giovedì 20 aprile 2017
SALUTE. Difficoltà a dormire
FONTE: "il venerdì di Repubblica" del 10/03/17.
ARTICOLO: "Non riuscite a dormire? Tanto per iniziare provate a sbadigliare" di ALEX SARAGOSA.
"Dormi bene, cura la vita" è lo slogan della X Giornata mondiale del sonno, che si celebra il 17 marzo (informasonno.it).
A prima vista non si capisce bene perché ci sia bisogno di celebrare una funzione fisiologica, ma lo rilevano le cifre riportate dal portale stesso: 13 milioni di italiani non dormono bene e cercano di rimediare, i tre quarti senza consultare uno specialista, spendendo 500 milioni l'anno in sonniferi. Le conseguenze di questa perdita del sonno di massa sono pesanti: per esempio, dei circa tremila morti per incidenti stradali nel nostro Paese, si stima che un terzo derivi da colpi di sonno.
Dormire poco è poi correlato a ipertensione, obesità e malattie cardiovascolari, e anche all'efficienza della mente: Jane Ferrie, medico sociale presso lo University College di Londra, ha valutato le capacità cognitive di lavoratori di mezza età nel corso di cinque anni e quelli che dormivano troppo poco apparivano in media mentalmente più vecchi degli altri di due anni.
Nel libro Il potere del sonno (Vallardi) Richard Wiseman, psicologo dell'Università dell'Hertfordshire, e uno dei maggiori esperti mondiali del tema, spiega perché è diventato così difficile dormire.
"In parte dipende dall'invecchiamento della popolazione, ma in parte la causa è la società del "sempre connesso", che considera il dormire tempo sprecato: fra il 1960 e il 2000 gli americani hanno perduto in media oltre un'ora di sonno. A rare persone basta dormire poche ore per garantirsi la "manutenzione cerebrale", la maggior parte di noi ha però bisogno di otto ore. Chi perde un'ora di sonno a notte non avverte stanchezza, ma ha ugualmente attenzione, memoria e riflessi ridotti".
Tanti però vorrebbero dormire il giusto, e non ci riescono.
"L'insonnia spesso dipende dall'alterazione dei ritmi circadiani: per esempio chi fa un lavoro con turni di notte spesso finisce per perdere una o più ore di sonno al giorno. Ma il ritmo circadiano può essere alterato anche dall'esposizione a luci artificiali: il nostro cervello riceve infatti lo stimolo al sonno dalla debole luce del tramonto e poi dal buio. Occorre quindi evitare schermi bluastri e luci intense (anche nel bagno) nell'ora prima di andare a letto, tenere la stanza intorno ai 18 gradi, fare attività fisica durante il giorno. E' utile anche fare un bagno caldo, spruzzare lavanda sul cuscino, scrivere una lista delle cose da fare il giorno dopo, per evitare di rimuginarci su, pensare a cose divertenti, fare uno spuntino a base di carboidrati, svolgere compiti mentali ripetitivi, sforzarsi a sbadigliare".
Ma poi svegliarsi di notte è normale, dice Wiseman.
"Se si hanno problemi a riaddormentarsi, è meglio alzarsi e svolgere un'attività rilassante, come un puzzle, che continuare a rigirarsi nel letto o, peggio, guardare il telefonino. Veri disturbi, come i terrori notturni, il sonnambulismo, le apnee, richiedono invece l'intervento di uno specialista".
A prima vista non si capisce bene perché ci sia bisogno di celebrare una funzione fisiologica, ma lo rilevano le cifre riportate dal portale stesso: 13 milioni di italiani non dormono bene e cercano di rimediare, i tre quarti senza consultare uno specialista, spendendo 500 milioni l'anno in sonniferi. Le conseguenze di questa perdita del sonno di massa sono pesanti: per esempio, dei circa tremila morti per incidenti stradali nel nostro Paese, si stima che un terzo derivi da colpi di sonno.
Dormire poco è poi correlato a ipertensione, obesità e malattie cardiovascolari, e anche all'efficienza della mente: Jane Ferrie, medico sociale presso lo University College di Londra, ha valutato le capacità cognitive di lavoratori di mezza età nel corso di cinque anni e quelli che dormivano troppo poco apparivano in media mentalmente più vecchi degli altri di due anni.
Nel libro Il potere del sonno (Vallardi) Richard Wiseman, psicologo dell'Università dell'Hertfordshire, e uno dei maggiori esperti mondiali del tema, spiega perché è diventato così difficile dormire.
"In parte dipende dall'invecchiamento della popolazione, ma in parte la causa è la società del "sempre connesso", che considera il dormire tempo sprecato: fra il 1960 e il 2000 gli americani hanno perduto in media oltre un'ora di sonno. A rare persone basta dormire poche ore per garantirsi la "manutenzione cerebrale", la maggior parte di noi ha però bisogno di otto ore. Chi perde un'ora di sonno a notte non avverte stanchezza, ma ha ugualmente attenzione, memoria e riflessi ridotti".
Tanti però vorrebbero dormire il giusto, e non ci riescono.
"L'insonnia spesso dipende dall'alterazione dei ritmi circadiani: per esempio chi fa un lavoro con turni di notte spesso finisce per perdere una o più ore di sonno al giorno. Ma il ritmo circadiano può essere alterato anche dall'esposizione a luci artificiali: il nostro cervello riceve infatti lo stimolo al sonno dalla debole luce del tramonto e poi dal buio. Occorre quindi evitare schermi bluastri e luci intense (anche nel bagno) nell'ora prima di andare a letto, tenere la stanza intorno ai 18 gradi, fare attività fisica durante il giorno. E' utile anche fare un bagno caldo, spruzzare lavanda sul cuscino, scrivere una lista delle cose da fare il giorno dopo, per evitare di rimuginarci su, pensare a cose divertenti, fare uno spuntino a base di carboidrati, svolgere compiti mentali ripetitivi, sforzarsi a sbadigliare".
Ma poi svegliarsi di notte è normale, dice Wiseman.
"Se si hanno problemi a riaddormentarsi, è meglio alzarsi e svolgere un'attività rilassante, come un puzzle, che continuare a rigirarsi nel letto o, peggio, guardare il telefonino. Veri disturbi, come i terrori notturni, il sonnambulismo, le apnee, richiedono invece l'intervento di uno specialista".
VIVERE INSIEME. Ridere fa bene
FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" febbraio 2017.
ARTICOLO: "Una risata ci salverà" di ADA FONZI professore emerito psicologia dello sviluppo.
Questo titolo prende le mosse da una citazione profetica dello scrittore francese Daniel Pennac che ha suscitato dibattiti e rappresentazioni teatrali.
Ma da che cosa una sana e prorompente risata dovrebbe salvarci?
Da molte cose: inquietudini, preoccupazioni, timori, tristezze che non solo ci riguardano personalmente, ma che inquinano anche, e forse soprattutto, il mondo che ci circonda.
L'idea non è nuova, se si pensa che la frase, sia pure inserita in un contesto più ampio, viene fatta risalire agli anarchici del XIX secolo, per essere poi ripresa in uno slogan del '68 riapparso nel 1977 a opera degli studenti sui muri della facoltà di Lettere dell'università di Roma: "La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà".
Se quindi per Pennac la risata ha un potere salvifico, in passato è stata usata come randello contro il potere.
Mi sembra però che gli aspetti positivi di questo comportamento, che contraddistingue in modo specifico gli umani dagli altri esseri viventi, abbiano prevalso su quelli negativi a seguito anche dei risultati di ricerche scientifiche che hanno messo in evidenza lo stretto rapporto esistente tra emozioni, circolazione del sangue e prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Pare ormai certo che ridere fa bene al cuore, perché genera uno stato emozionale positivo che stimola i vasi sanguigni con conseguente aumento del flusso di sangue nell'organismo.
Il contrario avviene in occasione di avvenimenti che ci rattristano durante i quali si verifica invece un restringimento dell arterie.
E non si tratta soltanto dell'apparato cardiocircolatorio, ma anche di quello digerente, in quanto pare che una bella risata funzioni da aperitivo e risvegli l'appetito!
Da qui a suggerimenti quanto meno fantasiosi il passo è breve.
Se aspirate a uno stile di vita salutare, basta affiancare ogni giorno alla solita passeggiata o alla seduta in palestra un quarto d'ora di risate. Tutto ciò per quanto riguarda gli effetti del ridere sul benessere fisico.
Ma non sono da meno gli studi che hanno analizzato quanto sia importante per il nostro equilibrio psicologico l'essere dotati di senso dell'umorismo. Basta ricordare ciò che ha detto in proposito Sigmund Freud: "L'umorismo ha non solo un che di liberatorio, come il motto di spirito e la comicità, ma anche un che di grandioso e nobilitante".
Ridere non solo ci libera da costrizioni e pensieri oscuri, ma addirittura ci fa crescere e diventare migliori.
Se ne può quindi trarre la conclusione che bisognerebbe fare in modo che tutti imparassero a godere di ciò che è buffo, comico, imprevisto, e di nuovo le parole di Freud sono illuminanti: "Non tutti gli uomini sono capaci di assumere l'atteggiamento umoristico. L'umorismo è una dote rara e preziosa, e sono molti gli individui che mancano addirittura del piacere umoristico che viene loro offerto".
Tale capacità non ha un'evoluzione lineare, ma subisce alti e bassi per poi spesso estinguersi. Se i neonati non ridono, i bambini molto presto si divertono di fronte a ciò che appare buffo, inaspettato e soprattutto a situazioni in cui gli esseri umani si comportano goffamente. E' frequente sentirli ridere quando qualcuno cade, non riesce ad aprire una scatola o si muove come un burattino. In seguito il ridere accompagnerà tutto il periodo dello sviluppo, spesso assumendo le caratteristiche di un rito da consumare in gruppo, specie nell'adolescenza.
Gradualmente, però, questa capacità tende ad attenuarsi nell'età adulta per il sopraggiungere di difficoltà e impegni gravosi, per inaridirsi spesso del tutto.
"I vecchi ridono poco" ha osservato tempo fa una mia amica. "E fanno male - aggiungeva -, perché ridere li aiuterebbe a sdrammatizzare le inevitabili limitazioni della loro esistenza".
E non si tratta soltanto dell'apparato cardiocircolatorio, ma anche di quello digerente, in quanto pare che una bella risata funzioni da aperitivo e risvegli l'appetito!
Da qui a suggerimenti quanto meno fantasiosi il passo è breve.
Se aspirate a uno stile di vita salutare, basta affiancare ogni giorno alla solita passeggiata o alla seduta in palestra un quarto d'ora di risate. Tutto ciò per quanto riguarda gli effetti del ridere sul benessere fisico.
Ma non sono da meno gli studi che hanno analizzato quanto sia importante per il nostro equilibrio psicologico l'essere dotati di senso dell'umorismo. Basta ricordare ciò che ha detto in proposito Sigmund Freud: "L'umorismo ha non solo un che di liberatorio, come il motto di spirito e la comicità, ma anche un che di grandioso e nobilitante".
Ridere non solo ci libera da costrizioni e pensieri oscuri, ma addirittura ci fa crescere e diventare migliori.
Se ne può quindi trarre la conclusione che bisognerebbe fare in modo che tutti imparassero a godere di ciò che è buffo, comico, imprevisto, e di nuovo le parole di Freud sono illuminanti: "Non tutti gli uomini sono capaci di assumere l'atteggiamento umoristico. L'umorismo è una dote rara e preziosa, e sono molti gli individui che mancano addirittura del piacere umoristico che viene loro offerto".
Tale capacità non ha un'evoluzione lineare, ma subisce alti e bassi per poi spesso estinguersi. Se i neonati non ridono, i bambini molto presto si divertono di fronte a ciò che appare buffo, inaspettato e soprattutto a situazioni in cui gli esseri umani si comportano goffamente. E' frequente sentirli ridere quando qualcuno cade, non riesce ad aprire una scatola o si muove come un burattino. In seguito il ridere accompagnerà tutto il periodo dello sviluppo, spesso assumendo le caratteristiche di un rito da consumare in gruppo, specie nell'adolescenza.
Gradualmente, però, questa capacità tende ad attenuarsi nell'età adulta per il sopraggiungere di difficoltà e impegni gravosi, per inaridirsi spesso del tutto.
"I vecchi ridono poco" ha osservato tempo fa una mia amica. "E fanno male - aggiungeva -, perché ridere li aiuterebbe a sdrammatizzare le inevitabili limitazioni della loro esistenza".
RACCONTI. Katarina, arrivata dalla Moldavia
FONTE: libro "Non più schiave" di Rita Giaretta edito da Marlin Editore srl.
Katarina (un nome a caso per assicurare l'anonimato alla protagonista), diciannove anni, grandi occhi verdi.
Nel suo paese, la Moldavia, legge un annuncio per la ricerca di personale. Telefona al numero indicato. Comincia così il suo viaggio: non un viaggio di speranza, come lo aveva immaginato, ma un viaggio all'inferno, com'è stato nella realtà.
Katarina attraversa mezza Europa, dopo essere stata venduta nove volte. Da un acquirente all'altro, da una frontiera all'altra, fino ad arrivare in Montenegro, dove si ritrova con altre ragazze. Tutte in un garage, vengono fatte svestire, e, completamente nude, esaminate dai mercanti, negrieri del XXI secolo. Dopo l'accurato esame, sono smistate in varie nazioni.
Katarina è destinata all'Italia, per la moderna tratta delle schiave del sesso, la cui vita continua sulla strada, e per molte finisce lì.
A Katarina è andata meglio. Aiutata da uno dei suoi clienti (a volte la salvezza arriva anche così), si rivolge a Casa Rut. Qui viene accolta dalle suore. Rimane due mesi con loro, fra pianti, crisi di sconforto e depressione. Poi, con le amiche Orsoline, elabora un nuovo progetto di vita e decide di rientrare in patria. Oggi Katarina è nel suo paese. Ma è rimasta in contatto con le suore. A loro deve la vita.
Nel suo paese, la Moldavia, legge un annuncio per la ricerca di personale. Telefona al numero indicato. Comincia così il suo viaggio: non un viaggio di speranza, come lo aveva immaginato, ma un viaggio all'inferno, com'è stato nella realtà.
Katarina attraversa mezza Europa, dopo essere stata venduta nove volte. Da un acquirente all'altro, da una frontiera all'altra, fino ad arrivare in Montenegro, dove si ritrova con altre ragazze. Tutte in un garage, vengono fatte svestire, e, completamente nude, esaminate dai mercanti, negrieri del XXI secolo. Dopo l'accurato esame, sono smistate in varie nazioni.
Katarina è destinata all'Italia, per la moderna tratta delle schiave del sesso, la cui vita continua sulla strada, e per molte finisce lì.
A Katarina è andata meglio. Aiutata da uno dei suoi clienti (a volte la salvezza arriva anche così), si rivolge a Casa Rut. Qui viene accolta dalle suore. Rimane due mesi con loro, fra pianti, crisi di sconforto e depressione. Poi, con le amiche Orsoline, elabora un nuovo progetto di vita e decide di rientrare in patria. Oggi Katarina è nel suo paese. Ma è rimasta in contatto con le suore. A loro deve la vita.
giovedì 13 aprile 2017
DON CAMILLO. Peggio delle bestie...
FONTE: avvisi settimanali della parrocchia di Albegno.
PEGGIO DELLE BESTIE... MA ANCHE MEGLIO DEGLI ANGELI
Quando un fiore spunta nel deserto o in mezzo alle pietre, appare in tutta la sua bellezza e suscita meraviglia e ammirazione più di quando è tra i tanti fiori di un giardino.
E' quanto si può dire dell'iniziativa di un gruppo di una trentina di giovani in prevalenza Mussulmani che a Mossul, da poco liberata dall'occupazione dei miliziani dell'ISIS, ha ripulito dalle macerie la chiesa dedicata a Maria Immacolata per dare un segnale ai Cristiani scappati da quella città a motivo delle persecuzioni, perché tornino in città a ricostruire quella bella convivenza che c'era tra loro prima della devastazione della guerra.
La stessa cosa hanno fatto con una moschea perché le persecuzioni dell'ISIS non hanno risparmiato nemmeno i Mussulmani, almeno quelli più aperti e moderati.
Se in un contesto di guerra si compiono le atrocità più assurde e impensabili, nello stesso contesto spuntano anche i gesti più belli e costruttivi che l'animo umano possa generare.
Perché noi possiamo comportarci peggio delle bestie, ma possiamo essere anche meglio degli Angeli.
Don Camillo
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