giovedì 14 aprile 2016

DON CAMILLO. La Sacra Spina: un segno per riflettere




LA SACRA SPINA: UN SEGNO PER RIFLETTERE


La fede non si fonda sui miracoli né ha bisogno di miracoli per confermarsi.
Piuttosto ci aiuta a cogliere i tanti segni che si propongono alla nostra attenzione nei modi e nei tempi più diversi, ma che rischiano di cadere nel vuoto per la nostra distrazione. E ci aiuta a vedere in essi un mezzo del quale Dio si sente per introdurci pian piano nel Suo Mistero.
In questo senso i segni danno conforto e arricchiscono l'esperienza di Fede.
Mi piace riportare quello che il nostro Vescovo ha detto commentando il segno della fioritura della Sacra Spina la sera di Pasqua lo scorso 27 marzo:

Noi tutti abbiamo bisogno di vedere e di credere come Tommaso. Ora quello sguardo che ha riconosciuto il segno sulla Sacra Spina deve continuamente alimentarsi per riconoscere gli infiniti segni, a volte nel dolore e nella prova, che il Signore ci concede nel corso della nostra vita" (da l'Eco di Bergamo del 4 aprile 2016).

Trattandosi di un segno pubblico, si propone ai credenti e ai non credenti lasciando ad ognuno la libertà e la responsabilità di dare la propria risposta.

                                             Don Camillo

FILM. Le ricette della signora Toku


Diretto da Naomi Kawase, il film ha per protagonisti Masatoshi Nagase, Kirin Kiki e Kyara Uchida.

Pellicola di apertura di Un Certain Regard di Cannes 2015, "Le ricette della signora Toku" è l'ennesimo tassello di un percorso autoriale raro e ammirevole. Il cinema umanista della Kawase, qui in una versione su piccolissima scala, continua a sondare le nostre vite.

LE RICETTE DELLA SIGNORA TOKU

Sentaro cucina dolci tipici in un chiosco di città, per ripagare un debito a vita. 
La sola compagnia che tollera è quella di una ragazzina senza mezzi, cui regala i pancakes non perfettamente riusciti.
Un giorno, una vecchia signora di  nome Toku si presenta da lui in cerca di lavoro. La sua confettura di fagioli rossi è la più deliziosa che Sentaro abbia mai assaggiato, ma le sue mani sono sfigurate da una vecchia malattia, che l'ha tenuta lontana dalle altre persone per tutta la vita. 
Nello spazio di pochi metri e pochi giorni, i tre si regalano a vicenda la prospettiva che era stata loro negata fino a quel momento.

VIVERE INSIEME. La quaresima in tenda


FONTE: MISSIONARI SAVERIANI - 2016 MARZO N° 3

LA QUARESIMA IN TENDA

don GIANLUCA, don ANDREA, don ALESSANDRO e don EMANUELE

Pubblichiamo la lettera di quattro sacerdoti della diocesi di Bergamo che hanno spiegato ai loro parrocchiani e non solo la scelta di vivere quaranta giorni sulla strada.

"Abbiamo deciso di abitare in una tenda allestita sul sagrato della chiesa di Ambivere, con un po' di cibo e acqua da bere, un bagno per lavarci e un materasso per dormire. E' più di quanto molti esseri umani possono permettersi. I poveri speravano che l'Europa fosse un luogo dove l'umanità venisse prima della cittadinanza, del benessere, delle differenze religiose, prima di ogni altra cosa. Si sbagliavano.
Il pensiero diffuso è che la loro situazione non dipenda da noi che abbiamo già i nostri grattacapi. Al pari dei singoli Paesi europei, anche i diversi settori dell'amministrazione statale scaricano sugli altri la responsabilità, adducendo confusione normativa, paventando rischi di terrorismo e brandendo contro i poveri le croniche insufficienze dell'assistenza ai cittadini italiani.
Si usano i poveri di casa nostra contro i poveri alla nostra porta. A cominciare dalle regioni fino ad arrivare a molte amministrazioni comunali la risposta è sempre la stessa: per loro non c'è posto. Le parrocchie e i cristiani non si stanno comportando meglio. "Ci pensi la Caritas", dicono.
Neppure l'invito dell'amato papa Francesco riesce a scuoterli ("Pensate ai tanti profughi che sbarcano in Europa e non sanno dove andare").
Noi sacerdoti non possiamo rovesciare le sorti dei poveri. Però possiamo stare dalla loro parte. Stiamo in una tenda per dire che non  siamo disposti ad accettare un sistema che procura benessere a noi, provocando sofferenza a qualcun altro. Si tratta di un segno temporaneo, fino a Pasqua. Poi si vedrà."



OGGETTI. Vecchia macchina da caffè




giovedì 7 aprile 2016

DON CAMILLO. Mamma oltre la barriera





FONTE: avvisi settimanali della parrocchia di Cene.

MAMMA OLTRE LA BARRIERA
(per una mamma morta di aborto)

Seduta
nella penombra dello studiolo
mentre,
corrugato in fronte,
la mano a sorreger la testa
e a nascondere gli occhi,
pronunci la dura sentenza:
"quel bimbo che porti nel grembo
potrebbe restare segnato
dal percorso di cura che segui...
Sei in tempo ancora a fermare
una vita che potrebbe domani
guardare a te da nemica,
e per sé riservare rimpianti."
Il tuo parlare sommesso
di medico affranto e scorato
mi ha coinvolto come affetto
d'un padre attento e amato.
Allora
ho sussurrato al mio bimbo,
se  mai mi potesse sentire,
"sarà per un breve momento,
il tempo d'un solo lamento...
passerai
sicuro oltre il Velo.
gusterai
l'azzurro del cielo"
E' stato quell'unico istante
per me il tempo più lungo.
Hai resistito e gridato
un urlo di atroce silenzio.
Allora mi son ricreduta;
non ho voluto lasciarti da solo.
Con slancio ti ho preso per mano
e con te mi sono tuffata
nell'immenso sorriso di Dio.

                                    Don Camillo

MANIFESTAZIONI. Torneo mini rugby RAPTORS VALCAVALLINA RUGBY


































































































































RES PUBLICA. L'importanza della politica


FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" febbraio 2016.
Articolo "L'importanza della politica" di Giulio Albanese.

L'IMPORTANZA DELLA POLITICA

E' del tutto normale che uomini e donne, afflitti nei rispettivi Paesi da guerre e povertà, si affannino alla ricerca di una vita migliore. Si tratta di persone disposte a tutto, pronte anche ad affrontare pericoli d'ogni genere pur di riscattare la propria dignità in quelle che in modo pertinente papa Francesco definisce le periferie del mondo. D'altronde, è sempre stato così. Basta leggere il resoconto fornito da Ammiano Marcellino, per rendersi conto di che cosa stiamo parlando. Storico tardo imperiale di origine ellenica, Ammiano, nel suo Rerum gestarum libri ci racconta di un passato a noi lontano che se confrontato con il presente può rivelare molte interessanti analogie. Verso la fine del IV secolo d.C. l'Impero romano fu costretto a misurarsi con una crisi umanitaria senza precedenti, quella dei profughi Goti: correva l'anno 376. Essi appartenevano a quelle popolazioni che duemila anni fa i romani definivano barbari. A scanso di equivoci, è bene chiarire che, dal punto di vista etimologico, la parola barbaro deriva dal greco, passato in latino come barbarus. Un'espressione onomatopeica con cui gli antichi greci indicavano gli stranieri (letteralmente i "balbuzienti"), cioè coloro che non parlavano greco, e quindi non erano di cultura greca.

In condizioni di estrema emergenza, questo popolo in fuga dagli Unni venne fatto entrare nell'Impero. Purtroppo una serie di eventi mandò in blocco il sistema di accoglienza. L'operazione umanitaria venne, infatti, gestita malamente dai generali romani che intravidero la possibilità di intascare grossi profitti in nero, costringendo i Goti a pagare le razioni che avrebbero dovuto essere distribuite gratuitamente e per cui il governo imperiale aveva peraltro stanziato i fondi. A ciò si aggiunge un mix di incompetenza e mancata percezione dell'inizio di un nuovo fenomeno migratorio di massa che avviò, inesorabilmente, la civiltà romana al suo tramonto. E dire che i Goti già vivevano in simbiosi con Roma da parecchio tempo. Molti di loro avevano acquisito la cittadinanza romana, alcuni erano diventati legionari. I barbari erano una risorsa alla quale l'Impero non voleva rinunciare, poiché costituivano forza lavoro a basso costo, erano contribuenti zelanti e soldati affidabili. Improvvisamente, però, la disastrosa gestione dell'ingresso dei Goti (noi diremmo oggi di "nuovi immigrati") provenienti da Oriente segnò l'inizio della fine. Dopo essere entrati in gran numero nell'impero e aver subito abusi eccessivi da parte delle autorità, i Goti si ribellarono. La conseguenza fu la sanguinosa battaglia di Adrianopoli (378 d.C.) con cui sconfissero l'imperatore Valente. Il pensiero corre alle terribili inefficienze del nostro sistema, all'interno del quale losche cooperative hanno intascato ingenti somme di denaro, troncando sul nascere qualsiasi seria politica di integrazione. Mafia capitale docet!

Per chi volesse saperne di più raccomando vivamente un saggio del professor Alessandro Barbero, storico e divulgatore di grande spessore, autore di Barbari. Immigrati, profughi, deportati nell'impero romano (Laterza). "L'immigrazione - secondo Barbero - è una risorsa indispensabile, quando è gestita bene, con regole chiare e diritti e doveri chiaramente stabiliti; mentre una società può collassare sotto il suo peso se manca una salda direzione politica. E' anche molto importante che la piena assimilazione sia percepita dagli immigrati come possibile e concretamente molto vantaggiosa: i barbari sono stati una risorsa per Roma finché non hanno desiderato altro che diventare Romani, il disastro è cominciato quando i Goti hanno sentito che era più vantaggioso rimanere Goti anziché diventare Romani". Saggia conclusione perché nessuna civiltà è eterna. La Storia, d'altronde è sempre e comunque magistra vitae.