giovedì 29 ottobre 2026

SERGIO. SANTIAGO Un cammino per ricominciare

 





Martedì sera ho visto il seguente film insieme a Rosaria



Bel film e vi consiglio di andare a vederlo.

Mi sono recato a vedere il film con l'animo pieno di nostalgia, pensando che fosse girato sul percorso francese, che ho terminato nel 2011. Quindi ero desideroso di rivedere paesi e città dove avevo transitato.
Invece il film è stato girato sul percorso del Nord, sull'oceano. Questo percorso, molto impegnativo, è forse il più bello di tutti i Cammini di Santiago e mi sono goduto i paesaggi meravigliosi.
Uno dei personaggi del film è una ragazza, che sta facendo il Cammino con un piede solo, avendo all'altro la protesi.
Il mio pensiero è corso subito ad una piccola donna che ho incontrato sul Cammino che stava facendo gli 820 chilometri con i piedi varo e al giovane che camminava scalzo.







Tante sono le motivazioni, che ti portano sul Cammino di Santiago, che  in ogni caso ti lascia  nell'anima una traccia indelebile.



DON CAMILLO. Rispettare e dialogare non è sincretismo. parte seconda

 




Foresto Sparso,  22/10/2026


Rispettare e dialogare non è sincretismo

parte seconda


Gesù conosceva bene la fatica degli Apostoli e dei primi discepoli a capire tutto subito; per questo li aveva preavvisati: “Avrei ancora tante cose da dirvi, ma ora non siete in grado di portarne il peso. Vi manderò lo Spirito Santo. Sarà lui ad introdurvi in tutta la Verità” (Gv. 16, 12-15). E’ il cammino della Chiesa che, sempre guidata dallo Spirito Santo, nonostante tutte le sue debolezze e fragilità umane, arriva pian piano e in modo progressivo a riscoprire la vitalità, l’attualità e l’originalità del Vangelo che ha come finalità, oltre che di rivelarci in modo definitivo il volto di Dio ricco di Misericordia, anche la vocazione e l’identità dell’Uomo chiamato ad essere figlio di Dio, e l’originalità e il valore della diversità nella composizione del nuovo Popolo di Dio (una, questa, delle prime fatiche affrontate dalla Chiesa delle origini: la questione della Circoncisione e del Battesimo ai pagani, che per i primi decenni ha creato forti tensioni nelle comunità cristiane).

Per tornare al tema in oggetto che è l’accusa di sincretismo rivolta a questo punto a tutta la Chiesa conciliare e non solo agli ultimi Papi: rispettare e dialogare con la diversità non è sincretismo, ma è riconoscere le diverse modalità con le quali Dio durante la Storia si è manifestato progressivamente fino ad arrivare alla pienezza dei tempi con Gesù.

E’, perciò, la saggezza di cogliere anche nelle altre culture i segni dello Spirito Santo, e farne, attraverso il rispetto e il dialogo, una base per l’annuncio del Vangelo.                                      Papa Giovanni XXIII (ideatore del Concilio Vaticano II) era solito dire: partiamo da ciò che ci unisce e non da ciò che ci divide.

Lo stesso metodo di Dio che per entrare in un dialogo più stretto con l’Uomo, è partito dalla sua cultura accettandola come era anche nei suoi limiti e a volte brutalità, per portarlo pian piano a maturare livelli sempre più elevati (vedi ad esempio i passaggi dalla legge della vendetta spropositata di Lamech, alla fase intermedia della legge del Taglione, alla fase dell’amore oltre che per quelli della propria casa e della propria gente anche per il forestiero che dimora presso di loro, al vertice della Carità che comprende l’amore per i nemici).

Grazie al Concilio Ecumenico Vaticano II e al magistero coraggioso e illuminato dei Papi post-conciliari, la Chiesa sta camminando nonostante le resistenze interne di chi la vorrebbe immobile e cristallizzata sulle sue comprensioni di un passato in cui lo Spirito Santo agiva con stimoli proporzionati a quei tempi.I tempi nuovi, molto diversi da quelli del passato, offrono allo stesso Spirito Santo l’opportunità di stimoli nuovi, e perciò, la possibilità di una comprensione ancora più profonda del Vangelo. Il santo Papa Giovanni XXIII era solito chiamarli “i segni dei tempi”. Voler fermare la vita della Chiesa al passato, è come se si impedisse a un giovane di accedere a percorsi di studio più avanzati convincendolo che quelli elementari già svolti sono tutto. Certamente la cultura elementare è un dato acquisito e fondamentale che non sarà mai cancellato perché fa da base ad ogni ulteriore sviluppo ed offre gli strumenti per addentrarsi nella profondità della conoscenza e dell’esperienza che è sempre tutta da scoprire. Gesù Cristo non può essere ridotto ad un personaggio del passato, ma è vivo e presente nella sua Chiesa e opera incessantemente per mezzo del suo Spirito per farla crescere sempre di più in conoscenza, in santità e in grazia, capace come Lui di capire, accogliere e curare l’Umanità ferita e confusa, cosa che non si fa con l’avversione e l’esclusine del diverso ma col dialogo e la ricerca da quei punti in comune dai quali si possa partire.

 

                                  don Camillo

 








 



DIALETTO BERGAMASCO. Cosa vuol dire? . 2

                                                 



                                                                                  disegno di Oldrati Mirko

Questa rubrica, che sarà aggiornata settimanalmente, si augura di contribuire, seppure in minima parte, a tener vivo il nostro dialetto.
Coltivare una lingua (e i dialetti lo sono) significa soprattutto cercare di trasmettere ad altri quanto di meglio un popolo ha espresso nel proprio carattere e nella propria cultura. 
Proporrò vocaboli o frasi o proverbi o altro. La versione esatta sarà pubblicata nel post successivo.

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L'è belfà a criticà, bisògna proà a fà.

Ü che  l' löcia sèmper.

Uno che piange sempre (che non è mai contento).


Quando la fómna  fà de òm  a la  và  in cà  töt a landòm.

Quando la donna vuol fare l'uomo va tutto sottosopra.

Fàla fö de coiò per no pagà dasse.
Passare per un coglione per non pagare dazio.

A l' val piö piò tant ü piat de buna céra che töte i pitanze de sto mónd.
Vale di più un piatto di buona cera che tutte le pietanze di questo mondo.


Töcc i pènsa de cambià l'ümanità, ma nissü i pènsa de cumensà con lur.

Tutti pensano di cambiare l'umanità, ma nessuno pensa di iniziare da se stesso.

Se te 'impareré a dovrà dóma 'l martèl, te finiré per vèd despertöt dóma di ciócc.

Se imparerai a usare solo il martello, finirai per vedere dappertutto solo dei chiodi.

No s' pöl mia fà du mestér in d'öna óltá.
Non si possono fare due mestieri in una sola volta.

No 'l val mia cór, basta rià a ura.
Non serve correre, basta arrivare in tempo.

O prima  o dòpo ol piö fórt a l' gh avrà bisògn del débol.
O prima o dopo il più forte avrà bisogno del debole.


L'è ün òrb che l'à troàt ü fèr de caàl.
E' un uomo cieco che ha trovato un ferro di cavallo.


Iga miga assé de fà cantà  ün òrb.

Non aver neppure un quattrino.

Ai möi denàcc e ai s-ciöp dedré.
Ai muli davanti e ai fucili dietro.

Guadegnà apéna de pödì stà 'mpé.
Guadagnare appena di che vivere.

La bóca  l'è mia straca se la sènt  mìa de aca.
La bocca non è stanca (di mangiare) se non sa  di mucca.

Chèl che s' fà mia  de edèl a l' sa fà gna de bö.
Ciò che non si fa da vitello (giovane) non si fa nemmeno da bue (da vecchio).

Précc, mòneghe e frà leàga ol capèl e lassài 'ndà.
Preti, suore e frati togliersi il cappello e lasciali andare.

La gh'éra resù chèla ègia che ga rincressìa a mör, perché l'à n' imparaa öna töcc i dé.
Aveva ragione  quella vecchia a cui rincresceva morire, perché ne imparava una tutti i giorni.


Intàt che 'l dutùr al pensa, ol malàt a  l' và  a l'Assènza. 
Mentre il dottore pensa l'ammalato va all'Ascensione, al Creatore.


Chi gh'à pura del pecàt, a 'l mör col cül pelàt.

Chi ha paura del peccato, muore con il culo pelato (cioè muore povero).


A s' pöl perdunà ma mia desmentegà.

Si può perdonare, ma non dimenticare.

A chèl lé ga fà mal ol föm di candele.
A quello lì gli fa male il fumo delle candele.

Ol diàl a l' völ cassà i córegn de per töt.
Il diavolo caccia le corna dappertutto.

Tra i dutùr de medesina l'è 'l piö brào chi l'ha 'ndüina.
Tra i dottori in medicina è il migliore chi la indovina.

La segónda de Pasqua töcc a mangià ciape de öv in campagna.
La seconda di Pasqua tutti a mangiare uova sode in campagna.

Per conóss üna persuna bisògna mangiá ü mòss de sal insèma.
Per conoscere una persona, bisogna mangiare insieme.

Chi gh'à mestér tróa pà de per töt.
Chi conosce un mestiere, trova da guadagnare ovunque.


Ẻss bù de lès nóma söl sò messàl.
Essere ignorante.

Pà coi öcc, formài sènza öcc e vì che salte 'n di öcc.
Pane con gli occhi, formaggio senza occhi e vino che salti negli occhi.

L'è ira cóme l'è ira che gh'ó 'l batésem.
E' vero come è vero che sono stato battezzato.

Mangià i gnòch fò d'sura 'l có a ergü.
Essere più alto di natura.


Bisògna miga 'ndà al mölì per no 'farinàs.
Non bisogna andare al mulino per infarinarsi.

Chi no öl créd al sant créde al miràcol.
Chi  non vuole credere al santo crede nel miracolo.

Pianta che no fà fröt, a s' la tàia e s' la mèt söl föch.

L'albero che non fa frutto si taglia per fare legna.


Sö l'ölìa o sö l'öv a l' völ piöv.

Nella domenica delle palme o a Pasqua piove.

Iga sald ol cortèl per ol mànech.
Avere saldo il coltello per il manico.


Tö  fò di mà 'l manès a ergü.
Levare di mano la palla a qualcuno.


Só restàt con in mà ü  pögn de mósche.

Sono restato con in mano un pugno di mosche.

Ol Signùr  l'à facc du öcc, ü per lur e ü per i óter.
Iddio ci ha dato occhi, uno per badare ai fatti nostri e l'altro per guardarci dalle insidie.

Dal ventitrè de löi al ventitrè de agóst.
Dal ventitrè di luglio al   ventitrè    di agosto.

La consolassiù d'ü disperàt l'è de èden ün óter.

La  consolazione    di  un  disperato   è vederne un altro.

Despiràs, metès i mà 'n di cheèi.

Disperarsi, mettere le mani nei capelli.


mercoledì 28 ottobre 2026

ORATORIO DI ZANDOBBIO. Avviso ai tifosi atalantini

 







Si avvisa i tifosi atalantini e simpatizzanti che anche durante il campionato 2026/27 è possibile vedere nel nostro bar tutte le partite dell'Atalanta (comprese quelle in Conference League) su SKY e DAZN.
Vi aspettiamo numerosi.

   LA  PROSSIMA  PARTITA  E' :  
             
29/10    GIO    FIORENTINA - ATALANTA         ORE 20:45

    SEGUIRANNO  :   

02/11     LUN   ATALANTA -  PARMA             ORE 20:45

    CONFERENCE   LEAGUE   

05/11     GIO    ATALANTA  -  KAIRAT            ORE  18:45

08/11     DOM   MONZA  -  ATALANTA            ORE 15:OO
22/11     DOM   ATALANTA  - INTER              ORE 20:45

    CONFERENCE   LEAGUE   

26/11      GIO    BORAC B. LUKA -  ATALANTA  ORE  21:00

30/11     LUN    LECCE  -  ATALANTA            ORE  18:30

   COPPA ITALIA  ottavi finale   

02/12    MER    ATALANTA  -  UDINESE          ORE  14:00

06/12    DOM    LAZIO  -  ATALANTA            ORE  15:00

    CONFERENCE   LEAGUE   

10/12      GIO     RIGA   -   ATALANTA           ORE  18:45

14/12      LUN    ATALANTA  -  GENOA          ORE  18:30

   CONFERENCE   LEAGUE   

17/12      GIO     ATALANTA  -  MJALLBY       ORE 21:00

20/12     DOM   ATALANTA  -  NAPOLI          ORE 20:45










SPORT. Sport per tutti






FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" ottobre 2026.
ARTICOLO: "Sport per tutti" di ROMINA GOBBO.

Lo sport fa bene a chiunque, ma ancor di più a chi, almeno in apparenza, parrebbe in difficoltà a praticarlo. Come le persone con disabilità, per le quali muoversi è invece particolarmente importante sia per il fisico che per la mente.

«Un ipovedente nel mondo dei ciechi è un re». È bastata questa frase di Oney Tapia ad ampliare lo sguardo sulla disabilità, troppo spesso considerata come un monolite. Ma la grande verità di Oney, atleta paralimpico plurimedagliato, e volto famoso della televisione per aver vinto Ballando con le stelle, edizione 2017, è che la disabilità non è una, livelli diversi rendono le persone «diversamente autonome». Qualsiasi piccola variazione della condizione può fare la differenza. Lo conferma Sandra Truccolo, atleta paralimpica di tiro con l’arco, 62 anni, da trentotto in sedia a rotelle a seguito di un grave incidente stradale. «Non ho una lesione netta, altrimenti sarei paralizzata dal torace. La mia lesione è un D12, non muovo le gambe, ma ho mantenuto la sensibilità. Se mi cade dell’acqua bollente su una gamba, me ne accorgo. Direi che è tanta roba! Non essere completamente paralizzata, mi permette un buon controllo del busto, e questo nello sport aiuta molto». I suoi titoli lo dimostrano: due volte campionessa del mondo e una volta d’Europa, due volte medaglia d’oro ai Giochi paralimpici di Atlanta e Sydney nel tiro con l’arco a squadre, solo per citarne alcuni. Sandra, in quanto testimone autorevole dei valori di inclusione, determinazione e pari opportunità, è stata scelta per accendere, a Venezia, in piazza San Marco, il braciere che ha concluso il viaggio della fiaccola olimpica prima dell’apertura dei Giochi di Milano-Cortina 2026.
Altro tedoforo, ma nella tappa milanese che ha attraversato Corso Magenta, è stato proprio Oney Tapia. «Portare la fiamma sportiva è stato per me un grande privilegio. E con un grande valore simbolico: illuminare il percorso delle persone che sognano, che ci credono fino in fondo. È stato molto emozionante. I ragazzini mi riconoscevano e mi incitavano. E le loro mamme dicevano: “Questo è un vero campione”. Mi sono commosso. Sono consapevole che, se la gente ti vede come un esempio, allora hai una grande responsabilità». Di origini cubane, Tapia era arrivato in Italia nel 2002 per giocare a basket. Lavorava come tree climber, cioè come giardiniere che taglia gli alberi più alti. Ma un grosso ramo lo ha colpito sulla nuca. «Un banale incidente e il mio mondo è sprofondato nel buio». Lancio del disco e getto del peso, premiati con due ori nel 2024 – uno mondiale e l’altro olimpico –, hanno riportato i colori nella sua vita. «C’è voluto tempo per ritrovare fiducia nel mio corpo. È stato come ricominciare una nuova vita da zero, sperimentare, sbagliare, imparare, ma soprattutto non arrendersi. La paura all’inizio bloccava il movimento. Ho capito allora che non bisogna mai bruciare le tappe. Ho accettato questa paura, l’ho abbracciata, quindi l’ho lasciata andare. E ho cominciato a muovermi. Poi, man mano che sono arrivati i successi, sono aumentate la forza e la stima in me stesso. Gioire per ogni risultato raggiunto è una meraviglia. Oggi vivo giorno per giorno, non vado oltre, perché non voglio perdermi il presente». Ma un progetto futuro c’è. «Sì. Mi sto allenando per le Paralimpiadi di Atlanta 2028. Che Dio me la mandi buona!». 

Seduto ma non accomodato

Il mondo delle persone con disabilità è un mondo complesso e impegnativo, dove i familiari – i cosiddetti caregiver – sono in prima linea. «Se l’unico modo affinché Antonio potesse recuperare un qualsiasi residuo di uso delle gambe era la riabilitazione in acqua, allora Antonio avrebbe imparato a nuotare, a costo di trascorrere pomeriggi interi a bordo vasca a cercare di convincerlo». Mamma Sandra non ha mai mollato, anche se suo figlio da piccolo di entrare in acqua non voleva saperne. Antonio Fantin, una rarissima malformazione artero-venosa diagnosticata a poco più di 3 anni, ha vissuto una vita «da seduto». «Seduto, ma non accomodato, perché accomodarsi è il verbo della resa. La mia normalità è carrozzina, tutori – i miei “stivaletti miracolosi” – e stampelle. Non ho mai voluto che i miei successi venissero apprezzati, o i miei fallimenti compatiti, attraverso il filtro della disabilità». 
Una volta che Antonio è entrato in acqua, non si è più fermato. «L’acqua mi custodisce, mi culla ma, soprattutto, sa adattarsi al mio corpo. Niente limiti, niente barriere, neppure quelle mentali. Con la testa sott’acqua, vedo tutto più chiaramente. Allora fatica e sacrificio diventano opportunità. E se anche a volte il mio corpo dice di arrendermi, il cuore non ci sta».
Da quel primo tuffo, Antonio, di strada o, meglio, di vasche, ne ha fatte tante. Le prime soddisfazioni sono arrivate con le medaglie d’oro di nuoto 100 metri stile libero S6 maschili ai Giochi paralimpici di Tokyo 2020 e Parigi 2024.
L’atleta di Bibione (Venezia) oggi è l’Antonio dei record: tredici volte campione mondiale e undici volte campione europeo. È detentore dei record mondiali ed europei sui 50 metri stile libero e sui 100 metri stile libero. «Lavori un anno intero per un minuto di gara. Quella fatica sembra sproporzionata, invece quel minuto è il più importante della tua vita. Quando vinci e sali su un podio mondiale, assapori l’inno d’Italia che suona per te, e vedi il tricolore alzarsi, realizzi che assieme a te c’è tutta una nazione in festa. Allora riesci a dare forma a una parola astratta come sogno». 

Sulla strada per Santiago

Si definisce «mamma chioccia», la signora Tiziana. Suo figlio, Pietro Scidurlo, è nato con una lesione spinale che gli ha precluso l’uso delle gambe. Con il marito Bartolomeo e un amico del figlio, Iari, nel 2012 ha deciso di accompagnare Pietro sul cammino di Santiago. Una strana compagnia: Pietro in hand-bike, Iari e Bartolomeo in bicicletta, Tiziana in auto per trasportare la sedia a rotelle. «Chilometro dopo chilometro – dice Pietro –, ho capito che mi stavo liberando dei pensieri negativi, e cominciavo seriamente ad andare incontro al futuro, con un nuovo senso di spensieratezza. Quando la forza fisica viene meno, ti fermi, prendi fiato, e riparti. Ma, se viene meno la motivazione, non riparti più. Mi sono rifugiato nella fede, e ce l’ho fatta». Quell’esperienza ha aiutato Pietro a trovare la sua strada nella vita. Ha scritto Guida al cammino di Santiago per tutti, a oggi unica guida in Europa a un cammino integralmente accessibile. E ha fondato l’associazione «Free Wheels» (Ruote libere), con la quale organizza cammini inclusivi, e seminari di formazione sull’accessibilità, per «costruire un nuovo mondo, più a misura di tutti».

A tempo di musica

Di sicuro la danza è stata una rivoluzione nella vita dell'atleta ligure Enrico Gazzola, un'alleata contro le limitazioni di una tetraparesi spastica degenerativa. Un palmares di tutto rispetto: 13esimo ai campionati del mondo del 2017 in Belgio, 5° posto ai campionati del mondo di Bonn, Germania, nel 2019, pluricampione italiano di specialità, 8° alla Coppa del mondo 2021, vittoria in Polonia nel 2018 nel duo di carrozzine . Dal 2021, Enrico, oggi 65 anni, ha messo da parte l'agonismo, per vestire i panni del ballerino amatoriale. 
"La danza mi ha permesso di realizzare il sogno che avevo da ragazzo di diventare un atleta. Con addosso la maglia azzurra, ho rappresentato l'Italia nel mondo. Una responsabilità e un onore. La danza sportiva in carrozzina è unica perché è veramente una forma di libertà. La carrozzina non è un mezzo limitativo, bensì un mezzo per esprimersi. Ti permette di vivere emozioni che ti danno tanta gioia. Per danzare sulle ruote basta seguire con il pensiero la musica, trasformare le ruote in  gambe e, con l'aiuto di un buon coreografo, fondere la gioia del danzare con la passione per l'arte. Questo ti aiuta a lottare anche nella vita di tutti i giorni. Ti insegna a superare le difficoltà, noi ne abbiamo tante, ma, in realtà, quando scendiamo in pista queste difficoltà diventano opportunità".

Esempi virtuosi

Di accessibilità si occupa da anni Roberto Vitali , cofondatore e presidente di Village for All-V4A, il portale dell'ospitalità accessibile, e consulente, per Milano-Cortina 2026, dell'ingegner Giuseppe Fasiol, commissario di governo per l'accessibilità e lo spirito paralimpico. Su incarico della regione Veneto, Vitali e i suoi collaboratori hanno analizzato i livelli di accessibilità universale e inclusione di tutte le città coinvolte nei Giochi olimpici e paralimpici 2026.
Da questo lavoro, sono nate delle Linee guida rivolte a tutti gli stakeholder che si occupano di turismo, che hanno garantito a cittadini, atleti, volontari e visitatori, una buona mobilità sicura e autonoma, ma che serviranno anche oltre la parentesi sportiva.
Dino Angelaccio è esperto di accessibilità universale, progettazione inclusiva e multisensoriale; è consulente della ministra della disabilità Alessandra Locatelli.
"C'è da fare ancora moltissimo per l'accessibilità degli spazi, non pensando soltanto a chi ha una disabilità fisica, bensì tenendo presente che, tra le persone con disabilità, ben oltre il 60% ha disabilità intellettivo relazionale. 
Per questi ultimi si fa pochissimo. L'accessibilità non è mettere in un parco giochi un'altalena di cui possano usufruire anche i bambini con disabilità fisica. L'accessibilità parte dalla progettazione; significa costruire un parco giochi dove pavimentazione, giochi, percorsi, segnaletica, consentano a tutti i bambini di giocare assieme".
Se è vero che molti passi devono ancora essere fatti, è vero anche che spesso le esperienze virtuose non sono conosciute. "Per esempio, la FIFA Fédération  Internazionale de Football Association) da un paio d'anni ha istituito il manager dell'accessibilità, ovvero una figura che deve essere presente negli stadi per ascoltare i pubblici e trovare delle soluzioni affinché tutte le persone, indipendentemente dalle proprie caratteristiche, possano vivere l'esperienza di una partita di calcio. E possano farlo assieme ai familiari e agli amici non segregati in aree con barriere. Ottime anche le raccomandazioni che ha stilato l'ente di governo del calcio mondiale, con un principio cardine: almeno l'1% del totale dei posti a sedere di un impianto sportivo deve essere costituito da posti accessibili per persone con disabilità e per i loro accompagnatori. Nessun settore è esentato dall'obbligo di inclusione: la zona General Public, le aree Hospitality, i settori VIP e VVIP, le logge private e le aree riservate ai giornalisti".
Sempre dal mondo dello sport arrivano altre iniziative lodevoli.
"In occasione della finale di Coppa Italia - riprende Angelaccio-, che si è svolta lo scorso giugno, le persone con disabilità visiva potevano utilizzare un tablet specifico- il Touch2See-che simula un campo di calcio in rilievo, ha una pallina, sempre in rilievo, che si può seguire con il dito e comprendere, quindi, le azioni, e delle cuffie  che consentono di ascoltare la telecronaca. Allo Stadio Olimpico di Roma è stato realizzata una quiet room, cioè una stanza con un'insonorizzazione importante, colori non troppo impattanti e cuffie che attutiscono i rumori, dove  ragazzi e  ragazze con sindrome autistica possono seguire le partite in un ambiente a loro consono.  Per le persone sorde è a  disposizione una maglietta con dei sensori, collegati a dei microfoni presenti sul campo e, attraverso le vibrazioni, possono avere un'esperienza completa della partita. Se tutte le società sportive adottassero questi tre piccoli strumenti, potrebbe iniziare una piccola rivoluzione".














 

martedì 27 ottobre 2026

ALBERI MONUMENTALI D'ITALIA

 FONTE: Masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLO



Cerro di sant'Angelo
Amatrice

leccio - sughera di san Vito
Monte S. Biagio


il roccolo del parco Cozza Nardelli
Acquapendente


roverella di Bauglione
Civitaquana


cipresso di sant'Antonio della pace
Lanciano


faggio di Monte Rotondo
Barrea


acero di  Lama bianca
Isola  del Gran Sasso


sequoia gigante Istituto Pagano
Campobasso


cerro di Campo Lungo
Carovilli


acero montano della Metuccia
Pizzone


pioppo nero di colle Tufo
Sesto Campano


olivo di via Pertini
Cicciano


tiglio di piazza De Vito
Summonte


roverella della badia di s. Vito
Aquilonia


frassino di fonte Gabriele
San Bartolomeo


roverella della foresta Mercadante
Altamura


carrubo  di La Grave
Polignano a mare


platano di San Leucio
Caserta


faggio  della  foresta umbra
Monte  s. Angelo


quercia di Macrì
Supersano



cipresso di villa s. Maria

Potenza


pino loricato della grande porta
Terranova di Pollino


fragno di masseria Malvezzi
Matera



castagno di Meletano
Cervia



pioppo nero di piazza  Vitt. Veneto
Serra Pedace


platano eremo di sant'Elia
Curinga



eucalipto rosso  di Torrenova

Cirò Marina

faggio delle macchie

Pedace


olmo di  piazza  Regina Margherita

San Lorenzo



tipuana di villa Moncada

Paternò

iucca di villa Malfitano

Palermo


sughera di Molara

Caltagirone



carrubo di  Cammaratini

Modica



fico magnolioide di Donnafugata

Ragusa





tamerice di san Nicola

Noto



  olivo di s'Ortu Mannu

Villa  Massargia



pino d'Aleppo di San Pantaleo

Dolianova




ginepro di Lathoracesas aVillagrande

Strisalli  


roverella di   Treja

Macerata



bagolaro di Terenzano

Fiesole


sequoia gigante di Longarone

Belluno



roverella delle Checche a Piensa 

Siena



sughera di Su Pittixi

Usellus



olivastri di Budò

Padru



cedro del Libano  parco Aymerich

Laconi



roverella della Badia di S. Vito
Aquilonia
Avellino



sofora di Vazzola
Treviso


roverella  di Barete
Aquila





olivo di  Villamargia
sud  Sardegna


olmo campestre
Budrio 
Bologna

 

farnia di Sterpo
Bertiolo 
    Udine      


quercia di Dèlechamp
Supersano
Lecce



olivo di sant'Emiliano a Trevi
Perugia


platano di  Villa Coldumer a Mogliano Veneto
Treviso


farnia di Malga Costa a Borgo Valsugana
Trento




albero di Giuda del Palatino

Roma


pioppo nero  di Sesto Campano
Isernia


platano della Tesoriera

Torino



cedro di Cison di Valmarino
Treviso




larice  di  Pejo
Trento



pioppo nero di  Sesto  Campano

Isernia



faggio di Forca Canepina
Arquata del Tronto
Ascoli Piceno


fico di Bordighera
Imperia


maggiociondolo di Saint Oyen
Aosta


pino d'Aleppo  di  Dolianova
Sardegna


ficus  di  Palermo


cipressi di Salò


larici di Santa Gertrude Bolzano


castagno di Melitani a Ceva Catanzaro


cedro di Cassano Magnago  
Varese