giovedì 13 luglio 2017

COLLETTIVO CONFUSIONE. Notizia dell'ultima ora






Questa mattina i nostri ragazzi hanno giocato e vinto 15-4 contro il Pordenone la prima partita della fase nazionale CSI calcio a 5 a Montecatini Terme.

Forza ragazzi!!!!
Comunque vada a finire, siete magnifici!!!!!!!


giovedì 6 luglio 2017

VIAGGI. L'etica nei viaggi


FONTE: "il venerdì di Repubblica" del 30/06/17.
Articolo: "In viaggio va messa in valigia anche l'etica" di GIULIA VILLORESI.


"Turista è il termine usato con una sfumatura di disprezzo, talvolta di noia, dal turista per designare altri turisti".
Con questa battuta lo scrittore francese Pierre Daninos coglie uno dei problemi dei tourism studies, un ambito di ricerca giovane in cui convergono le più varie discipline, dal diritto alla geografia, e che tenta di definire status e attitudini dell'homo  turisticus. Spesso considerato superficiale, indiscreto, corruttore dell'ambiente e dell'autenticità. E soprattutto odiatissimo dal suo alter ego nobile: il viaggiatore. Che, in fondo, non è altro che un turista che apprezza l'incertezza.
Ma quali sono i limiti del turista e del viaggiatore? A fare il punto è Corrado Del Bò, professore di filosofia del diritto dell'Università di Milano, nel libro Etica del turismo (Carocci, pp. 144, euro 15).
"L'etica del turismo" dice Del Bò "comporta un'analisi di tipo filosofico. Il suo scopo è individuare i problemi morali legati al turismo".
Un viaggio di piacere può sollevarne di ogni tipo, a volte inaspettati: farsi una doccia al giorno in una zona colpita da siccità è un atto moralmente dubbio, così come prenotare una suite in un villaggio turistico super lusso in un Paese in via di sviluppo.
Ma apre interrogativi etici anche "spiare" la povertà attraversando le baracche di una favela, intrufolarsi alle cerimonie sacre celebrate da altre culture (cosa diremmo se a un funerale arrivassero dei turisti muniti di telecamera?), scattare un selfie ad Auschwitz o in un cimitero militare...
"Il cattivo gusto" spiega Del Bò " è una categoria morale: banalizzare una tragedia non è solo poco civile, ma moralmente sbagliato. Il turista responsabile deve essere rispettoso dell'ambiente, dell'identità culturale e della sensibilità altrui. Negli ultimi anni c'è stata una grande attenzione a questi temi, soprattutto in termini di sostenibilità e il turismo non viene più considerato come un fatto totalmente positivo vista la sua tendenza a "cannibalizzare" i luoghi e a trasformare luoghi storici in parchi a tema per turisti". Un esempio? "Venezia. E per "salvarla" ora si pensa a regolamentare i flussi turistici inserendo il numero chiuso. C'è inoltre "spiega Del Bò "una questione economica sollevata proprio in questi giorni dalla città di Amsterdam: se sommassimo i soldi che portano i turisti e sottraessimo la spesa che comportano in termini di servizi e sicurezza, siamo sicuri che il saldo sarebbe positivo? Molte amministrazioni stanno valutando che i turisti costano più di quanto lasciano sul territorio".



PERSONAGGI. Don Lorenzo Milani e don Primo Mazzolari


FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" giugno 2017.
Articolo: "Quei profeti ribelli" di G. CARLO BREGANTINI Arcivescovo di Campobasso-Bojano.


Il 20 giugno papa Francesco porrà un mazzo di fiori sulla tomba di don Lorenzo Milani a Barbiana (FI) e un'altro sulla tomba di don Primo Mazzolari a Bozzolo (MN) (1890-1959).
Quei due preti, ritenuti in vita "ribelli", oggi li sentiamo "profetici". Si avvera così (e lo dico con tristezza, ma anche per esperienza personale) quello che diceva, a voce bassa, padre Sergio Faè, mio professore di Storia, negli anni di teologia: "Spesso la Chiesa è alleata oggi con i suoi nemici di ieri e combatte, ora, quelli che saranno i suoi alleati di domani!"
E' una considerazione amara, eppure è vera. Perché il tempo sa guardare con occhi diversi. Ma occorre sempre qualcuno che trovi la chiave ed entri nei meandri della storia.
Nel caso di don  Milani quel qualcuno ha fatto entrare nel cuore del Papa un libro dimenticato, Esperienze pastorali, scritto da don Lorenzo nel 1958 e subito condannato dal Santo Uffizio. Nella lettera acclusa, si chiedeva a papa Francesco di leggere con occhi nuovi quelle pagine condannate. Oggi ancora più attuali. Il Priore di Barbiana, infatti, guardava al mondo con gli occhi di chi era rimasto in piazza. O nelle stalle a spalare letame. E non nelle comode aule di un liceo fiorentino.
Da qui, un solenne proposito: aprire la sua canonica a quelli che a scuola non potevano andare.
Innanzitutto perché imparassero a parlare, per non venire discriminati. Poi perché imparassero tante lingue, perché il mondo è grande.
Contestato e ammirato nello stesso tempo, don Milani aveva parole di fuoco per chi non manifestava amore per i "suoi ragazzi", cioè per i poveri. Scriveva: "Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola e come faccio ad averla piena. Insistono, perché scriva per loro un metodo. (...) Sbagliano la domanda, poiché non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna "fare" per fare scuola ma solo di come bisogna "essere" per poter far scuola!".
Questo era don Lorenzo!
Il suo libretto Lettera a una professoressa mi è rimasto dentro. Se oggi sono prete, molto lo devo anche a lui. Schierato. Senza peli sulla lingua.
"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri - diceva con sorprendente attualità -, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri".
Rimasi commosso quando, in un momento particolare della mia vita, vidi scritto sulle pareti di Barbiana: I care. Cioè, "Tu mi stai a cuore". Per questo vorrei essere lì, accanto al Papa, mentre depone quel mazzo di fiori. E' come lo facesse sulle piazze di tanti nostri piccoli borghi dimenticati del Molise. Oggi anch'essi periferie, come Barbiana. Ma proprio per questo, capaci di ridisegnare la Storia.

Grande prete anche don Primo Mazzolari, una fede maturata nella sofferenza.
Torna deluso e sconfitto dalla prima guerra mondiale, a cui aveva partecipato come cappellano.
Ecco, allora, il suo impegno tenacissimo per la pace. Il suo è stato un saper scrivere e parlare con cuore innamorato di Dio  e della gente.
"Ci impegniamo, non per riordinare il mondo, non per rifarlo su misura, ma per amarlo; per amare anche quello che non è amabile (...) poiché dietro ogni volto e sotto ogni cuore c'è, insieme a una grande sete d'amore, il volto e il cuore dell'amore".
Con questo spirito  scriveva sulla rivista "Adesso", decisiva per i cristiani negli anni Cinquanta e i cui articoli vennero più volte purgati dalla gerarchia ecclesiastica.
Vede lontano don Primo, si siede accanto a chi sbaglia. Così raccolgo la sua eredità e la faccio mia: "Il cristianesimo è l'inquietudine più grande, la più intensa. Ove un cristiano è nato, c'è dell'inquietudine".
Sarà bello esserci tutti su quelle tombe, per deporre un fiore che sarà riparazione. E soprattutto gratitudine.

PARR. S. GIORGIO M. DI ZANDOBBIO. Lettera di Mons. Francesco Beschi agli amici mussulmani


FONTE: avvisi settimanali della parrocchia di Albegno.

Bergamo, Giugno 2017 / Ramadan 1438
Ai centri culturali islamici, alle associazioni mussulmane
e a tutti gli amici e amiche mussulmane
presenti sul territorio bergamasco


Carissimi amici mussulmani,

in occasione del mese per voi  sacro di Ramadan, desidero raggiungervi con queste mie parole per porgervi gli auguri di AID MUBARAK, nell'auspicio che l'Ald al-Fitr possa felicemente coronare nella festa un mese ricco di benefici spirituali.

Come il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, anch'io desidero rifarmi alle parole usate da Papa Francesco nella sua Enciclica "Laudato si", dedicata al tema del creato, nell'auspicio che anche la custodia del creato possa divenire uno dei temi che ci permettono di collaborare.
"Laudato si" è la parola con cui Francesco d'Assisi rivolgeva a Dio la sua lode per il creato, che ci conduce al Creatore. Papa oggi ci ricorda che "La maggior parte degli abitanti del pianeta si dichiarano credenti, e questo dovrebbe spingere le religioni ad entrare in un dialogo tra loro orientato alla cura della natura, alla difesa dei poveri, alla costruzione dii una rete di rispetto e di fraternità".

Con il titolo "Detto fatto", anche la proposta di animazione estiva CRE/GREST, dove molti ragazzi e ragazze anche mussulmani partecipano e giocano accanto a coetanei di altre fedi (non solo quella cattolica) negli oratori e nelle parrocchie, sviluppa il tema del creato, esperienza che accomuna tutte le persone, culture, religioni e fedi: tutti insieme condividiamo lo stesso suolo, la terra, che realmente è madre e ci dà quanto ci occorre per vivere.

Sono certo che anche il vostro digiuno in questo mese sia stato occasione per riflettere sul fatto che i doni che il Creatore ci fa non possano essere sprecati, vadano anzi custoditi con cura e rispetto. In questa casa comune, il nostro essere credenti ci sproni dunque vicendevolmente a prenderci cura del creato e di tutte le sue creature.

Ti rinnovo un cordiale augurio: Ramadan Karim e 'Aid Mubarak.

                                         Mons. Francesco Beschi
                                              Vescovo di Bergamo


giovedì 22 giugno 2017

FAMIGLIA. Baciare i figli sulle labbra


FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" maggio 2017.
Articolo di DANIELE NOVARA, pedagogista.

Si diffonde sempre di più tra i genitori l'uso di baciare i figli sulle labbra anche dopo i 3 anni, ossia quando sono ormai grandicelli.
Molte attrici e professionisti dei videoschermi sostengono con vigore questa strana consuetudine.
Molte mamme, ma anche papà, seguono la moda senza farsi tante domande. Forse per non restare esclusi dall'ultimo trend.
Sarà la mossa giusta?
Direi proprio di no!
La promiscuità non è mai indice di buona educazione. Questa diffusione dell'abitudine di baciare i figli sulla bocca anche dopo i 3 anni segnala la confusione nel rapporto con gli stessi.
Si tratta a tutti gli effetti di un tipico e legittimo comportamento da fidanzati. Le labbra rappresentano una delle zone erogene (ovvero, dal greco: "che danno piacere") per eccellenza sia dal punto di vista evolutivo (la suzione e l'allattamento) che dal punto di vista strettamente erotico-sentimentale.
Giustamente le coppie usano le labbra come luogo di eccitazione e scambio di effusioni intime. Questo tipo di promiscuità coi figli contiene pertanto una forte confusione nel messaggio che viene trasmesso.
Si crea una sorta di simbiosi sentimentale eccessiva. Siamo così sicuri che i figli dopo i 3 anni desiderino una promiscuità così intensa?
Quando la relazione da educativa rischia di diventare morbosa la sensazione di emergenza si fa molto alta. Non ne vale la pena.
Mantenere una giusta distanza consente ai figli di costruire un loro legittimo e creativo spazio di libertà. Non deve esserci confusione: una mamma e un papà non devono atteggiarsi o comportarsi come fidanzati affettuosi o come amici.
Un figlio ha bisogno di un genitore che faccia il genitore. Non chiede niente di meglio.


RIFLESSIONI. Fiducia, diffidenza, prudenza


FONTE: libro "Scegli la vita" di YVES BOULVIN - ANNE VILLEMIN edito da MESSAGGERO DI S. ANTONIO EDITRICE.

Ho ragione di essere prudente, vigilante, prima di accordare la mia fiducia a qualcuno, ma c'è una grande differenza fra prudenza e diffidenza.
La diffidenza è sterile, induce sa ripiegarsi su se stessi. La prudenza mi spinge anzitutto a esercitare il mio discernimento.
Saprò insegnare indirettamente questo discernimento a mio figlio attraverso il modo in cui mi comporto con lui e con gli altri. Do fiducia a mio figlio, mostrandogli al tempo stesso che questa fiducia potrà essere aumentata o meno a seconda di ciò che ne farà, mantenendo la parola data, rispettando l'accordo che abbiamo stabilito insieme.

Mostro al mio dipendente di avere fiducia in lui, ma gli dico che faremo regolarmente il punto della situazione; questa non è diffidenza, ma prudenza giusta, ragionata. So fidarmi dei miei amici, ma non al punto da raccontare indiscriminatamente a tutti i miei problemi personali. Il mio agnellino interiore, che è pieno di fiducia ma anche estremamente vulnerabile, deve essere protetto con una sana vigilanza; non con mura e bastioni inaccessibili, ma con un discernimento illuminato. Bisogna sapersi proteggere, saper dire di no.

So adattarmi alla personalità delle persone che incontro. 
Una persona "perseverante" sopporterà molto male il fatto che io non rispetti la parola data, cambi le regole del gioco, prometta qualcosa e faccia il contrario. 
Una persona "stoica" è stata in genere ferita, nell'infanzia, da persone che hanno abusato di lei o che l'hanno aggredita o manipolata a livello affettivo. Molto difficilmente darà subito fiducia all'altro. 
Una persona "sensibile" non sopporterà una menzogna, un'infedeltà coniugale o l'incostanza di un amico e si sentirà abbandonata, rifiutata, negata, senza valore. Perderà ogni fiducia in se stessa, rischierà di crollare, di fare crisi di gelosia, ecc.
E' possibile essere al tempo stesso fiduciosi e capaci di discernimento. Non è l'uno o l'altro, ma l'uno e l'altro. Ritrovo un equilibrio fra fiducia e prudenza: fiducia nel bambino luminoso e prudenza nei confronti dello psichismo.



OGGETTI. Vecchie gerle