martedì 28 maggio 2019

COMUNE DI ZANDOBBIO. Risultato elezioni parlamento europeo 2019



1°   LEGA SALVINI PREMIER      voti  835    57,39 %

2°   PARTITO DEMOCRATICO     voti   233    16,01 %

3°   FORZA ITALIA                    voti   132     9,07 %

4°   MOVIMENTO 5 STELLE        voti     92     6,32 %

5°   FRATELLI D'ITALIA              voti     63    4,33 % 

altri                                                            6,88 %

    COMPENSI TOTALI EUROPEE E COMUNALI

Presidente seggio               €    157
Segretario                         €     121
Scrutatori                          €     121

ESENTASSE



COMUNE DI ZANDOBBIO. Risultato elezioni comunali 2019




La lista civica L'ALTRA ZANDOBBIO ha vinto ancora e MARIANGELA ANTONIOLI si è riconfermata sindaco per la terza volta.

1°   L'ALTRA ZANDOBBIO          voti   969   66.55 %

2°   IL BENE IN COMUNE           voti   487   33.45 %

           schede bianche  32    schede nulle  33

la foto dei componenti



giovedì 23 maggio 2019

GSO ZANDOBBIO. Libere pallavolo CSI




Purtroppo  il cammino delle nostre ragazze nella fase finale provinciale per l'assegnazione del titolo si è interrotto nei quarti con la sconfitta per 1 - 3 contro il CRAL DALMINE.



COLLETTIVO CONFUSIONE. Il sogno della squadra




FONTE: "L'ECO DI BERGAMO" del 21/05/19.

Dopo la vittoria della Coppa Bergamo Calcio a 5 per le squadre iscritte ai gruppi A - B - C, Marco Danesi, migliore in campo ed autore di una doppietta, a fine partita non nasconde la soddisfazione: "Stagione veramente incredibile, sono davvero contento per queste due reti in finale. Stasera festeggiamo la vittoria del trofeo ma poi inizieremo a concentrarci sui Campionati Regionali: il sogno è di riuscire a vincere il titolo nazionale, che è l'unico trofeo che ancora ci manca. Come ogni vittoria anche questa è dedicata a Marchesi, il nostro amico e capitano scomparso 5 anni fa: la squadra esiste grazie a lui e vive nel suo ricordo".

mercoledì 22 maggio 2019

SALUTE. Gli atleti insegnano


FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" aprile 2019.
Articolo: "Impariamo dagli atleti" di ROBERTA VILLA.

Le maratone sono un ottimo modello di studio per capire quali siano le strategie migliori da adottare per gestire il dolore, anche nella malattia.
C'è un dolore "buono", e i medici lo stanno studiando per aiutare gli ammalati a gestire meglio quello "meno buono" che li affligge.
"Buono" è il dolore  che fa vincere le gare e le partite, quello che sperimentano tutti gli sportivi durante la preparazione atletica e durante le competizioni: "No pain, no gain", "senza dolore non si ottengono risultati" dice uno slogan caro a tutti gli allenatori.
Certo, occorre distinguere il dolore fisiologico, che passa da solo, dovuto allo sforzo e all'accumulo  di acido lattico nei muscoli, da quello patologico, per esempio conseguente a lesioni osteoarticolari o muscolari che richiedono riposo o trattamento.
Gli studi condotti su questa popolazione "scelta" dicono che gli atleti conoscono meglio degli altri il proprio corpo, tanto da saper ben distinguere le due situazioni.
E tuttavia le cronache sportive riportano spesso degli aneddoti. Come quelli del giocatore di football americano Emmit Smith che nel 1993 corse 165 eroiche iarde con la spalla lussata penzolante lungo il corpo. O del rugbista italiano Andrea Lo Cicero che, qualche anno dopo, continuò imperterrito a giocare con sei costole rotte e addirittura un polmone perforato.
Sentono meno il dolore? Una ricerca condotta qualche anno fa da Jonas Tesarz dell'Università di Heidelberg in Germania, ha dimostrato che gli sportivi non hanno sviluppato una soglia del dolore più alta. Sentono lo stimolo doloroso esattamente come gli altri. Quello che cambia è la capacità di tollerarlo, tanto che, per qualcuno, proprio su questo si gioca il successo in molte discipline: la vittoria consiste, in  fondo, solo nel resistere più degli altri.
I campioni in questo campo sono i maratoneti, perché in fondo a una maratona non si può arrivare senza dolore. Ed è un dolore che ci si porta dietro da mesi e mesi di allenamento, in gran parte dedicato proprio a gestire e a ignorare questo segnale che l'organismo manda per dire: "Fermati, fermati".
Entrano in gioco varie tecniche, anche psicologiche, che ognuno adatta alle proprie esigenze: qualcuno preferisce distrarsi, concentrandosi sul paesaggio o cantandosi canzoni, altri puntano sull'introspezione.
Ancora più dura è la prova degli ultramaratoneti, che corrono distanze superiori  ai 42,195 chilometri della maratona, spesso intorno ai 100 chilometri, talvolta in condizioni ambientali proibitive come nei deserti del circuito Racing the Planet.
A oltre 200 atleti partecipanti all'edizione del 2016 un gruppo di ricercatori statunitensi ha chiesto informazioni sul livello di sforzo, l'entità del dolore, la sua interferenza con l'attività e le strategie adottate per affrontarlo, dimostrando che in questi "supereroi" erano prevalenti approcci di adattamento che consistevano nell'ignorare il dolore, considerarlo una sfida o non consentirgli di disturbarli.
L'idea è che questi suggerimenti possano aiutare anche i portatori di malattie croniche. Ovvio che c'è una grossa differenza. Non è cosa da poco sapere che all'arrivo, o al più nei giorni successivi, il tormento comunque finirà.
Anzi, uno studio condotto su una sessantina di maratoneti e pubblicato l'anno scorso sula rivista scientifica "Memory" suggerisce che la soddisfazione per essere arrivati al traguardo è in grado addirittura di spazzare via, o ridimensionare per settimane, il ricordo della sofferenza  sopportata.
Una prospettiva che, purtroppo, non riguarda molti ammalati, i quali però possono comunque trarre vantaggio da un approccio positivo alla loro situazione, sapendo che maggiore è il tempo trascorso concentrati sulla loro condizione, più difficile sarà sopportarla.

VIVERE INSIEME. Domenica libera dagli acquisti


FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" aprile 2019.
Articolo: "La libertà della domenica" di LUCETTA SCARAFFIA.


Mi capita sempre, quando esco la domenica mattina, non troppo presto, per andare a Messa, di incontrare i miei vicini di casa e di quartiere che tornano dal supermercato, carichi di borse e con l'aria soddisfatta di chi ha compiuto un'azione necessaria e al tempo stesso piacevole.
Io invece continuo a non andare a fare la spesa di domenica, a meno di necessità veramente urgenti: non sono abituata e non mi voglio abituare. Così come frequento molto raramente i centri commerciali, ma soprattutto mai di domenica.
Lo devo confessare: non lo faccio per motivazioni nobili, come non profanare il giorno del Signore o dedicare la giornata festiva interamente al riposo. Ho le idee confuse, e nelle polemiche che vedono politici di opposti schieramenti dichiararsi pro o contro questa abitudine, e di conseguenza invocare la chiusura dei negozi e centri commerciali o, al contrario, chiederne l'apertura, non so bene chi abbia ragione.
Non si capisce neppure con chiarezza se il personale che lavora la domenica sia a favore, per guadagnare qualcosa in più, o contro perché sfruttato. Si sentono dire cose molto diverse, e questo non aiuta a decidere.
Comunque continuo a non comprare di domenica, in una forma silenziosa di protesta. Mi sembra che in questa società così completamente orientata verso il consumo lasciare un giorno vuoto dall'acquisto faccia bene all'anima.
Sì, lo so: siamo comunque circondati da manifesti che ci invitano a comprare oggetti di ogni genere, propagandando ogni tipo di prodotto allo stesso modo, cioè con giovani donne molto sexy e poco vestite che promettono implicitamente un orgasmo a chi acquisterà il prodotto in questione. Perché oggi ogni forma di soddisfazione di un desiderio acquista subito una forma sessuale, per essere convincente la pubblicità lo deve apparentare a quella soddisfazione lì. Suggerendo sottilmente l'idea che il piacere provato nell'acquisto supera di molto quello di tipo erotico e ha il vantaggio, a differenza di quest'ultimo, di essere accessibile a persone che per età o per motivi vari si vedono preclusa la soddisfazione erotica.
Quindi i manifesti ci sono ancora, così come le pubblicità - ugualmente imbevute di erotismo - che scandiscono i programmi televisivi, che precedono l'inizio del film al cinema, che "costeggiano" i social e i siti di informazione.
Alla pressione costante e asfissiante della spinta al consumo non sfuggiamo comunque mai, tanto che non riusciamo neppure più a pensare a un mondo senza pubblicità, non cii rendiamo neppure più conto del tempo che queste forme pubblicitarie, anche se non vogliamo, ci fanno perdere. Tant'è vero che i pubblicitari contano soprattutto su questo, sull'influenza subliminale piuttosto che su un'adesione piena e consapevole.
Ma almeno, se non vado a fare acquisti di domenica, per un giorno non sono agita dall'esterno, non sono attraversata dalle conseguenze di questi messaggi.
E' solo una piccola e forse inutile forma di resistenza, ma mi dà un po' di soddisfazione, mi sembra di salvare un po' della mia libertà. Perché oggi, pur parlando tanto di inquinamento dell'aria, tolleriamo un incredibile inquinamento della mente, credendo di essere immuni ai suoi effetti. Un inquinamento dal quale è impossibile sfuggire: anche in cima a una montagna, in mezzo all'oceano, il cellulare - insieme alle voci amiche e agli eventuali soccorsi - ci manda le solite pubblicità.
Quindi, in fondo, non comprare di domenica rimane l'unica forma di resistenza possibile, anche se parziale, molto parziale, mi rendo conto. Se poi cerchiamo di impiegare bene il tempo così guadagnato, l'effetto benefico può essere ancora maggiore...

RIFLESSIONI. La forza rigenerante delle lacrime


FONTE: avvisi settimanali parrocchie di S. Anna e di S. Giorgio di Zandobbio.

Scrive alla rubrica di posta dei lettori di un grande quotidiano Maurizio, dalla provincia di Brescia: 
"Ho trentanove anni, sono ex quasi di tutto: ex marito, ex padre, ex figlio, ex lavoratore, ex cocainomane. 
La mia vita, fino a due anni fa, era tutto questo. Poi la rivelazione della mia debolezza ha distrutto tutto. Perfino gli affetti più cari. Così sono passato da uno status di tranquillità normale, fatta anche di bei momenti, di vero amore, a un incubo terrificante.
Senza affetti, senza allegria, senza soldi. Giorni lunghi e disperati, sdraiato sul letto, al buio, il telefono staccato, gli occhi sbarrati fissi al soffitto.
La voglia di farla finita ha cessato di esistere quando, una fredda mattina di dicembre, hanno trovato Bruno, un mio vicino di casa, impiccato a un'inferriata.
Bruno era uno dei pochi che durante la crisi mi rivolgeva qualche attenzione. A volte l'incontravo per strada col suo cane. I nostri occhi si incrociavano, carichi di significato. Io comprendevo in pieno il suo disagio, perché era anche il mio.
Non so cosa sia scattato in me, quando l'ho visto appeso a quell'inferriata, ho deciso di vivere. Sono corso a casa, col fiatone e con le lacrime calde ho spalancato le finestre chiuse da alcuni mesi, ho rivolto lo sguardo al cielo e ho pianto, come mai nella mia vita.
Dolcemente sfinito ho rivisto mia madre e le ho chiesto di perdonarmi. Ho risentito mia figlia al telefono e ho pianto ancora.
Ho scoperto la forza rigenerante delle lacrime: sono l'anima che si ribella. Ora non vedo più segni di morte. Ho rialzato la testa".