lunedì 1 giugno 2020

MANIFESTAZIONI. The Floating Piers


FONTE: dépliant distribuito a Sulzano.

Per sedici giorni - dal 18 giugno al 3 luglio 2016 - sul lago d'Iseo, The Floating Piers con i suoi 100.000 metri quadrati di tessuto giallo cangiante, sostenuti da un sistema modulare di pontili galleggianti costituiti da 220.000 cubi in polietilene ad alta densità che assecondano il movimento delle onde, attraverserà a fior d'acqua il lago.

I visitatori potranno fruire dell'opera d'arte percorrendola a piedi da Sulzano a Monte Isola e poi fino all'isola di San Paolo, che sarà completamente circondata da The Floating Piers. Dalle montagne circostanti il lago sarà possibile godere di una vista dall'alto di The Floating Piers, che ne rivelerà angoli inattesi e mutevoli prospettive. Il lago di Iseo si trova a 100 chilometri a est di Milano e a 200 chilometri a ovest di Venezia.

La passerella lunga tre chilometri attraversa l'acqua del lago di Iseo formando The Floating Piers. I pontili dai bordi degradanti, sono larghi 16 metri e alti circa 35 centimetri. Il percorso in tessuto prosegue poi per altri 1,5 chilometri lungo le strade pedonali di Sulzano e Peschiera Maraglio.

The Floating Piers fu concepito nel 1970 dall'artista insieme alla moglie Jeanne-Claude ed è il primo progetto su larga scala da quando realizzarono insieme The Gates nel 2005, e dalla scomparsa di Jeanne-Claude nel 2009. Come tutti i progetti di Christo e Jeanne-Claude, The Floating Piers è interamente finanziato con la vendita degli originali delle opere di Christo. Al termine dei 16 giorni di apertura al pubblico, tutto sarà smontato e riciclato attraverso un processo industriale.

Ecco le foto che ho scattato di un evento unico e irripetibile.


lasciata la moto a Pilzone, in cammino verso Sulzano sull'antica via Valeriana




















arrivo a Sulzano e in fila per accedere al Floating Piers








finalmente sul Floating Piers


















































































dopo la passerella sul lago, la numerosissima gente si gusta i panini ed altro portati da casa sulla terra ferma di Monte Isola



























fa molto caldo e alla fontanella si forma la coda per riempire le bottigliette di plastica


















mercoledì 20 maggio 2020

SALUTE. Sindrome dell'occhio secco


FONTE: "il venerdì di Repubblica" del 01/05/20.
Articolo: "Davanti allo schermo l'occhio si secca" (Al.Sa.)

Dieci milioni di studenti in Italia sono in casa a usare cellulari e tablet per seguire le lezioni, intrattenersi e socializzare: cresce così il tempo che passano davanti ai piccoli schermi (ma già prima della quarantena era fra le 4 e le 7 ore al giorno).
Al di là delle questioni di carattere psicologico la società scientifica americana Tfos, che si occupa di liquido lacrimale e superficie oculare, segnala il rischio di incorrere nella sindrome dell'occhio secco, con fastidio continuo (come avere sempre una pagliuzza nell'occhio), arrossamento e, nei casi peggiori, lesioni.
"Quando fissiamo uno schermo, le palpebre battono circa il 40 per cento meno del normale, e ciò provoca una maggiore evaporazione del film lacrimale e la sua imperfetta distribuzione sull'occhio, che non viene pulito come dovrebbe" spiega Stefano Barabino, oftalmologo dell'Ospedale Sacco di Milano e ambasciatore Tfos.
"Ciò aumenta le probabilità di sviluppare la sindrome dell'occhio secco, che un tempo era limitata agli anziani, ma ora si sta estendendo ai giovani, con disturbi dall'affaticamento all'irritazione e al dolore, fino all'infiammazione cronica".
Per evitare tutto questo, c'è la regola del 20-20-20: ogni 20 minuti di visione da vicino, fissare un oggetto lontano 20 piedi (6 metri) per 20 secondi, e poi battere e strizzare le palpebre per due secondi, per ridistribuire il film lacrimale sull'occhio.

DON CAMILLO. I tempi del calore umano




FONTE: Avvisi settimanali della parrocchia di Albegno.

I TEMPI DEL CALORE UMANO

Avevo 3 anni quando andammo ad abitare in una casetta costruita all'insegna del risparmio in una zona di campagna nella periferia del paese. Vi andammo in autunno.
Non c'era ancora l'impianto elettrico; alla sera ci faceva luce una lampada a petrolio. Una vecchia stufa a legna, piazzata in cucina, scaldava come poteva anche le altre stanze che restavano con le porte perennemente spalancate come il becco di quei passerotti appena nati che aspettano il verme dalla mamma.
Per fare il bucato la mamma si caricava una stanga sulle spalle con appoggiati a cavalcioni i panni, e scendeva al torrente Guerna in località "Fosio" (1 Km di strada a piedi) anche d'inverno, e prendeva con sè anche noi marmocchi (mia sorella di 5 anni e io di 3  - l'altra mia sorella nascerà 2 anni dopo, in tempi più favorevoli). Per ripararci dal freddo le stavamo stretti addosso, e lei ci copriva  on lo scialle (la gaetana) che le scendeva dalle spalle fino alle ginocchia.
Quei tempi, certamente di grandi sacrifici per mia mamma come per chissà quante altre mamme, mi sono sempre rimasti dentro paradossalmente come esperienza capace ancora oggi di tanta nostalgia, perché mi hanno fatto gustare il calore umano che il rigore di nessun inverno è mai riuscito a soffocare.

SCUDO DI MAMMA
(dedicata a mia mamma)

Ti guardo con occhi bambini
accovacciato curioso ai tuoi piedi
mentre sferruzzi i calzini
come fata che a tutto provvedi.

Ti accompagno e mi tieni per mano,
in spalla hai una stanga coi panni;
accanto a te come un nano
i miei passi sono somma di affanni.

E' lunga e sconnessa la strada
che porta al fiume là in valle;
non c'è fontana in contrada,
ti devi caricare le spalle.

L'aria quest'oggi è pungente
ma non badi al rigor dell'inverno;
mi proteggi dal gelo inclemente
con il tuo calore materno.

E quando alla sera assonnato
la stanchezza produce il suo effetto,
mi sollevi con tocco garbato
e mi adagi nel mio soffice letto.

Ma per te ancora non è tardi:
al lume di lampada incerta,
mentre vegli il mio sonno e mi guardi,
sferruzzi per me una coperta.

                                        don Camillo