mercoledì 7 dicembre 2016

PARR. S. GIORGIO M. DI ZANDOBBIO. Il mondo delle parrocchie e degli oratori



FONTE:"MISSIONARI SAVERIANI" OTTOBRE 2016.
Articolo: "Il mondo di può cambiare?" di DIEGO PIOVANI.

Serata di festa in casa di amici.
Mamma e papà mettono a dormire i piccoli e poi si rimane a chiacchierare di tutto un po' alla presenza anche dei preziosi e insostituibili nonni.
Il discorso scivola sul mondo delle parrocchie e degli oratori.
E' un'analisi spietata. Non esistono più i parroci di una volta, ora uno deve fare per tre perché c'è la crisi delle vocazioni, hanno meno tempo da dedicare agli altri, sembrano più preoccupati degli aspetti economici che delle anime. I cortili degli oratori si svuotano, non sono più centro di aggregazione, come è successo per decenni.

Mi vengono in mente certi missionari che, in territori molto vasti, incontrano le comunità solo un paio di volte l'anno. Mi viene in mente il ruolo dei laici che, in queste realtà, sono responsabilizzati per tenere viva la fede e attuare la Parola di Dio, anche quando manca il "titolare".
Penso ai laici e ai preti nostrani che ancora faticano, in molti casi, ad affidarsi gli uni agli altri.
Penso ai giovani e alle famiglie che a quei cortili, a quegli oratori preferiscono il centro commerciale, a chi ancora ritiene la parrocchia un erogatore di servizi, dove prendere senza lasciare, criticare senza compromettersi...

Eppure, la chiesa non può fare a meno dei giovani, pena il suo invecchiamento. Ma ha il coraggio di mettersi in cammino con loro?
L'Istituto Toniolo ha evidenziato che i giovani non chiedono una vita cristiana diversa da quella ufficiale, ma pratiche ecclesiali vive, in grado di legare la loro ricerca di fede a un contesto comunitario significativo (esperienze e testimoni credibili).
Le prassi pastorali sono avvertite come inadeguate e generano estraneità. I giovani mostrano, con il loro distacco dalla comunità cristiana, il bisogno di una chiesa più autentica e accogliente. Il rischio, altrimenti, è incamminarsi sulla strada di un'esperienza di fede soggettiva e solitaria.
La sfida, quindi, è seguire e sostenere il processo di personalizzazione della fede.

Papa Francesco durante la Gmg ha fatto una domanda ai giovani: "Il mondo si può cambiare?"
Il suo sì è sostenuto da quei ragazzi che non rientrano nella categoria giovani-divano, tutto comodità e videogiochi.
Sono ragazzi che desiderano lasciare un segno con la propria vita, consapevoli del compito che li attende.
E se per farlo si può usare la misericordia come antidoto ancora meglio. E' una buona medicina per curare  l'indifferenza di chi guarda gli eventi solo attraverso uno schema (tivù, telefonino, computer).
Papa Bergoglio a Cracovia ha preso per mano i giovani e li ha condotti a vedere il mondo secondo una prospettiva diversa, quella di Dio che ci insegna a incontrarlo nell'ultimo, nel bisognoso, nell'escluso.

Dalla Sardegna ci scrive l'amico Ignazio, attento lettore di Missionari Saveriani.
"Le statistiche della società di oggi dicono che i nostri figli acquisiscono il 20% d'insegnamento dalla scuola, il 70% dalla società e solo il 10% dalla famiglia. Se camminassimo di pari passo con la scuola e togliessimo spazio alla società, noi avremmo il 70+10% e ai posteri lasceremmo un ricordo pieno di pace, di vita, d'amore e di carità cristiana".
Non è una proposta impossibile, ma un invito, un proposito per l'ottobre missionario che stiamo vivendo.

AFFERMO PER L'ENNESIMA VOLTA: i giovani meritano molta più attenzione.

Altri post sull'argomento:
- Sala bocce                           03/03/2014
- Locale per i giovani           01/01/2015

                                                                          SERGIO

P.S. Da parecchi mesi la sala bocce è inutilizzata. E' risaputo
        che un locale non usato si deteriora in misura maggiore,
       causando gravi danni ai servizi.







giovedì 1 dicembre 2016

SPORT. Consigli a bordo campo




DON CAMILLO. Bambino di sabbia





FONTE: Libro "POESIE" di don CAMILLO BRESCIANINI.

Dedicata a tutti i bambini morti attraversando il mare per scappare alla guerra e alla fame.

BAMBINO DI SABBIA

Son nato ai piedi
d'un albero in fiore
se passi mi vedi,
del sole ho il colore.

Le nenie di mamma
mi hanno cullato;
le sue labbra di fiamma
mi hanno baciato.

Dai sorsi di vita
del seno materno
ho attinto gradita
una voglia d'eterno.

Poi ad un tratto una corsa
al collo di mamma aggrappato
stretto tra braccia di morsa
a toccare il cuore affannato.

Tra tanti corpi bagnati
sferzati da gelida notte
e dal freddo di chi li ha ingannati
ho solcato improbabili rotte.

Siamo uno, siamo molti, siam mille...
non v'è che ci sappia contare;
siam come d'un fuoco faville
costretti dal vento a vagare.

Il buio incupito da urla
ha vinto l'abbraccio tenace
trattando la vita da burla
ha rotto un sogno di pace.

Mi hanno trovato di giorno
steso bocconi su spiaggia;
solo rottami dintorno
e in bocca manciate di sabbia.




RES PUBLICA. Cosa cambia dopo il referendum?


FONTE: "il venerdì di Repubblica" del 25/11/2016.
ARTICOLO: "Dopo il referendum comunque vada sarà un declino" di CURZIO MALTESE.


Dal 5 dicembre chiunque vinca, sarebbe bello se le due Italie che si sono volute dividere col voto tornassero a unirsi per affrontare il problema più importante: il declino italiano.
Ho dedicato al tema del declino uno dei primi Contromano del Venerdì, oltre vent'anni fa, e molti altri da allora. Senza mai vedere un governo di qualsiasi colore capace di metterlo al centro della propria azione o almeno della discussione pubblica.
La campagna elettorale che ci saremo lasciati alle spalle a dicembre è stata pessima, come del resto lo sono sempre di più le campagne elettorali in tutte le democrazie.
Basti pensare al referendum inglese e alle presidenziali americane, che hanno prodotto la Brexit e la vittoria di Donald Trump.
Del resto, perché l'imbarbarimento progressivo della politica non dovrebbe alla fine portare all'arrivo dei barbari?
Il 5 dicembre la smetteremo dunque tutti di pensare che la vittoria del No spalanchi le porte alla presa del Palazzo d'Inverno o che la vittoria del Sì arresti di colpo la deindustrializzazione.
Il declino italiano in Europa non c'entra con la Costituzione, che per trent'anni dal Dopoguerra ha accompagnato la straordinaria parabola dalle macerie belliche al ruolo di quarta o quinta potenza industriale, ma piuttosto deriva da anomalie degli ultimi decenni che ci si ostina a non affrontare:

  1. una colossale evasione fiscale, quasi la metà di tutta l'Unione, che ci costringe a una pressione fiscale intollerabile su lavoratori e imprese, con gravissimo danno competitivo;
  2. Una corruzione da 60 miliardi all'anno;
  3. Investimento pubblico insufficiente e mal indirizzato, quasi tutto assorbito da spesa corrente. L'Italia è diventata il paese europeo che spende meno e peggio il denaro pubblico, ultima per investimenti strategici e prima per opere pubbliche incompiute;
  4. Un totale e drammatico disinvestimento in formazione, istruzione e cultura, tre settori nei quali siamo diventati ultimi o penultimi sui 28 paesi Ue;
  5. Siamo un paese per vecchi, che continua a spendere troppo per le pensioni e non fa  nulla per arginare un fenomeno crescente di emigrazione giovanile unico fra le nazioni ricche del pianeta.
Con il Sì o con il No, con o senza bicameralismo, dentro o fuori l'euro, fin tanto che non si affronteranno sul serio questi problemi l'Italia, come mai si è fatto negli ultimi vent'anni, l'Italia non potrà che continuare sulla strada del declino, della deindustrializzazione, della progressiva deriva verso la marginalità in Europa e nel mondo.


VIVERE INSIEME. Trappole della vita


FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" di ottobre 2016.
Articolo: "Trappole per vecchi" di ADA FONZI professore emerito psicologia dello sviluppo.


Le statistiche internazionali ormai ce lo ripetono con regolarità. Siamo il Paese più vecchio d'Europa, quello, cioè, in cui il rapporto tra bambini, giovani e adulti da un lato e coloro che sono entrati in quella che ormai viene chiamata non più "terza", ma "quarta" età è sbilanciata a favore - o a sfavore? - di questi ultimi.
A ciò fa riscontro un altro primato italiano, quello del tasso di natalità più basso, e per di più in discesa progressiva.
Naturalmente al fenomeno si accompagna una serie di luci e ombre. Se da un lato ci rallegriamo che clima, alimentazione, tenore di vita, rapporti affettivi e quant'altro contribuiscano ad allungare le nostre vite, dall'altro non possiamo nasconderci numerosi effetti negativi, in particolare quelli che gravano sulla società e relativi all'economia, all'occupazione, alla capacità d'innovazione.

A questo punto, però, ciò che conta è prendere atto della situazione e fare in modo che questo protrarsi della vita non si traduca per molti in stenti e affanni, con lo spettro della solitudine e dell'emarginazione.
Ciò che mi interessa è capire come vivono, che cosa pensano, che cosa sentono coloro che, secondo un ricercatore americano, appartengono alla categoria dei "fuggitivi", quelli che, pur avendo superato la soglia dei 80 anni, non  presentano alcun segno di deterioramento mentale.
Basandomi sulla mia esperienza e sui resoconti di persone amiche, ho cercato di condensare le mie riflessioni per tracciare un quadro dei principali problemi nell'ultima parte della vita.
Molte le difficoltà segnalate dalle persone a cui mi sono rivolta, desiderose però di trovare efficaci strategie di sopravvivenza.
Mi pare che uno degli effetti negativi più vistosi dell'invecchiamento sia la trasparenza.
"Sono trasparente perché nessuno, o quasi, si accorge di me... che io esisto. La mia è una vera trasparenza, fisica, concreta" mi confida un'amica, facendo il confronto tra i molti rapporti che aveva un tempo e la loro scarsità attuale.
Ma non basta ancora. La trasparenza va a braccetto con altre due penose condizioni: la fragilità e la vulnerabilità.
Ci si sente fragili quando non si è più in grado di affrontare i cambiamenti, a volte anche vistosi, delle proprie condizioni di vita e del proprio aspetto.
Gli amici sono sempre meno numerosi, il proprio ruolo nella società è diventato inesistente, il corpo registra senza pietà gli attacchi del tempo.
Non si tratta soltanto di ferite sociali o estetiche, ma soprattutto del timore di non riconoscersi più, di non essere più se stessi.
Per finire, la vulnerabilità, inevitabile conseguenza della fragilità. Ogni trascuratezza, ogni disattenzione, anche se involontarie, da parte di altri provocano dolore. Il vicino di casa che non si dà la pena di tenere il portone aperto per farci passare, il giovanotto che, su un autobus affollato, evita di incrociare il nostro sguardo per non cederci il posto, ci provocano appunto un vulnus.

Queste le principali trappole di cui è cosparso il cammino dei "fuggitivi".  Ma si tratta di trappole evitabili. Infatti, si può, almeno in parte, cercare di farla franca, mettendo in atto adeguate strategie difensive.
La prima, forse la più efficace, è quella di sfuggire a un'ulteriore trappola, la quarta: l'autocommiserazione. Piangersi addosso, infatti, non serve a nulla, se non addirittura a rendere più profondo il vuoto intorno a noi. 
E non esistono ricette certe e vincenti. 
Credo, però, che continuare a interessarsi di ciò che accade intorno, saper godere degli affetti rimasti senza coltivare il rimpianto per quelli perduti, saper ascoltare i bisogni altrui anche se non si è in grado di soddisfarli, possa contribuire non poco a sminare il terreno dalle trappole che la vecchiaia ci prepara.


OGGETTI. Grill speciale



giovedì 24 novembre 2016

SALUTE. Donazione organi


QUESTO POST L'HO PUBBLICATO IL 12/03/14 NELLA RUBRICA "VIVERE INSIEME".
LO RIPROPONGO NELLA RUBRICA "SALUTE", ESSENDO SEMPRE DI PRESSANTE ATTUALITA'.


Qualche giorno fa, nel riordinare il portafogli, ecco saltar fuori una tesserina, dove dichiaro di essere favorevole al prelievo dei miei organi dopo la morte.
Anche se ho sempre manifestato ai miei familiari  questo desiderio, non ricordavo di aver formalizzato qualche anno fa questa mia volontà.
Sono un po' perplesso. Ormai il mio prossimo compleanno scandirà i 65 anni e, nonostante goda buona salute, mi viene il dubbio che ormai i miei organi siano usurati e quindi non più adatti per un trapianto.
La tentazione è di stracciare la tesserina, ma non lo faccio e la ripongo nello stesso scompartimento da cui era saltata fuori.
Ieri compero il Corriere della Sera, anziché la Repubblica, il mio quotidiano preferito.
Ogni tanto mi piace vedere come sono fatti anche gli altri giornali: un confronto è sempre doveroso.
Il Corriere della Sera dedica ben 4 pagine a LUCIO PARENZAN, il grande cardiologo degli Ospedali Riuniti di Bergamo, scomparso nei giorni scorsi.
E' l'articolo "L'ultima lezione il dono delle cornee" di GIUSEPPE REMUZZI, che mi ha spinto a scrivere questo post.
Doverosa premessa è dire chi è GIUSEPPE REMUZZI, per chi non lo conoscesse di fama.
Tutte le notizie sotto riportate sono state estrapolate dalle 4 pagine di cui si è parlato sopra.
Il prof. GIUSEPPE REMUZZI è il Direttore dei Dipartimenti di medicina e dei trapianti all'Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo ed è anche coordinatore delle ricerche presso l'Istituto Mario Negri di Bergamo. Egli concentra la sua attività scientifica sui meccanismi delle malattie renali ed è stato giudicato tra i 400 ricercatori più influenti al mondo.
Il prof. GIUSEPPE REMUZZI dice nel suo articolo che "Lucio Parenzan  aveva deciso che se fosse morto di morte del cervello avrebbe lasciato i suoi organi.
.........Quel desiderio non lo si è potuto esaudire, del tutto almeno. Anche se le cornee del professor Parenzan ridaranno la vista a qualcuno che l'aveva persa. Come nei miracoli di una volta. Così Parenzan ci aiuta un'altra volta: a raggiungere un obiettivo che ci siamo posti da tempo; che nessuno almeno a Bergamo dica "no" se gli si chiede che gli organi dei suoi cari, dopo la morte, possano andare a chi ne ha bisogno per vivere. In Lombardia i "no" sono 2 o 3 su 10 a seconda degli Ospedali."
Nel prosieguo del suo articolo il professore dice ancora:
".....Parenzan è morto a quasi 90 anni, vuol dire che si possono utilizzare anche organi di persone anziane o molto anziane? Qualche volta sì, si può fare. Ma andiamo con ordine. Vent'anni fa dei reni trapiantati a Bergamo nessuno proveniva da donatori con più di 60 anni. Oggi a Bergamo i donatori anziani sono più della metà di tutti i donatori e nel giro di 10 anni i donatori anziani saranno 7 su 10."
".....i reni di donatori anziani si possono utilizzare e che i risultati a distanza sono davvero molto buoni."
".....Dei donatori anziani si può utilizzare soltanto il rene? No, persone che muoiono a 70 anni e anche a 80 anni per morte del cervello possono donare anche il fegato."
Il professore conclude il suo esauriente articolo con queste parole:
"La generosità del professore Parenzan e dei suoi familiari convincerà tanti che lasciare i nostri organi quando a noi non servono più a chi ne ha bisogno per vivere, è un dovere come assistere gli anziani e vaccinare i bambini. Si tratta di saperlo spiegare con garbo e sensibilità. "Perché portarsi gli organi in Paradiso? - c'è scritto nell'ufficio di molti chirurghi del trapianto negli Stati Uniti - il Paradiso sa che ne abbiamo bisogno qua."
In conclusione: ho fatto bene a non stracciare la tesserina.
Molte volte l'ignoranza delle cose fa commettere errori.
Quindi un invito: leggete, leggete, leggete.