giovedì 3 dicembre 2015

LA COSTITUZIONE ITALIANA. Articoli dal 114 al 133


LE PROVINCE SONO STATE ABOLITE. NON SO A QUALE PUNTO E' L'ITER PARLAMENTARE. TRASCRIVO IL TESTO ORIGINARIO.

TITOLO V

LE REGIONI, LE PROVINCE, I COMUNI

ART. 114.
La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.
I Comuni, Le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione.
Roma è la Capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.

ART. 115.
Abrogato dall'articolo 9, comma 2, della legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3.

ART. 116.
Il Friuli-Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Sudtirol e la Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale.
La Regione Trentino-Alto Adige/Sudtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e Bolzano.
Ulteriori forme e condizioni particolari da autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell'articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all'organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all'articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.

ART. 117.
La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:
a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l'Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea;
b) immigrazione;
c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose;
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi;
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; perequazione delle risorse finanziarie;
f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezioni del Parlamento europeo;
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali;
h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale;
i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa;
m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
n) norme generali sull'istruzione;
o) previdenza sociale;
p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane;
q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale;
r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale; opere dell'ingegno;
s) tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali.
Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni; commercio con l'estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia; previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nella materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.
Le Regioni  e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all'attuazione e all'esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell'Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite.
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive.
La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato.


ART. 118.
Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.
I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.
La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell'articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali.
Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.

ART. 119.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.
La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante. Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.
Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all'indebitamento solo per finanziare spese di investimento. E' esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.


ART. 120.
La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, né adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, né limitare l'esercizio del diritto del lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.
Il Governo può sostituirsi  a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell'unità giuridica o dell'unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.

ART. 121.
Sono organi della Regione: il Consiglio regionale, la Giunta e il suo Presidente.
Il Consiglio regionale esercita le potestà legislative attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle leggi. Può fare proposte di legge alle Camere.
La Giunta regionale è l'organo esecutivo delle Regioni.
Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; dirige la politica della Giunta e ne è responsabile; promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione, conformandosi alle istruzioni del Governo della Repubblica.

ART. 122.
Il sistema di elezione e i casi  di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con  legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi.
Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo.
Il Consiglio elegge tra i suoi componenti un Presidente e un ufficio di presidenza.
I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.
Il Presidente della Giunta regionale, salvo che lo statuto regionale disponga diversamente, è eletto a suffragio universale e diretto. Il Presidente eletto nomina e revoca i componenti della Giunta.


ART. 123.
Ciascuna Regione ha uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne determina la forma di governo e i principi fondamentali di organizzazione e funzionamento.  Lo statuto regola l'esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.
Lo statuto è sottoposto a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale.
Lo statuto sottoposto a referendum non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi.
In ogni Regione, lo statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali.

ART. 124.
Abrogato dall'articolo 9, comma 2, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.

ART. 125.
Nella Regione sono istituiti organi di giustizia amministrativa di primo grado, secondo l'ordinamento stabilito da legge della Repubblica. Possono istituirsi sezioni con sede diversa dal capoluogo della Regione.


ART. 126.
Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge. Lo scioglimento e la rimozione possono altresì essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale. Il decreto è adottato sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica.
Il Consiglio regionale può esprimere sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla presentazione.
L'approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto, nonché la rimozione, l'impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio.

ART. 127.
Il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della Regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione.
La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un'altra Regione leda la sua sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinnanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell'atto avente valore di legge.

ART. 128.
Abrogato dall'articolo 9, comma 2, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.

ART. 129.
Abrogato dall'articolo 9, comma 2, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.

ART. 130.
Abrogato dall'articolo 9, comma 2, della legge costituzionale 18 ottobre  2001, n. 3.

ART. 131.
Sono costituite le seguenti Regioni:
Piemonte               Emilia-Romagna       Campania
Valle d'Aosta          Toscana                  Puglia
Lombardia              Umbria                   Basilicata
Trentino-Alto Adige  Marche                  Calabria
Veneto                    Lazio                     Sicilia
Friuli-Venezia Giulia  Abruzzi                 Sardegna
Liguria                    Molise


ART. 132.
Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d'abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo della popolazioni interessate e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.
Si può, con l'approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un'altra.

ART. 133.
Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Provincie nell'ambito d'una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziative dei Comuni, sentita la stessa Regione.
La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

SALUTE. Il prof. Umberto Veronesi e lo sport


FONTE: "La gazzetta dello sport" del 29/11/15.
Articolo "Uomini di ogni età lo sport vi rende più sani e più felici" di Umberto Veronesi.

Il professor  Umberto Veronesi, fondatore e presidente dell'omonima Fondazione, oggi compie 90 anni. In quest'articolo scritto per la Gazzetta, racconta il suo rapporto con lo sport.

"Ho sempre amato lo sport. Ho vogato, pedalato, arrampicato, sciato e nuotato il più possibile nella mia vita, ritagliandomi spesso con sacrificio il tempo per praticarlo. Il canottaggio era la passione di famiglia, l'ho praticato a livello agonistico e ho trasmesso questo amore anche al mio secondogenito. La canoa è stata a lungo una mia compagna di vita, quando ero uno studente universitario mi immergevo con un entusiasmo fino ad allora sconosciuto nello studio: la medicina e la biologia mi riempivano di meraviglia e risvegliavano curiosità sempre nuove. Trascorrevo gran parte della giornata sui libri, ma alle cinque prendevo la bicicletta, attraversavo la città e raggiungevo la Canottieri Olona. Lì remavamo per un'ora e mezza, cronometrando percorsi da un chilometro. Ricordo i movimenti all'unisono, il rumore dei remi nell'acqua e gli scafi sottili che scivolavano leggeri sull'acqua fredda.
Erano ore felici, e pazienza se poi, una volta tornato in bici a casa, stramazzavo dalla stanchezza. Il gusto non era tanto la fatica di chi va in palestra per tonificare i muscoli, no, il mio piacere era sapere che si doveva raggiungere un obiettivo e impegnarsi a farlo. Era così quando scalavamo la roccia con un equipaggiamento che farebbe inorridire un climber odierno: calzoni corti, camicia, scarponcini e una corda legata in vita. Eravamo forse un po' incoscienti, ma quella roccia era la metafora della vita che ci stavamo accingendo ad affrontare.
Era un mondo prettamente maschile, allora le ragazze non facevano sport. Imparavamo, senza esserne del tutto consapevoli, i valori dell'amicizia, dell'abnegazione e del sacrificio, imparavamo a sudare per superare un limite. Emozioni che ho ritrovato nel mio lavoro di ricercatore e di medico. 
Ho cercato di dedicarmi allo sport anche quando, negli anni successivi, gli impegni lavorativi diventavano soverchianti. E' questione di organizzazione e ne vale la pena, anche perché è ormai universalmente riconosciuto il valore dello sport per la salute. L'attività fisica, anche moderata, anche mezz'ora al giorno, è una delle armi migliori di cui disponiamo contro i grandi flagelli della società occidentale, l'obesità, le malattie cardiovascolari il diabete, molte forme di tumore, la depressione. Insieme a un'alimentazione parca e equilibrata e alla giusta consapevolezza sui fattori di rischio, dovrebbe essere patrimonio di tutti. E penso in particolar modo agli uomini, forse oggi più informati e più giudiziosi di quanto non fosse la mia generazione, ma ancora stranamente sprovveduti rispetto alle donne quando si parla di prevenzione e di salute, ancora così restii ad andare da un medico o a farsi carico delle proprie condizioni di salute presenti e future. Per questo con la mia Fondazione ho voluto lanciare il progetto SAM - Salute al Maschile, che per una volta si occupa di questioni come infertilità, malattie sessualmente trasmesse, ipertrofia prostatica, prevenzione oncologica, temi su cui troppo spesso noi uomini chiudiamo gli occhi. Il mio augurio a tutti i giovani uomini è questo: ritrovare quel coraggio di quando correvamo dietro a un pallone, nuotavamo fino alla boa, pedalavamo su per una salita e niente ci poteva fermare."

VIVERE INSIEME. Quel "dare una mano"


FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" novembre 2015
Articolo "Quel "dare una mano" di Fulvio Scaparro.

Quel "dare una mano"

Brutta cosa la fretta quando non è giustificata dalle circostanze o da qualche grande o piccola situazione di emergenza. Dovremmo ricordarcelo quando facciamo la nostra parte nel dare una mano nella crescita di figli, nipoti e allievi. "Dare una mano" non significa, dopo i primi tre anni di vita, sostituirci in tutto e per tutto a loro, non dare loro spazi crescenti di autonomia e, soprattutto, non rispettare i loro tempi di maturazione. Tempi che sono diversi da bambino a bambino. Capita che i genitori, talvolta in buona fede ma non di rado per soddisfare le proprie aspettative e per timore che i figli, considerati più maturi dei coetanei, partano in ritardo dai blocchi di partenza, accelerino indebitamente la loro crescita.
Sotto questo aspetto pare che tutto il mondo sia paese. In una recente lettera aperta, il ministro dell'Istruzione britannico Nick Gibb ha dato l'alt alla smania dell'accelerazione a tutti i costi per far "guadagnare tempo" ai bambini mandandoli a scuola a 5 anni. L'istruzione e l'educazione non vanno d'accordo con la fretta: il tempo guadagnato è tempo perso quando non si rispettano i ritmi di crescita dei piccoli, spronati a correre per il timore di restare indietro.
Il ministro si riferisce in particolare ai cosiddetti summer born babies, i bambini nati d'estate, circostanza temporale di cui alcuni genitori vorrebbero approfittare per iscrivere con un anno di anticipo i figli a scuola. Il buon senso a cui fa appello il ministro vorrebbe che le situazioni fossero valutate caso per caso, e che aspettare un po' prima di entrare a scuola non fosse considerata una disgrazia. Il rischio, forse inevitabile, è comunque già insito in ogni suddivisione canonica delle età considerate adatte ai diversi livelli di scolarizzazione.
Certo è che una maturità complessiva, accertata per ogni circostanza della nostra vita, non esiste né per i bambini né per gli esseri umani di ogni età. Esistono diversi gradi di maturazione che convivono in noi e che ci rendono pronti o ancora acerbi per nuovi traguardi. Un bambino può essere cognitivamente pronto per il primo anno di scuola e nello stesso tempo emotivamente non ancora sufficientemente maturo. Per  questo occorre valutare caso per caso e non cedere alla tentazione che si riassume nella frase che sento ogni tanto da alcuni genitori: "Mio figlio/a è talmente avanti che se resta ancora un anno nella materna si annoia". E' il pensiero dei figli o quello di genitori un po' snob e competitivi, convinti dell'eccezionalità delle doti della loro prole?

ORAT.S.GIOVANNI B. DI TRESCORE B. Esperienza a Scampia





SCAMPIA 7-8-9 APRILE 2015

Chi prende la via del male ruba un pezzo di speranza!

A Scampia papa Francesco ha detto: "Chi guadagna qualcosina ma ruba la speranza, ruba a sé stesso e a tutti, a tanta gente onesta e laboriosa, e anche alla buona fama della città, alla sua economia". Ha poi ricordato che "la speranza è un grande patrimonio, una leva dell'anima, tanto preziosa".

Ed è proprio così, la speranza l'abbiamo vista anche noi.

Noi giovani di Trescore, San Paolo e Cenate abbiamo vissuto un'intensa esperienza di tre giorni a Scampia (7-8-9 Aprile), in conclusione del percorso giovani intrapreso quest'anno tra i diversi oratori.

Solamente tre giorni ma ricchi di incontri che ci hanno fatto aprire gli occhi su una realtà diversa da quella che i mille stereotipi ci fanno immaginare. Durante questo viaggio abbiamo incontrato diverse realtà che tentano di risollevare Scampia dal degrado attuale: dapprima siamo stati accolti nel Centro di ascolto delle sorelle Poverelle che sono impegnate in attività educative con i giovani del territorio. Suor Debora ci ha introdotto la triste situazione in cui circa 90 mila abitanti si trovano a vivere ogni giorno. Nel loro piccolo tentano di istruire i ragazzi rendendoli consapevoli di ciò che gli sta intorno, affinché prendano in mano la loro vita abbandonando falsi idoli che porterebbero al facile ma illusorio guadagno.

Subito abbiamo potuto notare una netta differenza che separa il quartiere di Scampia dal centro di Napoli: bastano poche fermate di metropolitana infatti per passare dall'imponente e desolato grigiore delle Vele al vivace e movimentato centro della città.

Significativo è stato inoltre farci accompagnare per le vie di Scampia da Davide Cerullo, un uomo che, in gioventù, ha toccato con mano la malavita facendo parte del sistema camorristico e che oggi, con coraggio e forza di volontà, ha saputo dire il suo "NO" riprendendosi la sua vita e la sua libertà. Oggi è impegnato in un progetto che ha come obiettivo quello di realizzare una ludoteca in cui le famiglie possano coltivare la loro fantasia mediante la lettura. Una piccola grande "isola felice" all'interno di una delle imponenti ma indecorose strutture, che rappresentano l'emblema del quartiere. Entrando nelle Vele si percepisce immediatamente un'atmosfera di angoscia e di timore: dominano immensi spazi distrutti, tubature ormai rotte da tempo con un flusso di acqua che scorre incessantemente, siringhe lasciate a terra insieme a rifiuti di ogni genere...ma Scampia non è solo questo!

La preziosa speranza che mantiene viva Scampia la si trova anche in un'altra associazione che opera sul territorio: "Mammut" che si impegna nel voler restituire i sogni ai ragazzi mediante attività creative che stimolano le loro anime facendo emergere le qualità di ciascuno.

Scampia dunque non può essere solo il simbolo del male, come i media ci fanno credere da tempo. I giovani non devono vergognarsi delle proprie origini solo perché fa più voce la parte più ingrata di quella realtà. Scampia può risollevarsi, proprio grazie alle gocce di fiducia racchiuse in ogni persona, che rappresentano l'essenza fondamentale che può riportare splendore in questo quartiere.

Torniamo da questa esperienza pieni di speranza anche noi; perché alla fine  quelli che fanno più "rumore", quelli che si lasciano trasportare da un sistema deplorevole, sono coloro i quali hanno il più grande vuoto dentro di sé... che non sanno cosa sia la speranza. Quindi impariamo dalla gente che vuole smettere di vergognarsi del luogo in cui vive, loro sono i veri eroi!

                                     Rosaria e Letizia


"Gli irrecuperabili non esistono, sono solo il frutto della nostra cattiva volontà".
E' con questa frase di Don Ciotti che voglio iniziare a raccontare la  mia esperienza a Scampia semplicemente  perché è questo il motivo che mi ha mosso a partire, contro il parere di chi temeva per la mia incolumità, per addentrarmi in quell'esperienza che, ero sicura, mi avrebbe dato tanto e che, ad oggi posso dire con piacere, non ha deluso le mie aspettative.
Quando mi chiedono com'è stata quest'avventura la mia risposta è sempre la stessa: distruttiva moralmente e costruttiva sotto il punto di vista dell'esperienza. Grazie a queste poche righe ho la possibilità di spiegare il perché di questa risposta.
Parlo di distruzione morale collegandola al senso di fallimento che mi ha riempito il cuore quando, addentrandomi tra i muri grigi delle Vele, in mezzo a quelle piscine di fango, cercando di evitare siringhe, pezzi di vetro e letame, mi sono resa conto che anche quello è un pezzo d'Italia, una realtà che ci rappresenta  ma che è troppo lontana per poter essere percepita come responsabilità un po' nostra. Una realtà che ci fa comodo ignorare, una realtà che abbiamo la presunzione di conoscere rifacendoci solo all'occhio corrotto dei media. Già, perché parlare con bocca d'altri, in questo caso, ci aiuta a deresponsabilizzarci privandoci, senza nemmeno avere il tempo di rendercene conto, del potere più grande che sia stato mai donato all'essere umano: quello di interrogarci.
Parlo di esperienza costruttiva collegandola al senso di ricchezza che porterò con me sempre nel corso della mia vita!
Parlo della ricchezza che ho provato quando mi sono tolta gli occhiali da sole dalle lenti stereotipate e ho guardato a quella realtà con occhio critico; mi sento ricca perché questo mi ha permesso di vedere il volto pulito di Scampia, quello stesso volto sporcato dalle generalizzazioni di una società superficiale.
Guardare con i miei occhi mi ha permesso di realizzare che a Scampia la gente vive e che le uniche pallottole che rischiano di colpirti sono la solarità e la speranza.
Già, Scampia spera; proprio lì, dove le opportunità sono difficili da intravedere, molti ragazzi hanno la forza di volontà di lottare per costruirsi una dignità.
Ho avuto il grande onore di scambiare qualche parola con dei ragazzi speciali; sono ragazzi che tengono alto l'onore di Scampia non perché siano l'emblema della perfezione quanto perché hanno commesso errori, dallo spaccio alla rapina, ma stanno avendo la forza di riscattarsi grazie alle opportunità che alcune associazioni stanno mettendo in piedi per loro.
Opportunità; anche questi ragazzi meritano un'opportunità, anche loro hanno il diritto di poter avere quella del bene come alternativa da poter abbracciare.
E' per questo che mi sto impegnando a raccontare l'altra parte di Scampia; non tanto per far cambiare idea a chi non vive la realtà quanto per dimostrare e trasmettere a questi ragazzi che il luogo in cui sono nati non per forza deve essere la loro condanna, che anche loro hanno delle qualità nelle quali dovranno credere sempre.
Concludo questo breve racconto con una frase detta a me da un educatore: "Questi ragazzi meritano il premio nobel alla resistenza!" e termino rivolgendomi a chi giudica a prescindere: Quanti di voi avrebbero avuto la forza di trovare il buono là dove si esalta solo il negativo?
I ragazzi che ho avuto il piacere di incontrare lo fanno e , solo per questo, meritano la nostra stima e il nostro rispetto!

                                      Imma Fornario

Ecco alcune foto:




















MISSIONI. p. Simone Vavassori. pensieri





P. Simone, morto a Bukavu (Congo) il 01/02/2004, era un carissimo amico con cui avevo una corrispondenza epistolare periodica.

Ogni tanto prendo in mano le sue lettere e mi prende tanta nostalgia per questa stupenda persona, molto umana.

In una lettera, in cui gli avevo allegato la mia poesia "Il Galileo", gli avevo posto delle domande.
Ecco alcune risposte, che mi aveva inviato.

Ser. Cos'è il mal d'Africa?

Sim. Una volta si diceva che dopo aver vissuto un pò di tempo in Africa non si riesce più a farne a meno. Oggi direi, venire in Africa vuol dire essere matti!!

Ser. E' possibile rinnegare se stessi per gli altri?

Sim. Possibile, sì, facile, no. E' questo appunto il motivo per cui sono e siamo qui....se non ci fosse questa fede e questo desiderio di darsi agli altri sarei già tornato a Zandobbio da tempo.

Ser. E' possibile amare chi uccide gli indifesi?

Sim. Umanamente parlando, no, assolutamente no ma quel "Galileo" di cui parli nella tua.... ce ne ha dato l'esempio e ce ne dà la forza. Però, ti assicuro non è facile. Quante volte anch'io passando vicino a questi "fratelli che ci stanno invadendo" sento ribollire il sangue e se tentano di domandarmi un passaggio guardo dall'altra parte e calco sull'acceleratore... il Signore mi perdoni!!!

Dopo i saluti p. Simone termina la lettera in questo modo:

....Galileo ritornerai... a battere la polvere dei nostri sentieri...ritornerai a battere le acque del nostro lago Kivu...dei nostri campi bruciati dal sole....RITORNERAI....questa è la speranza che ci sorregge nel duro cammino di oggi.....ciao

giovedì 26 novembre 2015

RIFLESSIONI. Stipulare dei contratti


FONTE: il mio piccolo raccoglitore.



STIPULARE DEI CONTRATTI

Per ottenere un cambiamento o realizzare un progetto che mi sta a cuore devo stipulare un contratto con me stesso. Ad esempio, se, ormai adulto, desidero imparare a suonare uno strumento devo verificare anzitutto la profondità della mia motivazione per rendermi conto se sono in grado di esercitarmi ogni giorno. Se comincio dicendo che non avrò tempo di farlo, evidentemente la mia motivazione non è sufficientemente matura e non desidero veramente farlo. So che l'apprendimento richiederà del tempo, che occorrerà molta perseveranza da parte mia.
Comprenderò ben presto che dovrò accettare umilmente di essere all'inizio un semplice apprendista, maldestro, goffo, imbarazzato di fronte alle mie insufficienze e soprattutto di fronte a chi si è esercitato a lungo a suonare quello strumento e ne trae tutto ciò che vorrei trarne anch'io. Da un lato, le difficoltà di apprendimento mi mostrano tutti gli altri miei problemi, i miei blocchi in situazioni diverse, la mia paura del cambiamento o del giudizio altrui, ma, dall'altro, mi fanno comprendere anche le apprensioni, le chiusure, le inibizioni dei  miei fratelli; e questo costituisce indubbiamente un arricchimento.
La scoperta di sé che implica un apprendimento difficile non avviene senza l'abbandono delle illusioni che coltivo su me stesso. Man mano che procedo in questa scoperta, posso essere tentato mille volte di fermarmi a causa della grande sofferenza che provo a vedermi in quel modo. Posso allora giustificare un eventuale abbandono, persuadendomi di essere ridicolo alla mia età a voler fare una cosa del genere e di non poterci mai riuscire. Ma se abbandono, avrò solo l'amarezza dell'insuccesso; mentre se persevero, continuerò certamente a soffrire, ma i momenti di gioia verranno a lenire i miei tormenti. Quindi riprendo il mio contratto, considero il lavoro compiuto, il tempo e il denaro che mi è già costato, gli arricchimenti che mi ha offerto, il progresso nella pratica dello strumento, i progressi nella conoscenza di me stesso. Tutto sommato, il bilancio è positivo, per cui non mi fisso su ciò che fa soffrire e avanzo passo a passo.
Tutti i contratti che stipulo con me stesso sono dello stesso tipo: se desidero imparare una lingua straniera, se desidero dimagrire o smettere di bere, avrò momenti di sofferenza, di dubbio su me stesso, tentazioni di abbandonare l'impresa; ma se mi aggrappo soprattutto alla  mia motivazione iniziale, ai benefici scontati che erano all'origine della  mia decisione, allora mi farò coraggio e avanzerò passo a passo. Accetterò le cadute e mi rialzerò.