mercoledì 18 novembre 2015

VIAGGI. Barcellona. Montserrat






















































VIVERE INSIEME. La vera solidarietà è solo la pace


FONTE: "MISSIONARI SAVERIANI" n° 8 ottobre 2015.
Articolo "LA VERA SOLIDARIETA' E' SOLO LA PACE. Nessuno investe sulle vere cause del problema" di p. Marcello Storgato, sx.

"Sul finire dell'estate ne abbiamo viste di tutti i colori e sentite in tutti i toni. Parole da non ripetere, gesti da non raccogliere, per semplice senso di pudore. Ma devo richiamare alcune immagini che ci hanno turbato, perché il rapido susseguirsi di eventi e fotogrammi - forse - hanno svuotato il cestino della nostra breve memoria.

Ci hanno turbato. Il meraviglioso sito archeologico di Palmira ridotto in frantumi, e prima ancora il suo geloso custode Khaled Assad - "martire dell'archeologia!" - decapitato e appeso a una colonna per non aver svelato il nascondiglio dei reperti antichi.
I barconi del Mediterraneo stracarichi di persone accalcate come animali destinati alla discarica, salvate dalle navi che ne hanno raccolto l'SOS. E gli innumerevoli corpi di morti asfissiati e annegati, persone senza volto né nome, per sempre.
Il corpicino del piccolo Alan Kurdi arenato sulla spiaggia di Bodrum, mentre il papà tentava di portare i figli e la sposa verso Kos, l'isola greca della speranza. E il gendarme turco che lo prende in braccio e trasporta, con trepidante emozione: "Ho raccolto Alan come fosse un figlio, poi ho solo pianto!"
Quei campi, quelle piazze, quelle stazioni gremite da folle di bambini, genitori e nonni; la grande marcia dell'esodo lungo i binari ferroviari e sulle strade e in mezzo ai campi di mais: profughi in cammino verso l'ignoto di una nazione più accogliente, sgambettati da una scostumata giornalista tv.
Quel filo spinato appuntito e tagliente (di produzione spagnola!), per elevare barriere lunghe chilometri di confini fittizi; e i gendarmi armati e schermati, costretti alla meraviglia davanti alla bambina che avanza gattoni verso di loro, inconsapevole innocente...

E anche la grande solidarietà. L'enorme e costoso impegno dell'Europa e dell'Italia per raccogliere e portare a terra i migranti dai paesi d'Africa e del Medio Oriente, da identificare e spartire, come fette di una torta. La grande mossa della cancelliera per accogliere in terra tedesca mezzo milione di siriani, e gli altri leader disposti a imitarla..
"Salvare le vite umane!"; "accogliere i disperati"; "solidarietà, valore fondante dell'Europa!": tutto vero. E non faremo mai abbastanza per salvare le vite e dare un pizzico di speranza.
Ma... mi domando: come mai così poche voci si levano per denunciare le guerre e le violenze ancora in atto, per accaparrarsi e mantenere i preziosi spazi di altre nazioni, e sfruttarli a vantaggio di aziende e interessi senza scrupoli? Poche voci  reclamano che si vada alle radici di questa massiccia emergenza umanitaria e si investa per risolvere il problema, andando alle cause!
Si tratta di investire per la pace e lo sviluppo di intere popolazioni, di sorvegliare il commercio delle armi (settore mai in crisi!), di privilegiare i rapporti diplomatici e politici, di contrastare la corruzione e le potenti lobby mafiose internazionali.  Solo la pace è vera solidarietà, benefica per tutti.

FILM. Everest


Diretto da Baltasar Kormakur, il film ha per protagonisti Jake Gyllenhaal, Josh Brolin, John Hawkes, Jason Clarke, Robin Wright, Michael Kelly, Sam Worthington, Keira Knightley, Emily Watson,

Genere: Avventura , Drammatico, Thriller.

Non si può essere romantici con la montagna, soprattutto se si è alpinisti, soprattutto se da voi dipende la vita di altre persone. E di romanticismo "pecca" il protagonista di Everest, perseverando quando invece avrebbe dovuto fermarsi. Eppure Rob Hall lo sa bene. Un'alpinista sa quando la ragione deve dominare la passione e il piacere verticale che procurano le sfide estreme e i territori inesplorati. Ma quel piacere Rob non vuole negarlo a Doug, amico e cliente che ha qualcosa da dimostrare a se stesso e ai bambini della scuola frequentata dai suoi figli.
A un passo dalla vetta e in quella decisione azzardata sta il senso del "film di montagna" di Baltasar Kormakur, che recupera un genere cinematografico popolare negli anni Venti e Trenta in Germania e polemizza sulla globalizzazione del viaggio che snatura la natura e i popoli che incontra. Nelle cosmogonie la montagna è il luogo delle origini, l'asse verticale di congiunzione tra il mondo celeste delle potenze divine e il mondo terreno. Il percorso dal basso all'alto per ascenderla è un'iniziazione, un cambiamento di status per chi la sfida, trascendendo in qualche modo la condizione umana. La pratica dell'alpinismo per molti aspetti si inscrive in questa logica, nella logica di purificazione e di dominazione del mondo che procura l'ascesi.
Kormakur, scalando il suo Everest tra suspense e vertigine, rimpiange quell'intendimento e denuncia le ascensioni turistiche di massa che attrezzano montagne indomabili, enfatizzano la spettacolarità delle sue attrazioni (naturali e culturali) e allargano a dismisura il campo base. Everest conduce gli attori in parete ed esplora il sentiero sbagliato infilato dall'occidente. In perfetto equilibrio tra crepacci e ghiacciai, il regista islandese sale con le masse, avanza con le mode e "arrampica" i profanatori contro cui la "fede" di Rob Hall, eletto dagli dei a toccare cinque volte la vetta dell'Everest, non può più nulla. La "democratizzazione" della montagna, contaminata con sprovvedute ambizioni e lattine sfondate, quelle che Rob raccoglie turbato, ne ha depotenziato la sfida (drammatica, sportiva, poetica, simbolica). Sfida alla base di un genere prodotto dal XIX secolo, che inventò il cinema e la montagna e li mise l'uno al servizio dell'altra.
Lontano dall'essere un film giocattolo, Everest, condotto "su corda" da Jason Clarke e Jake Gyllenhaal, congela gli aspetti eroici dell'alpinismo e smaschera la visione ludica (e prosaica) dell'arrampicata (sociale). Il viaggio sentimentale, l'attitudine contemplativa, la conquista fisica, la montagna come luogo dei valori svaniscono dentro una tempesta e un disappunto (di natura) che suona come ultima parola. Perché come diceva George Mallory, alpinista inglese morto sulla celebre vetta nel 1924, l'Everest "è lì" a ricordarci il rispetto che si deve alla natura alle altezze inaccessibili. Tratto dal saggio di Jon Krakauer (("Aria Sottile"), giornalista di "Outside" sopravvissuto alla spedizione del 1996 in cui morirono otto persone, Everest chiude su un'ultima ascesa, quella della macchina da presa a cercare un "risveglio", un nuovo funambolico ardimento, destinato a cancellare da altre pareti la parola impossibile e a ritrovare il valore e la dimensione della professionalità. Una competenza declinabile con moralità.

giovedì 12 novembre 2015

LIBRI. La bellezza e l'inferno di Roberto Saviano


FONTE: libro "La bellezza e l'inferno" scritto da Roberto Saviano, edito da Mondadori.

La bellezza e l'inferno: fra questi poli opposti che richiamano il pensiero di Albert Camus si estende il campo di forze frequentato da Roberto Saviano, il luogo che genera la sua visione di vita, dell'impegno e dell'arte.
Introdotti da una prefazione dell'autore, gli scritti raccolti in questo volume tracciano un percorso tanto ricco e vario quanto riconoscibile e coerente. Dal ragazzo che muove i primi già maturi passi nell'ambito della letteratura e della militanza antimafia fino allo scrittore affermato che viene invitato all'Accademia dei Nobel di Stoccolma e abbracciato dai terremotati in Abruzzo, Roberto Saviano resta se stesso.
Ci racconta di un campione come Lionel Messi, che ha vinto la sfida più importante, quella contro il suo stesso corpo; di Anna Politkovskaja, uccisa perché non c'era altro modo per tapparle la bocca; dei pugili di Marcianise, per cui il sudore del ring odora di rabbia e di riscatto; di Miriam Makeba, venuta a Castel Volturno per portare il suo saluto a sei fratelli africani caduti per mano camorrista; di Enzo Biagi che lo intervistò nella sua ultima trasmissione; di Felicia, la madre di Peppino Impastato, che per vent'anni ha dovuto guardare in faccia l'assassino di suo figlio prima di ottenere giustizia; e di tanti altri personaggi incontrati nella vita o tra le pagine dei libri, nelle terre sofferenti e inquinate degli uomini o in quelle libere e vaste della letteratura.
Pagina per pagina, Saviano ribadisce  la sua fiducia in una parola che sappia scardinare la realtà, opporsi a qualunque forma di potere, farsi testimone della certezza che "la verità, nonostante tutto, esiste".

RIFLESSIONI. Cos'è la bellezza?


FONTE: Libro "Il manoscritto ritrovato ad Accra" di Paulo Coelho, edito da Bompiani.

COS'E' LA BELLEZZA?

Quasi sempre viene detto: "Non è importante la bellezza esteriore, bensì quella interiore."
Ebbene è una frase estremamente falsa. Se fosse così, perché i fuori si offrirebbero così sfacciatamente al fine di attirare l'attenzione delle api? Semplicemente per i fatto che la natura aspira alla bellezza.

La bellezza esteriore è la componente visibile della bellezza interiore e si manifesta attraverso la luce che promana dagli occhi di ogni individuo. Non  importa che questi sia malvestito o non si conformi ai  nostri canoni dell'eleganza, oppure non cerchi di imporsi all'attenzione delle persone che lo circondano. Gli occhi sono lo specchio dell'anima e, in qualche maniera, rivelano ciò che sembra occulto. Come ogni specchio restituiscono il riflesso più intimo del volto che hanno davanti.

La bellezza è presente in tutte le creature, ma spesso ci lasciamo condizionare dal giudizio altrui. Ci accade di negare la nostra bellezza perché gli altri non possono e non vogliono riconoscerla. Anziché accettarci per ciò che siamo, ci sforziamo di imitare coloro che si muovono intorno a noi e così arriviamo a scordarci che il vero mondo è quello al quale aspiriamo.

La bellezza non risiede nell'uguaglianza, bensì nella diversità. E' pressoché inimmaginabile una giraffa senza il collo lunghissimo o un cactus senza spine.

Esseri meschini sono coloro che pensano: "Io non sono bello, perché l'Amore non ha bussato alla mia porta." In realtà, l'Amore ha bussato, ma non gli hanno aperto, giacché non si sentivano nella condizione di riceverlo. Si affaccendavano per replicare le figure che animavano il mondo esterno e avevano dimenticato la Luce più intensa che si sprigionava dalla loro anima.

SPORT. Salvioni Sandro Walter. calcio


Salvioni Sandro Walter, nato nel 1953, abitante a Gorlago.

Lunga militanza tra i professionisti, prima come giocatore, poi come allenatore.

Ecco alcune sue foto.





Sandro (15 anni e la sua 1° squadra, il Chiuduno 2° categoria)
accosciato, 1° a destra


Seregno serie C
accosciato 1° a destra


Brescia serie B


Brescia
accosciato 1° a destra


Foggia serie A
accosciato 1° a destra


Sandro (Parma) con Platini


Sandro (Sambenedettese) con Maradona


Sandro (Foggia) con Burgnich



Sambenedettese


Sandro allenatore del Nizza (Francia)
vincitore del campionato di B



















































DON CAMILLO. Osservatorio alieno


FONTE: avvisi settimanali della parrocchia di Cene.

Osservatorio alieno


Terra,
pulviscolo che viaggi
nell'immenso buio
solitaria
dal mio osservatorio
al confine dell'immaginario
ti scopro
come puntino luminoso
in mezzo alle tante stelle
Chissà se c'è vita
Su di te!

Forse sei solo pietrame
Ed aride vaste conche
Di crateri spenti
Forse ti avvolge solo
Un cupo silenzio
Di eterni millenni
Immobili e lenti
Senza emozioni.

Forse sei solo un enorme macigno vagante
Come le tante miriadi
Che solcano il buio infinito...

Terra
Da qui non potrei immaginare
Il capolavoro d'azzurro
Di verde e di bianco
Ideato dal Creatore
E la presenza vivace e inventiva
Dell'uomo
capace di entrare in quell'armonia.

Da qui non voglio vedere
Le eterne imboscate di chi
Cieco ad ogni bellezza
Mira solo a profanare l'incanto.

                                      D. Camillo