Il NUMERO DELLA BESTIA
“Qui sta la Sapienza. Chi
ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome
d’uomo. E tale cifra è 666”. (Apoc.
13,18).
Nel capitolo 13 dell’Apocalisse l’apostolo
Giovanni parla della bestia che si mette al servizio del drago dal quale riceve il
potere di bestemmiare contro Dio, di far guerra ai santi e di vincerli. Chi è
questo drago e chi è questa bestia?
Il drago è il serpente antico (il
riferimento è al serpente che nel Paradiso terrestre tenta i progenitori), il
diavolo e satana (cfr. Apoc. 12,9). La bestia, invece, è una persona in carne e
ossa che fa di tutto per far trionfare il drago, e viene indicata con il numero
666.
Nella cultura biblica i numeri sono
usati spesso non come valore aritmetico, ma come depositari di un messaggio. A
questo si aggiunge il fatto che ogni lettera dell’alfabeto ebraico ha un valore
numerico.
Ora, assommando i valori numerici delle
lettere ebraiche che compongono il nome di Nerone Cesare si ottiene il
numero 666.
In questo numero c’è molto di più che
l’indicazione di un nome: ci sta l’annuncio del totale fallimento di una
umanità che ha la pretesa di mettersi al posto di Dio (vedi anche Gen. 3 – il peccato
originale – e Gen. 11,1-9 la Torre di Babele). Il numero 6, infatti, indica l’imperfezione
e il limite della natura umana. Ripetuto per 3 volte (il numero 3 indica
l’assoluto, il superlativo) indica la totale imperfezione e fallimento.
L’apostolo Giovanni, scrivendo
l’Apocalisse, ha ben presente quello che è avvenuto a Roma per opera di Nerone nell’anno
64 d.C., cioè, la strage dei cristiani raccontata anche dallo storico Tacito.
Con un linguaggio cifrato molto
eloquente Giovanni parla di Nerone come di una bestia mostruosa e disumana a
servizio del diavolo: una prepotenza che sembra conquistare il mondo e avere un
seguito universale, ma che in realtà è destinata a crollare in modo rovinoso.
Non posso fare a meno di pensare anche
alla nostra realtà di oggi fatta di prepotenza che tende ad emarginare sempre di
più la presenza di Dio fino a renderla irrisoria o addirittura a cancellarla,
per dare tutto lo spazio ad una presunta onnipotenza umana in nome della
scienza, della tecnica e dell’economia considerati come valori assoluti ed
esclusivi.
Paradossalmente la conseguenza di questa
nostra cultura che potrebbe essere a servizio della persona se fosse vissuta in
modo equilibrato e finalizzata al bene comune, è, invece, il suo svilimento al
punto da essere considerata meno degli interessi politici ed economici, utile
solo come bacino d’utenza per i consensi necessari per dominare e come
consumatrice di prodotti ai fini di un capitalismo sempre più florido.
Paradosso nel paradosso, per proteggere questi
interessi limitati a pochi, le persone possono essere mandate tranquillamente
al macello (vedi i milioni di morti tra militari e civili nelle guerre
attuali), o giustiziate o fatte sparire se si oppongono alla logica del potere
e dell’economia. Anche Dio viene utilizzato spesso a questo scopo. Là dove non
viene cancellato, è usato per imporre una supremazia che alla fine risulta il
volto camuffato di quella politica ed economica. Il 666 purtroppo è
ancora attuale, e non è il numero del diavolo, ma di chi si mette al suo servizio
per favorirne l’opera devastatrice. La persona che cancella Dio dalla sua vita o lo usa per i suoi scopi personali, diventa una bestia. “Homo
Homini lupus” (Plauto, commediografo latino, sec. III a. C.).
E non mi si dica che sono schierato
politicamente a pensarla così! Non sono né di destra, né di sinistra, né di
centro. Voglio essere semplicemente dalla parte di chi valorizza la vita umana
e rispetta quella dimensione divina che il Creatore ha lasciato in ognuno come Sua
impronta, qualunque sia il suo schieramento.
don Camillo

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