giovedì 22 ottobre 2026

DON CAMILLO. Libertà di parola e di manifestazione

 




Foresto Sparso,  18/10/2026


Libertà di parola e di manifestazione


Sono sempre più frequenti le manifestazioni di dissenso che caratterizzano questi nostri tempi. In passato erano soprattutto gli operai che rivendicavano condizioni più umane di lavoro, retribuzioni più adeguate, sicurezza più garantita… Oggi sono soprattutto gli studenti che chiedono strutture scolastiche più dignitose, più finanziamenti alla scuola pubblica, l’annullamento del decreto legge che prevede il limite in ogni classe del 30 per cento di stranieri che hanno difficoltà con la lingua italiana … e altre contestazioni riguardanti il caro vita e il governo Meloni in genere.

Rivendicazioni legittime come legittima è la possibilità di manifestare il proprio dissenso.

Ognuno può essere d’accordo o meno sui contenuti di tali rivendicazioni: ce ne sono di quelle sacrosante e di quelle sulle quali bisognerebbe fermarsi a ragionare un po’ per rendersi conto che non sono così limitative come si vuol far credere; e c’è un modo di contestare il governo che genera il sospetto che sia la vera ragione delle manifestazioni e che le piazze vengano manovrate a questo scopo. Il pretesto sono i bisogni reali e i problemi da risolvere; lo scopo è la crisi di governo e l’alternanza al potere.

Ma al di là di questo complesso intreccio che io colgo solo a livello di impressione e nel quale non sono in grado di entrare con competenza, una cosa mi lascia particolarmente perplesso: la violenza che immancabilmente caratterizza queste manifestazioni a causa di infiltrati che entrano in un corteo pacifico apposta per creare confusione, scompiglio e danni che hanno ben poco a che fare con quello che si vuol rivendicare.

A che serve distruggere vetrine, sfasciare macchine, bruciare cassonetti, divellere la segnaletica… danni che poi colpiscono privati che non hanno né colpa né pena e creano spese che devono essere pagate dalla collettività? Per non parlare dei contusi, dei feriti, di chi riporta lesioni gravi e permanenti, o addirittura di chi ci rimette la vita! Da una parte e dall’altra degli schieramenti. Infiltrati che agiscono incappucciati e tutti vestiti di nero allo stesso modo per non essere riconosciuti. Se sono sicuri di agire per una causa giusta e nel modo giusto, perché non hanno il coraggio di metterci la faccia come le migliaia degli altri manifestanti che sfilano pacificamente?

Gli infiltrati in genere sono poche decine, al massimo poche centinaia, che finiscono per manipolare migliaia di manifestanti pacifici e leali. Una minoranza che tiene in scacco una maggioranza fino a screditarla con l’effetto di suscitare nell’opinione pubblica un’avversione che rischia di inglobare anche le giuste cause della protesta.

Provo una grande amarezza nel constatare che in una società che si ritiene libera come la nostra, non si possa esprimere il proprio pensiero senza incappare in chi ti usa come veicolo delle sue ambizioni o dei suoi estremismi, o, in alternativa, in chi ti insulta e ti umilia per quello che dici.

E l’amarezza diventa ancora più intensa quando vedo che gli infiltrati o coloro che aggrediscono fisicamente o con gli insulti sono sempre di più i giovanissimi o addirittura i minorenni. Una preoccupante deriva che promette poco di buono per il futuro, e che impegna la comunità adulta (tutta) e non solo il governo, a riflettere seriamente sulla necessità di tornare ad essere una comunità che educa sulla base di quei valori fondamentali che sono: il Rispetto reciproco; l’apprezzamento della diversità; la Libertà, riscoperta come impegno per la Verità e il Bene comune; la Fede come riscoperta del senso della vita e del nostro rapporto con Dio… Soprattutto quest’ultimo valore nella convinzione che se si elimina Dio dalla vita di una società, anche l’Uomo perde la sua cittadinanza.

 
                                 don Camillo

                                                                                         

 

 


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