FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" gennaio 2026.
Articolo: "La carezza di papa Leone" di GIANCARLO BREGANTINI Arcivescovo emerito di Campobasso-Bojano.
I poveri sono sempre al cuore del Vangelo. Ce lo ricorda magistralmente la prima Esortazione apostolica di papa Leone, "Dilexi te".
"Scorrevole, pacata e ardente".
Così si potrebbe definire l'Esortazione apostolica di papa Leone XIV, Dilexi te.
5 sono i capitoli, in piena continuità con il magistero di papa Francesco. Papa Leone è una vera sorpresa. Contraddice chi lo aveva giudicato di "basso profilo". E' pacato, certo, ma ardente. Vero, come si è subito mostrato affacciandosi il giorno dell'elezione dalla loggia di san Pietro. Forse non smuove le piazze, ma forma le coscienze. Scioglie i nodi; non li tira né li taglia. Nella sua mitezza evangelica, crea un arazzo dai colori vivacissimi.
Le 5 parti dell'Esortazione narrano la linea biblico-teologica e storica della Chiesa nel suo rapporto con i poveri. Già sulle strade di Palestina, in quel Cristo Gesù, Messia dei poveri e con i poveri.
Per questo, i primi due capitoli si chiudono con un appello preciso: "Stare sempre con i poveri , per poter amare i poveri", nella memoria eloquente di san Francesco che abbraccia il lebbroso. In quel gesto d'amore papa Leone legge la radicale conversione della Chiesa medievale, sontuosa e pesante, che in quell'abbraccio abbandonò il suo stile trionfante. Una conversione che la Chiesa è chiamata a fare in ogni epoca con la forza profetica che le viene dai poveri stessi.
Il terzo capitolo dell'esortazione è, a mio avviso, il più bello, perché vi si narra tutta la storia della carità, lungo i secoli.
Mentre nel quarto viene rilanciata la dottrina sociale della Chiesa. Che non è un'appendice insignificante, come qualcuno, anche in ambito ecclesiale, ha affermato: solo la dottrina sociale, con la sua valenza socio- politica permette, infatti, di liberare i poveri dalle ingiuste catene di miseria. E, poiché liberati, i poveri richiedono dalla Chiesa uno spazio pastorale di considerazione dignitosa: sono essi, infatti, che ci evangelizzano, essendo "la presenza sacramentale del Signore ", come dice (citato al numero 44 del documento) sant'Agostino nei suoi sermoni al popolo. In ogni epoca nella Chiesa ci sono state generose risposte alle differenti sfide della povertà, animate spesso da laici coraggiosi, sovente perseguitati, con iniziative di lotta per il lavoro, la casa, la terra. Contro ogni ingiustizia sociale. Perché i poveri, oltre che amati, vanno fatti compagni di militanza, con scelte di vera solidarietà. Il capitolo è una carrellata di santità, che mi ha fatto dire: "Sono fiero di appartenere a una Chiesa che ha sempre servito i poveri, con amore concreto".
L'esortazione apostolica non alimenta la strada della benevolenza (anche se è seriamente raccomandata l'elemosina). Percorre, invece, il sentiero della giustizia. La Chiesa è chiamata infatti a porsi come coscienza critica verso una società che spesso schiava della "globalizzazione della impotenza", davanti al dramma crescente della povertà diffusa. Lo ha rilevato con fermezza papa Leone, nella lucida omelia per la giornata dei Poveri , lo scorso 16 novembre: siamo come rassegnati davanti alla povertà, impotenti, culturalmente e spiritualmente. E invece, questo è l'obiettivo di papa Leone , le scelte politiche che causano la povertà vanno analizzate e combattute. Ciascuno con i propri mezzi. La Chiesa con la sua forza spirituale e culturale, nella contemplazione affettuosa del Cuore aperto di Cristo nella "opzione privilegiata per i poveri" (n. 99), fatti soggetti di cultura e non solo oggetto di beneficenza. I poveri, in questo dialogo si fanno nostri maestri e guide, perché ci conducono alla logica fondativa della gratuità del Vangelo, mentre i ricchi ci trascinano, sottilmente al calcolo meritocratico che "consuma" il Cuore. Grazie dunque a papa Leone perché, con il suo sorriso, pacato, sta già cambiando la Chiesa e la società.

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