lunedì 4 agosto 2025

FABRIZIO DE ANDRE'. La guerra di Piero

 






   FABRIZIO   DE   ANDRE'    

LA GUERRA DI PIERO

Dormi sepolto in un campo di granoNon è la rosa, non è il tulipanoChe ti fan veglia dall'ombra dei fossiMa son mille papaveri rossi
Lungo le sponde del mio torrenteVoglio che scendano i lucci argentatiNon più i cadaveri dei soldatiPortati in braccio dalla corrente
Così dicevi ed era d'invernoE come gli altri verso l'infernoTe ne vai triste come chi deveIl vento ti sputa in faccia la neve
Fermati Piero, fermati adessoLascia che il vento ti passi un po' addossoDei morti in battaglia ti porti la voceChi diede la vita ebbe in cambio una croce
Ma tu non lo udisti e il tempo passavaCon le stagioni a passo di giavaEd arrivasti a varcar la frontieraIn un bel giorno di primavera
E mentre marciavi con l'anima in spalleVedesti un uomo in fondo alla valleChe aveva il tuo stesso identico umoreMa la divisa di un altro colore
Sparagli Piero, sparagli oraE dopo un colpo sparagli ancoraFino a che tu non lo vedrai esangueCadere in terra a coprire il suo sangue
E se gli sparo in fronte o nel cuoreSoltanto il tempo avrà per morireMa il tempo a me resterà per vedereVedere gli occhi di un uomo che muore
E mentre gli usi questa premuraQuello si volta, ti vede e ha pauraEd imbracciata l'artiglieriaNon ti ricambia la cortesia
Cadesti a terra senza un lamentoE ti accorgesti in un solo momentoChe il tempo non ti sarebbe bastatoA chiedere perdono per ogni peccato
Cadesti a terra senza un lamentoE ti accorgesti in un solo momentoChe la tua vita finiva quel giornoE non ci sarebbe stato un ritorno
Ninetta mia, a crepare di maggioCi vuole tanto, troppo coraggioNinetta bella, dritto all'infernoAvrei preferito andarci in inverno
E mentre il grano ti stava a sentireDentro alle mani stringevi il fucileDentro alla bocca stringevi paroleTroppo gelate per sciogliersi al sole
Dormi sepolto in un campo di granoNon è la rosa, non è il tulipanoChe ti fan veglia dall'ombra dei fossiMa sono mille papaveri rossi



RIFLESSIONI. La vecchiaia

 



FONTE: Libro "Il comune sentire" del cardinal CARLO MARIA MARTINI.

Questo libro è dedicato alla raccolta delle lettere ricevute dal cardinale  e alle sue risposte apparse sul "Corriere della Sera" tra il giugno 2009 e il giugno 2010.

La vecchiaia

Si dice che la vecchiaia sia un'età arida e smemorata. A me accade l'inverso. Ogni cosa mi fa soffrire, le perdite recenti si sommano a quelle passate sena cancellarle.
Può consigliarmi, padre, un libro di preghiera che possa aiutarmi? Non voglio dimenticare, ma imparare a convivere con il dolore di un tempo triste.

Le do ragione per quanto riguarda la vecchiaia. 
Il più bel libro di preghiera che io conosco è quello dei Salmi. Ci fa stare con i piedi per terra, lontani da una romantica descrizione della vecchiaia e insieme mette sulla nostra bocca le parole di lamento e di speranza che sono state espresse da millenni di storia.

                     cardinal Carlo Maria Martini


giovedì 31 luglio 2025

SERGIO. Il giornalino ZANDOBBIO 2000. I debiti del Comune

 



Il giornalino ZANDOBBIO 2000  aveva delle rubriche. Tra le quali la rubrica PARI E DISPARI.

Pubblico la sua foto:








                                                                     SERGIO  FINAZZI


lunedì 28 luglio 2025

COMUNE DI ZANDOBBIO. Convocazione consiglio comunale

 







VIVERE INSIEME. Che cos'è l'empatia

 


FONTE: //www.issalute.it/ sito sviluppato e gestito dall'Istituto Superiore di Sanità(ISS).

L'empatia è definita nel linguaggio comune come la capacità di mettersi nei panni dell'altro. La scoperta dei neuroni specchio e il miglioramento delle tecniche radiologiche che indagano il funzionamento del cervello ha dato un grande impulso agli studi sull'empatia.

L'empatia è descritta nella cultura umana fin dai tempi antichi (Achille sente pietà per Priamo e restituisce il corpo di Ettore perché sia sepolto con gli onori che merita). Tuttavia, il termine empatia in greco antico indica una passione, una sofferenza interna.

L'idea che esistesse una tendenza “innata” a partecipare alle emozioni degli altri, a farsi contagiare dalle emozioni, si può far risalire a Charles Darwin (1872). Darwin, infatti, credeva che gli esseri umani avessero non solo un'abilità naturale per riconoscere le emozioni degli altri ma anche la tendenza a rispondere nel modo più adatto. Il contagio emotivo che per molti autori sta alla base dell'empatia è un comportamento che Darwin definiva fondamentale per l'evoluzione della specie poiché permetteva, sia al singolo individuo che al suo gruppo di appartenenza, di reagire in modo adeguato e rapido alle situazioni di pericolo. Darwin aveva la convinzione che la sopravvivenza del più adatto poggiasse sia sulla competizione individuale, sia sull'abilità di cooperazione, di simbiosi e di reciprocità. Il più adatto è, dunque, colui che è capace di creare rapporti di cooperazione con i propri simili.  

Il termine empatia, così come lo conosciamo oggi, non è sempre esistito. Nella storia del concetto di empatia, come ha sottolineato lo studioso Rossi Monti, si sono susseguite varie fasi: estetica, filosofica, psicoanalitica.

Nel 2013 lo psicoanalista francese Serge Tisseron presenta un modello di empatia di base, comune a tutte le persone e composto da quattro strati che corrispondono alle quattro componenti dell'empatia:

  • empatia emotiva,  appare non appena il bambino riesce a distinguere tra sé e l'altro e, quindi, passa dalla simpatia all'empatia 
  • empatia cognitiva, compare intorno ai quattro anni e mezzo e consiste nella capacità di comprendere il punto di vista dell'altro facendo, però, un'adeguata distinzione tra la propria esistenza e quella dell'altro
  • empatia reciproca, momento in cui si inizia a essere consapevoli che anche gli altri possano pensare e sentire, immedesimarsi e provare le nostre stesse emozioni
  • empatia intersoggettiva, consiste nel riconoscere all'altro la possibilità di mettere in chiaro aspetti di noi, a noi stessi ignoti. Attraverso questo tipo di empatia si ha l'opportunità di riscoprire sé stessi attraverso l'altro, di scoprirsi diversi da come si credeva e di lasciarsi trasformare dall'esperienza dell'empatia

Attualmente, non esiste una definizione unica di empatia. Persino tra i neuroscienziati non c’è accordo, al punto che studiosi come de Vignemont e Singer hanno affermato che “…esistono tante forme di empatia per quanti affrontano l'argomento. Gli approcci e i metodi di misurazione che fanno riferimento alle singole componenti dell'empatia sono molteplici. La scoperta dei neuroni specchio ha determinato un forte incremento dell’interesse per il fenomeno dell’empatia nell’ambito delle neuroscienze”.

Nel 1996 l'equipe del neuroscienziato Giacomo Rizzolatti rese pubblici i risultati delle proprie ricerche su un particolare tipo di neuroni, che battezzò con il nome di “neuroni specchio” proprio per mettere in risalto la loro particolarità̀ nel rispecchiare una specifica azione motoria nel cervello dell'osservatore.

Cosa sono i neuroni specchio? Quando si assiste a ciò che accade agli altri, non è solo la parte del cervello che sovrintende alla visione (cioè la corteccia visiva) ad attivarsi ma anche le aree del cervello associate alle nostre azioni. In pratica, è come se agissimo in modo simile alla persona che stiamo osservando. Esistono studi che confermano l'attivazione delle stesse aree emotive quando osserviamo una persona che prova emozioni.

Questo significa che l'empatia determina l'attivazione di diverse aree del cervello che agiscono in modo coordinato e complesso in modo da consentire a una persona di mettersi al posto dell'altra. Essere testimoni dell'azione, del dolore o dell'affetto di qualcun altro può attivare le stesse cellule nervose del cervello responsabili dell'esecuzione di tali azioni o di tali sentimenti. In altre parole, il cervello che osserva un'altra persona che sta vivendo una condizione emotiva risponde in modo abbastanza simile, anche se non è direttamente coinvolto. L'empatia, infatti, è composta da una componente affettiva e una cognitiva, ossia legata al ragionamento. L'empatia cognitiva consiste nella capacità di riconoscere le emozioni altrui come se fossero proprie. L'empatia affettiva viene direttamente percepita, pensata o causata da un altro essere. In questo caso, l'empatia porta a immedesimarsi mentalmente nella realtà altrui per comprendere al meglio punti di vista, pensieri ed emozioni, senza tuttavia essere offuscati dallo stato emotivo dell'altro. È importante anche distinguere l'empatia da comprensione, preoccupazione empatica e compassione. Tutti questi concetti hanno in comune il fatto che il cambiamento emotivo è indotto nell'osservatore dallo stato emotivo della persona che ha di fronte, che percepisce o immagina. Essi, tuttavia, non richiedono necessariamente il coinvolgimento di sentimenti condivisi, cosa che invece accade nella risposta empatica ove le emozioni coinvolte nell’immediatezza sono libere dal pregiudizio.

Nel corso degli ultimi anni, le teorie sul funzionamento delle cellule nervose del cervello che sono alla base dell'empatia sono state molteplici e, talvolta, in contrasto tra di loro. Rimane, quindi, in parte aperta la domanda su quale sia la risposta fisico-chimica che si trova alla base di un'esperienza empatica.

Sebbene l'empatia possieda delle debolezze strutturali da gestire attraverso l'uso dell'intelligenza emotiva, essa resta sempre una capacità centrale nella valorizzazione dell'essere umano e una risorsa preziosa che permette l'accesso alla realtà̀ in una forma alternativa a quella predominante nel mondo moderno. L'empatia permette alla persona di aprirsi a una realtà̀ basata sul coinvolgimento emotivo e cognitivo nei confronti di esseri che soffrono e gioiscono, che sono portatori viventi di significati e di valori.

È l'empatia, e non la compassione derivante dal ragionamento, a essere iscritta come “istinto innato” degli esseri umani.