Foresto Sparso, 13/09/26
Se hai molto dà molto…
“Secondo che potrai così farai la Carità: se avrai molto darai con abbondanza; se poco, anche quel poco cerca di darlo volentieri” (Tob. 4,8-9).
E’ una delle raccomandazioni che Tobi, personaggio che troviamo nel libro di Tobia che appartiene agli scritti sapienziali della Bibbia, fa al figlio sotto forma di testamento, convinto di essere ormai giunto al termine della sua vita.
E’ uno spunto prezioso che mi stimola a riflettere sulla natura e sullo stile della Carità.
Si tratta di una raccomandazione che fa parte ancora dei libri dell’Antico Testamento, ma che già contiene le premesse che troveranno la loro piena espressione in Gesù e in tutto il Nuovo Testamento.
La Carità non è semplicemente aiutare qualcuno con un’elemosina, ma è impegnare tutto sé stesso accanto a chi trovi in una condizione di bisogno, e soprattutto impegnarti volentieri. Perché può succedere che dai un aiuto solo perché fa parte del tuo lavoro e perciò del tuo dovere, e non vedi il momento di smontare dal tuo turno per passare l’impegno a chi subentra a sostituirti; oppure che dai un’offerta frugando tra le monete più piccole o tra le cose che hai di meno valore, tanto per risparmiarti il disagio di non dare niente e nello stesso tempo di riuscire a toglierti dai piedi quel bisognoso importuno.
La Carità richiede il coinvolgimento personale innanzitutto per conoscere la realtà di chi è nel bisogno per potergli dare tutto quel sostegno di cui necessita fino a che riesce a risolvere il suo problema.
Non sempre e non solo è questione di soldi o di altre risorse materiali.
Prima di tutto è sempre e comunque questione di tempo: il tempo da dedicare per ascoltare, per conoscere e per capire. Si tratta di una risorsa che tutti abbiamo a nostra disposizione, ed è quella più preziosa di tutte, oltre che essere quella più difficile da donare. E’ certamente più facile sbrigarsela con qualche euro di elemosina, anche se a volte, è vero, non si può fare di meglio perché le situazioni di bisogno che ci interpellano sono fisicamente lontane da noi e non possiamo aiutare che attraverso un contributo consegnato ad interposte persone.
Entriamo qui nel campo della solidarietà che è pure una bella qualità umana, e meno male che c’è! Ma la Carità è qualcosa di diverso e la puoi vivere solo con le persone che ti sono vicine, con le quali vivi ogni giorno o che puoi facilmente cercare e incontrare.
La Carità si manifesta per te genitore nel rapporto con i figli che hanno bisogno di raccontarti le loro cose che tu consideri di poco conto perché sono cose da bambini mentre i tuoi problemi sono diversi e non hai voglia di ascoltare sciocchezze, o sei stanco e hai voglia solo di rilassarti e di stare tranquillo. Per te figlio si manifesta nel rapporto con i genitori anziani che hanno bisogno di attenzione, di tenerezza oltre che di comprensione per la loro tendenza a ripeterti sempre le stesse cose, e di cura delicata per le loro carenze fisiche.
Anche se i genitori per loro natura amano i figli e i figli per natura amano i genitori (sia pure con qualche variante di tensione!), non necessariamente quell’amore ha lo stile e l’intensità della Carità. E’ comunque a partire da questo ambito familiare che lo Spirito Santo ci addestra a vivere la Carità, virtù teologale, e da qui ad aprirci pian piano all’universalità.
Chi trascura questa base per guardare lontano è come chi lascia morire di fame e di sete il suo familiare con la pretesa di sfamare e dissetare chi sta dall’altra parte del mondo.
Gesù esprime un giudizio severissimo, apostrofando come ipocriti quei Farisei che rifiutano un aiuto ai propri genitori che sono nel bisogno perché ciò che servirebbe per aiutarli è destinato a Dio (cfr. Mc. 7,6-11).
Se ti accorgi che è tanto difficile e impegnativo vivere la Carità nell’ambito familiare, come puoi pretendere o vantarti di viverla nell’ambito universale?
don Camillo

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