lunedì 7 agosto 2023

MOTO. Parlasco, paese dipinto

QUESTO POST L'HO GIA' PUBBLICATO IL 20/07/17. LO RIPROPONGO ANCHE AI NON AMANTI DELLE MOTO, FACENDO IL RITORNO DA LECCO PER ABBREVIARE IL PERCORSO. E PERCHE' NON FARLO IN BICICLETTA? 


Zandobbio - Bergamo - Lecco - Bellano - Parlasco - Bellano - Colico - Morbegno - Passo S. Marco - Mezzoldo - S. Pellegrino - Bergamo - Zandobbio

totale km 230

Lo scopo principale del viaggio era visitare PARLASCO, uno dei 27 paesi dipinti della Lombardia (oltre 200 in Italia).

I paesi dipinti sono delle "gallerie all'aperto dell'affresco", dove le opere di grandi maestri raccontano ognuna una storia, di solito legata alle vicende del luogo, e sono dipinte sui muri esterni delle case degli abitanti.

Ecco le foto che ho scattato.

















































































giovedì 3 agosto 2023

SALUTE. Come proteggere i tatuaggi dal sole

 





FONTE: "BERGAMO SALUTE" luglio/agosto 2023.
Articolo: "Come proteggere i tatuaggi dal sole" di LELLA FONSECA.

Con la bella stagione e il caldo si tende a scoprire di più e così si mettono in mostra quei tatuaggi che rimangono nascosti durante i periodi più freddi.
"L'estate tuttavia non è il momento giusto per decidere di regalarsi un nuovo tatuaggio e l'esposizione al sole è nemica della pelle appena tatuata" segnala il professor Leonardo Celleno, dermatologo e presidente AIDECO (Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia.

Il tatuaggio deve "guarire"
Generalmente servono due o tre settimane per consentire a un tatuaggio di cicatrizzarsi del tutto e durante questo periodo di tempo sarebbe bene evitare di esporsi al sole, per non danneggiare sia i colori del nuovo tatuaggio sia la pelle. 
Quando ci si tatua, infatti, l'inserimento di pigmenti nella pelle apre come tante piccole ferite, che facilitano l'ingresso di agenti estranei come per esempio i batteri, che possono causare infezioni e infiammazioni in grado anche di compromettere la buona riuscita del tatuaggio.
Per queste ragioni dopo una seduta dal tatuatore la prima cosa di cui  curarsi è l'igiene della pelle usando detergenti delicati e debolmente acidi e disinfettanti appropriati.

I raggi solari possono causare infiammazione.
Si dovrebbe evitare l'esposizione al sole in quanto la radiazione solare può infiammare l'area tatuata e di conseguenza, interagendo con i pigmenti, determinare più facilmente reazioni di fototossicità o di fotoallergia, causando poi l'insorgenza di macchie scure  difficilmente trattabili, chiamate iperpigmentazioni.
"Anche l'abbronzatura artificiale non fa bene perché, benché la radiazione ultravioletta delle lampade sia solo una parte di quella solare, è comunque dotata di molta energia e può produrre dei danni simili a quelli del sole" precisa il professor Celleno.

Mai senza protezione solare
Se il tatuaggio è stato fatto da un po'   ci si può esporre al sole senza pericoli, tenendo conto però che la pelle - tatuata o meno - va sempre e comunque protetta dal sole scegliendo creme solari adeguate. In particolar modo chi pratica sport all'aperto dovrebbe utilizzare prodotti con un elevato grado di protezione sia verso i raggi UVA che quelli UVB e che siano resistenti ad acqua e sudore.

       I tatuaggi  più sensibili al sole                                                     

Benché ogni  tatuaggio abbia caratteristiche specifiche, così come ogni tipo di pelle, in generale alcuni colori, per quanto magari appaiano più brillanti appena applicati, possono essere più facilmente rovinati dall'esposizione ai raggi ultravioletti.
Non è possibile stilare una vera e propria "classifica", ma di norma un tatuaggio nero ha una maggiore resistenza al sole rispetto a uno colorato e il rosso, nelle sue varie tinte, è uno dei pigmenti più sensibili, seguito dai colori pastello e da quelli più tenui. Ma c'è anche un altro elemento da considerare, ovvero la posizione del tatuaggio sul corpo. Infatti nel caso delle aree più esposte, come braccia o collo, l'effetto del sole sarà più importante, mentre in quelle più nascoste (per esempio la coscia) il problema sarà meno evidente, ma comunque da non sottovalutare.Ma N" r









mercoledì 2 agosto 2023

COLLETTIVO CONFUSIONE. Articolo "L'ECO DI BERGAMO" di oggi

 



SERGIO E IL CALCIO. L'allenatore . Passano i mesi e arriva il giorno della rivincita

 



Il giorno successivo non è festa per me. L'evidente ingiustizia subita mi ha prostrato.
"Dovevo versargli addosso l'acqua del secchio" penso con la rabbia che prende momentaneamente il sopravvento sulla rassegnazione.
Pensieri di abbandono mi tentano, ma capisco che non devo arrendermi.
"Abbiamo perso una battaglia, ma non la guerra" concludo tra me alla fine della giornata, rincuorato dalla dolcezza di Rosaria e dall'incoraggiamento di Gabriele e Loris.
Lunedì sera rasserenato giungo al campo di allenamento e trovo i ragazzi animati da una feroce determinazione.
"Gliela faremo pagare nella partita di ritorno" mi dicono in coro.
A metà settimana la FIGC pubblica le sanzioni disciplinari e con grande sorpresa apprendo che i due ragazzi, ammoniti durante la partita, sono stati squalificati per due giornate, mentre io ho preso solo una giornata.
Cos'era successo? Rientrato negli spogliatoi l'arbitro, udendo  le imprecazioni dei nostri giocatori e, non potendo individuare  gli autori delle parole offensive nei suoi confronti, ha scritto nel rapporto che i due giocatori cenatesi hanno protestato violentemente all' uscita dal campo e  quindi dovevano ritenersi espulsi. La vendetta era compiuta!
L'assenza di Paolino e di Mirco, i due ragazzi squalificati, si avverte  nelle due successive partite e la squadra  conquista un solo punto. Ci allontaniamo dalla zona alta della classifica e i miei sogni di gloria subiscono un duro colpo.
Occorre un mese per eliminare gli strascichi  della partita con la Virescit e in questo periodo il comportamento in allenamento  di alcuni ragazzi supera di molto la mia capacità di sopportazione. Una sera giungo persino a minacciare  con un pugno Fabio, il libero della squadra.
Il ragazzo è un  magnifico atleta, molto forte sul piano fisico e con una ferrea volontà, ma,  quando si mette in testa una cosa, è quasi impossibile fargli cambiare idea.
Quella sera si rifiuta di eseguire gli esercizi, che abitualmente esegue senza difficoltà. Il suo atteggiamento strafottente sta influendo negativamente sui compagni ed io, arrabbiatissimo e stanco di richiamarlo, mi avvicino a lui e, mostrandogli il pugno, sibilo: "O ritorni negli spogliatoi o ti prendi un cazzotto sul naso".
"Rimango qui!" risponde  in modo spavaldo ed incrocia le braccia a mo' di sfida. 
O dargli il pugno promesso o andarmene: preferisco giudiziosamente  attuare la seconda soluzione.
Arrivo a casa in anticipo sul solito orario e Rosaria capisce che l'allenamento è stato interrotto. Con il volto scuro le spiego l'accaduto e manifesto ancora una volta l'intenzione di troncare il rapporto con la squadra, magnifica dal lato tecnico, ma ingovernabile.
In varie occasioni ho manifestato il mio disappunto a Francesco, ma lui mi ha risposto sempre: "Sono ragazzi e hanno bisogno di sfogare la loro esuberanza".
"Non è questione di esuberanza, ma di maleducazione" replicavo.
Lui faceva un sorrisino enigmatico e il colloquio terminava sempre così.
Ho l'impressione che i ragazzi gli interessino solo per la bravura nel calcio. Ho sentito dire che all'inizio del suo rapporto con i dirigenti cenatesi abbia sottoscritto un accordo in forza del quale gli spetta una certa percentuale delle somme incassate con la cessione dei ragazzi migliori alle blasonate società della regione. Porta spesso i ragazzi in gelateria o in pizzeria e molte volte ci sono genitori che si offrono di pagare il conto, forse con la segreta speranza che i loro figlioli entrino a far parte del vivaio dell'Atalanta.
Non condivido naturalmente queste cose e per me sport ed educazione devono andare di pari passo.
Arriva il sabato e la squadra deve giocare a Trescore.
Mi reco  direttamente al campo sportivo degli avversari e rifiuto di andare in panchina.
Sono indeciso su dove assistere alla partita. Alla fine decido di piazzarmi sul lato opposto della tribuna, dietro le panchine delle due squadre.
Inizia l'incontro e capisco subito che i ragazzi non si trovano nella loro giornata migliore. Abulici e deconcentrati subiscono una, due, tre reti senza reagire.
Io soffro in silenzio per la severa lezione che i trescoresi stanno impartendo alla squadra.
Mi sento crollare addosso il mondo ed in preda ad un'infinita amarezza entro negli spogliatoi  alla fine del primo tempo.
I ragazzi, come cani bastonati, tengono gli occhi a terra e io, con la voce rotta dall'emozione, dico: "Se uscirete sconfitti dal campo, rassegnerò le dimissioni".
Esco convinto che sia stata l'ultima volta  che abbia parlato alla squadra e ritorno al posto di prima, dietro la rete di recinzione del campo.
Le squadre rientrano in campo, ma l'atteggiamento dei miei ragazzi è cambiato. Non si rimproverano più tra di loro per un passaggio sbagliato o per un controllo di palla difettoso. Chi commette un errore viene incoraggiato dagli altri: lo spirito di corpo è rientrato nella squadra. Gli avversari invece giocano con sufficienza, convinti che la partita sia ormai vinta.
Sono trascorsi cinque minuti dal fischio d'inizio del secondo tempo e Mirchino, conquistato un pallone a centrocampo, s'invola sul lato destro dopo aver dribblato due avversari. Giunto vicino alla bandierina del corner effettua un traversone in area, dove Stefano, giunto velocissimo dalle retrovie, con un perfetto colpo di testa spedisce il pallone in rete. E' una stupenda azione, che guadagna gli applausi degli spettatori.
I cenatesi, galvanizzati dal gol, continuano a pressare gli avversari, che non riescono ad oltrepassare la loro metà campo.
Io, attaccato alla rete, seguo ora con palpitazione le azioni di gioco e penso: "E' una squadra pazza".
E' trascorsa metà ripresa ed in una concitata azione in area trescorese Paolino riesce a calciare in porta tra una selva di gambe. Il portiere vede il pallone solo quando gonfia la rete.
Mi si illuminano gli occhi: ho ritrovato la mia squadra.
Ora i trescoresi sono preoccupati di pareggiare la partita, che ritenevano vinta nel primo tempo. L'incontro diviene molto aspro e i contendenti si avventano sul pallone con tanta grinta. Il pubblico è con il fiato sospeso per l'incerto esito finale.
I minuti trascorrono inesorabili senza che la mia squadra riesca per la terza volta a trafiggere il portiere avversario.
A cinque minuti dalla fine, l'arbitro fischia una punizione al limite dell'area trescorese a nostro favore.
Di solito è Paolino, con il suo magico sinistro, a tirare le punizioni, ma questa volta si fa avanti Fabio, deciso a calciare in porta. Vedendo la risolutezza del compagno, Paolino si fa da parte quasi intimorito.
Il libero posiziona la palla, prende una lunga rincorsa e sferra un terrificante calcio alla sfera di cuoio. Il pallone, come un siluro, si infila nell'angolo alto a destra dell'attonito portiere.
Un boato si leva  dalla tribuna, mentre in campo Fabio è sommerso dalla gioia incontenibile dei compagni.
Io, aggrappato alla rete metallica di recinzione, abbasso la testa e, vinto da un'irrefrenabile commozione, piango a dirotto.
Alcuni minuti ancora di gioco e l'arbitro fischia la fine della partita, con i miei ragazzi che rientrano negli spogliatoi cantando di gioia.
Quando sono entrati tutti, li raggiungo e con gli occhi lucidi: "Ci vediamo lunedì all'allenamento" ed esco.
La mia avventura con questa folle squadra continua.
Gli effetti negativi della sconfitta subita dalla Virescit sono smaltiti e nelle settimane successive risaliamo le posizioni in classifica fino a raggiungere il terzo posto, alla vigilia dello scontro da noi tanto atteso: Cenate Sotto - Virescit.
Capoclassifica è l'Albinese, seconda la Virescit a due punti, terzi noi a tre punti. La vittoria ci permetterebbe il sorpasso dei detestati avversari.
Durante la settimana non ho bisogno di caricare la squadra. I ragazzi hanno ancora vivido il ricordo della partita di andata e desiderano intensamente prendersi la rivincita. Si applicano diligentemente nei due allenamenti e non c'è bisogno di richiamare i soliti esuberanti. 
Giunge il sabato pomeriggio e l'intera squadra  attende sul cancello d'ingresso degli spogliatoi l'arrivo della Virescit. Quando gli avversari scendono dal pullman, li squadrano con aria di sfida ed entrano con ordine negli spogliatoi. Indossano in silenzio la muta di gioco e prima che escano dico: "E' superfluo incoraggiarvi. Stiamo aspettando questa partita da mesi e oggi abbiamo la possibilità di prenderci la rivincita. Siate leali, non permettendo alla rabbia, che avete provato per i torti subiti, di farvi commettere atti inconsulti. In bocca al lupo".
La squadra esce in fila indiana, ultimo sono io, molto teso. Entriamo in campo insieme agli avversari e all'arbitro.
Inizia la partita e i miei ragazzi partono a spron battuto, mettendo subito in difficoltà gli avversari.
Fioccano i gol: uno, due, tre, quattro. Il quinto è segnato a dieci minuti dalla fine e solo allora la mia squadra si sente appagata, permettendo alla Virescit di segnare il gol della bandiera.
E' stata una partita fantastica, che rimarrà per sempre nella mia memoria. Quando penso a questo trionfale sabato pomeriggio,  mi spunta sempre un sorriso di soddisfazione. E come non ricordare le facce terree dei dirigenti virescini?

                            continua
 




martedì 1 agosto 2023

RIFLESSIONI. La terapia per i figli schiavi della droga e alcol

 



FONTE: Don Chino Pezzoli # Comunità Promozione Umana su Facebook.

Oggi ho ricevuto la telefonata di una mamma che mi chiedeva come comportarsi con la figlia che ha abbandonato la Comunità e ora vive per strada, usa cocaina e alcol.
Le ho risposto di non abbandonare la figlia, di essere per lei  un punto di riferimento affettivo fondamentale. Le ho fatto capire che la mamma non solo genera la vita ma, con la sua voce e sofferenza, la rigenera.
Singhiozzava e con fatica pronunciava il nome della figlia.
Stasera penso a questa mamma e a tutte le mamme che hanno i figli schiavi della droga e alcol e dico: mamme la terapia più vera e efficace sia il vostro amore. Grazie!


COMUNE DI ZANDOBBIO. Lettura sotto le stelle. I promessi sposi di A. Manzoni