio. La porta si sta aprendo da sola.
Oh cazzo! E adesso che faccio?
Non può fare altro che restarsene immobile nel letto. Non ha l'energia per scappare. Si sente le gambe e le braccia molli. E la testa pesante.
La porta ora è spalancata. Ezio vorrebbe non guardare. Ma deve guardare.
Deve affrontare quella forza maligna, guardarla dritta in faccia. All'inizio non vede niente, poi abbassa lo sguardo e urla.
E' un mezzo busto d'oro. Appoggiato a terra. La testa è calva, i tratti duri. Gli occhi sono due fessure nere che scrutano.
Non guardarlo Ezio. Non guardarlo!
Invece lo guarda. Vorrebbe ritornare sotto le coperte, ma è attratto da quella cosa lì, appoggiata a terra.
Perché lo stai guardando? Dai Ezio, tira fuori le palle!Non c'è niente da fare. Lo sguardo del Rosso è catturato da quelle due fessure nere. Ezio si sente mancare le forze. Il mezzobusto avanza e continua a fissarlo. Perde la sua polvere d'oro e il ragazzo se la sente in bocca, sulle braccia, sulle gambe.
E' la fine. Adesso muoio.
Con la forza della disperazione tocca ancora il crocefisso. Linfa vitale scorre nella sua mano. Urla come un matto:
"Vattene lurido bastardo che non sei altro! Vai fuori dalla mia stanza!"

Ma la cosa avanza e lui non sa come fermarla.
Ti prego Dio aiutami. Qua va a finire male. Ti prego, caccia da casa mia questa cosa.
Il mezzobusto arresta la sua marcia. Ezio riesce finalmente a distogliere lo sguardo. Guarda i suoi fumetti. Il bandierone dell'Atalanta. Il poster di "American Beauty". Si sente meglio. Si sente il solito Ezio.
Adesso mi sveglio e tutto sarà finito.
Apre gli occhi.
Ce l'ho fatta. Mi sono svegliato!
Ma il mezzobusto è ancora lì! E riprende ad avanzare!
Il ragazzo scoppia a piangere. Non sa più cosa fare. L'unica consolazione è il calore che sente irradiarsi dal legno della croce che ha al collo.
Ti prego Dio, fammi svegliare. Ti prego ti prego ti prego!
Apre gli occhi. Sente gli uccellini cantare di fuori. Come quando fuori c'è il sole.
Fa per alzarsi, ma non ne ha le forze. Ai piedi del suo letto c'è ancora la cosa. Adesso è vicinissima. Se volesse, la potrebbe toccare.
Con uno sforzo sovrumano non la guarda. Sente incombere  quelle due fessure nere, ma ce la fa a non guardarle.
Percepisce la fine che sta per arrivare. Quella cosa è troppo forte per lui. Si immerge sotto le coperte, in posizione fetale. Aspettando il peggio.
Piange. Il crocefisso è nella sua mano.
Dio aiutami. Solo tu puoi farlo.
Apre gli occhi.
Ancora gli uccellini che cantano.
Non c'è nessun mezzobusto a terra.
Ezio si tira fuori dal letto e apre le imposte. L'aria è gelida, ma c'è un bellissimo sole.
Il ragazzo scoppia a piangere. Lacrime vere questa volta. Sente il sapore salato sulle labbra. L'incubo è finito. La sua mano va ancora una volta verso la croce.
Grazie. Di tutto.

DOMENICA 5 GENNAIO 2007, ORE 14:00
Sono quasi le due. L'incubo è lontano. Il Rosso si sta preparando per uscire con Gloriana. E' felice e nello stesso tempo preoccupato. Se la ricorda bene le facce strane della ragazza la sera prima. La sua velocità nell'uscire dalla sua macchina scassata.
E allora perché mi ha chiesto di uscire anche oggi? Perché ha voglia di rivedermi, e basta!
Decide di mettere la sua felpa preferita, quella arancione con il cappuccio. I suoi amici lo prendono in giro per quella felpa. Gli dicono che sembra una giacca segnaletica, ma a lui non importa. Non gliene  è mai fregato niente delle mode. Si è sempre vestito come piace a lui, senza bisogno di imitare qualcuno.
Finisce  di prepararsi, saluta sua madre e se ne va. Mentre sale in macchina ripensa alle parole della mamma.
"Sono contenta che ti rivedi ancora con Gloriana. Quella ragazza mi è sempre piaciuta."
Sì mamma, ma tu non sai quanto ho sofferto quando mi ha lasciato. Spero che non si ripeta anche questa volta.
Mette in moto il suo veicolo arrancante. Direzione Trescore Balneario.
Lei scende quasi subito. Niente mini gonna oggi. Un bel paio di pantaloni aderenti, da paura. Ezio la guarda e sente l'antica passione scorrergli nelle vene. Le dà un bacio sulla guancia.
Lei propone di andare a bere qualcosa in un piccolo bar lì vicino.
"E' molto carino, vedrai."
A lui va bene. Se in quel momento lei gli proponesse di partire per l'Australia, lui lo farebbe.
In un lampo arrivano al bar. Entrano e si siedono. E' un posto normalissimo, il tipico bar di paese. Ezio è un po' perplesso.
Come fa a dire che è bello un posto così? E lei che ci fa così tirata? Guarda quei vecchi come la stanno osservando!
In effetti lei oggi ha un po' esagerato. La camicia bianca che indossa è super scollata e i pantaloni neri sono a vita molto bassa. Il Rosso ha già intravisto il perizoma quando si è seduta.
Non hai perso il vizio di metterti in mostra, vero Gloriana?
Parlano del più e del meno. Il gruppo di vecchi arrapati continuano a guardarla. E anche un gruppo di ragazzi, che stanno sprecando i loro soldi al video poker.
Sono le due e mezza. Il Rosso dice:
"Dai, che ce ne andiamo. Il film inizia tra neanche un'ora."
Lei, però, sembra non avere voglia di andarsene. Lo guarda con i suoi occhioni verdi, gli prende una mano e gli dice:
"Non essere ansioso, dai. Stiamo qua ancora un po'. Mi piace parlare con te. Mi ricorda i vecchi tempi."
Poi gli stringe la mano. Si sporge in avanti e gli dà un leggero bacio sulla bocca.
Ezio è estasiato.
Mi vuole ancora bene. E magari vuole rimettersi con me. Si è accorta che ha fatto male a lasciarmi!
Del cinema non gliene frega più niente ormai. Decide di chiederle se ha voglia di andare a farsi un giro sui colli di Grena con la macchina. E poi lassù le avrebbe chiesto di fare l'amore.
Ezio sta per aprire  la bocca, ma è interrotto dal rumore della porta che si apre. Entra una compagnia di giovani. Non proprio giovani per la verità. Avranno tutti sui trentacinque anni. Tutti vestiti piuttosto bene, da fighetti.
Il Rosso li osserva meglio e gli passa tutta l'emozione di un attimo prima.
Porco schifo che ci fa qui quell'imbecille?
Ora  è lì a un metro da lui. L'avvocato lampadato, quello che gli ha portato via Gloriana. Con in suoi capelli ingellati da calciatore, il suo sguardo da borioso.
Ha un'espressione sorpresa sul viso. Non si aspettava di vedere  Gloriana con Ezio. Riluttante si avvicina al tavolo. Non caga minimamente il Rosso.
Si rivolge solo alla sua ex ragazza:
"Ciao. Che ci fai qui nel mio bar preferito?"
Lei gli sorride. E' un sorriso strano, quasi un ghigno. Risponde:
"Volevo far vedere al mio amico Ezio dove mi costringevi a passare quasi tutte le domeniche."

E poi se la ride, come un'oca giuliva.
Che cosa stai facendo Gloriana? Non ti ho mai visto comportarti così da oca. E poi potevi anche evitare di chiamarmi amico!
Poi la bionda si alza all'improvviso. Dice:
"Dai che andiamo al cinema, Ezio. Se stiamo qua ancora un po' ci perdiamo l'inizio."
Il Rosso è confuso. Non ci capisce più niente. La sua parte razionale dovrebbe capire come stanno veramente le cose. Ma quando un uomo è innamorato, non c'è con la testa.
Mentre esce dal bar, si sente trafiggere la schiena dallo sguardo dell'avvocato.
Il viaggio in macchina verso il cinema è pieno di silenzio. Lui tenta di aprire discorsi, lei però li lascia cadere. Sembra pensierosa.
Dentro il cinema Ezio le prende la mano. Lei lo lascia fare, ma non sembra felice. Ezio vorrebbe piangere.
Poi desidera concentrarsi sul film, che è bello. Parla di un chitarrista squattrinato che se ne torna a casa a Rimini da un viaggio e scopre che la sua famiglia nasconde mille problemi. E lui, che sembrava il Peter Pan della famiglia, quello che non voleva mai crescere, si arrabatta per mettere le cose a posto.
Il Rosso tenta di concentrarsi, ma non ce la fa.
Dopo la porto a casa e le chiedo se vuole venire sui colli. Non me ne frega niente se faccio una figura di merda. Voglio solamente capire perché ha voluto rivedermi.
Il film finisce. Prima di alzarsi il Rosso aspetta che passi l'ultimo dei titoli di coda. Non vuole alzarsi. Non vuole lasciare la calda mano di Gloriana. Non vuole andare incontro ad un'altra delusione. Ma ormai non c'è più nessuno nell'enorme sala, è ora di andarsene.
Gloriana ha una faccia molto strana. Sembra assente con la testa.
Ora sono fuori, nell'aria fredda. Lui le cinge le spalle con un braccio, lei si irrigidisce. Lui dovrebbe capire quello che c'è da capire. Ma ancora non lo capisce.
Il viaggio di ritorno è fatto di discorsi leggeri e superficiali. Ezio si prepara al momento in cui le chiederà di andare sui colli.
Perché sei così fredda ora? Porca vacca sembra che sei quasi infastidita della mia presenza! E allora perché mi hai spedito quel maledetto messaggio a capodanno?
La macchina scassata del Rosso procede lenta, ormai manca poco alla meta. Poco prima della casa di Gloriana c'è un macchinone parcheggiato a lato della strada. Ezio lo riconosce.
E' quello del bastardo lampadato.
La bionda si agita. Prima controlla se nel macchinone c'è qualcuno. Poi alza lo sguardo verso la finestra dove lui abita.
Il Rosso quasi non si accorge di quello che fa Gloriana. E' troppo concentrato su quello che le chiederà tra pochi istanti.
Ferma la macchina. Si gira verso di lei. Le prende la mano, senza trovare nessun tipo di calore da parte della ragazza. I suoi occhi verdi sono freddi.
Ancora una volta lui non si accorge di niente. Va avanti per la sua strada. Senza più dignità.
Ezio il duro. Il Rosso con le palle. Il ragazzo dallo sguardo deciso. In questo  momento non è niente di tutto ciò. E' solo un povero ragazzo inebetito dal troppo amore.
Le sussurra:
"Dai che ce ne andiamo sui colli di Grena. Parcheggiamo in uno spiazzetto e faremo l'amore, come ai vecchi tempi. Gloriana, io ti amo ancora. Tutti questi mesi li ho passati con la speranza che tu prima o poi tornassi da me."
Lei non ha neanche il coraggio di guardarlo negli occhi. Gli risponde con voce dura, vuota di sentimento:
"Tra noi due non ci potrà più essere niente. Io avevo voglia di rivederti solo per sapere come stavi. Mi dispiace Ezio, ma hai frainteso. Adesso devo andare. Ciao."
Veloce come una saetta si libera dalla mano di Ezio ed esce dalla macchina. Il Rosso la osserva attraversare il cortile di casa ed entrare nel portone. Ora non la vede più.
Scomparsa definitivamente dalla sua vita.
Il ragazzo è pietrificato. Non si decide ad andarsene. Ripensa al pomeriggio che ha passato con lei. E finalmente capisce quello che c'è da capire.
Il piccolo bar in cui l'aveva portato. I continui sguardi verso la finestra dell'avvocato. La freddezza nei gesti della ragazza.
Quella stronza mi ha usato. Per far ingelosire quel bastardo. Come ho fatto a non capirlo subito? Come ho fatto a essere così tonto? Magari lei adesso è in camera che se la ride di me. Che schifo!
Vorrebbe uscire nell'aria fredda e urlarle che non è altro che una puttana senza cuore. Ma non ne ha le forze. Ripensa ai tre anni fantastici passati con lei e gli viene da piangere.
Potevi evitarmi tutto questo. Potevi cancellare il mio numero di cellulare per sempre. Potevi lasciarmi tranquillo con i miei disabili!
Accende la macchina. Prima di arrivare a casa scoppia a piangere. Come un bambino. Ezio il duro adesso è tornato fanciullo. Ma era bello piangere da bambino, quando c'era suo padre a consolarlo.
Arriva davanti al cancello e vede Boz che lo aspetta, scodinzolante.
Almeno lui non mi tradirà mai.
Si asciuga le lacrime e scende. Non dirà niente a sua mamma Luciana. Non vuole darle nuove preoccupazioni. E' già abbastanza sola nella sua vita, meglio lasciarla tranquilla.
Accarezza il suo cane e si fa leccare la faccia. Entra in casa. Sua madre lo saluta con un sorriso. Anche lui sorride, ma è un sorriso spento.