giovedì 14 gennaio 2021

PAPA FRANCESCO. Intervista sullo sport. 1

 FONTE: Inserto "La Gazzetta dello Sport" del 02/01/21.


Introduzione


Il documento che avete tra le mani è il testo integrale dell'intervista che Papa Francesco ha concesso a La Gazzetta dello Sport, firmata da Pier Bergonzi (con l'aiuto di don Marco Pozza).
Il Santo Padre, da sempre vicino agli atleti e ai temi dello sport, ha risposto ad una trentina di domande, approfondendo in particolare le prime 7, che ruotano attorno ad altrettante parole chiave: lealtà, impegno, sacrificio, inclusione, spirito di gruppo, ascesi e riscatto che sintetizzano il suo pensiero sull'importanza e il valore dello sport.
L'intervista è stata definita e consegnata, così come la potete leggere, all'inizio di dicembre durante un incontro nella residenza di Casa Santa Marta, in Vaticano, nel quale il Papa ha ricevuto Stefano Barigelli, direttore de La Gazzetta dello Sport, Pier Bergonzi, vicedirettore della Gazzetta e autore dell'intervista e don Marco Pozza, il prete maratoneta che ha fatto anche dello sport la sua missione.
L'intervista è stata pubblicata sulle pagine della Gazzetta dello Sport e di Sportweek il 2 gennaio 2021 e può essere considerata una "Enciclica laica" sullo sport.

Chi vince non sa
che cosa si perde

Intervista di Pier Bergonzi

LEALTA'

Lo sport è lealtà e rispetto delle regole. Anche lotta alle scorciatoie, lotta al doping.

"Prendere le scorciatoie è una delle tentazioni con cui spesso abbiamo a che fare nella vita: pensiamo sia la soluzione immediata e più conveniente ma quasi sempre conduce a degli esiti negativi.
La scorciatoia, infatti, è l'arte di imbrogliare le carte. Penso, ad esempio, a chi va in montagna: la tentazione di cercare scorciatoie per giungere prima alla vetta, anziché percorrere sentieri segnati, nasconde spesso e inevitabilmente un lato tragico.
Questa capita anche nell'allenamento delle differenti discipline sportive: l'obiettivo di portare la competizione sempre più al limite può condurre a cercare scorciatoie che possono manifestarsi attraverso qualcuno che dice: "Conosco una scorciatoia per arrivare prima".
Il gioco e lo sport in genere sono belli quando si rispettano le regole: senza regole infatti, ci sarebbe anarchia, confusione totale. Rispettare le regole è accettare la sfida di battersi con l'avversario in maniera leale.
Per quanta riguarda, poi, la pratica del doping nello sport non solo è un imbroglio, una scorciatoia che annulla la dignità, ma è anche volere rubare a Dio quella scintilla che, i per i suoi disegni misteriosi, ha dato ad alcuni in forma speciale e maggiore".

IMPEGNO

Il talento è niente senza applicazione: si può nascere talentuosi ma non ci si può addormentare sopra il talento. E' il tema dell'impegno.

"La storia, non solo quella sportiva, racconta di tanta gente di talento che si è poi persa strada facendo.
La stessa parabola dei talenti (Mt 25,14-30) ci viene in aiuto in questa riflessione: il servo che al ritorno del padrone restituisce il talento ricevuto, che per paura aveva nascosto sotto terra, viene considerato malvagio non perché ha rubato ma proprio perché non ha messo a frutto ciò che aveva ricevuto in dono.
Nello sport non basta avere talento per vincere: occorre custodirlo, plasmarlo, allenarlo, viverlo come l'occasione per inseguire e manifestare il meglio di noi. La parabola di Matteo ci insegna che Gesù è un allenatore esigente: se sotterri il talento, non fai più parte della sua squadra. Dunque avere  talento è un privilegio ma anche e soprattutto una responsabilità, di quelle rischiose da custodire".

SACRIFICIO

Il "sacrificio" è termine che lo sport spartisce con la religione: "sacrum-facere" è dare sacralità alla fatica.

"A nessuno piace fare fatica perché la fatica è un peso che ti spezza. Se, però, nella fatica riesci a trovare un significato, allora il tuo giogo si fa più lieve. 
L'atleta è un po' come il santo: conosce la fatica ma non gli pesa perché, nella fatica, è capace di intravedere oltre, qualcos'altro. Trova una motivazione, che gli permette non solo di affrontare la fatica ma quasi di rallegrarsi per essa: senza motivazione, infatti, non si può affrontare il sacrificio. Il sacrificio, poi, richiede disciplina perché possa diventare successo. Penso, ad esempio, alla specialità del getto del peso: non è il peso, il carico, che ti fa cadere, ma come lo porti e lo lanci. Se non resti concentrato sull'obiettivo e non hai una motivazione forte, il peso ti sbilancia e ti farà cadere a terra".

INCLUSIONE

Questo sarà l'anno delle Olimpiadi. I Giochi, da sempre, sono un segno di inclusione, contrapposta alla cultura del razzismo, dello scarto.

"Chiediamo al Signore la grazia di poterci avviare verso un anno di ripartenza di tutto. Penso, ad esempio, al dramma della mancanza di lavoro e della conseguente sempre maggiore disparità tra chi ha e chi ha perso anche quel poco che aveva.
Certamente le Olimpiadi, di cui ho sempre apprezzato il desiderio innato di costruire ponti invece che muri, possono rappresentare anche simbolicamente il segno di una partenza nuova e con il cuore nuovo.
All'inizio dell'esperienza delle Olimpiadi, infatti, si prevedeva addirittura la tregua dalle guerre nel tempo delle competizioni. Ogni quattro anni, il mondo ha la possibilità  di fermarsi per chiedersi come sta, come stanno gli altri, qual è il termometro di tutto. 
Non per nulla certe gesta olimpiche sono diventate simbolo di una lotta: pensiamo al razzismo, all'esclusione, alla diversità. Celebrare le olimpiadi è una delle forme più alte di ecumenismo umano, di condivisione della fatica per un mondo migliore".

SPIRITO DI GRUPPO

Fare-squadra è essenziale nella logica dello sport. Anche della vita di tutti i giorni.

E' vero: nessuno si salva da solo. E come credente posso attestare che la fede non è un monologo, bensì un dialogo, una conversazione.
Pensiamo ad esempio a Mosè che, sul monte, dice a Dio di salvare anche il popolo, non solo lui (cfr Es 32). Verrebbe da dire, usando una metafora sportiva, che ci potremmo salvare solamente come squadra. Lo sport ha questo di bello: che tutto funziona avendo una squadra come cabina di regia. Gli sport di squadra assomigliano ad un'orchestra: ciascuno dà il meglio di sé per quanto gli compete sotto la sapiente direzione del maestro d'orchestra. O si gioca insieme, oppure si rischia di schiantare.
E' così che piccoli gruppi, capaci però di restare uniti, riescono a battere squadroni incapaci di collaborare assieme. C'è un proverbio d'Africa che dice che se una squadra di formiche si mette d'accordo è capace di spostare un elefante. Non funziona solamente nello sport questo".

ASCESI

Le storie delle grandi imprese sportive ci inducono a pensare che il gesto sportivo sia una sorta di ascesi, pur senza la religione addosso.

"Se penso alla storia di tantissimi santi e sante è evidente che fare ascesi non significa solo rinunciare, distaccarsi, fare esperienza del dolore. L'ascesi è un po' come abitare nelle periferie: ti permette di vedere e comprendere meglio il centro: estraniarsi dal mondo per immergersi ancora meglio.
Nell'antichità anche il soldato era un asceta: infatti è l'esercizio che rende asceti e proprio attraverso l'esercizio costante e faticoso si affina qualche abilità. Lo sport rappresenta tutto questo molto bene: mi immagino le scalate sugli Ottomila metri, le immersioni negli abissi, le attraversate degli oceani come dei tentativi per ricercare una dimensione diversa, più alta, meno abituale. E' riscoprire la possibilità dello stupore".

RISCATTO

Dire sport è dire riscatto, possibilità di redenzione per tutti gli uomini.

"Sì, infatti non basta sognare il successo, occorre svegliarsi e lavorare sodo. E' per questo che lo sport è pieno di gente che, col sudore della fronte, ha battuto chi era nato con il talento in tasca.
I poveri hanno sete di riscatto: offri loro un libro, un  paio di scarpette, una palla e si mostrano capaci di gesta impensabili. La fame, quella vera, è la motivazione più formidabile per il cuore: è mostrare al mondo di valere, è cogliere l'unica occasione che ti danno e giocartela. Questa è gente che non vuole farsi raccontare la vita, vuole vederla con i suoi occhi. Ha fame, tanta fame di riscatto. Per questo certe vittorie portano a commuoversi".

                                          continua


CORONAVIRUS. Il sonno durante la pandemia

 

FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" novembre 2020.
Articolo: "La pandemia fa dormire male" di ROBERTA VILLA.


Tra gli effetti della pandemia sulla vita delle famiglie, c'è uno sconvolgimento della routine.
Se prima c'era un orario in cui suonava la sveglia, uno per andare a scuola, per i pasti, per gli sport, per altre attività e, soprattutto, per andare a dormire, ora tutto sembra più elastico.
Nei giorni in  cui fanno didattica a distanza, i ragazzi possono restare a letto un po' di più, alcuni allenamenti non sono ripresi, le occasioni per uscire si sono ridotte, e questo anche su pressione di genitori e parenti, preoccupati del possibile ruolo degli adolescenti nel diffondere il contagio. Proprio gli strumenti da cui fino a qualche mese fa cercavamo di staccare i loro occhi (computer, tablet, smartphone) sono diventati per necessità la loro principale finestra sul mondo, il modo prevalente per relazionarsi con amici e parenti, ma anche per fare scuola, oltre che per trovare svago.
Di tutto questo soffre la quantità, e soprattutto la qualità, del sonno. La questione riguarda anche gli adulti, ed è stata indagata nei mesi passati da diversi studi: due, pubblicati su "Current Biology", riferiti  al periodo di chiusure più rigorose, hanno osservato una minor differenza tra le ore di sonno nei giorni feriali e festivi, il cosidetto social shift, con un leggero aumento del tempo totale medio di sonno settimanale, più marcato quando si è indagato il cambiamento di abitudini degli studenti universitari.
Alla maggior quantità di sonno sembra però essersi associato un peggioramento della qualità: una ricerca condotta al San Raffaele di Milano ha riscontrato un allungamento del tempo necessario per addormentarsi e svegliarsi, insieme a un incremento dei sintomi di ansia e depressione, sia durante, sia dopo il lockdown.
A tutto questo hanno contribuito anche i titoli allarmanti dei giornali e le immagini inquietanti trasmesse 24 ore su 24 dalla televisione, che hanno tolto il sonno soprattutto alle persone più sensibili e fragili, e in particolare ad anziani e bambini.
Come tornare alla normalità, almeno da questo punto di vista, adattandoci a una routine diversa, in cui si sta di più a casa?
Tre pediatre dell'Università di Gainesville, in Florida, hanno provato a dare qualche consiglio ai genitori di bambini e adolescenti dalle pagine di "JAMA Pediatrics". Bisogna stabilire nuovi orari, che alternino le diverse fasi della giornata, tra cui, nel rispetto delle misure di sicurezza, un tempo di attività all'aria aperta.
Se con i più piccoli è bene cercare di tornare ad anticipare, dieci minuti per volta, l'orario in cui si fila a letto, con i più grandicelli questo orario va in qualche modo negoziato, sempre con l'obiettivo però di spostarlo così da adeguarsi alle ore di sonno raccomandate alle diverse età (9-12 ore fino a 12 anni, 8-10 fino ai 18).
Per dormire bene, poi, niente luce dalle finestre (ma sì a una lucina in camera per i più piccoli che hanno paura del buio); aspettare ad andare a letto almeno un'ora dopo cena, senza spuntini in mezzo; mantenere la camera fresca; evitare le bevande contenenti caffeina. E, infine, il consiglio più difficile ma anche il più importante: spegnere tutti i dispositivi elettronici e lasciarli fuori dalla stanza, almeno un'ora prima di dormire. Meglio leggere un bel libro.


DON CAMILLO. Messaggio agli adolescenti

 



FONTE: avvisi settimanali  parrocchia di Albegno.

GIOIELLI SPRECATI

In questa santa notte di Natale
seduti sotto un porticato
col muro che fa da schienale,
lo sguardo fisso e concentrato,

digitate con abile destrezza
e ridete senza alzare la faccia,
incapaci a celar la tristezza
che vi lega come corda e v'intreccia.

Mi avvicino e vi pongo il saluto
mentre continuate rannicchiati
nel vostro dialogo muto
sui vostri schermi stregati.

Nemmeno il più piccolo cenno
mi offrite e continuate a ciattare;
quasi foste fuori di senno
avete perso il volto solare.

Evadete da questa prigione
che vi ruba gli anni più belli;
gustate questa vostra stagione
nella quale voi siete gioielli.

                                 don Camillo




giovedì 7 gennaio 2021

CORONAVIRUS. Johnson, Bolsonaro, Trump

 

FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" novembre 2020.
Articolo: "Sapersi fermare" di RITANNA ARMENI.

L'ultimo è stato Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, prima di lui ci sono stati Boris Johnson, primo ministro del Regno Unito e Jair Bolsonaro, presidente del Brasile. Tre capi di Stato di tre grandi Paesi sono stati colpiti dal coronavirus e hanno corso un rischio mortale.
Com'è  potuto avvenire che dei leader mondiali non abbiano saputo difendersi dal virus? Siamo abituati a pensare - ed è purtroppo vero - che i ricchi e i potenti abbiano maggiore possibilità di preservarsi e di curarsi dei poveri. Che per loro le strade della salute e della prevenzione siano più facili anche nelle pandemie globali. Possibile che questi tre capi di Stato siano state vittime del loro populismo? Di sicuro, tiepidi avversari del virus e scettici sul rischio, la gravità è stata negata o fortemente sottovalutata. E i Paesi che prendevano misure nette e rigorose ridicolizzati e accusati di allarmismo; gli scienziati, nel migliore dei casi, ignorati. E' per coerenza che hanno avuto un comportamento personale così incurante e arrogante nei confronti della pandemia? Neanche questa spiegazione convince. Conosciamo non solo i privilegi ma anche l'ipocrisia del potere.
All'origine della malattia contratta dai tre capi di Stato c'è stata, in realtà, una convinzione profonda, un credo assoluto, che neppure il timore virus ha infranto. C'è stata - forte e potente - l'ideologia che è alla base della loro politica: l'adesione totale alle regole del libero mercato, della produzione e del consumo a qualunque costo, delle transazioni continue, dell'economia mondiale mossa dal motore del liberismo. Niente era riuscito a fermare le loro convinzioni, né il degrado della natura, né le sacche di povertà del pianeta, né la salute di uomini e donne. In questi mesi neppure la pandemia. L'adesione di Trump, Johnson e Bolsonaro all'ideologia della libertà del mercato è talmente convinta che i tre hanno omesso persino le doverose precauzioni personali. La forza del proprio corpo, intangibile al virus, doveva essere la dimostrazione simbolica della giustezza e della forza di ciò in cui ostinatamente credevano.
L'ideologia, che non si limita a interpretare la realtà ma pretende  di dirigerla senza mediazione e moderazione fino alla negazione della realtà stessa, può essere molto pericolosa. In passato ha provocato  guerre e milioni di vittime. Le fa ancora. Naturalmente i problemi dell'economia esistono, la sorte di milioni di persone che il virus ha attaccato nelle condizioni di vita e di lavoro sono un fatto reale e preoccupante. Il punto è che per affrontarle è necessario anche porre un limite a ciò che finora è stato ritenuto libero, sconfinato: proprio il mercato e le sue regole. Serve, se mai, proprio l'opposto, un grande movimento di solidarietà. Di fronte alla salute dei popoli è necessario anche sapersi fermare. E' ciò che i tre potenti capi non hanno saputo o voluto fare.

DON CAMILLO. Ricordando il futuro

 



FONTE: avvisi settimanali parrocchia di Albegno.


RICORDANDO IL FUTURO


La nebbia avvolge ogni cosa
in questa sera di stagione inoltrata;
mi ha nascosto anche la rosa
che nell'orto resiste affannata.

E' rimasta a ricordarmi l'estate,
quei giorni all'insegna del sole,
e i viaggi in terre incantate
che a raccontarle non bastan parole.

Intravedo degli alberi a stento
una sagoma scura e sfocata:
è il mio passato che sento
esperienza ormai tramontata:

Ma la nebbia rimane per poco
e gli alberi torneranno a fiorire...
Una vampa mi si accende di fuoco
e di nuovo ritorno a gioire.

                                  don Camillo

SERGIO. Sono ammalato di PARKINSON. 3

 

Forse con le persone che non conosci ti lasci andare di più, come mi è successo davanti ad una dolce suora, che mi ha visto piangere commosso. La sua risposta è una perla che conserverò sempre nel cuore. Potrei dilungarmi ancora molto, ma diventerei prolisso ed anche patetico.
La mattina della mia uscita dalla clinica ero un po' triste, perché lasciavo delle persone, che ho apprezzato molto.
F. mi ha portato gentilmente  i bagagli all'automobile che mi attendeva e, commossi, ci siamo abbracciati.

                                           Sergio Finazzi


P.S. In questo periodo nefasto le persone "mascherate" riescono tuttavia a manifestare i propri sentimenti con gli occhi, che, come sappiamo tutti, sono lo specchio dell'anima.
Volevo pubblicare delle foto con gli occhi di tante persone: non mi è possibile per una promessa mancata.
Pubblico invece una foto senza didascalia. Ognuno gliela può attribuire in base al proprio moto dell'animo.






LIBRI. Libertà di Andrea Melis

 

FONTE: Libro "LIBERTA'" di ANDREA MELIS edito da Feltrinelli.


STORIE

DI RIVOLUZIONARI

PER RAGAZZI

CHE VOGLIONO

CAMBIARE IL 

MONDO


in collaborazione con

EMERGENCY

Queste storie raccontano che l'utopia è semplicemente qualcosa mai avvenuto prima. Questo è l'impegno che voglio condividere con voi: continuare a essere realisti e, allo stesso tempo, coltivare l'utopia.

                              GINO STRADA


PROMETEO
SPARTACO
FRANCESCO D'ASSISI
ARTEMISIA GENTILESCHI
MARIE CURIE
ALBERT EINSTEIN
GANDHI
ROSA PARKS
CHE GUEVARA
SYLVIA RIVERA
NELSON MANDELA
THOMAS SANKARA
JOYCE LUSSU
EDWARD SNOWDEN
ESTELA BARNES DE CARLOTTO