giovedì 10 maggio 2018

RES PUBLICA. Lo spreco dei farmaci


FONTE: "il venerdì di Repubblica" del 16/03/18.
Articolo: "SCADUTI O DI TROPPO, CHE SPRECO QUEI FARMACI" di MATTEO CAVEZZALI.

Fate la prova: aprite il cassetto di casa dove abitualmente custodite le medicine. Scommettete che ne troverete a iosa? Da quelle scadute a quelle che, dopo averne utilizzato una parte, non vi servono più. Tanto che spesso ne dimenticate l'esistenza.
Insomma, acquistiamo moltissimi farmaci. Troppi. Che, mese dopo mese, oltre a diventare inefficaci, si trasformano in un enorme spreco e in un danno.
Se infatti moltiplichiamo il famoso cassetto per il numero delle famiglie che ogni giorno fanno acquisti in farmacia, e se consideriamo anche le giacenze negli ospedali, allora avremo un'idea delle conseguenze: ambientali ed economiche.
Per questo, da tempo, si discute del consumo "consapevole" delle medicine, guardando ai Paesi che sperimentano l'acquisto dei prodotti sfusi: se si ha bisogno di due aspirine, se ne comprano solo due e non una scatola intera.
Le cifre danno un'idea: uno studio curato dalla sezione giovani dell'Anaao, l'associazione dei medici e dei dirigenti ospedalieri, quantifica in seimila tonnellate i farmaci che gettiamo ogni anno. Medicine che spesso giungono a scadenza non soltanto nelle case dei pazienti, ma anche nei cassetti delle farmacie.
Sullo stesso tema è intervenuto People for Planet, osservatorio curato da Jacopo Fo, che rileva come l'uso di farmaci sfusi potrebbe produrre un risparmio di cinquecento milioni di euro su una spesa complessiva di 22 miliardi.
Questo tipo di vendita è già un successo in diversi Paesi tra i quali Gran Bretagna, Germania, Canada e Stati Uniti.
Una ricerca pubblicata recentemente in Francia ha mostrato che questa pratica ha permesso di ridurre il numero di pasticche dispensate del 10 per cento, mentre in Svizzera il Consiglio nazionale della Confederazione vorrebbe avviare presto la sperimentazione.
Anche perché i farmaci scaduti, oltre al danno economico, provocano inquinamento.
Secondo uno studio dell'Istituto Mario Negri, in media i milanesi buttano via ogni giorno circa 6,5 chili di farmaci a cui  se ne aggiunge un altro 1,3 di disinfettanti e di sostanze chimiche utilizzate per produrre cosmetici e saponi.
Significa che, ogni anno, vengono scaricati nei corsi d'acqua metropolitani (l'Olona, il Seveso e il Lambro) 2,5 tonnellate di medicinali e quasi mezza tonnellata di prodotti chimici per la cura della persona.
Capita, infine, di assumere prodotti scaduti, o prenderne uno convinti che sia un altro. Il 40 per cento delle consulenze al Centro antiveleni di Milano riguarda proprio casi del genere. E, il 34 per cento delle volte, sono coinvolti bambini che, per errore, hanno ingerito analgesici, antibiotici o ormoni.


SCUOLA. Il prof di religione


FONTE: "il venerdì di Repubblica" del 27/04/18.
Articolo: "PANICO AGLI ESAMI: C'E' IL PROF DI RELIGIONE" di SALVO INTRAVAIA.

Un prof in più in commissione e gli esami rischiano di precipitare nel caos. E quando il docente incriminato è quello di religione, le cose si complicano ulteriormente.
La novità crea malumori. Anche perché il docente che si troveranno di fronte quest'anno i 574 mila studenti alle prese con l'esame conclusivo del primo ciclo, fino allo scorso anno si limitava a partecipare agli scrutini, intermedi e finali, per l'ammissione alle prove. Adesso, grazie alla Buona Scuola bis è stato promosso al rango di esaminatore a tutti gli effetti.
Una novità che il Coordinamento nazionale scuola Costituzione e i colleghi dell'Associazione nazionale per la Scuola della Repubblica bollano come una "trappola tesa dalla legge 107 del 2015".
Il perché è presto detto. Fino all'anno scorso, tra le materie d'esame "non figurava la religione", e quindi il prof non sedeva in commissione. 
Un decreto del maggio 2017 ha cambiato le cose e aperto le porte degli esami anche ai docenti di religione.
"L'ultimo atto di un processo sotterraneo che vuole rendere obbligatorie la religione a scuola", tuonano dalle due associazioni. "Ci chiediamo: se il voto del docente di religione fosse decisivo per la promozione, come si comporterebbe?".
Al di là degli aspetti ideologici,  a giugno si porrà un'altra questione. Il docente di religione, che in genere insegna in 18 classi, per assicurare la propria presenza agli esami di tutte le terze costringerà le commissioni a riunirsi in momenti diversi. Con il rischio che gli esami slittino oltre il 30 giugno, limite finora invalicabile.
Un rompicapo di difficile risoluzione che viene consegnato direttamente ai presidi.
Per Antonello Giannelli, a capo dell'Associazione nazionale che li rappresenta (Anp), "è chiaro che il docente di religione valuterà solo gli studenti che hanno scelto di seguire le sue lezioni. La vera novità è che la sua presenza renderà complicato organizzare i colloqui: con 18 classi sarà un'impresa calendarizzare gli orali".
E anche per queste ultime prove sono in arrivo cambiamenti. Il decreto "incriminato" dimentica di inserire la parola "pluridisciplinare" accanto a "colloquio". Cioè? Anzichè far scegliere un unico argomento allo studente e poi collegarlo a tutte le discipline, si potrebbe tornare alle vecchie mini-interrogazioni. Metodo che era stato abbandonato ormai da decenni.



OGGETTI. Forme erotiche della pasta



giovedì 3 maggio 2018

DON CAMILLO. Demandare o educare




FONTE: avvisi settimanali parrocchia di Albegno.

DEMANDARE O EDUCARE

La distribuzione dell'ulivo benedetto quest'anno è stata affidata agli adulti che da tempo si sono resi disponibili per svolgere servizi di questo tipo.
La cosa ha suscitato un po' di malumore in chi avrebbe preferito affidare questo compito ai ragazzi come si faceva negli anni scorsi.
Anche io sono d'accordo con questa scelta che aiuterebbe i ragazzi a sentirsi valorizzati e coinvolti in un incarico che non si riduce alla semplice distribuzione, ma comporta un incontro, un sorriso e un augurio diretto e personale.
L'ulivo benedetto, infatti, non va messo nella cassetta della posta, ma va consegnato in mano al destinatario.
Non si può, però mandare i ragazzi in balia di se stessi. E' importante addestrarli perché imparino a distribuire secondo un criterio che permetta di raggiungere tutte le famiglie.
Per questo ritengo necessario che siano accompagnati da un adulto che fa da punto di riferimento.
Si tratta di un lavoro più impegnativo ma certamente più efficace, più dignitoso per i ragazzi che così non si sentono abbandonati a se stessi.
Il mio suggerimento è stato quello di affiancare ad ogni adulto responsabile uno o due ragazzi scegliendo per la distribuzione un orario accessibile agli uni e agli altri.
Scommettiamo sulla collaborazione adulti-ragazzi che ci permette di coinvolgere, sì, i ragazzi, ma con la preoccupazione di educarli e di farli sentire parte di una comunità adulta che non demanda, ma è presente.

                                     don Camillo 

ALIMENTI. Controlli alimentari


FONTE: //www.issalute.it/ sito sviluppato e gestito dall'Istituto Superiore di Sanità.

In Italia nessuno controlla la sicurezza degli alimenti che arrivano sulle nostre tavole                         FALSO

I controlli alimentari, in Italia, sono efficaci e lo confermano anche i rapporti della Commissione Europea. Tali controlli sono applicati in ogni fase della produzione, lavorazione, importazione e distribuzione di alimenti.

L'Ufficio alimentare e veterinario della Commissione Europea (Food and Veterinary Office) che ha l'incarico di verificare l'adeguatezza dei controlli sanitari eseguiti nei 28 Paesi membri dalle rispettive autorità, conferma l'efficacia del sistema italiano di garanzia della filiera alimentare.
Il sistema dei controlli è gestito su tre livelli: il Ministero della Salute programma il Piano Nazionale Integrato dei controlli che attraverso le regioni consente alle Aziende Sanitarie Locali - ASL di effettuare controlli lungo tutta la filiera, dai campi alla tavola, tenendo conto della valutazione del rischio microbiologico, chimico e fisico. Gli operatori hanno la responsabilità della sicurezza dei prodotti attraverso procedure di autocontrollo che comprendono l'applicazione del sistema HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) e che vengono verificate dalle ASL.
La rete nazionale dei laboratori (Istituti Zooprofilattici Sperimentali - IZS e Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale - ARPA) è all'avanguardia per quanto riguarda strumentazioni e preparazione del personale ed esegue analisi sui campioni prelevati capillarmente dalle ASL in ogni fase della lavorazione e distribuzione di alimenti, sia intesa come vendita che come ristorazione (ad esempio nelle mense).
Le procedure di controllo sulle importazioni sono rigorose e conformi con la legislazione europea.

GIOVANI E RAGAZZI. La riscossa


FONTE: "il venerdì di Repubblica" del 13/04/18.
Articolo: "I RAGAZZI NON VI RIMPIANGERANNO" di CURZIO MALTESE.

Erano quattro amici al bar, hanno deciso di cambiare il mondo e ci stanno riuscendo.
Emma, David, Cameron e Alex fino a due mesi fa erano adolescenti come tanti della provincia americana, chiusi nelle loro stanzea a immaginare un difficile futuro, e ora sono i leader del più grande movimento di protesta degli ultimi vent'anni, con milioni di seguaci, #NeverAgain.
Il destino è cambiato la mattina del 14 febbraio scorso, in duecento secondi. Tanti sono bastati, secondo la polizia, a un  altro ragazzo, Nicholas Cruz, per entrare nella loro scuola, il liceo di Portland, Florida, fare fuoco con un fucile semiautomatico e portarsi via diciassette vite di compagni si studi, fidanzati, amici.
Un massacro come altri, destinato a durare pochi giorni sulle pagine dei giornali, dimenticato fino alla prossima strage. Ma Emma e gli altri hanno deciso che stavolta non sarebbe andata così. 
La sparatoria di Portland era avvenuta mercoledì e la domenica i quattro ragazzi al bar avevano già il nome del movimento, #NeverAgain, un sito con filmati diventati virali, e un piano per una grande manifestazione nazionale, con una data.
In capo ad una settimana avevano già raccolto decine di migliaia di adesioni e fondi per un milione di dollari, che sarebbero diventati cinque in un mese.
All'appuntamento del 24 marzo un milione di studenti sono scesi in strada al loro fianco per chiedere di fermare la vendita di armi ai privati. Non era mai successo.
Oggi questi quattro adolescenti sono diventati il problema numero 1: più delle guerre commerciali con la Cina e del braccio di ferro atomico con Corea del Nord e Iran. E sono in molti a scommettere che saranno loro a porre fine alla stagione di Trump e a portare alla Casa Bianca la prima donna, Oprah Winfrey, che non per caso è la prima sostenitrice e finanziatrice di #NeverAgain.
In Italia non ce ne accorgiamo, ma i movimenti giovanili stanno cambiando il mondo. Non solo negli Stati Uniti, ma in Africa, in Cina, in Europa.
Dagli indignados spagnoli alle lotte delle ragazze polacche in difesa dell'aborto, dalle notti bianche francesi alla rivoluzione degli ombrelli di Hong Kong, fino ai movimenti per i beni comuni in Sudamerica, una nuova generazione rifiuta  l'eredità di un mondo sbagliato e liquida il pensiero unico liberista dell'ultimo trentennio con lo spiccio slogan di Emma Gonzàlez: "Sono tutte cazzate".
In Italia non ce ne accorgiamo perché siamo un Paese invecchiato, indebolito e rimbecillito dalla spazzatura culturale del berlusconismo che ha scandito il ventennio del declino.
Eppure anche qui è stato il voto dei giovani a chiudere, bene o male, la stagione dell'inciucio.
I vecchi saggi che ci hanno portato a non contare un accidente in Europa e nel mondo dicono che bisogna preoccuparsi, li rimpiangeremo. Ma davvero?



MANIFESTAZIONI. 25 aprile 2018 Zandobbio



Il sole ha baciato la manifestazione per tutta la giornata.

Ecco le foto che ho scattato.