giovedì 14 dicembre 2023

SERGIO. Ringraziamento

 



RINGRAZIO PER I NUMEROSISSIMI AUGURI CHE MI AVETE INVIATO PER I MIEI 74 ANNI.

RINGRAZIO GIACOMO PER IL "RAGAZZO" CHE MI DA', ILLUDENDOSI FORSE DI ESSERLO ANCORA ANCHE LUI.

mercoledì 13 dicembre 2023

SALUTE. Malati di scuola

 



FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" novembre 2023.
Articolo: "Malati di scuola" di ROBERTA VILLA.

Il caso è scoppiato in seguito a una serie di video rubati in classe e condivisi sulla piattaforma on line più usata dagli studenti, Tik Tok: in tanto malessere psicologico che si registra tra i giovani, spesso attribuito a social media e videogame, non farà la sua parte anche un sistema scolastico antiquato e logorante? Tossico, come dicono loro?
Non avete sbagliato rubrica. L'argomento non riguarda solo i temi educativi e di formazione delle nuove generazioni, ma anche, e molto, la loro salute. E non è solo una questione italiana.
Una delle più importanti riviste di pediatria al mondo, "Lancet Child & Adolescent Health", gli ha dedicato  in ottobre un editoriale intitolato "E' tempo di prendere sul serio la pressione accademica", dove  con "accademico" non ci si riferisce solo agli anni dell'università, ma a tutta la formazione, a partire dalla primaria, quando non addirittura - per fortuna in contesti molto ristretti - dai servizi educativi e dalla scuola dell'infanzia. Invece che un luogo di apprendimento, sviluppo e amicizia, la scuola è vissuta da troppi ragazzi come fonte di stress e infelicità.
La responsabilità  non è solo dei programmi, delle strutture a volte fatiscenti, degli stessi insegnanti, talvolta frustrati da una perdita di autorevolezza e da uno scarso riconoscimento economico e sociale. E' tutto un sistema che parte dalle richieste delle famiglie e della società, di cui la scuola, però, si fa a volte complice.
Una recente revisione sistematica  ha trovato una cinquantina di studi condotti in Paesi asiatici ed europei ad alto reddito che associano alla percezione di una maggiore pressione accademica sintomi misti di ansia e depressione.
D'altra parte si osserva che, tra gli adolescenti, i casi di suicidio o tentato suicidio, autolesionismo o accessi all'ospedale per problemi  di salute mentale sono più frequenti durante l'anno scolastico che durante le vacanze.
Tutto questo non basta certo per dare colpa alla scuola del disagio giovanile.
Come definire poi la "pressione accademica?". Quanto contano, e come si quantificano, l'ampiezza dei programmi, la severità e frequenza  delle valutazioni, la competitività del contesto, le modalità di insegnamento, i meccanismi di selezione?
E, d'altro lato, come tenere conto dei tanti fattori psicologici, familiari e sociali che potrebbero rendere i giovani di oggi più fragili di un tempo, così da percepire come insostenibili richieste considerate "normali"  dai loro genitori, quando avevano la stessa età?
Qualunque ne sia la causa, un sistema scolastico troppo esigente non fa che approfondire disuguaglianze che oggi sappiamo avere un forte impatto sulla salute fisica, oltre che mentale: chi cresce in famiglie che, per privilegio socio-culturale o economico, sono in grado di offrire ai figli supporto allo studio, avrà maggiori opportunità di riuscire rispetto a chi, pur magari dotato e di buona volontà, nasce in un contesto meno favorevole. La scuola, così, invece di rappresentare un'ascensore sociale, rinforza le disparità.


martedì 12 dicembre 2023

ALIMENTI. Come servire acqua minerale al ristorante

 

FONTE: https://www.issalute.it/ sito sviluppato e gestito dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Al ristorante può essere servita acqua minerale naturale, liscia o effervescente, in caraffa?                                     FALSO     


No, la fornitura di acqua minerale naturale in un pubblico esercizio deve avvenire con una bottiglia chiusa ermeticamente e con l'etichetta riportante tutte le indicazioni di legge.


In nessun caso, dovrà essere generata ambiguità nel consumatore sulle acque somministrate.
Nel caso in cui le acque potabili siano fornite in caraffe e subiscano dei trattamenti la normativa vigente (art. 13 D.Lgs. n. 181/2003) stabilisce  che le acque idonee al consumo umano non preconfezionate, somministrate  a consumatori in pubblici esercizi, riportino chiaramente sul contenitore la dicitura di "acqua potabile trattata o acqua potabile trattata e gassata" se l'acqua è stata addizionata di anidride carbonica.
L'acqua minerale naturale è sottoposta a una norma rigorosa non solo rispetto alla sua origine, riconoscimento e controllo ma anche sull'informazione associata alla sua somministrazione, a tutela della salute e dei diritti di informazione dei consumatori. 

lunedì 11 dicembre 2023

SCUOLA. Non si educa mortificando

 



FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" novembre 2023.
Articolo: "Non si educa mortificando" di DANIELE NOVARA.


Avevo una zia. La mitica zia Pina. La maestra.
Nata nel lontano 1899, aveva praticato giusto nel periodo del fascismo. Non aveva figli, apparteneva infatti a quel pezzo di storia italiana delle maestre che non si sposavano e che trasformavano la loro professione in una vera e propria vocazione permanente.
Negli anni '70 aveva abbondantemente finito l'insegnamento e quando la andavo  a trovare le chiedevo: "Zia, ma come facevi a tenere a bada 40 scalmanati?".
Senza scomporsi, mi rispondeva: "Con lo sguardo. Li guardavo in un modo che non potevano reagire. Sapevo come fare".
Conservo nella memoria lo sguardo di mia zia Pina, qualcosa che ormai appartiene  alla notte dei tempi, abituati come siamo alla mamma amica, al papà peluche, all'insegnante istrionico...una situazione educativa in cui l'essere alla pari è diventato quasi un obbligo e dove l'autorità si è persa nella nebbia.
All'improvviso, dal Ministero annunciano il ritorno del voto di condotta, istituito nel 1924 in pieno regime dal ministro Giovanni Gentile, quello della scuola piramidale, che prevedeva nientemeno che la bocciatura sotto l'8 in condotta, a prescindere dagli altri voti. Nel tempo il dispositivo è stato attenuato, ma la base rimane la stessa: con il 5 finisci bocciato e "condannato" a ripetere l'anno. Ti sei comportato male e quindi resti lì a scuola.
Il Ministero vuole inasprire il meccanismo estendendolo anche alle secondarie di primo grado, cosiddette medie, mentre oggi  riguarda solo le secondarie di secondo grado, ovvero le superiori.
Fortunatamente, alla primaria il voto in condotta non esiste, in quanto dal 2020 sono stati ripristinati i giudizi narrativi: in via di prima acquisizione, base, intermedio e avanzato.
Da pedagogista devo dire che di tutto sentivamo il bisogno meno che del ritorno del dibattito sul voto in condotta.
La scuola merita ben altra attenzione: più formazione pedagogica agli insegnanti; stipendi più decenti, decorosi e allineati al resto d'Europa; un orario di lavoro che non consideri solo quello definito "di aula" se non addirittura "di lezione".
La misura della bocciatura per cattiva condotta appare davvero paradossale. Se l'alunno si comporta male a scuola deve subire una pena e questa pena consiste nel restare a scuola un anno in più. A  quel punto non serve un master in pedagogia per capire che la scuola non è più tale, ma un luogo di espiazione. Difficile che questo ragazzo  impari qualcosa, più facile che se ne resti lì  con un rancore terribile e una rabbia altrettanto significativa.
Dal punto di vista psicologico ed emotivo, solo il  successo motiva la persona a dare il meglio di sé, a superare i propri limiti e a farcela.
La scuola che pretende  di educare con la mortificazione non solo sembra uscita da un museo archeologico, ma risulta assolutamente  inefficace.
Ben raro incontrare bocciati per condotta che hanno poi avuto  nel resto della vita una carriera scolastica encomiabile.
Cerchiamo di essere sempre positivi con le nuove generazioni, di offrire loro esperienze che ne  valorizzino i talenti e le risorse piuttosto che volerli schiacciare nelle loro colpe.

mercoledì 6 dicembre 2023

RIFLESSIONI. Il profumo delle foglie

 



FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" novembre 2023.
Articolo: "Il profumo delle foglie" di GianCarlo Bregantini Arcivescovo di Campobasso-Bojano.

GianCarlo Bregantini



Nel mese di novembre tutto sembra cercare rifugio.
La natura ce lo conferma, come avvolta in una melodia fatta di colori straordinari, come sono in questo periodo i tramonti, così limpidi, o le mele appena colte.
Tutto richiede  calma. In particolare, il profumo delle foglie, irrorate dalla pioggia d'autunno, ci fa cogliere la bellezza inconfondibile dell'operosità di quanti ora si adoperano a seminare le belle colline del Molise, quasi ricamate da trattori infaticabili.
Ed è una commozione sempre nuova e sempre forte riscoprire la terra come grembo, come madre che accoglie e custodisce i semi della vita, piantati con cura. 
Leggiamo, infatti, nel messaggio per la 73° Giornata nazionale del Ringraziamento - che celebriamo solennemente il 12 novembre sul tema: "Lo stile cooperativo per lo sviluppo dell'agricoltura" - che il mandato di coltivare la terra coinvolge l'umanità a livello personale, familiare e in ogni forma di collaborazione con gli altri. Sta a significare che tutto ciò che Dio ha creato tende ontologicamente a insegnarci a "prenderci cura", in reciprocità.
Niente sussiste senza la fraternità. Consentitemi allora due ricordi personali.
Io sono nato in un paese del Trentino, a Denno, e ho ancora impresso nella memoria quel giorno in cui, in prima elementare, ci è stata regalata la cassettina dove ci abituavano, come bambini saggi, a mettere le monetine per progetti comunitari. Era la Cassa Rurale  che aveva lanciato l'iniziativa. Perché quella Cassa è la forza di quei "campanili" che si sono fatti espressione di risposta a bisogni sociali della vallata. Da quel gesto ho compreso che è necessario creare concretamente una "esperienza" di relazioni positive, imparando a lavorare in rete, che è poi ciò che chiamiamo lavoro cooperativistico.
Oggi, guardando a tante micro imprese che fanno fatica a reggere il peso di fronte alle macro imprese, mi rendo conto che solo la mens cooperativistica può aiutarle a mantenere viva la qualità, i territori, la loro tipicità, perché la risorsa per farcela  sta proprio nella cooperazione. In fondo, la coesione,  l'esperienza del "fare insieme", la solidarietà intrecciata, la logica della rete, sono i pilastri di uno sviluppo sostenibile. Il futuro dei processi produttivi deve ripartire da questo!
Il secondo ricordo  riguarda invece un serrato dialogo tra mio papà Germano e un grosso commerciante di Genova che voleva acquistare le nostre pregiate mele, a cui assistetti quando ero ancora ragazzo.
L'accordo sul prezzo non si trovò e anzi, in tono sdegnoso, quel ricco disse una frase offensiva a mio padre: "Caro Germano, o accetti il mio prezzo oppure le tue mele marciranno  tutte in questo magazzino!"
Un orrore per mio padre, che si vedeva costretto a lasciar marcire l'intero raccolto. Ma proprio da quell' offesa nacque l'impegno comune tra tutti i produttori del paese a fondare una cooperativa, capace di superare i ricatti tristi dei commercianti; da qui nacque la grande Cooperativa Melinda, che ora può sfidare i commercianti, perché sa difendere i piccoli e i deboli.
La cooperazione infatti è il modello dal quale deriva " uno stile d'impresa come "società di persone" e non solo di capitali (cfr. Compendio della Dottrina Sociale  della Chiesa n. 338), democratica e inclusiva, dove tutti hanno pari dignità: favorisce  la crescita di tutti i soci e dei membri della comunità in cui opera. Educa a lavorare insieme  per realizzare il bene comune e promuove  la consapevolezza che ogni persona è dono". Così, quando i soci votano in assemblea a fine anno, il contadino che ha portato mille quintali di mele, ha lo stesso voto di chi ne ha portati cento. Perché non sei  valutato per quanto fai, ma per quello che sei.


martedì 5 dicembre 2023

STORIE DI VITA DI ZANDOBBIO. Teresa Martinelli

 



TERESA vive tuttora ed è la persona più anziana di Zandobbio.


FONTE: libro "Sul filo dei ricordi 2..." ideato e stampato  dal GRUPPO PARROCCHIALE  PER LA TERZA ETA' di Zandobbio.

LA ... GUARDIA COSTANTE

Mi chiamo Teresa Martinelli e sono nata a Zandobbio l'11 agosto 1924.
Dopo la quarta elementare, frequentata alle scuole di Zandobbio, sono rimasta orfana del papà in giovane età e con sei fratelli; mia madre ha dovuto trovarsi  un posto di lavoro per mantenere la famiglia.
Anch'io contribuivo al mantenimento della famiglia con dei piccoli lavori: portando acqua nelle stalle per abbeverare le mucche di contadini vicini; attingendo dalle sorgenti vicine, avevamo in cambio un frutto, una fetta di polenta o un grappolo d'uva, tutto contribuiva a sfamarci un po'.
Raggiunta l'età per poter andare a lavorare sono stata assunta a Trescore dal bottonificio del signor Gambirasio con una paga oraria di 27 centesimi di lire. Questo lavoro l'ho svolto fino al matrimonio, ad eccezione del periodo bellico, durante il quale, per evitar bombardamenti, il padrona ci faceva restare a casa.
Ho conosciuto Luigi Gino Mutti. Il periodo di fidanzamento fu abbastanza rigido, in quanto le regole di mamma Adele erano molto serie: già ci vedevamo poco perché Gino lavorava in Francia e quelle poche volte c'era sempre la mamma, attenta e in guardia costante.
Ricordo che un giorno del marzo 1951, prima di sposarci, ero a Trescore con delle amiche a trovare un'ammalata. In piazza incontro Gino carico di valige di ritorno dalla Francia. Ci siamo guardati e salutati, lui pensava che lo accompagnassi a Zandobbio, mentre io sono invece andata dall'amica ammalata. Questo fatto, ogni tanto, lui lo raccontava ai figli tanto era rimasto male per non averlo accompagnato. Ma allora ci si voleva bene anche a distanza.
Nel dicembre 1951 ci siamo sposati nella chiesa parrocchiale di S. Giorgio Martire, officiante il parroco don Angelo Bosis. Io indossavo un tailleur grigio ed una camicetta di seta bianca e Gino un elegante vestito blu.
Dopo la cerimonia, con circa  20 invitati, ci siamo recati dallo zio nonché testimone di nozze per il pranzo, preparato con cura dalla cuoca Santina Suardi. Era composto da qualche animale da cortile bollito, dato da noi, e vino in abbondanza. Abbiamo ricevuto in dono un servizio di bicchieri, uno di posate e qualche altro piccolo soprammobile.
Come viaggio di nozze ci siamo avviati,  a piedi e da soli, verso la nostra nuova abitazione in via Calvarola: era un appartamento ricavato nel vecchio filatoi del Mai. La sera ci hanno raggiunto degli amici di Gino: pensavano di trovare qualche panino per uno spuntino. Sul tavolo, invece, non vi era nulla, neppure la tovaglia. Sono perciò ritornati a Zandobbio presso l'osteria di Santina per mangiare qualche panino e brindare alla nostra salute.
Questo è il nostro matrimonio, questo il nostro pranzo, questo il nostro viaggio di nozze.
Mio marito mi ha raccontato un fatto che qui voglio ricordare. Quando è stato prigioniero per tre anni in Germania, lavorava in uno stabilimento di filatura con poco cibo. Di notte, con altri commilitoni, andava alla ricerca  di qualche buccia di patata nei cassonetti dei rifiuti, qualche radice di verdura nei campi, ecc. con il pericolo di essere presi e fucilati, ma la fame faceva fare questo ed altro. Raccontava di aver perso trenta chili.
Non gli piaceva ricordare questi avvenimenti, neanche con i figli. Non voleva ricordare questi tristi momenti di prigionia. 
Quando la sera guardavamo la televisione se veniva trasmesso un film di guerra faceva cambiare canale e, a volte, piangeva.
Dal nostro matrimonio sono nati due figli: Giuseppe ed Emanuela. Sono rimasta vedova all'età di 70 anni. Oggi vivo da sola e, grazie a Dio, ancora in buona salute ed autosufficiente, in compagnia dei figli e dei nipoti.

                                      Teresa Martinelli
                                            classe 1924

Teresa con il figlio Giuseppe




lunedì 4 dicembre 2023

DON CAMILLO. Raccolta sacchi... e non solo

 



FONTE: Notiziario parrocchiale settimanale di Albegno e dintorni.

RACCOLTA SACCHI... E NON SOLO

1 novembre, festa di S. Martino.
La tradizione vuole che in questo giorno la nostra Caritas diocesana promuova la raccolta di vestiti usati per ricavare dei fondi a sostegno di alcuni progetti significativi di utilità sociale promossi dalle nostre Parrocchie.
Come ogni anno, anche questa volta abbiamo aderito volentieri a questa iniziativa.
Grazie alla disponibilità delle volontarie della distribuzione porta a porta, nella settimana dal 6 al 10 è stato consegnato a tutte le famiglie il caratteristico sacco giallo e sabato 11, nel primo pomeriggio siamo passati a raccoglierli. 
Eravamo in 6 volontari con il furgone della parrocchia e il pulmino del sottoscritto.
Quello che mi ha spinto a scrivere questa riflessione non è stato solo  il desiderio di ringraziare le famiglie per quanto hanno dato (è stata una raccolta veramente abbondante!), ma anche l'emozione che ho provato nel vedere l'entusiasmo dei 5 collaboratori  che mi hanno aiutato in questa attività: Doriano, Alberto, Matteo, Chiara e Margherita.
La loro gioia nel vedere i sacchi esposti, il su e giù dal mezzo per recuperarli, sempre di corsa, mi ha ricordato i vecchi tempi quando, con gli adolescenti e i giovani dell'oratorio, passavo ogni mese in tutto il paese a raccogliere carta, stracci e ferro per aiutare un missionario di Ghisalba, p. Geremia, a realizzare un pozzo d'acqua per uno  dei suoi villaggi in Kenya, nella località di Kadem, in piena savana, attanagliata dalla siccità.
Era un lavoraccio che ci impegnava tutto il sabato pomeriggio, ma, paradossalmente, era anche un pomeriggio di festa che si manifestava in un chiasso gioioso che ravvivava le strade che percorrevamo.
Tra me e me ho pensato: nonostante le possibilità di svago e divertimento che gli adolescenti e i giovani di oggi hanno, certamente molte più dei giovani di quei tempi, il cuore è rimasto ancora quello.
Per una causa giusta sanno impegnarsi in modo gioioso e con tutte le energie, lasciando una scia di simpatia capace di commuovere.
Penso ai giovani che accorrono ad aiutare nei luoghi colpiti da calamità naturali, pronti a spalare fango o a scavare, a mani nude, tra le macerie o a fare qualsiasi lavoro umile pur di essere utili.
E' "la meglio gioventù" che mantiene ancora intatta l'originalità giovanile, che sa ancora entusiasmarsi e mettersi a disposizione nelle cose che contano.
Mi piace considerare  questi adolescenti e giovani come un seme che fa sperare in una stagione di frutti abbondanti.
Dalla natura sappiamo che anche se i semi sono pochi, ognuno di essi è capace di produrre in  modo esponenziale.
Dal Vangelo sappiamo che anche il Regno di Dio è come un piccolo seme: è un'esperienza vissuta da pochi che sembra non faccia testo e non sia presa  in considerazione...Ma pian piano, senza far rumore, diventa un grande albero dove tanti uccelli vanno volentieri a fare il loro nido...perché si sta volentieri con persone coraggiose, animate da motivazioni e da obiettivi sani, capaci di mettersi in gioco non per apparire, ma unicamente per essere utili.
Grazie, carissimi, per avermi aiutato a raccogliere i sacchi e grazie per avermi offerto l'opportunità di pensieri positivi, aperti alla Speranza.
La raccolta di Sam Martino è stata di kg. 1.500 stra-abbondante!!! Grazie a tutti!!!

                          don Camillo