Il
silenzio: vuoto o opportunità?
“Impara a stare in silenzio. Lascia che la tua mente, quieta, ascolti e impari”. (Pitagora)
Pitagora è un famoso matematico e
filosofo vissuto in Grecia tra il 570 e il 495 a.C. conosciuto dagli studenti soprattutto
per il suo famoso teorema che dice: l’area del quadrato costruito
sull’ipotenusa di un triangolo rettangolo è uguale alla somma delle aree dei
quadrati costruiti sui due cateti.
Scoprì un profondo legame tra la matematica
e la musica, alleate per creare ritmo, cadenza e armonia che egli considerava
come anima di tutto l’Universo.
La frase in questione è un insegnamento
di grande saggezza che continua ad essere attuale a distanza di quasi 2.600
anni. Un insegnamento che è alla base di ogni apprendimento a cominciare da
quello del bambino neonato che per natura non sa parlare, ma sa guardare,
osservare e ascoltare in un modo straordinario, tanto da apprendere in un modo
altrettanto straordinario grazie anche a questa sua predisposizione.
Certamente il silenzio da solo non basta.
C’è, infatti, il silenzio di chi non ha voglia di parlare o non ha niente da
dire, o ha paura di esprimersi, o semplicemente vuol stare isolato e chiudersi
in se stesso… In questi casi il silenzio è sterile se non addirittura dannoso per
chi lo pratica, e di riflesso anche per il contesto sociale.
Il silenzio è fecondo solo quando è motivato
dalla voglia di ascoltare, di conoscere, di riflettere e di capire. Un silenzio
che non solo non isola chi lo pratica, ma valorizza tutto ciò che gli sta
attorno, e, di più ancora, incoraggia le persone che gli parlano e le rende più
motivate e più profonde nei loro messaggi.
Mi è capitato più volte di parlare a
persone che vedevo distratte, svogliate, che addirittura chiacchieravano tra di
loro mentre io cercavo di comunicare con loro, e per questo di sentirmi svuotato
e ridotto solo a pronunciarmi in modo formale e freddo, giusto per assolvere ad
un dovere col desiderio di finire alla svelta.
Provvidenzialmente mi è anche capitato
di parlare a persone motivate che vedevo attente. Questa loro disponibilità ad
ascoltare mi dava una carica interiore talmente forte da permettermi di
approfondire a me stesso, seduta stante, quello che stavo dicendo, e di
sentirmi, così, coinvolto personalmente nel momento stesso in cui vedevo
coinvolti gli ascoltatori. Tanta è la forza creatrice del silenzio!
Il Silenzio ha una sorella
gemella che si chiama Parola.
Già il Silenzio è Parola in quanto
comunica uno stato d’animo di chi lo pratica.
Ma è particolarmente prezioso se si
mette a servizio della Parola perché la arricchisce di tutta la sua conoscenza
e profondità. E’ quello che ci insegna un altro autore dell’antichità, Qoelet
(III sec a. C.) due secoli circa dopo Pitagora. Si tratta di un libro che fa
parte della Bibbia, precisamente dei libri sapienziali dell’Antico Testamento.
Al capitolo 3 versetto 5 troviamo scritto: “C’è un
tempo per parlare e un tempo per tacere”.
Tacere sempre non va bene.
Parlare sempre non va bene.
Il saper cogliere il giusto equilibrio
tra il parlare e il tacere è un dono speciale dello Spirito: quello della
Sapienza, che è il gusto della Verità da conoscere e da raccontare. Un dono che
viene dato a tutti, credenti e non credenti, con una differenza: il credente è nella
condizione di essere consapevole della provenienza del dono, e perciò in grado
di ringraziare lo Spirito e di aprirsi a tutte quelle profondità che solo lo
Spirito sa rivelare a chi lo riconosce e lo accoglie. Il non credente, invece,
pensando che sia tutto frutto del suo ragionamento, accoglie solo quello che il
suo ragionamento può raggiungere, cioè, dentro il recinto dei 5 sensi: già
molto rispetto al nulla, ma troppo poco rispetto al tutto.
don Camillo

Nessun commento:
Non sono consentiti nuovi commenti.