giovedì 20 agosto 2026

RES PUBLICA. Il nuovo Patto sui migranti

 





FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" luglio-agosto 2026.

Articolo: "Il nuovo Patto sui migranti" di RITANNA ARMENI.

L'Europa - hanno detto - ha finalmente una politica sull'immigrazione .

Un nuovo Patto europeo approvato dal Consiglio è nato dall'ambizione di dare all'Unione una politica comune capace di governare i flussi migratori.

I suoi sostenitori lo presentano come un equilibrio tra sicurezza , solidarietà e diritto d'asilo. Ma è davvero così? Il Patto sposta il baricentro delle politiche migratorie dalla protezione delle persone alla difesa delle frontiere. Le procedure accelerate, il trattenimento ai confini esterni dell'Unione e la possibilità di trasferire richiedenti asilo verso Paesi terzi sono misure che rischiano  di comprimere diritti fondamentali in nome dell'efficienza amministrativa. Non è però l'aspetto giuridico il più preoccupante , ma il messaggio politico. 

Il migrante viene rappresentato come un estraneo, un potenziale problema, una minaccia alla sicurezza, una presenza da gestire con strumenti eccezionali . Si consolida una narrazione che associa immigrazione e rischio sociale e che alimenta paure e tensioni. Eppure la realtà economica racconta una storia diversa. L'Europa sta invecchiando rapidamente. In molti Stati il numero delle nascite è insufficiente a garantire il ricambio generazionale e interi settori produttivi soffrono una cronica carenza di manodopera Dall'agricoltura alla all'edilizia, dalla logistica all'assistenza agli anziani fino a numerosi comparti dell'industria manifatturiera : qui il contributo dei lavoratori immigrati è indispensabile. Le campagne europee nella stagione estiva ne sono un esempio evidente . Lo stesso vale per i servizi di cura alla persona: in una società sempre più anziana , il sostegno garantito da lavoratori stranieri rappresenta una componente essenziale del benessere delle famiglie. Anche le imprese chiedono chiedono canali di ingresso legali più semplici e programmati. La competitività economica dipende anche dalla capacità di attrarre forza lavoro. Considerare l'immigrazione solo come un problema di ordine pubblico significa ignorare questi esigenze concrete. Il rischio del nuovo patto è dunque ancora una volta quello di affrontare una trasformazione epocale con categorie inadeguate. L'emigrazione non sono una parentesi destinata a chiudersi, ma un fenomeno strutturale del mondo contemporaneo. Guerre, cambiamenti climatici, disuguaglianze economiche e dinamiche  demografiche continueranno a spingere milioni di persone a cercare nuove opportunità di vita e di lavoro. Un futuro per i propri figli. I Paesi europei devono certamente governare questi processi. Ma governare non significa soltanto controllare. Significa riconoscere che dietro ogni numero ci sono persone e che molti dei migranti considerati oggi un peso sono una risorsa decisiva per il futuro del vecchio continente. Una politica lungimirante dovrebbe partire da questa consapevolezza,  non dalla presunzione che chi arriva sia, per definizione, un intruso da cui difendersi .


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