venerdì 6 novembre 2026

DON CAMILLO. L'Inferno e il Paradiso

 




Foresto Sparso,  03/11/2026

 

L'Inferno e il Paradiso


Il mese di Novembre mi porta a pensare con più frequenza del solito ai novissimi, e in modo particolare ai due che riguardano quello che potrebbe essere il mio futuro di vita eterna, e cioè, l’Inferno o il Paradiso. Chissà poi perché?! Forse perché questo mese inizia con le festività dei Santi e dei Morti. O forse perché la Natura incomincia ad accelerare la sua perdita di vitalità per entrare nel letargo invernale. O forse per tutte e due queste condizioni o per qualcos’altro che mi sfugge. Fatto sta che il pensiero, in questo mese di metà autunno, mi torna non solo con più frequenza, ma anche con più spontaneità. Questo, anziché turbarmi, diventa uno stimolo che mi aiuta a riflettere e ad approfondire.

Quando ero bambino l’Inferno mi veniva descritto come un luogo di tormenti spaventosi dentro un fuoco al cui confronto il nostro che accendiamo nei falò o nel camino è fresco come la rugiada. Un fuoco terribile che brucia in continuazione le anime dei dannati sotto l’attenta sorveglianza dei demoni che lo tengono costantemente alimentato.

Il Paradiso, invece, mi veniva descritto come un luogo dove tutto è bello; si può giocare sulle nuvole tutto il giorno insieme agli angioletti; si può mangiare tutto quello che si vuole. E siccome a me piaceva tanto il salame, c’è il salame più buono del mondo, tanto buono che è addirittura d’oro…

Una descrizione innocente, fatta a misura di bambini, per farmi capire, comunque, una cosa importante, vera e seria che non è soggetta a interpretazioni e non cambia con l’alternarsi dei tempi e delle culture: che per ognuno di noi ci sono due possibilità: o quella di essere felici per sempre, ed è l’esperienza che Dio vuol regalare a tutti noi e per la quale ci ha creati; oppure quella di essere per sempre disperati, ed è l’esperienza che dipende unicamente dalla nostra decisione e dalle nostre libere scelte.

Le immagini del fuoco o dei giochi sulle nuvole sono solo esempi per far capire la realtà dell’una o dell’altra esperienza. Anche Gesù ha usato immagini concrete come ad esempio il fuoco della Geenna (che a quel tempo era l’immondezzaio di Gerusalemme) per indicare l’Inferno; o la festa di nozze e il banchetto per indicare il Paradiso… Il cuore del messaggio, però, è: se accogli l’invito di Dio e ti lasci coinvolgere da Lui potrai godere di tutto il bene che Dio stesso desidera per i suoi figli. Se rifiuti l’invito di Dio, non ti lasci coinvolgere da Lui e addirittura gli opponi resistenza per respingerlo, soffrirai per sempre della tua miseria e della tua solitudine, non perché Dio ti castiga, ma perché tu, rifiutando Lui, hai rifiutato tutto.

L’Inferno, come il Paradiso, non sono luoghi creati da Dio per castigare o per premiare i suoi figli, ma sono esperienze di vita che ognuno in piena libertà decide di abbracciare con il sostegno decisivo della Grazia (Paradiso), o, nonostante quel sostegno (Inferno), perché noi, purtroppo, possiamo impedire alla Grazia di Dio di coinvolgerci.

Ciò che caratterizza l’Inferno è l’odio con tutto lo sciame che lo accompagna di rabbia, di rifiuto, di solitudine, di freddo (inteso come mancanza affettiva), di buio (inteso come mancanza di positività, di ottimismo, di speranza). Ciò che caratterizza il Paradiso è il sentirsi amati e il poter amare nel modo più intenso e completo, con tutto quello che l’Amore sa suscitare di gioia, di reciprocità, di festa, di calore, di luce. Chi vive nell’odio inizia già qui il suo Inferno (e sappiamo che cosa può causare nella vita personale e della comunità l’odio) per trovarlo in pienezza e definitivo nell’aldilà. Chi vive nell’Amore incomincia già qui il suo Paradiso (e sappiamo quanto l’Amore per Dio e per il Prossimo sa superare le fatiche umane e sa mantenerci felici anche nelle difficoltà) per trovarlo in pienezza e definitivo nell’al di là. lIl Signore resta sempre l’alleato prezioso e fedele di ognuno, ma la decisione definitiva spetta ad ognuno: vedi la Parabola del figliol prodigo (Lc. 15, 11-32).

                              don Camillo

                                                                                                








giovedì 5 novembre 2026

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