martedì 24 giugno 2025

RICEVO E PUBBLICO. "Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi...."

 



Ricevo da una amico, a cui spedisco ogni settimana i post che ho pubblicato, questa questa frase che fa riflettere molto:

"E' passata  un'altra settimana, anzi si è involata, come le precedenti, ma stavolta non ha portato speranza, bensì un oscuro senso di angoscia. Il destino del mondo è in mano a dei prepotenti bulli deliranti, che ci vogliono convincere di agire nel nome di Dio. Ciao".



lunedì 23 giugno 2025

PAPA LEONE XIV. La pace diventa missione







FONTE: "MISSIONARI SAVERIANI" giugno-luglio 2025.


Robert Francis Prevost, cittadino statunitense, è il 267° papa col nome di Leone XIV. Membro dell’Ordine di Sant’Agostino con i voti solenni nel 1981, presbitero nel 1982, missionario in Perù dal 1985 al 1998. Laureato in matematica e teologia, prenderà la nazionalità peruviana. Lì è parroco di periferie povere e insegnante in seminario. Dal 2001 al 2013 è Priore generale del suo ordine. Nel 2015 papa Francesco lo nomina vescovo della diocesi di Chiclayo. Nel 2023 è nominato Prefetto del Dicastero per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina. Nella sua persona mette in relazione il Nord e il Sud del mondo, come uomo globale che trascende i confini. La sua ascendenza comprende radici francesi e italiane dalla parte del papà; dalla parte della madre, figlia di un emigrato dominicano di origini afro-haitiane e di sua moglie creola di New Orleans con ascendenze francesi, spagnole e africane. L’unione di queste diversità culturali ha influenzato il suo carattere facendone un uomo di ascolto, dialogo e mediazione con una visione del mondo e del ministero pastorale caratterizzato da un forte impegno per l’inclusione, la giustizia sociale e la solidarietà con le comunità emarginate. In ogni luogo dove il cristiano si trova a servire dirà che la sua vocazione “è essere missionario, annunciando il Vangelo dove si trova”. Questo compito “è una chiamata all’umiltà”.
La scelta del nome è carica di significato. Si pone in continuità con Leone XIII, pontefice attento agli eventi del suo tempo, la cui enciclica Rerum novarum (15 maggio 1891), apre l’insegnamento sociale della Chiesa moderna con la sua presa di posizione in ordine alle questioni sociali. Se poi si risale alla dinastia dei Leoni fino a Leone Magno, che fermò Attila nel 452 nei pressi di Mantova, si presenta come ostacolo a ogni dominatore.
Il suo primo intervento al mondo è stato il saluto di Gesù risorto ai suoi discepoli smarriti: “La pace sia con voi!”. È pure il saluto che dà inizio alla santa Messa, come a dire che la vita dei fedeli è sempre rianimata dalle parole del Cristo risorto. La parola pace poi risuona nove volte con sfumature e declinazioni diverse. “È la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante”. Non sono dunque le armi a fare la pace ma la fratellanza. “Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore…”. La pace inizia dal cuore; un cuore pacificato semina pace intorno a sé. “Aiutateci anche voi a costruire ponti con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo, sempre in pace”. Le armi della pace sono il dialogo, l’incontro per cercare l’unità… “Camminare insieme a voi, come Chiesa unita, cercando sempre la pace, la giustizia…”. 
La pace diventa ricerca del bene comune, si fa politica, economia, cultura. “Vogliamo essere una Chiesa sinodale che cammina che cerca sempre la pace…”. La pace è frutto di lavoro e una ricerca d’insieme. “Preghiamo insieme per questa nuova missione, per tutta la Chiesa, per la pace nel mondo, chiediamo questa grazia speciale a Maria, nostra madre”. La pace diventa missione. 
                                                                                                                                  p. Gianni Brentegani, sx - Brescia


P. Gabriele Ferrari ha condiviso una riflessione sull’elezione di papa Leone XIV per il settimanale diocesano di Trento, “Vita Trentina”.

La rapidità dello scrutinio e l’impressione che il nuovo eletto fosse proprio quello che ci voleva in questo momento della storia hanno lasciato in me - ma credo anche in tanti altri - la certezza che la Chiesa non è un club occidentale e ancora meno italiano, ma il popolo universale del Dio vivente, fondata da Gesù e guidata dallo Spirito del Risorto. La figura del nuovo Papa ha subito occupato e riempito la scena lasciata vuota e, in un certo senso incolmabile, dalla forte personalità di papa Francesco che sembrava non potesse essere adeguatamente rimpiazzata. Lo Spirito santo ha sconvolto e mandato in aria tutte le previsioni prima del conclave. È apparso evidente quello che il Vescovo di Como ha detto in un messaggio alla diocesi il giorno prima di entrare in conclave: “Lo Spirito santo ha già eletto il nuovo Papa e a noi tocca solo identificarlo…”.
Il Papa ha l’insostituibile carisma di unificare e dare forma alla Chiesa che grazie a lui si mantiene e cresce compatta e solida. Penso alla gioia dei cristiani latinoamericani e in particolare dei peruviani che vedono un vescovo e un missionario che ha lavorato in quella terra prendere posto sulla cattedra di san Pietro alla guida e al cuore della Chiesa. Ma voglio anche esprimere e sottolineare la gioia di noi missionari che abbiamo visto una persona come noi che ha vissuto la missione in una regione bisognosa di evangelizzazione e di presenza di missionari venuti da fuori.
Vedere papa Leone in mezzo alla gente andina, con i piedi nell’acqua e nel fango, vederlo andare a cavallo per raggiungere popolazioni lontane, è stato per me una grande consolazione personale ed ecclesiale e formativa. Vi ho visto una conferma di quanto spesso si dice negli ambienti della formazione: se i futuri ministri ordinati potessero tutti fare un’esperienza significativa nell’ambiente non cristiano della missione, quanto ne guadagnerebbe la loro preparazione e in definitiva anche la loro credibilità apostolica! Nulla meglio di questa esperienza costruisce quegli atteggiamenti di vicinanza, compassione e tenerezza che papa Francesco ha raccomandato in tutti i modi e su tutti i toni come lo stile della Chiesa nel nostro mondo. Ad multos annos, papa Leone, e grazie molte per aver accettato questo ministero!
                                                                                                                          p. Gabriele Ferrari, sx - Tavernerio (CO)



 




sabato 21 giugno 2025

CANZONI. Mia Martini. Donna

 





   M I A     M A R T I N I  


 Donna

Donne piccole come stelle
C'è qualcuno le vuole belle
Donna solo per qualche giorno
Poi ti trattano come un porno

Donne piccole e violentate
Molte quelle delle borgate
Ma quegli uomini sono duri
Quelli godono come muli

Donna come l'acqua di mare
Chi si bagna vuole anche il sole
Chi la vuole per una notte
C'è chi invece la prende a botte

Donna come un mazzo di fiori
Quando è sola ti fanno fuori
Donna, cosa succederà
Quando a casa non tornerà

Donna, fatti saltare addosso
In quella strada nessuno passa
Donna, fatti legare al palo
E le tue mani ti fanno male

Donna che non sente dolore
Quando il freddo gli arriva al cuore
Quello ormai non ha più tempo
E se n'è andato soffiando il vento

Donna come l'acqua di mare
Chi si bagna vuole anche il sole
Chi la vuole per una notte
C'è chi invece la prende a botte

Donna come un mazzo di fiori
Quando è sola ti fanno fuori
Donna, cosa succederà
Quando a casa non tornerà



mercoledì 18 giugno 2025

RIFLESSIONI. La palestra della Speranza

                              


GIANCARLO BREGANTINI
Arcivescovo emerito di Campobasso- Bojano


FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" aprile 2025.
Articolo: "La palestra della Speranza" di GIANCARLO BREGANTINI.

E' il deserto  la palestra della speranza, perché è il luogo delle promesse di Dio, forza vincitrice in tante avversità.

In questo Giubileo, dedicato alla speranza che non delude, è fondamentale  rileggere il libro dell'Esodo.
Ci aiuta ad attraversare il deserto, superando le notti  di paura a causa degli  inseguitori che uccidono senza pietà. E' proprio il deserto la palestra della speranza, perché è il luogo delle promesse di Dio, forza vincitrice in tante avversità.
Ce lo dice con chiarezza la tenace figura di Mosè, che sa guidare, con mano forte e dolce insieme, un popolo fuggiasco e di dura cervice. Proprio per questo, nelle meditazioni per gli Esercizi spirituali   che predico ai sacerdoti in varie parti d'Italia, mai manca questa pagina biblica, di grande esortazione per il clero.
Mi soffermo volentieri sul capitolo 17 dell'Esodo: il popolo arriva a Refidim, oasi strategica ma inaspettatamente priva di acqua. E se manca l'acqua, manca la vita. E quindi manca la speranza.
Qui la Scrittura narra che nasce subito la protesta contro Mosè. Anzi, più che una protesta, è una mormorazione sommessa, triste, che rende infelici.
Come nel nostro cuore, quando le cose non vanno come ce le aspettavamo. L'imprevisto ci rende nervosi, incapaci di adeguarci alle inedite sorprese della vita.
Mosè allora invoca Dio, che gli risponde: "Prendi in mano il bastone....e va'. Ecco  io starò davanti a te...; tu colpirai la roccia: ne scaturirà dell'acqua e il popolo berrà".
Quel bastone in mano è decisivo, perché è memoriale di vittoria. Con il bastone in mano, infatti, Mosè ha aperto il Mar Rosso per il popolo. E obbedisce anche stavolta, con fede. L'acqua esce in abbondanza; disseta le greggi e il popolo.
E' quel Dio che sempre offre una soluzione ai nostri problemi, dandoci segni di grazia e di benedizione, nella logica dei tre tempi della salvezza:  ieri, oggi e domani.
Ieri ha salvato; oggi interviene e libera; domani aiuterà oltre ogni nostro calcolo. Ieri il memoriale, oggi la benedizione; domani la speranza. Questo è l'agire di Dio.
Così sono intrecciati i Salmi  e il libro del Deuteronomio; così è pensata la Liturgia della Chiesa, un arazzo dove si intrecciano, con armonia, i fili dell'ordito con i colori vivacissimi della trama.
Le mani stanche di Mosè, sostenute dalla Comunità. Ma anche per Mosè arriva la stanchezza e lo scoraggiamento. Per vincere la battaglia contro il perenne nemico di Amalek, manda Giosuè nella pianura a combattere, mentre lui resta sul monte, a pregare. E avviene che quando le sue mani sono alzate al cielo, l'esercito è vittorioso, mentre perde quando le mani sono abbassate, per stanchezza.
E' la stanchezza di tutti i capi; la stanchezza dei nostri sacerdoti; la stanchezza di noi vescovi nei giorni difficili alla guida  del nostro popolo, come anch'io ho sperimentato, per le tante fatiche della paura, della mafia o della passività. Eppure, sarà proprio stesso popolo a intervenire, per sostenere quelle mani stanche.
"Sostenevano" (Es 17,12), cioè assicuravano un' azione duratura, che resiste nel tempo, sa di fedeltà e ti dice: "Non sei solo...ci siamo anche noi".
Mi piace questa modalità di presenza della comunità. Come accade oggi ai parroci, perché  tutti sentiamo la fatica del guidare, nell'arte difficile di essere davanti al popolo per portarlo a mete sempre elevate.
E' un esercizio che richiede tanta carità e castità, nella duplice fedeltà, all'orazione e alla gente.
Con lo sguardo alla speranza che non delude, perché è nella speranza che si diventa un popolo, passando dall' "io" al "noi".
La  strada si apre e la notte diverrà luminosa, con le stelle in cielo, che nessuno potrà mai contare. Anzi, come diceva san Gaspare Bertoni, fondatore  della nostra Congregazione degli Stimmatini: "Quando è notte per noi, è giorno per Dio!".












martedì 17 giugno 2025

PARR. S. ANNA DELLA SELVA. Festa del volontariato 2025

 

















LIBRI. "La ballata dell'amore salato" di Roberto Perrone

              


   LIBRI  CONSIGLIATI  DA  LORIS  FINAZZI  

   GRANDE  DIVORATORE  DI  VOLUMI   




"La ballata dell'amore salato" di Roberto Perrone edito da Mondadori.

 Genova, 1990. È una fredda domenica di fine novembre e Girolamo Moggia aspetta a pranzo il figlio che deve arrivare da Milano, dove ha fatto carriera diventando un importante manager. Girolamo Moggia è un picchettino, uno di quegli operai che scendono nelle caldaie a pulirle quando una nave si ferma nel porto, e delle scelte del figlio non è mai stato tanto convinto. Girolamo Moggia è un uomo pratico, di poche parole, anche ruvido, ma è uno senza maschera, che dice e fa quello che pensa. Per quel pranzo domenicale ha comprato i corzetti, una tipica pasta genovese, e non vede l'ora di cuocerli. Non tanto per la fame, quanto perché deve andare allo stadio. C'è il derby Genoa-Sampdoria, e non ha nessuna intenzione di perderselo. Ma il figlio tarda. Eppure devono discutere di questioni importanti. Girolamo Moggia è da poco diventato vedovo di una moglie molto amata, ma adesso tutto il suo amore, nato negli anni della guerra e cresciuto nel tempo, più forte delle differenze sociali, si è trasformato in rancore. Ogni volta che ripensa alla moglie, l'odio e la rabbia lo assalgono come una mareggiata cattiva in certi giorni d'inverno. Che cosa ha scoperto? No, non si tratta di un tradimento, anche se, in qualche modo, è come se lo fosse. E che cosa deve decidere adesso, così urgentemente, con il figlio? Qualcosa è intervenuto inaspettatamente a scompaginare le sue certezze, e adesso Girolamo Moggia, volente o nolente, si trova a farci i conti, in un andirivieni di ricordi, alcuni ormai aspri, salati, altri, malgrado tutto, ancora dolcissimi. Senza compiacimenti, con brio e acutezza pungente, Roberto Perrone mette in scena il conflitto tra l'amore e l'orgoglio, in un romanzo di amicizie e di contrasti, di slanci e di tormenti, di sentimenti e risentimenti lungo cinquant'anni. Un romanzo che ha il ritmo suadente di una ballata, che avvolge e trascina, sorprende ed emoziona, e resta in mente come uno di quei motivi che non passano e continuano a risuonare dentro di noi. 


lunedì 16 giugno 2025

PARR. S. GIORGIO M. DI ZANDOBBIO. Pellegrinaggio a Fatima e Lourdes 1995

 




Ad agosto saranno 30 anni che abbiamo effettuato il pellegrinaggio Zandobbio-Fatima-Lourdes-Zandobbio. La foto immortala le 52 persone che hanno partecipato. In questi 30 lunghi anni qualcuna di esse ha terminato il suo cammino terreno ed ora ci guarda dall'alto dei cieli. Molte delle rimanenti ora superano i 70 anni, mentre il Pastore del Gregge a settembre avrà terminato il suo apostolato avendo raggiunto i 75 anni.

La statua della Madonna, che guarda amorevolmente il campo di calcio dell'oratorio, fu acquistata a Fatima in questa occasione.




Ecco alcuni dati di questa fantastica esperienza, che credo rimarrà indelebile nella memoria dei pellegrini.


PROGRAMMA DI PARTENZA

Domenica 6 agosto ore 17:30
S. Messa nella Chiesa di S. Lorenzo (presenti tutti in tuta e maglietta); accensione e benedizione della fiaccola.
Dopo la S. Messa accompagniamo la fiaccola al semaforo da dove avverrà la partenza del 1° gruppo di podisti.

Lunedì 7 agosto ore 4: partenza con il pullman dai giardini.
Domenica pomeriggio dalle 16 alle 17 il pullman è a disposizione presso il deposito (zona del cimitero) per accogliere i bagagli.
Ricordo che la quota di partecipazione è di £it. 700.000 salvo conguaglio se la cassa si mettesse a piangere.
Lo scopo comunitario della fiaccolata è quello di ringraziare la Madonna per la riuscita costruzione dell'Oratorio a 3 anni precisi dall'inizio dei lavori.
Porteremo a casa una statua della Madonna di Fatima da collocare nell'oratorio: chi vuol contribuire all'acquisto lo può fare liberamente.

                                    don Camillo


ELENCO DI TUTTI I PARTECIPANTI


GRUPPO PODISTI N° 1

Pietro Plebani
Giuseppina Antonioli
Luisa Vescovi
Giovanni Oldrati
Alberto Testa
Sergio Finazzi
Anna Nicoli
Luigi Cadei
Giuliana Vescovi
Pierantonio Bonassi

autista Domenico Edda

GRUPPO PODISTI N° 2

Guido Bellini
Francesco Chinelli
Erminio Paleari
Tino Finazzi
Raffaella Monieri
Simona Plebani
Argia Rota
Gianfranco Campana
Franca Antonioli
Don Camillo Brescianini

autisti Guido Carminati
          Natale Barcella

GRUPPO CICLISTI

Andrea Belotti
Candido Fracassetti
Attilio Dorini
Bortolo Martinelli
Giuseppe Manzoni
Tiziano Garlini
Valerio Martinelli
Giovanna Donadoni

autisti  Angelo Plebani
           Mario Plebani

SERVIZI LOGISTICI

Noel Trapletti
Zina Mologni
Paolo Finazzi
Nives Finazzi
Flaminia Manzoni
Mario Menapace
Enrica Antonioli
Eugenia Salvi
Cinzia Fracassetti
Piero Martinelli
G. Carlo Marchesi
Paola Martinelli
Marco Marinelli
Luisa Martinelli
Cristian Cadei

AUTISTA PULLMAN

Alberto Fracassetti

AUTISTI CAMION

Pietro Oldrati
Giovanni Mutti
Alberto Oldrati

FOTO



11 agosto arrivo a Fatima



13 agosto anniversario apparizione Madonna
una folla di circa 150.000 fedeli provenienti da tutto il Portogallo partecipano alla messa della mattina e alla processione del pomeriggio



9 vescovi e  circa 100 sacerdoti concelebrano la messa



don Camillo si reca presso la folla per distribuire la Comunione



preparazione del pranzo


Montserrat




Montserrat



in alto sulle colline il vecchio paese di Nazarè



i campanili della antica chiesa di Nazarè



la spiaggia atlantica di Nazarè con le caratteristiche gabine



Saragozza
alla mensa dell'università alcuni studenti ci dedicano alcune sonate con i loro caratteristici strumenti



piazza della Nostra Signora del Pilar



basilica della Nostra Signora del Pilar



cambio tra Giuliana e Sergio


passo del Col d'Aubisque



verso Lourdes



16 agosto arrivo a Lourdes



Basilica di Nostra Signora e fiume Aude



il castello di Lourdes



processione degli ammalati



processione degli ammalati



processione degli ammalati



la grotta


castello di Carcassonne



castello di Carcassonne





rappresentazione medievale al castello con protagonisti i ragazzini





sorge il sole su Montecarlo
l'ultima notte di corsa del mio gruppo


pranzo ad Arenzano



il mitico Mario e Sergio



20 agosto
arrivo a Zandobbio

Ecco come Cinzia descrisse sul giornalino parrocchiale l'ultimo giorno del pellegrinaggio.

"Dolce risveglio alle 5.30. Oggi siamo tutti felici. Infatti stasera ognuno di noi potrà dormire nel proprio letto.
Comunque carichiamo i bagagli per l'ultima volta sul pullman.
Una volta partiti, carichiamo il 1° gruppo di podisti, i quali hanno portato a termine la loro missione. A mezzogiorno ci fermiamo ad Arenzano per il pranzo. E poi via alla volta di Zandobbio.
Ma siamo in anticipo di un'ora e mezza. Quindi ci fermiamo a Ghisalba per far passare il tempo.
Verso le 19.15 partiamo alla volta di Zandobbio. Siamo emozionati, stiamo per tornare a casa.
Arriviamo a suon di campane e sul ponte del Cherio c'è la banda e molti compaesani che ci attendono.
La commozione colpisce tutti e molti la dimostrano con le lacrime.
Un lungo corteo con la Madonna, acquistata a Fatima, sino in chiesa. Ma prima una sosta al monumento per un saluto da parte dell'amministrazione comunale. Finita la messa ci ritroviamo con parenti ed amici. Noi pellegrini siamo invitati a cena all'oratorio.
Ricordiamo i 15 giorni passati insieme. Poi ognuno ritorna a casa proprio colmo di gioia!
L'esperienza è stata unica e meravigliosa. 15 giorni di vita comunitaria insegnano a superare le difficoltà e fanno crescere interiormente chiunque li viva. Grazie di tutto a tutti.
Con affetto
Cinzia"