giovedì 15 ottobre 2020

SPORT. Ganna e Sinner giovani d'oggi


 FONTE: "la Repubblica" del 09/10/20.
Articolo: "Il cielo di Ganna e Sinner" di EMANUELA AUDISIO.


Sono un nuovo cielo, gli all italian boys.
Ganna e Sinner, 24 e 19 anni.
Per fisicità, serenità, novità. Per come giocano, per come attaccano, per come non (si) difendono. E' quello che colpisce: uno che è velocista scatta in salita, senza averlo programmato, l'altro al suo primo Roland Garros scambia pallate con Nadal come fosse nel giardino di casa.
Uno vince, l'altro perde, ma non importa. Importa che in testa non abbiano nubi, tormenti, scontrosità. Che non si perdano in troppo pensieri. Nessuna rabbia atavica e nemmeno giovanile. Riescono ad essere gentili anche quando dicono: voglio vincere.
Non hanno paura della loro convinzione, di meritarsi il primo posto, la loro è una volontà che non profuma di arroganza  e di presunzione.
Eppure il primo su strada non riusciva a finire una gara. Sinner si è trasferito a 13 anni dalla montagna (famiglia) al mare (allenatore). Ganna ha scelto la Svizzera e vive ad Ascona con la fidanzata.
Insomma, sanno cosa vuol dire sacrificarsi, dedicarsi a un progetto. Non si lamentano, non inveiscono, non danno la colpa agli altri. Se c'è un'avversità la affrontano, senza chiamarla carogna. In questo sono anti-Mennea, non hanno bisogno di inventarsi nemici.
L'Italia raramente ha avuto atleti così. Un po' sfrontati, ma umili. Il campione italiano era quello che soffriva (i confronti), era quello che recriminava (sulla disparità), era quello che il meglio era altrove (in America, in Francia, in Australia), era quello che per trovare un po' di pace e di armonia diventava buddista (Baggio), era quello che scambiava la trasgressione per la libertà (Balotelli).
Invece questi due ragazzi niente: sorridono, si emozionano, escono dalle loro timidezze, piangono, ma non hanno bui. Sono ragazzi gentiluomini: Ganna vince la tappa al Giro e bacia la maglia, Sinner a Parigi batte Zverev e quasi con goffaggine alza il pugnetto. Come a dire: non esageriamo, ho fatto solo il mio. Tanto che perfino Maria Sharapova protesta: troppa testa bassa, doveva esultare di più.
Ganna il giorno prima aveva fatto da scudiero al suo capitano che si era rotto il bacino, Sinner prima di affrontare il suo match aveva palleggiato con Martina Trevisan per aiutarla nel riscaldamento.
Non gioventù bruciata, né sfrontata, ma solidale e generosa. E solida. Fisicamente due spilungoni, alti e forti, Sinner non ancora fortissimo. Ma già bestiali. In discesa Ganna può anche toccare i cento all'ora senza che un muscolo sia fuori posto, Sinner sparando il rovescio ha tenuto Nadal in una trincea lontana. Poi magari si soccombe, ma senza affanno, solo perché l'altro ti è superiore.
Questo è culturalmente nuovo: la sconfitta non apre abissi, crisi d'identità, voglie di farsi male. E' solo una pozzanghera di oggi, non di domani. Non svela ferite, né si aggiunge ad altre cicatrici. E' un dolore, certo, ma passerà. E' il segno che se anche hai studiato, qualcuno l'ha fatto prima di te e per più tempo e ha risposte migliori. Questo non ti condanna, mostra solo che la tua costruzione ha bisogno di altri mattoni.
Mennea prima della gara stava male, la sua sensibilità lo portava a dubbi e angosce.
Ganna invece sogna la nutella, ama mangiare e bere, sa soffrire, ma anche godersi i piaceri.
E tutti ancora a dire che abbiamo una gioventù debole, fragile, spaventata. Sveglia, Italy.

DON CAMILLO. Ricominciare

 



FONTE: avvisi settimanali parrocchia di Albegno.

4 VERBI PER RICOMINCIARE

In ogni comunità ci sono discussioni e tensioni. E' inevitabile perché ogni comunità è fatta di diversi, e i diversi danno fastidio e suscitano reazione.
Succede  anche nella vita di copia dove ci si è messi insieme perché ci si è scelti liberamente, e ci si è scelti perché ci si è sentiti attratti da profonda simpatia.
Succede nella vita di famiglia tra genitori e figli, proprio quei figli che la mamma ha custodito per nove mesi nel calore del suo grembo; che si sono formati dentro di lei al ritmo del battito del suo cuore; quei figli per i quali i genitori si spendono per assicurare a loro tutto il meglio possibile...
Figuriamoci se non succede in una comunità come può essere la parrocchia dove si è insieme non perché ci si è scelti, ma perché ci si è capitati.
Se è invitabile che ci siano discussioni e tensioni, è altrettanto importante che si cerchino insieme le soluzioni, evitando così di frantumarsi in gruppetti che si contrappongono, si escludono, o si dimenticano a vicenda creando solo disagi e povertà.
E' importante che lavoriamo insieme perché i vari colori della parrocchia formino un unico arcobaleno.
I verbi che vorrei mettere in risalto nel nuovo anno pastorale sono: collaborare; coniugare; condividere; celebrare: quattro C importanti.
Collaborare in modo spassionato senza concorrenze e senza contese, dando ognuno il meglio di sé in modo gratuito nella consapevolezza di farlo per il bene comune.
Coniugare le proprie capacità con quelle degli altri apprezzando e valorizzando quello che ognuno fa nella consapevolezza che l'unione fa la forza, e, se il vento spira sempre tutto nella stessa direzione, la nave va a gonfie vele.
Condividere lo sforzo e il lavoro con tutti, accogliendo il contributo di tutti senza sentirsi spiazzati,  e offrendosi ad aiutare nel rispetto delle altrui responsabilità senza essere considerati per questo invadenti.
Celebrare: è bene che come volontari della parrocchia rafforziamo la nostra appartenenza alla comunità, celebrando insieme almeno l'Eucarestia domenicale, strumento e segno di comunione, e vivendo i momenti salienti dell'anno liturgico nella nostra chiesa parrocchiale, nella certezza che lo Spirito passa attraverso il linguaggio dei segni e, a loro volta, i segni sono terreno fertile per lo Spirito.
Ognuno si senta interpellato e ognuno dia con generosità la sua risposta.
Io posso dire d'aver fatto fino ad oggi tutto il possibile. Ora, per continuare, ho bisogno della vostra compattezza.

PER UN CONCERTO STELLARE

Vedo i tuoi occhi iniettati di rabbia
mentre si parla di chi tu rifiuti;
non sono colpiti da rogna e da scabbia
per tenerli lontani e negare gli aiuti.

Non c'è alcun verso di poter ragionare;
come fiume in piena che travolge ogni cosa
un sacco di accuse ti metti a sfornare
citando uno sbaglio come fossero a iosa.

Per chi cerca invano d'arginar la tua furia
hai sempre pronta una ragione contraria;
per te è solo gente che pratica incuria
e che ha scelto di essere parassitaria.

La tua indole schietta e laboriosa
non ti giustifica per tanta avversione;
la via maestra è solare e pietosa
ci insegna a dominare la nostra passione.

Tutte le pietre grezze o squadrate
sono utili a erigere una stabile casa
che, se da malta sono tutte legate,
da nessuna intemperia mai sarà rasa.

Soltanto lo Spirito è capace di questo:
Lui sa cementare in uno i diversi
lasciando vicini il confuso e l'onesto
e chiamando all'appello i fuggiaschi e i dispersi.

E' questo il Vangelo che mi hanno insegnato:
aperto a quanti lo sanno ascoltare,
a chiunque sa stare in un cerchio allargato
come note diverse in un concerto stellare.

                                     don Camillo



mercoledì 7 ottobre 2020

RES PUBLICA. Manutenzione dei ponti

 

FONTE: "il venerdì di Repubblica" del 07/08/20.
Articolo: "Con lo spazzolino i giapponesi si lavano bene i ponti" di CRISTIAN MARTINI GRIMALDI.


TOKYO. Si scrive hashi no hamigaki, e si legge igiene orale applicata alla manutenzione delle infrastrutture nazionali.
Se per evitare il dentista occorre mantenere una regolare pulizia dei denti, allora perché non applicare la stessa profilassi a quel complesso di grandi opere centrali allo sviluppo di un Paese?
Se l'è domandato il professor Ichiro Iwaki, docente di ingegneria civile alla Nihon University, ideatore di un progetto nato in sordina otto anni fa ma che dopo le recenti alluvioni nel Kyushu ha avuto rilevanza nazionale.
L'ambiziosa "pulizia dei denti" prevede la partecipazione in massa di quella cittadinanza anagraficamente meno attiva: studenti e pensionati in primis. 
Spazzare erbacce, terriccio e sabbia accumulati ai bordi dei ponti, ridipingere balaustre arrugginite, mondare i bacini di drenaggio. Operazioni a basso indice tecnico accessibili anche ai non specialisti.
In tutto l'arcipelago si contano 700 mila ponti di cui 70 mila  a rischio collasso. Nel 2033 il 63 per cento avrà superato la veneranda età di cinquant'anni. Senilità avanzata per un materiale, il cemento, la cui longevità ai tempi della costruzione era stata clamorosamente sovrastimata.
Per di più negli anni del boom nessuno sospettava che il livello delle acque dei fiumi avrebbe raggiunto il piano di appoggio dei ponti rammollendone le basi.
Un Paese col 73 per cento di superficie montuosa si ritrova le strade regolarmente cosparse di sale, che previene il congelamento ma accelera lo sbriciolamento. Un effetto simile ha la salsedine che s'incunea all'interno dei chilometrici tunnel a ridosso dello sterminato perimetro costiero.
Il crollo di 150 pannelli di cemento dal soffitto della galleria di Sasago nel 2012 fece 9 vittime e portò istantaneamente alla legge per la manutenzione obbligatoria ogni cinque anni di tutti i tunnel.
Ma se oggi le diagnosi avvengono con l'ausilio di droni e intelligenza artificiale i punti deboli restano carenza di manodopera e penuria di fondi (l'84 per cento delle strade e il 68 dei ponti è gestito dai piccoli Comuni). Con i budget prosciugati da assistenza sanitaria e previdenza occorreva una soluzione originale e fuori dagli schemi. La risposta è stata questa sorta di servizio civile su base volontaria.
Ora le diagnosi dello stato delle infrastrutture e parte della manutenzione avvengono a ritmo annuale e i risultati sono resi pubblici in rete. Perché, dice un vecchio detto nipponico, per evitare la caduta occorre puntare prima il bastone. Insomma, prevenire è meglio che curare.

martedì 6 ottobre 2020

SCUOLA . Abbasso la scuola

 

FONTE: "il venerdì di Repubblica" del 18/09/20.
Articolo: "Lezioni di italiano" di CURZIO MALTESE.

Il nostro Paese è pieno di gente orgogliosa e civile, onesta e intelligente.
E' uno strano Paese, dove il conformismo ha dominato per secoli, schiacciando ogni forma di critica, eppure non esiste città o borgo dove non si contino migliaia di martiri della libertà, persone che hanno combattuto per le più nobili cause, per quanto spesso disperate. In un luogo dove essere orgogliosi e civili, onesti e intelligenti costa il prezzo di un'enorme solitudine.
E' un'Italia che non viene mai raccontata in televisione, poco sui giornali, raramente al cinema, ma è quella che ha fatto la storia e la grandezza di questo Paese.
E' una patria paradossale, la nostra, chi l'ha amata non ha potuto allo stesso modo non detestarla. La grande letteratura è in gran parte anti italiana: Dante e Petrarca, Machiavelli e Guicciardini, Belli e Porta, Leopardi e Manzoni, Pisacane e Collodi, Svevo, Gadda, fino a Calvino, Landolfi, Pasolini, una sfida secolare all'opportunismo dell'intellettuale di corte.  Hanno pagato quasi tutti con il carcere o l'esilio, l'isolamento, la morte civile e qualche volta fisica.
Questo bisognerebbe insegnare nelle ore di italiano, invece di annoiare gli studenti con cammei di poeti con la testa cinta di lauro.
Prima che la scuola diventi definitivamente il luogo dove si insegna a non leggere, a non scrivere e a non pensare, che qualcuno si occupi di fare una solida riforma scolastica, magari guardando i Paesi più efficienti in questo campo come quelli del Nord Europa.
L'amore per la parola scritta è molto precoce, basta osservare lo scaffale di un bambino di tre anni che non sa nemmeno leggere.
E allora cosa succede durante il viaggio scolastico?
Arrivato alle superiori, il ragazzo ha imparato a detestare la letteratura e la tortura del tema ed è diventato un perfetto ipocrita che cura soltanto le pubbliche relazioni con il corpo docente oppure un rompicoglioni ribelle.
All'università è ridotto a fare il portaborse del barone e scrive in un metalinguaggio accademico lontanissimo dalla semplice bellezza delle parole amate nell'infanzia. Per fortuna alcuni sopravvivono a tutto questo e diventano dei grandi professionisti malgrado la nostra scuola.
Per elevare un Paese però occorre occuparsi di tutti gli altri e solo una profonda riforma scolastica potrà sostenere i nostri ragazzi in modo da ridare all'Italia il grande peso che merita in Europa e nel mondo.

DON CAMILLO. Responsabilità collettiva

 


FONTE: avvisi settimanali parrocchia di Albegno.

RESPONSABILITA'  COLLETTIVA

C'è un nugolo di ragazzi
che va in cerca del pallone;
corron, gridan come pazzi,
sembra l'unica passione.

Come nell'antica storia
di quel magico flautista
seguon tutti con baldoria
chi del campo è l'apripista.

Poco manca che travolgan
chi apre a loro il cancello;
grido a tutti quei che giocan
"tenete a bada il monello".

Come non l'avessi detto
una bestemmia secca e urlata
insulta Dio: "maledetto"
ridotta al rango di bravata.

Come se niente fosse
si prosegue a giocare;
fosse stato un suon di tosse
ci staremmo a preoccupare.

"Ma che male ha poi fatto?
E' soltanto una parola"
mi rimbrotta un senza tatto
che pretende di far scuola.

Guardo triste quei ragazzi
che con foga stan giocando
corron, gridan come pazzi
sembran pecore allo sbando.

Non son loro a mancare
ma l'adulto che rinuncia:
non si cura d'educare
ne su Dio si pronuncia.

Per amor di quel ragazzo
sento di dover agire:
è il filo di un arazzo
che io devo ricucire.

Interrompo allora il gioco
tra proteste generali.
L'intervento più del fuoco
brucia e punge più dei strali.

Il richiamo è per tutti
ché nessuno ha reagito;
tutti quanti siam distrutti
se il male non è impedito.

Urge unire ogni forza
per salvare la bellezza
altrimenti si fa scorza
ogni ardor di tenerezza.

                                  don Camillo


mercoledì 16 settembre 2020

DON CAMILLO. Alta Via delle Grazie con gli zaini in spalla

 



FONTE: avvisi settimanali parrocchia di Albegno.

ALTA VIA DELLE GRAZIE: UN CAMMINO DI FEDE TRA LE NOSTRE BELLEZZE

Dopo alcune settimane di preparativi per organizzare il percorso e per rafforzare gambe e fiato, alle 6:00 siamo partiti con i nostri zaini in spalla.
Siamo in 12 per un percorso di 12 giorni (quadrato perfetto!): Isa Bascetta, Annalisa Gamba, Eugenia Baronchelli, Raffaella Algisi, Giovanni Taiocchi, Stefano Fariello, Osvaldo Bombardieri, Michele Rota, Aldo Albani, Giuseppe Bronco, Silvano Fumagalli, Don Camillo.
Il percorso, che è stato tracciato di recente, è impegnativo perché è un continuo saliscendi, ma è molto bello e segnalato molto bene.
E' un cammino nella nostra natura bergamasca che ti porta anche a scoprire  borgate fuori mano, dove bisogna andarci apposta per vederle.
I punti forti sono i santuari mariani: a partire dalla Madonna delle Grazie  in Bergamo siamo passati dal santuario della Madonna del Perello; del Frassino; della Mercede in Barbata; della Natività della Beata Vergine Maria a Bratto; della Beata Vergine Pellegrina al Passo della Manina; della Beata Vergine delle Grazie ad Ardesio; di Santa Maria Assunta a Clusone; della Madonna delle Grazie a Rovetta; della Madonna di Lantana a Dorga; della Madonna della Torre a Sovere; di Santa Maria Assunta a Gandino e di Santa Maria Maggiore in Città Alta.
Ma abbiamo toccato anche Chiese antiche come San Patrizio sopra Vertova; la Santissima Trinità sopra Casnigo; San Michele Arcangelo a Colarete e tante altre chiesette e cappelle disseminate lungo il percorso.
Siamo passati in località dove sono nati santi come il Beato Tommaso di Olera, il Beato Sandro Dordi, il Beato Alberto da Villa D'Ogna, la Beata Pierina Morosini; abbiamo attraversato terre di artisti come Enea Talpino in Salmezza; Gian Battista Moroni di Albino che hanno raccontato con la loro arte la fede delle nostre borgate.
Siamo passati vicino a cascinali, alcuni abbandonati, altri ristrutturati per essere ancora abitati, tutti, comunque con incisa nella loro pietra l'eco della fatica e della tenacia di uomini e donne che hanno vissuto in sintonia con quelle terre dalle quali hanno estratto il loro sostentamento e la loro cultura.
E poi i boschi, alcuni ben curati, altri allo stato selvaggio, ma tutti profumati di muschio, ricchi di un sottobosco variegato e trapuntato di ciclamini.
Per tutto questo insieme, il cammino merita il titolo di "Alta Via delle Grazie", perché ti fa camminare nella bellezza naturale, culturale e spirituale che è vera Grazia di Dio capace di dare bellezza all'anima di chiunque lo percorre.
Abbiamo trovato ambienti e persone accoglienti come la signora che ad Olera, mentre a mezzogiorno mangiavamo il nostro panino, ha fatto il caffè per tutti interrompendo il suo pranzo, e il marito l'ha assecondata mettendoci a disposizione la bottiglia della grappa, quella vera!
In località "Cannara" nei pressi di una cascina in un bel prato rubato al bosco, una famiglia ci ha messo a disposizione tutto quello di cui avevamo bisogno per rifocillarci e ricaricarci il morale che si era un po' incrinato per la fatica: anche qui acqua fresca, caffè e tanta simpatia con foto di gruppo finale.
Abbiamo trovato parroci disponibili come Don Angelo Oldrati parroco di Nese che è salito appositamente per noi ad Olera e ci ha aspettati per 2 ore per spiegarci la storia di quella contrada, della sua chiesa, dei capolavori che custodisce, e del Santo che la sta rendendo sempre più famosa: Fra Tommaso; o anche come il parroco di Valbondione, don Michele Rota, che ci spalanca l'oratorio all'ora di pranzo e ci mette a disposizione tutte le bibite che gli sono rimaste nel bar chiuso per covid; o come il parroco di Sovere, don Angelo Passera, che ci mette a disposizione i materassi per portarli al santuario della Madonna della Torre dove siamo ospitati.
E poi c'è Anna Serena che sprizza entusiasmo da ogni poro quando ci parla della grande icona del Cristo Risorto che si trova nel cimitero di Novazza; o ci spiega la storia e gli affreschi della chiesa dell'Arcangelo San Michele a Colarete; c'è Boris, il custode croato del santuario del Frassino che, all'apparenza  un po' burbero al primo impatto, lo scopri gioviale e disponibile, voglioso di comunicare. Quando partiamo dal santuario per iniziare una nuova tappa, corre a suonare le campane per salutarci nel modo più festoso possibile mentre la valle sottostante è ancora addormentata.
Dante, che da 55 anni fa il sacrista nella chiesa di Novazza, ci aspetta pazientemente  per la celebrazione della Santa Messa senza farci pesare minimamente il nostro chilometrico ritardo.
Tante persone, tanti luoghi, per ognuno la sua storia... anche questo fa parte del cammino "delle Grazie" insieme alla scontata fatica che irrobustisce il fisico e forgia lo Spirito e imprime come a fuoco nella mente questa esperienza che certamente resterà indelebile insieme a tante altre esperienze di fatica e di bellezza.

                                        don Camillo

mercoledì 9 settembre 2020

DON CAMILLO. Diverso è bello

 


FONTE: avvisi settimanali parrocchia di Albegno.

DIVERSO E' BELLO

"Diverso è bello": dovrebbe essere questo lo slogan da lanciare per creare una nuova cultura dell'uguaglianza.
Mi sembra  che il tema dell'uguaglianza oggi sia molto sentito, ma non sia altrettanto capito. Si tende, infatti, a pensare che si è uguali se ognuno può fare tutto quello che fa un altro, o è trattato come sono trattati tutti gli altri.
La mamma che dice di trattare i suoi figli tutti allo stesso modo, pensa di essere meritevole per questo; non pensa , invece, che cancella la loro originalità che li rende unici.
I figli, per essere veramente uguali per i genitori, devono essere trattati da loro diversamente, in base alla loro originalità.
L'equilibrio in questo campo è certamente delicato e va verificato continuamente perché la discriminazione è sempre a portata di mano anche per chi ha le più rette intenzioni.
Ci sono dei diritti e doveri che valgono per tutti e davanti ai quali siamo tutti uguali: sono quelli che permettono ad ogni persona di vivere in modo libero e dignitoso.
Su questa base di uguaglianza ognuno deve sentirsi incoraggiato a realizzar la sua unicità che lo rende diverso da tutti, e a coniugare  questa sua diversità con la diversità degli altri.
Questo per me è la vera uguaglianza che fa della convivenza umana un giardino da favola.

                                       don Camillo


UN GIARDINO DA FAVOLA

E' bello il giardino se è variopinto,
se accanto alla rosa ci sta la violetta;
se nessun fiore ambisce, convinto,
di fare per sé d'applausi incetta.

Sono diversi per colore e statura,
ma questo non rompe la geniale armonia.
Ciò che sa fare la madre natura
diventa per noi una scuola e una via.

E' bello ammirare ogni singolo fiore
e coglier l'incanto che lo rende se stesso;
è proprio per questo eccezionale candore
che sta nel giardino come in tenero amplesso.

Se tutto fosse un colore soltanto
la fiaba sarebbe un racconto al veleno;
le note sarebbero incapaci di canto
e sparirebbe del tutto anche l'arcobaleno.

                                       don Camillo