venerdì 12 marzo 2021

DON CAMILLO. Il prete poeta

 



FONTE: avvisi settimanali parrocchia di Albegno.

Ho partecipato nei mesi scorsi ad un concorso internazionale di poesia organizzato dalla casa editrice Aletti di Roma. Sono stato riconosciuto tra i finalisti, ma non ho vinto.
La casa editrice, però, mi ha offerto la possibilità di pubblicare a condizione di favore una raccolta di mie poesie, e si è impegnata a pubblicizzarle su tutti i suoi canali social e giornalistici.
La stampa del libro è in dirittura di arrivo con il prezzo di copertina di euro 12.00. Io ho pensato di mettere a disposizione le 140 copie che la casa editrice mi ha riconosciuto, di chi desidera acquistarne una al prezzo di copertina. Tutto il ricavato sarà devoluto alla Parrocchia per far fronte alle spese che stiamo facendo per gli spazi gioco dell'Oratorio. Anche questo è un modo per contribuire insieme: io coprendo le spese di stampa e voi acquistando il libro.
Il libro sarà messo in vendita anche nelle librerie. Però, se lo prenotate da me il vantaggio sarà tutto per la Parrocchia.
Raggiunta la vendita di 430 copie, la Aletti editorie, mi offrirà un nuovo contratto di edizione questa volta senza costi (potrebbe essere una nuova  opportunità).
Raggiunto il limite di 500 copie vendute, mi saranno riconosciuti i diritti di autore che pure saranno devoluti alla Parrocchia.
Cerco di fare tutto il mio possibile. Per l'impossibile mi devo ancora organizzare, ma con l'aiuto vostro amplificato dalla Provvidenza, ce la faremo.
...E se muoio in concetto di santità...può essere pure che diventi famoso. In questo caso il libro acquisterà un valore 100...1000...10.000...volte tanto. (Pubblicità & Progresso)

                                       don Camillo

domenica 7 marzo 2021

SCUOLA. I nostri ragazzi e gli altri.

Ripubblico questo post del 11/08/2014, pensando alle mie adorate nipotine, che stanno subendo, insieme ad altri milioni di ragazzini e ragazzine, questo incredibile blackout scolastico.


I nostri ragazzini, ben vestiti, delle elementari arrivano a scuola in auto con la mamma o con il piedibus, sempre in sicurezza, cioè guardati a vista dagli adulti.
Mentre i ragazzi delle medie salgono sul pullman che li porta a Trescore B.

Su "la Repubblica" del 06/08/14 c'è l'articolo "I bimbi indiani che sfidano i coccodrilli", firmato da Raimondo Bultrini, che descrive altri ragazzi che devono recarsi a scuola in condizioni ben più difficili, direi proibitive.
Così si legge nell'articolo:
"Per andare e tornare da scuola ogni mattina e sera, 125 bambini indiani di sedici villaggi delle etnie tribali del distretto Chhota Udepur del Gujarat, attraversano a nuoto un fiume largo 600 metri, l'Hiran, confluente del Narmada che in questa stagione umida  scorre impetuoso con tutti i pericoli del caso, non esclusi i coccodrilli.........
Infatti, anche se passati incolumi sull'altra sponda, li aspettano ancora altri 5 chilometri prima di raggiungere le classi..........
A turno i genitori accompagnano i figli, li raggruppano sulla sponda e un adulto nuota con loro mentre sull'altro lato  qualcuno tiene d'occhio l'acqua per vedere se arriva un alligatore, un grosso ramo o un tronco d'albero. Chi non sa restare a galla, si aggrappa a una specie di otre d'ottone chiamato gohri, buono anche per tenerci dentro all'asciutto i sandali, i libri, la merenda, o un abito di ricambio per chi ce l'ha. Spesso gli scolari vengono infatti da famiglie talmente povere da potersi permettere solo un'uniforme scolastica, e specialmente le bambine non si sognerebbero nemmeno di spogliarsi per entrare in acqua. "Durante l'estate - racconta Geeta, che frequenta una classe media - le nostre churidaar-kurta si asciugano lungo il tragitto verso la scuola, ma in inverno e coi monsoni, rimaniamo zuppe per tutto il giorno".
ALTRI CASI RIPORTATI NELL'ARTICOLO.
SENTIERO CINESE
Per andare a scuola a Banpo, nello Shengji, i bambini devono fare un sentiero senza protezioni scavato 40 anni fa nel fianco della montagna.
FRA GLI ELEFANTI
In Kenya molti scolari traversano la savana rischiando le cariche degli elefanti.
SUL VUOTO
A Galle, in Sri Lanka, le studentesse devono passare per l'antico e diroccato forte olandese rischiando la vita in bilico su un asse.



DON CAMILLO. 8 marzo. omaggio alla donna

 



FONTE: avvisi settimanali parrocchia di Albegno.

FANTASIA DELLE STAGIONI

Delicato profumo di pesco
fiorito nel primo tepore
incantato a guardarti io resto
avvolto da un caldo stupore.

Campo di grano dorato
espandi del pane fragranza;
l'ondeggiare di spighe ti ha dato
nel cuore e nel tratto eleganza.

Bosco di mille colori
intenso profumo di terra
che parla di gusti e sapori
estranei al chiuso di serra.

Manto di candida neve
custode d'antica purezza
trasformi ovattata e pur lieve
di rovi e di pietre l'asprezza.

Ogni stagione di vita
scopre in te la colonna;
mai si sente tradita
dal tuo sentir che sei Donna.

                                            don Camillo




mercoledì 3 marzo 2021

DON CAMILLO. C'era una volta la raggera



FONTE: avvisi settimanali parrocchia di Albegno.

C'ERA UNA VOLTA LA RAGGERA

C'era una volta sul vecchio solaio della chiesa una raggera da tempo in disuso.
Era ormai ridotta a pezzi coperta a malapena da vecchi stracci tanto laceri da non essere più in grado di svolgere il loro compito di protezione. La polvere era tanta e tale d'aver nascosto ogni traccia di interesse in quel sfasciume di legni che sembravano più adatti alla stufa che al salvataggio.
Smosso dalla curiosità presi in mano uno di quei pezzi e, con la manica della tuta, lo ripulii alla bell'e meglio dalla polvere: era un pezzo di legno scolpito, una foglia d'accanto dorata. La sua eleganza e la lucentezza del suo colore che fino a quel momento era stata nascosta dalla polvere, mi affascinò.
Così decisi di recuperare tutti quei pezzi. Ce n'erano di tante dimensioni. Sia pure malmessa, quella raggera era completa. Si trattava di un'opera antica, forse del '700, che rappresentava una storia ricca di significato e di Fede. Decisi così che dovevo recuperarla e riportarla al suo antico splendore.
In paese c'erano persone appassionate di cose antiche. Le contattai e parlai a loro del progetto. Mi risposero con entusiamo: avrebbero preso in  carico il restauro gratuitamente.
Fu così che in pochi mesi, grazie al lavoro esperto e appassionato di quei volontari, avvenne il miracolo: la raggera recuperò tutta la sua bellezza ed eleganza originaria, pronta ad essere montata sull'altare maggiore per fare da corona al tabernacolo con le sue cento candele per rappresentare tutti i santi e i defunti che fanno parte dell'assemblea liturgica ogni volta che si celebra l'Eucarestia.
Quella raggera veniva montata 2 volte l'anno: in occasione delle quarant'ore e in occasione del Triduo dei Defunti. E fu così per vari anni. Ogni volta che si celebrava con la raggera esposta, c'erano volontari che accendevano una ad una le cento candele che ardevano con fiamma viva come è viva la presenza dei Santi e dei morti nell'assemblea quando si celebra la Messa.
Un lavoro impegnativo, che richiedeva tempo, ma rendeva bene il messaggio che voleva trasmettere. Poi ad un tratto è prevalsa la comodità. Ci vuole troppo tempo per accendere tutte le candele; siamo sempre quelli a prenderci l'impegno... Perché non mettiamo le lampadine? In un attimo è tutta accesa, e chi guarda da lontano neanche si accorge che sono la padine....
Certo, sembra tutto come prima, ma è cambiato lo spirito. Anzi è scomparso. E questo cambia tutto: si salva il guscio, ma è scomparsa l'anima, tutto ciò che dava senso, valore e perfino bellezza a quel guscio. E' scomparsa la vita che alimentava fantasie e sogni; è rimasto il cadavere che resta un corpo da "smaltire".

ARTE VIOLATA

C'era una volta un'opera d'arte
creata dal cuore e da mani operose;
nelle feste solenni la sua era parte
di grande risalto, tra le più decorose.

Con cura e passione era allestita
per dare risalto alla sua eleganza;
con mille candele veniva vestita,
ognuna era accesa con tenace costanza.

Si trattava di una vera nobile impresa
accessibile solo a gente vogliosa:
ogni candela doveva essere accesa
per arder di fiamma viva e gioiosa.

Ogni fiammella fungeva da segno
di un caro defunto che attorno all'altare
insieme con noi realizzava quel Regno
che grazie allo Spirito c'invoglia a cantare.

Poi ad un tratto è mancata la voglia;
ha prevalso la Sirena che invita a dormire.
Come si stacca dal ramo la foglia
il banale ha costretto l'incanto a finire.

Ora tutto si accende in un battito d'ali.
Un'arida luce al posto del fuoco.
Lampade fredde fisse e uguali.
Del fascino antico è rimasto assai poco.

                                              don Camillo



 

RIFLESSIONI. La sofferenza

 

FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" gennaio 2021.
Articolo: "Come vivere la sofferenza?" di LUCETTA SCARAFFIA.

No, non è solo un problema di mascherine messe male, di assembramenti, di posti letto che mancano: il problema vero è che siamo circondati dalla sofferenza. Quella dei malati negli ospedali, nella solitudine delle case dove non entrano più nemmeno i medici, dei malati di altre malattie che non vengono più curati. Ma anche la sofferenza della solitudine dei nonni che non vedono i nipoti, dei bambini e dei ragazzi che incontrano troppe difficoltà per giocare con gli amici, per fare apprendistato di relazioni umane, innamorarsi e soffrire per amore, competere con gli altri in uno sport... Ed è aumentata la sofferenza di coloro che già soffrivano, come i migranti: a tutti gli altri pericoli si è aggiunto quello del contagio e della eventuale malattia senza protezioni.
Siamo stati svegliati bruscamente, neppure un anno fa, da questa ondata di sofferenza. Non che prima la sofferenza non ci fosse, ma era tenuta ai margini, e si faceva finta che fossimo sul punto di vincere ogni malattia, ogni dolore, grazie alla scienza.
Vivevamo in un mondo in cui ci facevano pensare di essere liberi di realizzare ogni desiderio, di andare dove volevamo a prezzi ragionevoli, di vestirci sempre di nuovo, anche se sempre più spesso di "stracci" cinesi. 
Soprattutto pensare  che potessimo non invecchiare mai, continuare fino a tardissima età a divertirci e a provare piacere, l'unico vero obiettivo che la società ci proponeva come apprezzabile, piacere che si traduceva, in pratica, nel consumare sempre di più.
Adesso che non possiamo più viaggiare, che non ha senso comprare vestiti se dobbiamo stare in casa, la sofferenza ci invade senza difese. Siamo di nuovo di fronte al problema che ha sempre angosciato l'umanità: perché c'è la sofferenza? Perchè tante persone devono soffrire  più di altre? Che cosa possiamo fare per affrontarla?
Siamo messi a nudo di fronte a una realtà che non volevamo vedere: la scienza non basta per sconfiggere il dolore, la realizzazione dei desideri non ci porta la felicità. E, soprattutto, la condizione umana non è all'interno di un processo di continuo miglioramento.
Pensare alla sofferenza, a come spiegarla, a come viverla, a come condividerla, è il tema al cuore di ogni religione, e in particolare del cristianesimo che si fonda sulla passione di Cristo, cioè  su una sofferenza offerta per noi.
Ma sembra che l'abbiamo totalmente dimenticato: parlare di sofferenza, come del resto parlare di morte, è passato di moda anche negli ambienti clericali. Che preferiscono riempirsi la bocca di termini "in positivo", come amore, condivisione, fratellanza. Atteggiamenti necessari, ma che per essere autentici devono affrontare la questione di fondo: come vivere la sofferenza? Affrontare questo problema vuol dire mettere in discussione la concezione ampiamente diffusa oggi che la vita valga la pena di essere vissuta solo se fonte di piacere.
Questo vuol dire domandarsi il senso della vita, questione che da troppo tempo la società aveva rinunciato a porsi. Dobbiamo tornare a riflettere sullo scandalo delle beatitudini evangeliche, che rovescia il mondo, soprattutto il nostro, attestando che si può trovare senso anche nell'assurdo del dolore, nell'invivibile della persecuzione, della violenza subita, di situazioni di dolore alle quali non sappiamo porre rimedio. Le beatitudini diventano rivelazioni della vita che ci è possibile se troviamo radici nell'umanità di Gesù.
E' questo il cambiamento profondo, che sta agendo nel nostro mondo, che ci sta portando verso un mondo nuovo, speriamo migliore. Sta a noi comprenderlo e indirizzarlo.

mercoledì 24 febbraio 2021

SCUOLA. Aboliti i voti numerici

 

FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" febbraio 2021.
Articolo: "Scuola , ma non a punti" di DANIELE NOVARA.

Per anni, i famosi - e famigerati - voti numerici sono stati fonte di grandi preoccupazioni per mamme e papà e studenti.
L'anno scorso, proprio in questo periodo, ricevetti questa mail da Carlotta, mamma di Pietro, un bambino di seconda elementare: "L'approssimarsi della consegna delle pagelle mi manda sempre in ansia. Mio figlio è un bambino intelligente. Io non voglio dare peso ai voti, ma mi pare che sia proprio lui a rimanere male perché vorrebbe avere sempre il massimo, invece di tanti 7 e 8. Scalpita e io stessa mi sento a disagio a spiegargli che non bisogna considerare i voti. Come se non bastasse, ci si è messa anche una mamma sul gruppo whatsapp che si è esaltata perché suo figlio Sandro ha preso tutti 10. Era gasata come in Formula 1. Io queste cose non le sopporto. In fondo, sono solo bambini, perché accanirsi su dei voti?".
Ma ecco che, proprio in un anno che rimarrà come un'indelebile esperienza negativa in molti, viene emanato un decreto legge che abolisce, almeno nella scuola primaria, proprio i voti numerici.
La scuola dà un importante segno di vitalità che, peraltro, fa pendant con il divieto, a giugno scorso,  di esposizione degli stessi sulle porte delle scuole. Sui documenti di valutazione degli alunni più piccoli non troveremo più i "punteggi" da 0 a 10, bensì 4 tipologie descrittive che rappresentano i cosidetti livelli di apprendimento rispetto agli obiettivi previsti.
Occorre, nei prossimi anni, tentare un passo avanti e lavorare con più coraggio su quella valutazione che io definisco "evolutiva", ovvero una valutazione che prenda in considerazione non tanto il raggiungimento o meno degli obiettivi, piuttosto il processo di crescita di un alunno, i suoi progressi e i suoi miglioramenti.
Come direbbero alcuni scrittori (e come ha scritto il grande Konstantinos Kavafis nella sua celebre poesia Itaca), conta più il viaggio che la meta.
Si può andare verso una valutazione che consideri i punti di partenza, registri i progressi ed eviti finalmente di incappare nella pura e semplice registrazione degli errori. Sarà inoltre necessaria una formazione specifica per gli insegnanti: il rischio di fare entrare dalle finestre quello che abbiamo allontanato dalla porta rimane possibile.
E anche ai genitori dovrà essere spiegata questa novità, perché sappiano coglierne i vantaggi: la nuova valutazione motiva i figli a cercare di dare sempre più il meglio. Senza crogiolarsi nelle nostalgie numeriche.
Si apre uno scenario che mi auguro porti una ripresa di interesse e di veri cambiamenti nell'ambito pedagogico, metodologico e didattico. Per una scuola che sappia promuovere e liberare le risorse degli alunni.

 

DON CAMILLO. Sentire il vuoto dentro

 



FONTE: avvisi settimanali parrocchia di Albegno.

"Caro Camillo,
vorrei che tu spiegassi ad un umile, illetterato ragioniere in pensione con parole semplici alla portata di tutti questa frase di EMIL CIORAN:

L'esperienza  del vuoto è la tentazione mistica del non credente, la sua possibilità di preghiera, il suo momento di pienezza.

Grazie della consulenza spirituale.

Sergio

IL VUOTO E' GRAZIA

Ciao Sergio,
So che sei un ragioniere in pensione, ma non sapevo che sei umile e illetterato. E' proprio vero che non si è mai finito di conoscere.
Mi piace molto la frase che hai citato, e penso sia profondamente vera e non solo in riferimento al non credente, ma ad ogni persona che viene accarezzata dalla Grazia di Dio. L'esperienza del Vuoto (penso al vuoto interiore; all'insoddisfazione profonda nei confronti di tutto e di tutti; all'incapacità di dare un senso alla propria vita....) più che essere il momento di pienezza è il momento critico decisivo che ti mette davanti a un bivio: o di accogliere il mistero e lasciarti provocare e condurre dallo Spirito, o abbandonarti al non senso e lasciarti condurre in modo passivo e rassegnato dagli eventi cercando di narcotizzarti con le "sirene" che ti offre il mercato.
E' la stessa esperienza di progenitori (Adamo ed Eva) raccontata in Gen 3,7: "Allora si  aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi". Ingannati dal diavolo raffigurato dal serpente, si erano illusi di essere padroni della loro vita e di essere capaci di darle un senso orientandola a loro piacimento.
La nudità della quale si rendono conto non è tanto quella del corpo, ma quella dell'anima, molto più inquietante e drammatica. Il rimedio che cercano coprendosi con foglie di fico rivela la provvisorietà e la banalità dei rimedi narcotizzanti che l'uomo e la donna di sempre cercano di attivare, a fronte della tenerezza e della delicatezza che Dio mantiene comunque nei loro confronti rivestendoli con tuniche di pelli da Lui stesso confezionate (Gen 3.21).
L'esperienza di vuoto o di nudità è la Grazia di Dio che offre a tutti i suoi figli, nei modi e nei tempi diversi, un'opportunità di uscire dall'inganno e dal torpore per scoprire l'immensità alla quale appartiene come figlio di Dio, amato e custodito al di là dei suoi meriti.
Certo la Grazia, non dovendo imporsi sulla persona, ma semplicemente provocarla perché arrivi alla decisione in modo consapevole e responsabile, è rischiosa perché può provocare anche una risposta diversa e contraria.
E' il rischio che corre il Padre della parabola che consegna parte dell'eredità alle pretese del figlio più giovane e lo lascia partire (cfr.Lc 15,11-32). E' il rischio che ha corso mio papà quando mi ha insegnato ad andare in bicicletta: all'inizio, per darmi sicurezza, correva dietro a me tenendomi per la sella mentre io pedalavo; poi ad un certo punto, a mia insaputa, ha mollato la presa e mi ha seguito con lo sguardo mentre io me ne andavo da solo sul provinciale. E' stato lì che ho acquistato la mia sicurezza che mi ha invogliato ad andare in bicicletta a Loreto, a Roma, a Pompei, a Lourdes....
E' stato grazie al rischio che quel papà ha saputo correre, che il figlio della parabola è stato invogliato a tornare a casa e a restarci in modo convinto, motivato e festoso....Ma sarebbe anche potuto morire di fame e di stenti in mezzo ai maiali. 
Perché tutto dipende dalla Grazia ma tutto dipende anche dalla tua decisione.

ANIMA NUDA

Cavalcando orgoglioso la mia fantasia
ho pensato di essere un'aquila reale;
mi son librato con grande frenesia,
l'ebbrezza mi ha avvolto e caricato il morale.

Poi ad un tratto mi sono svegliato
e ho visto il muschio e i licheni sui sassi.
Allora ho capito che mi ero ingannato:
mi sono mosso sempre e solo coi passi.

Deluso di essere troppo normale
ho perso la voglia e lo slancio creativo;
mi sono adeguato a sentirmi banale,
a vivere i miei giorni rassegnato e passivo.

A che serve creare se non vieni apprezzato,
spendere tempo e preziose energie?
Meglio dormire per non sentirmi azzerato;
almeno nel sonno potrò far magie.

"Quanto sei sciocco - mi dice una voce -
quando rinunci perché scoraggiato.
Se per il fiume non c'è una foce, 
là dove scorre non sarà mai abitato".

Mi metto a scrutare con occhi di lince
da dove provenga questa saggezza.
Più ci rifletto e più mi convince,
mi cura e guarisce la mia amarezza.

Per quanto mi creda persona insipiente,
porto in me stesso un personale fermento.
Come percorso di acqua fluente
posso sfociare in chi mi è attento.

E' questo il tributo ch'io posso donare
a chiunque m'incontra e vicino mi resta.
Dono fiducia: è qui il mio creare,
e questo è di certo un impulso alla festa.

                                                          don Camillo