mercoledì 22 luglio 2020

DON CAMILLO. Ideologia Gender



FONTE: avvisi settimanali parrocchia di Albegno.

L'INCOERENZA DELL'IDEOLOGIA GENDER

Il punto di partenza dell'ideologia Gender può essere condiviso benissimo da tutti: promuovere la stessa dignità tra uomo e donna e anche nei confronti di chi ha una sensibilità diversa da quella eterosessuale, riconoscendo a tutti la libertà di vivere la loro affettività nel rispetto dell'altrui dignità (qui non entro nel tema della proposta cristiana che indica ideali specifici nel campo della vita affettiva che meritano un approfondimento particolare).
L'incongruenza dell'ideologia Gender sta nelle modalità messe in atto per raggiungere questo risultato: quelle di negare l'identità maschile dell'uomo e femminile della donna dichiarando che si tratta di forzature culturali, e di inculcare nei bambini fin da piccoli, con appositi procedimenti didattici, che ognuno può definire a piacimento la propria identità sessuale.
In pratica, per educare a non discriminare gli omosessuali, i transessuali... e a trattare con pari dignità le donne, si arriva a cancellare l'identità maschile dell'uomo e quella femminile della donna negandone l'origine naturale e plagiando i bambini per inculcare in loro questa cultura nell'età più delicata e importante della loro formazione. E' come se, per riconoscere  la pari dignità di africani ed europei, si negasse agli europei il riconoscimento della loro origine diversa.
Si tratta di un procedimento macchinoso, tortuoso, pretestuoso, antistorico, falso... per arrivare ad un risultato al quale si può benissimo arrivare attraverso la via semplice, lineare e corretta dell'educazione al riconoscimento e alla valorizzazione della diversità come ricchezza e patrimonio comune.

                                             don Camillo

Forzatura Gender

C'era una volta nei campi il frumento
quello irrorato da sole e sudore;
il profumo del pane rendeva contento
chi era per strada in primissime ore.

Poi s'è pensato di forzare la terra
e costringerla a dar più vantaggio al profitto
per ampliare i mercati e vincer la guerra
incuranti che il gusto venisse sconfitto.

E' così che l'utile ha dettato la legge
per far d'ogni cosa affari e guadagno
invogliandoci tutti a seguir come gregge
contenti di bere da una melma di stagno.

Or non ci resta che tradir la natura
di Uomo e di Donna da sempre diversi,
per questo capaci di nuova creatura
e di essere uniti per non venire dispersi.

Il rispetto dovuto ad ogni persona
non è fiore che nasce dalle macerie;
è il frutto gustoso di chi ama e perdona
e si impegna a curare le umane miserie.

                                             don Camillo

mercoledì 8 luglio 2020

DON CAMILLO. Perché io ho sempre ragione!




FONTE: avvisi settimanali parrocchia di Albegno.

...PERCHE' IO HO SEMPRE RAGIONE!!!

Mi sembra che ci sia un'abitudine diffusa  quando si discute in gruppi di tendenze culturali opposte: quella di demolire sempre, sistematicamente, ricorrendo anche all'ironia  o alla squalifica umana e culturale dell'altro, le affermazioni o le scelte di chi è della linea di pensiero diversa.
L'intento, naturalmente, è quello di far prevalere il proprio pensiero con la convinzione che questo è un modo democratico di agire, chiamato libertà di pensiero e di espressione. In realtà questa è una versione subdola della dittatura.
La democrazia è tutta un'altra cosa, e soprattutto parte da tutt'altro presupposto che non è quello di far prevalere il proprio pensiero o la propria scelta, ma di far emergere il più possibile la Verità e individuare la scelta migliore.
In una discussione è necessario che ci sia spazio per il contradditorio che però non deve essere per forza a tutti i costi contro.
Io penso che il vero spirito democratico di una persona o di un gruppo si manifesti nella capacità di riconoscere e appoggiare il valore della proposta o della scelta della controparte quando obiettivamente lo merita.
Chi, invece, vede nell'altro sempre e solo sbagli, è segno che ha abbracciato l'autoritarismo. Con questo tipo di persone non si costruisce niente. Diventa inutile anche discutere, anzi, diventa dannoso perché non fanno altro che portare all'esasperazione. E se questo lo fanno lucidamente per costringere l'altro ad abbandonare il campo, allora diventa diabolico.
Il termine "democrazia" deriva dal greco: demos=popolo; cratos=potere, e si può tradurre così: "il potere al popolo" oppure "il potere del popolo".
Sono due traduzioni che hanno sfumature diverse e complementari che secondo me devono stare insieme.
La traduzione, perciò, parafrasando, suona così: "deve essere il popolo ad esercitare il potere, perché il popolo ha una capacità speciale: cioè, quella di avere una molteplicità di visioni che gli permettono di cogliere le infinite sfaccettature della Verità che solo nel confronto dialogante (e non nello scontro che tende ad escludere) si possono comporre.
L'impresa ciclopica per ogni democrazia (nella politica, nella vita sociale, economica, familiare, ecclesiale...) sta proprio in questa capacità di dialogo che ha alla sua base la Carità.
E qui si apre un altro capitolo, ma non ho carta sufficiente per scrivere...

                                           don Camillo

Presunzione disgregante

C'era nel bosco un insetto,
viveva solenne e vistoso.
Aveva un sogno in cassetto,
era deciso e ambizioso.

Il suo ronzar s'imponeva
snobbando il vocio diverso,
e con ironia tendeva
ad esser lui l'universo.

Un altro gli faceva da sponda,
come lui di ugual taratura;
pensavano di render feconda
insieme la loro statura.

Ma in quel bosco non è che funziona
così la vita comune;
vi è infatti soltanto un'icona
che dal perfido orgoglio è immune.

E' Lui che ci insegna a cercare
nell'altro soltanto il valore,
perché solo chi impara ad amare
sa dare a quel bosco il colore.

                                     don Camillo



FAMIGLIA. Quando i genitori si separano


FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" marzo 2020.
Articolo: "Separati, ma pur sempre genitori" di DANIELE NOVARA.

Sempre più spesso, nei casi di separazione dei genitori, i figli diventano un'occasione per contese, tensioni e conflitti.
Chi li vuole tanto; chi li vuole poco; chi deve pagare; chi non può pagare; chi ha la casa giusta; chi ha la casa sbagliata... si crea un tira-e-molla, una specie di guerra di posizione: "Ti do-mi dai"; "prendo-lascio"; "questo è mio-questo è tuo".
Inevitabilmente, i figli entrano in un corto circuito emotivo trovandosi coinvolti in una faccenda che resta, e deve restare, esclusivamente degli adulti.
Si tratta della fine della coppia sentimentale, ma le funzioni genitoriali non possono terminare.
Purtroppo, spesso, gli stessi tecnici che si occupano delle separazioni dimenticano che anche i figli di queste "ex-coppie" hanno diritto a un'educazione normale, organizzata  e adeguata alle loro età.
Se i genitori restano tali, occorre che le istituzioni li aiutino a mantenere una bussola, a sentire che la situazione è sufficientemente chiara e che possono continuare ad avere il proprio ruolo educativo a prescindere dalle loro collocazioni di coppia. Il dolore più grande dei figli è la sensazione di perdere i genitori come riferimento educativo.
E' normale che ogni figlio voglia rimettere insieme i genitori, ma questi ultimi devono assolutamente evitare di creare situazioni davvero equivoche: tipo rimettersi insieme ogni tanto - una pizzata, una gita, addirittura una vacanza insieme - per poi, improvvisamente, sciogliersi di nuovo e tornare ognuno a casa propria.
Sono pratiche che non comportano vantaggi per i figli, creano anzi una sensazione di instabilità e ogni volta è un colpo al cuore: i genitori non si rimettono insieme e, dopo la pizzata, ognuno torna a casa sua.
I figli hanno bisogno di chiarezza. E' ora di inserire dispositivi per un'adeguata condivisione educativa dei figli nelle separazioni, mettendo dei paletti comuni che permettano loro di trovare continuità educativa per evitare di sentirsi abbandonati, non tanto sul piano materiale, ma su quello più importante: crescere con un papà, una mamma e buone regole educative condivise.

martedì 30 giugno 2020

DON CAMILLO. Ricordando Roberto




FONTE: avvisi settimanali parrocchia di Albegno.

RICORDANDO ROBERTO

Amico di mille avventure
sei stato un appoggio sicuro;
col freddo e nelle calure,
col cielo sia chiaro che scuro.

Dal cammino ti lasciavi ammagliare
sia pure col cuor sofferente;
ovunque eri pronto a sfidare
il percorso più duro e inclemente.

Lungo la strada, devoto,
con in mano la santa corona, 
lasciavi che in quel tempo di vuoto
fosse l'Ave ad esser padrona.

Nel concitato confronto
sui temi che stavano a cuore,
sempre comunque eri pronto
a tornare col tuo buonumore.

Hai preferito alla quiete
il disagio di un altro lavoro
per non entrar nella rete
di compiacenze e indecoro.

Avevi nel cuore Livigno
e pur l'Oratorio e il campeggio;
abbiamo colmato uno scrigno
di strade, di sole e di alpeggio.

Ti voglio pensare com'eri:
battagliero, credente e giocoso,
e per i tuoi slanci sinceri,
nel core di Dio, gioioso.

                                         don Camillo

sabato 13 giugno 2020

COMUNE DI ZANDOBBIO. Test sierologici


Come mai l'Amministrazione comunale non fa i test sierologici agli Zandobbiesi, come stanno facendo altri paesi anche più popolosi?

martedì 9 giugno 2020

DON CAMILLO. Valorizzare i contenuti




FONTE: avvisi settimanali parrocchia di Albegno.

UNUM FACERE ET...

Se una macchia di colore è fatta da un bambino è un pasticcio da buttare; se la stessa macchia è fatta da Picasso è un capolavoro che vale milioni e merita un posto nel museo protetta da mille accorgimenti.
Se una parola è detta da una persona quotidiana è considerata banale; se la stessa parola è detta da una persona di alto livello, è un messaggio di grande spessore che suscita ammirazione e meraviglia.
Se un gesto è compiuto dall'uomo della strada passa inosservato; se lo stesso gesto è compiuto da un personaggio in vista fa subito notizia e viene messo sotto i riflettori.
Che meccanismo strano!
O meglio, non è così strano se pensiamo che per la mentalità di oggi non è tanto il contenuto che fa breccia, ma la visibilità, le apparenze e le modalità con le quali viene trasmesso.
In fondo succede come al ristorante: se un alimento viene presentato su un piatto tutto ben corredato, è una specialità (anche se è soltanto polenta arrostita con una spruzzatina di formaggio, alimento comune delle tavole povere per non buttare la polenta avanzata); se invece ti viene messo in un cartoccio, magari anche di carta trascurata, è cosa poco appetitosa anche se si tratta di caviale o di aragosta... Se poi viene servito dalla persona addetta alle pulizie anziché dal cameriere in livrea, peggio ancora.
Così vanno le cose.
La conclusione è che dobbiamo imparare a valorizzare i contenuti come tali, qualunque sia la loro provenienza o la modalità nella quale sono posti o la persona che li esprime. Poi, certamente, è altrettanto importante curare il modo in cui tali contenuti vanno presentati, perché non sia sprecato nulla della loro pregnanza. Della serie: "Unum facere et alterum non omittere" come dicevano i nostri bravi latini nei loro spazi di lucidità.
Quanto poi a chi li propone...forse dobbiamo imparare a considerare di più la persona umana al di là del ruolo, della cultura, del sesso o dell'età.
A questo proposito nella cultura latina non ho trovato una massima adeguata. La posso copiare solo dal Vangelo: "Chiunque diventerà piccolo come questo bambino sarà grande nel Regno dei Cieli (Mt. 18,1-5).
                                           don Camillo

mercoledì 3 giugno 2020

SALUTE. Lo yoga della risata


FONTE: "il venerdì di Repubblica" del 15/05/20.
Articolo: "Ridi (senza motivo) che ti passa" di GIULIA VILLORESI.

E' possibile ridere per un quarto d'ora di fila? Sì, e dovremmo farlo ogni giorno. Anche (e soprattutto) se non siamo proprio dell'umore  per farlo.
A dirlo è Lara Lucaccioni, la principale formatrice italiana di yoga dellla risata, nel libro Ridi, ama, vivi (Bur, pp. 415, euro 15), dove parla di questa disciplina e dei suoi benefici.
Sviluppato negli anni Novanta da un medico indiano, oggi lo yoga della risata è praticato da oltre tre milioni di persone. Lo scopo è ridere. Ma in assenza di stimoli cognitivi e coinvolgendo, nell'atto, tutto il corpo attraverso precise tecniche di respirazione.
"Inspiro col naso, trattengo, rido, e poi ricomincio. Lo faccio diventare un ciclo che in parte si alimenta da sé, perché la risata è autocontagiosa" spiega Lucaccioni.
Ridere stimola il rilascio dei neurotrasmettitori del benessere (endorfine, serotonina, dopamina) e abbassa i livelli di cortisolo, ormone dello stress.
"Per attivare questa produzione biochimica" spiega Lucaccioni "deve però durare continuativamente almeno dieci-quindici minuti".
Studi recenti mostrano che praticare lo yoga della risata ogni giorno migliora l'ansia e la depressione, anche nei pazienti con disturbi da dipendenza. Aumentano energie e difese immunitarie, si riduce il livello di glucosio nel sangue.
"E il rilascio di endorfine agisce sul dolore: c'è chi smette di soffrire di mal di testa, artrite, dolori mestruali".
Tra l'altro, la risata prolungata svuota i polmoni di anidride carbonica stantia, che la respirazione quotidiana, corta e superficiale, non riesce ad espellere. Così si eliminano tossine e il respiro si allunga: anche quello di chi soffre d'asma.
"Lo yoga della risata si sta diffondendo" dice Lucaccioni. "Io lavoro nelle scuole, nelle case di cura, nelle aziende. Anche i medici lo sperimentano in diversi campi, dalla riabilitazione alle terapie del dolore".
Nella Asl di Urbino, per dire, è riconosciuto dal Sistema sanitario nazionale.