sabato 7 febbraio 2026

ATALANTA SEMPRE ATALANTA. Atalanta - Juventus 3 -0 .quarti finale coppa Italia

 




TITOLO DELLA GAZZA: "MAGICA DEA JUVE KO."
NON SI POTEVA DESCRIVERE MEGLIO LA PARTITA DI IERI SERA ALLA NEW BALANCE ARENA DI BERGAMO.
LA PARTITA ERA IN CHIARO E QUINDI L'HO VISTA SUL DIVANO DI CASA. E' UN ALTRO MODO DI ASSISTERE ALLE PARTITE.
PREFERISCO IL BAR DELL'ORATORIO IN MEZZO ALLE PERSONE, CON  I SUGGERIMENTI AD ALTA VOCE DI ANGELO A PALLADINO.
CI RITROVEREMO LUNEDI' SERA PER LA PARTITA CONTRO LA CREMONESE. ANTICIPO CHE PAOLA PREPARERA' ANCORA I PANINI.
INIZIA LA PARTITA CON LA DIFESA DELLA DEA COMPOSTA DA SCALVINI-DJIMSITI-AHANOR, MENTRE IL CENTROCAMPO E' COMPOSTo DA ZAPPACOSTA-DE ROON-EDERSON- BERNASCONI. L'ATTACCO INVECE E' COMPOSTO DA CDK-SCAMACCA-RASPADORI. DE ROON E AHANOR NON GIOCHERANNO LUNEDI' AVENDO PRESO UNA GIORNATA DI SQUALIFICA.
LA JUVE PARTE IN QUINTA CREANDO IN POCHI MINUTI DI GIOCO DUE OCCASIONI DA RETE CON CONCEICAO, CHE TUTTAVIA SPRECA.
I BIANCONERI GIOCANO BENE E CERCANO SEMPRE DI VERTICALIZZARE, MENTRE LA NOSTRA SQUADRA PARTE SEMPRE CON LA COSTRUZIONE DAL BASSO.
AL 25' P.T. C'E' UN CROSS DI EDERSON, CHE VIENE INTERCETTATO DA UN BRACCIO ALTO DI BREMER, CHE FABBRI NON VEDE, MA VIENE RICHIAMATO DAL VAR ABISSO.
FABBRI VA ALLA MOVIOLA E CI IMPIEGA UN MINUTO PER DECRETARE UN RIGORE CHIARISSIMO.
SIAMO AL 27' CON SCAMACCA CHE POSIZIONA IL PALLONE SUL DISCHETTO DEL RIGORE. SOLITA BREVE RINCORSA E FUCILATA A PELO D'ERBA NELL'ANGOLINO ALLA SUA DESTRA, MENTRE PERIN SI BUTTA NELLA PARTE OPPOSTA.
ATALANTA - JUVE  1 - 0.
LA VECCHIA SIGNORA CONTINUA NEL SUO BEL GIOCO E CONCEICAO COLPISCE ANCHE UNA TRAVERSA.
SI CHIUDE IL P.T. CON LA DEA IN VANTAGGIO CON L'UNICO TIRO IN PORTA.
LE SQUADRE RIENTRANO IN CAMPO SENZA SOSTITUZIONI.
COME NEL P.T. LA GOBBA FA GIOCO E SI AVVICINA FACILMENTE AL LIMITE DELLA NOSTRA AREA.
SCALVINI FA UN SALVATAGGIO DA URLO E DJIMSITI INVECE NE FA DUE ADDIRITTURA.
LA JUVE MERITEREBBE IL PAREGGIO, MA I SUOI ATTACCANTI NON VEDONO LA PORTA E I CAMBIAMENTI CHE SPALLETTI OPERA NON SERVONO  A NULLA.
ANZI SONO LE SOSTITUZIONI CHE PALLADINO FA A CAUSARE IL CROLLO DELLA VECCHIA SIGNORA.
AL 25' S.T. IL NOSTRO MISTER SOSTITUISCE SCAMACCA CON SULEMANA E ZAPPACOSTA CON BELLANOVA.
SCAMACCA NON HA FATTO GRANDI COSE, MA HA DOVUTO GUERREGGIARE CON BREMER., UN DIFENSORE TOSTO.
ZAPPACOSTA INVECE E' STATO SOSTITUITO PERCHE' STREMATO. E' STATO IL MIGLIORE IN CAMPO  INGAGGIANDO DUELLI AD ALTA VELOCITA' CON CAMBIASO (CHE GLI RENDE ALMENO 10 ANNI) SU CUI MOLTO SPESSO HA PREVALSO.
AL 30' PALLADINO SOSTIUISCE ANCHE RASPADORI CON KRSTOVIC.
IL NUOVO ATTACCO DELLA DEA CDK-KRSTOVIC-SULEMANA MANDA AL TAPPETO LA JUVE .
INFATTI AL 32' S.T. SULEMANA RADDOPPIA SUL CROSS DI BELLANOVA.
IL TRIS INVECE E' DI PASALIC AL 40' S.T.  SU ASSIST DI KRSTOVIC.
3' DI RECUPERO E LA PARTITA FINISCE SUL 3 - 0 PER LA DEA.
E' UN TRIONFO. ANCHE NEL 2018-19 ELIMINAMMO I BIANCONERI AI QUARTI PER LO STESSO PUNTEGGIO CON GOL DI CASTAGNE E DOPPIETTA DI ZAPATA.
QUELL'ANNO GIUNGEMMO IN FINALE CONTRO LA LAZIO, ELIMINANDO LA FIORENTINA IN SEMIFINALE.
SIAMO IN CORSA IN TUTTE LE COMPETIZIONI E SFIDO QUALSIASI ATALANTINO A DIRE CHE SI POTEVA PREVEDERE DOPO L'USCITA DEL GASP.
ORA CI ASPETTANO QUATTRO FONDAMENTALI PARTITE IN 18 GIORNI E CI ARRIVIAMO CON L'INFERMERIA VUOTA E IL MORALE ALLE STELLE.
TUTTO E' POSSIBILE.

                 SERGIO FINAZZI
       






venerdì 6 febbraio 2026

GSO ZANDOBBIO.. Domenica 5° giornata di ritorno contro il Bienno

 






Domenica si gioca una partita fondamentale per la salvezza.
La classifica ci vede relegati al 14° posto, in piena zona playout con 17 punti, mentre il Bienno è  12° con 19 punti.
Le altre due squadre in zona playout sono l'oratorio S. Marco 13° con 19 punti e Tavernola 15° con 15 punti.
Nell'andata avevamo pareggiato 3 - 3 a Bienno, ma domenica bisogna assolutamente vincere.
Domenica scorsa siamo stati sconfitti 0 a 4 dalla prima in classifica:  anche nell'andata avevamo perso per 0 a 3, ma la S.G.R sta facendo corsa solitaria verso una sicura promozione.
E' la partita contro il Rovato che dobbiamo guardare, pareggiata, ma con un rigore non concessoci nei minuti finali.
Quindi ragazzi, forza! 
Imitiamo la Dea di Como. Volere è potere.
Ai nostri tifosi un superfluo invito a essere numerosi sulla tribuna.

Vi lascio con due  frasi del mitico Julio Velasco :
Per vincere non basta fare le cose bene, devi farle meglio degli altri.

Il coraggio è superare le proprie paure: chi non le ha è solo incosciente.
                    
                 SERGIO  FINAZZI

mercoledì 4 febbraio 2026

SALUTE Le parole che curano

 



FONTE: "Messaggero di sant'Antonio" dicembre 2025.
Articolo: "Parole che curano" di SABINA FADEL.


Ciascuno di noi ha un «guaritore» interno che aiuta a trovare la strada della cura per noi stessi e per gli altri. A dirlo è Giovanna Maria Gatti, medico, senologa, psicoterapeuta, esperta di medicina integrata.


A colpire sono soprattutto i suoi occhi: profondi, vivacissimi. Difficile spiegarlo, ma da lei ti senti immediatamente «vista»: è come se la sua indubbia attitudine e l’impegno quotidiano per la cura trapelassero fin da subito da uno sguardo sinceramente curioso e accogliente delle persone che incontra. Giovanna Maria Gatti da decenni si occupa di salute, in particolare di salute psicofisica delle donne. È medico chirurgo, con un master in senologia. Opera all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, dove per tanti anni ha affiancato Umberto Veronesi. Ma è anche psicoterapeuta, oltre che autrice, con lo pseudonimo di MariaGiovanna Luini, di numerosi libri, nei quali illustra il particolare approccio medico-psicoterapeutico che la caratterizza. Firma anche un seguitissimo podcast, Terapie olistiche, ed è stata consulente di sceneggiatura pure (ma non solo) per Ferzan Ozpetek, nel film Allacciate le cinture.

Msa. Dottoressa Gatti, perché un medico, una chirurga, a un certo punto decide di diventare anche psicoterapeuta?

Gatti. In realtà ho sempre pensato che mente e corpo fossero integrati in un modo così profondo da essere entrambi necessari, anche per un medico, per prestare la cura nel modo migliore. Poi, l’esperienza quotidiana con le pazienti - perché in maggioranza sono donne, occupandomi di senologia - mi ha fatto comprendere che per me è più adatto, in termini di affinità per la cura degli altri, l’ascolto unito alla parola. Quindi da anni non vado in sala operatoria, per mia scelta, ma mi dedico alla relazione con le persone che hanno bisogno di cura, tutte, sia quelle che hanno o hanno avuto malattie tumorali sia quelle che non ne hanno avute, ma chiedono ugualmente un aiuto psicoterapeutico.

Lei pratica anche medicina olistica e integrata, correndo il rischio, come racconta nei suoi libri, di non essere del tutto compresa dai suoi colleghi…

Per me la medicina è una, ma esistono tanti approcci. Credo che le varie tradizioni terapeutiche e mediche abbiano qualcosa da dire l’una all’altra, quindi non si escludano a vicenda. Io, per esempio, non tollero che si dica che mi occupo di «medicina alternativa», perché non è affatto così. Sono convinta che la medicina convenzionale, fondamentale, debba aprirsi a quegli approcci cosiddetti non convenzionali che possono contribuire a integrarla. Ovviamente il tutto va fatto con intelligenza, perché bisogna essere consapevoli che in ogni situazione di ciascuna persona può essere necessario integrare oppure no. Dipende. La cura è qualcosa di unico ma molto ampio, che non può buttare via nulla ma non può nemmeno mettere insieme a caso. Ci vuole tanto studio, però, per poterlo fare in modo adeguato.

Nel suo libro, La via della cura (Mondadori, 2020) lei parla di autoguarigione. Vale a dire?

L’autoguarigione è la nostra capacità di riaccendere o ravvivare la fiamma vitale, quella che santa Ildegarda di Bingen chiamava viriditas. Nessuna cura, neanche la più avveniristica, può avere un effetto reale e definitivo se la persona che la riceve non attiva, dentro di sé, quella risorsa. Noi, infatti, abbiamo risorse interne che non solo cooperano con le cure che ci vengono prescritte quando necessarie, ma che rendono ragione della nostra capacità di affrontare le situazioni di malattia o di crisi, andando più in là, raggiungendo un nuovo equilibrio, quindi di fatto andando verso la cosiddetta guarigione. Tutto ciò che ci accade, principalmente arriva da dentro; esserne consapevoli aiuta a prendersi cura di quella voce interiore che è una voce importantissima per la cura. È una voce che sa, una saggezza, è qualcosa di molto profondo che va tenuto in considerazione e in qualche modo «raddrizzato» quando è andato in disequilibrio, riconnettendoci con il nostro sé.

Lei sostiene che un medico, per curare in modo adeguato i suoi pazienti, li deve amare. Ma scrive anche che l’amore può guarire. Possiamo allenare il nostro sguardo d’amore?

L’amore può essere evocato, è un’energia talmente forte, spontanea, generatrice, generosa e incondizionata che noi possiamo chiamarla. Ce l’abbiamo dentro. Quando dico che un medico o una psicoterapeuta per aiutarlo deve amare il paziente, non alludo a un generico buonismo. Intendo dire che deve avere a cuore – cuore inteso come «tempio dell’anima» – chi ha davanti. È il famoso: «Mi importa di te, mi interessa come stai, ti guardo, ti percepisco e tu mi stai a cuore, nel cuore». L’amore quindi si può attivare sempre, indipendentemente da chi hai davanti.

Nel suo libro Parla come ami (Mondadori, 2021), spiega il potere curativo delle parole...

Voglio raccontarle un episodio. Un bel po’ di anni fa sono venuta a Padova e, ovviamente, sono entrata nella Basilica del Santo. All’epoca ero solo una chirurga senologa, benché già avvertissi che, come ho scritto nel Grande Lucernario (Mondadori, 2018, ndr), cercavo dell’altro, anche se ancora non mi era chiaro che cosa cercassi. Allora entro nella Basilica e vedo una fila di persone in coda per toccare la tomba di sant’Antonio, un gesto che io non conoscevo. Così mi metto in fila pure io, tranquilla, con una curiosità mista allo scetticismo tipico della chirurga. Quando arriva il mio turno, poso la mano sulla tomba di sant’Antonio e subito «vedo», con una chiarezza che è ancora vivissima, me stessa, senza camice e senza nulla in mano, parlare con persone che hanno bisogno di una consolazione, di un ascolto, di una parola. Mi creda, sono rimasta folgorata. È stato un momento pazzesco, perché tra l’altro arrivava in una fase in cui, come dicevo, ero un po’ più scettica rispetto a oggi. Questa immagine ha determinato tutto il resto del mio percorso professionale, perché, grazie a quell’immagine, ho capito un sacco di cose, tra cui che ciò che io cercavo era l’uso della parola, ascoltata ma anche data, con la voce ma anche con i libri, per seguire il bene, inteso come cura. E infatti ho deciso allora di diventare anche psicoterapeuta. Le ho raccontato questo episodio per ribadire che le parole sono importanti, sono energia non solo contenuti; determinano nelle persone una risposta biochimica, neuronale, cioè nervosa, psichica ed energetica, ma anche sociale e spirituale. D’altra parte, non lo dice anche il Prologo del vangelo di Giovanni? «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. […] E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi»...

Anche il silenzio è importante?

Il silenzio è fondamentale. È un maestro che insegna l’ascolto, l’osservazione, l’auto-osservazione e insegna a usare le parole: nessuno che sia incapace di mantenere il silenzio sa poi usare le parole con una certa proprietà. Ogni giorno incontro persone che condividono l’importanza delle parole, ma di esse fanno un uso poco consapevole proprio perché non c’è in loro lo spazio del silenzio. Imparare ad affrontare il silenzio anche tra persone significa imparare la vera comunione. Per me libertà non è poter dire sempre quello che ci pare a priori: la libertà, il libero arbitrio deve prevedere anche la consapevolezza, la responsabilità, altrimenti è un atteggiamento superficiale. La libertà consapevole sa far tacere.

Nei suoi libri parla molto anche di perdono...

A volte noi teniamo dentro a lungo energie psichiche come la rabbia o il rancore, che si trasformano anche in energie fisiche che ci fanno male, ed ecco allora arrivare l’ipertensione arteriosa, alcuni problemi respiratorio-cardiaci, gastrite, reflusso gastroesofageo, problemi cutanei... Le emozioni sono potenti, vanno vissute ma poi lasciate andare. Il perdono serve proprio a lasciar andare emozioni che abbiamo bloccato. Per questo, se vogliamo parlarne in modo laico, il perdono non ha niente a che vedere con il «ti dico che ti ho perdonato, mi sento una buonissima persona e così via». No, il perdono è sciogliere la matassa ingarbugliata delle emozioni trattenute, è sapere che fanno male a me, è avere il coraggio di volermi bene. Il perdono si può fare in silenzio, è un respiro ampio, è come abbandonare uno zaino di mattoni che abbiamo portato sulle spalle troppo a lungo. Il perdono è importantissimo nella cura, anche nella cura fisica oltre che psicologica.

Il dolore non è mai una cosa buona, ma spesso, come lei scrive nel libro La via della cura, porta degli insegnamenti preziosi per la nostra vita. Come possiamo coglierli?

Il dolore può provocare fondamentalmente due reazioni: far chiudere il cuore o farlo aprire e mantenerlo aperto. Il dolore è un’esperienza che non è mai auspicabile, mai, però dinanzi a esso è importante mantenersi nella posizione aperta di osservazione, ascolto, percezione. E intanto dobbiamo continuare a camminare, anche quando ci sembra tutto buio, anche quando ci sembra che davanti ci sia una sorta di velo che ci impedisce di vedere il passo successivo. Questo «passo dopo passo» porta a cogliere degli spiragli e quegli spiragli possono diventare luce. Anche nella peggiore delle situazioni le emozioni sono fluttuanti, non sono sempre tenebrose, ci sono degli spazi, magari piccoli, di sollievo, ci sono degli input: è importante essere aperti per notare quegli input e afferrarli. E continuare a camminare, non chiudersi. Non dobbiamo mai prendere una posizione che sia assoluta, ma sempre lasciare che ci sia spazio per il possibile.

Lei è esperta anche della medicina di Ildegarda di Bingen. Chi è stata davvero questa donna, canonizzata e dichiarata dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012?

Ildegarda fu una monaca benedettina e una mistica straordinaria che, attorno all’anno 1000, fondò un monastero femminile che si autogestiva economicamente, mentre prima di lei i monasteri femminili dipendevano sempre da quelli maschili. Non solo: poteva predicare pubblicamente e lo faceva girando da sola per le città, cosa inaudita per l’epoca. Aveva moltissimi talenti, il dono della parola di cura prima di tutto: leggendo il suo Epistolario, si vede da quante persone venisse interpellata. Anche gli stessi monaci le chiedevano di usare la sua parola per creare armonia, pace, risoluzione dei problemi, ma anche cura. Ildegarda curava usando tutto: i rimedi naturali, ma anche la musica, la presenza oltre che le parole. Fu una vera maestra e ancora oggi «chiama», esattamente come sant’Antonio. Incarna un’energia femminile che, rimanendo femminile, non si lascia però abbattere e sa aver cura delle persone con qualunque mezzo. Non dimentichiamo che le sue doti di profezia furono riconosciute da Bernardo di Chiaravalle e questo la salvò da un’accusa di eresia. Ildegarda ha attraversato i secoli e il fatto che Benedetto XVI dopo mille anni l’abbia canonizzata e dichiarata dottore della Chiesa, dice tante cose. Fu una donna autentica, ricca di passioni, capace di forti legami. La vita intera di Ildegarda ci parla di cura: delle relazioni, degli affetti, di cura fisica e spirituale. E le sue cure funzionano ancora oggi.

Mi rendo conto che è difficile farlo in poche parole, ma può darci qualche consiglio per attivare quel guaritore che è in ciascuno di noi?

La prima cosa è fare piazza pulita di tanti costrutti. Una cosa che dico sempre a tutte le persone che vengono da me è di trascorrere almeno tre giorni osservandosi, senza giudizio, per ascoltare la loro voce interiore, silenziando tutte le altre voci, come quella mentale, quella della cultura che pure è importante. Dobbiamo fare silenzio e starci a osservare, chiedendoci: come reagisco alle cose? Quali sono gli eventi che mi stimolano positivamente o negativamente? Che cosa davvero mi piace? Il mio corpo come reagisce davanti a quanto mi succede? E magari tenendo un breve diario in cui annotare le cose. Di solito, le persone scoprono di non conoscersi affatto. Eppure, il nostro corpo dice tanto, basta osservarlo e ascoltarlo senza giudizio. Il guaritore interno lo possiamo percepire solo se siamo autentici.




martedì 3 febbraio 2026

ATALANTA SEMPRE ATALANTA. Considerazioni sulla partita Como - Atalanta

 




LA DEA HA COMPIUTO A COMO UN IMPRESA DEGNA DELLA MIGLIOR DEA DI GASP.
PALLADINO HA DIMOSTRATO NELLA SITUAZIONE PEGGIORE (ESPULSIONE DI UN GIOCATORE NEI PRIMI MINUTI) DI SAPERSI DESTREGGIARE CON LUCIDITA' FACENDO DEI CAMBI INTELLIGENTI.
A FINE PARTITA IL MISTER NON HA MANCATO NEPPURE QUESTA VOLTA DI ELOGIARE I SUOI UOMINI. ECCO LE SUE PAROLE: "QUESTA PARTITA IN INFERIORITA' NUMERICA E' ARRIVATA AL MOMENTO GIUSTO: SERVIVA RITROVARE LO SPIRITO DA DEA E QUESTO E' UN PUNTO GUADAGNATO CHE VALE COME UNA VITTORIA. HANNO GIOCATO CON IL CUORE, LI HO RINGRAZIATI, MI HANNO FATTO EMOZIONARE, SONO STATI GUERRIERI INTELLIGENTI".
PALLADINO E' UN GIOVANE ALLENATORE PROMETTENTE CHE DEVE ANCORA DIMOSTRARE IL SUO VALORE, MA SICURAMENTE E' UNA PERSONA CHE SA DIALOGARE CON I SUOI GIOCATORI.
NEL POST PRECEDENTE HO ELOGIATO IN MODO TRIONFALISTICO CARNESECCHI, MA UN ALTRO GIOCATORE NERAZZURRO E' STATO AL SUO PARI: EDERSON.
IL BRASILIANO, FINO ALLA SETTIMANA SCORSA, ERA UN GRADINO SOTTO LE PRESTAZIONI CHE CONOSCEVAMO. DOMENICA E' STATO COLOSSALE: CORSA, TECNICA, VISIONE DI GIOCO, RESISTENZA. SARA' CONTENTO CARLETTO ANCELOTTI.
MA IL DENTE MI DUOLE PER LE DECISIONI ARBITRALI A NOSTRO SFAVORE.
HO SEGUITO IERI SERA "TUTTO ATALANTA" A TV BERGAMO E LOGICAMENTE LA MOVIOLA E' STATA INCENTRATA SUI DUE EPISODI CHE HANNO INCISO IN MODO PESANTE PER LA DEA: L'ESPULSIONE DI AHANOR E IL RIGORE AL 98'.
PARTIAMO DALL'ESPULSIONE.
PERRONE E AHANOR HANNO COMINCIATO A STRATTONARSI LONTANI DAL GIOCO, CON LA PALLA LONTANA ALMENO CINQUANTA METRI.
NEL PROSEGUO DELL'AZIONE PAIRETTO INTERROMPE IL GIOCO E SI GUARDA ALLE SPALLE, DOVE AD ALMENO TRENTA METRI GIACE A TERRA PERRONE "AGONIZZANTE" PER UN COLPO PROIBITO RICEVUTO IN FACCIA. 
PAIRETTO CORRE VERSO PERRONE GRIDANDO : "DOV'E' IL 69?" . TROVATOLO (AHANOR) ESTRAE IL CARTELLINO ROSSO E LO ESPELLE.
LO SCARSO ARBITRO TORINESE NON HA VISTO NULLA ED E' STATO IL VAR A RICHIAMARLO.
PAIRETTO SI AVVICINA ANCHE A PERRONE, CHE "MIRACOLOSAMENTE" SI STA RIALZANDO E GLI MOSTRA IL CARTELLINO GIALLO.
LA MOVIOLA DI TV BERGAMO HA MOSTRATO TUTTA LA SCENEGGIATA TRA AHANOR E PERRONE. 
SI E' VISTO CHE, MENTRE L'AZIONE SI SVOLGEVA AD ALMENO CINQUANTA METRI DI DISTANZA, PERRONE INSEGUIVA AHANOR , PROBABILMENTE PROVOCANDOLO VERBALMENTE, E RAGGIUNTOLO LO STRATTONAVA UNA PRIMA VOLTA, MA AHANOR LO IGNORA E SI ALLONTANA. MA PERRONE LO STRATTONA DI NUOVO ED ALLORA AHANOR SI VOLTA E GLI METTE LE MANI IN FACCIA SPINGENDOLO. ALLORA PERRONE SI ACCASCIA AL SUOLO "MORIBONDO". IN QUESTI DUE GIORNI SI E' SENTITO DI TUTTO: "GLI HA DATO UN PUGNO", "GLI HA DATO UNO SCHIAFFO, ECC.
QUEL MEDIOCRE DI PAIRETTO NON PENSA NEPPURE  UN ATTIMO DI ANDARE ALLA MOVIOLA: ESTRAE IL ROSSO E IL GIALLO.
MA VEDIAMO COSA DICE IL REGOLAMENTO .

REGOLA 12. CONDOTTA VIOLENTA
.................................INOLTRE, UN CALCIATORE CHE, IN MANCANZA DI CONTESA PER IL PALLONE, COLPISCE DELIBERATAMENTE CON LE MANI O LE BRACCIA UN AVVERSARIO O QUALSIASI ALTRA E PERSONA SULLA TESTA O SUL VOLTO E' COLPEVOLE DI CONDOTTA VIOLENTA, A MENO CHE LA FORZA USATA SIA IRRILEVANTE.

IO HO VISTO UNA SPINTA CON  FORZA IRRILEVANTE E QUINDI AHANOR NON MERITAVA IL ROSSO.
QUANTE VOLTE DA RAGAZZINI VENIVAMO AFFRONTATI DAI BULLI DI ALLORA, CHE CI MINACCIAVANO METTENDOCI LA MANO SULLA FACCIA!

VEDIAMO INVECE IL COMPORTAMENTO DI PERRONE.
COME SUCCEDE ORMAI SOLO IN ITALIA, LE SCENEGGIATE COME QUELLA DI PERRONE PAGANO.
IL SUO CARTELLINO GIALLO INVECE ERA DOVUTO.
ECCO COSA DICE IL REGOLAMENTO.

REGOLA 12 . AMMONIZIONI PER COMPORTAMENTO ANTISPORTIVO

......DEVE ESSERE AMMONITO PER COMPORTAMENTO ANTISPORTIVO, INCLUSO SE:
- TENTA DI INGANNARE L'ARBITRO, AD ESEMPIO FINGENDO UN INFORTUNIO O DI AVER SUBITO UN FALLO (SIMULAZIONE)
.........

MA PERRONE POTEVA ANCHE ESSERE ESPULSO SE AVESSE INGIURIATO O MINACCIATO AHANOR PRIMA CHE QUESTI GLI METTESSE LA MANO  IN FACCIA.

REGOLA 12 . INFRAZIONI PASSIBILI DI ESPULSIONE
UN CALCIATORE DEVE ESSERE ESPULSO SE COMMETTE UNA DELLE INFRAZION SEGUENTI :
...............................
- USA UN LINGUAGGIO O AGISCE  IN MODO OFFENSIVO, INGIURIOSO O MINACCIOSO

CONCLUSIONE :

- AHANOR ANDAVA SOLO AMMONITO

- PERRONE POTEVA ANCHE ESSERE ESPULSO, SE AVESSE OFFESO O MINACCIATO O INGIURIATO AHANOR. QUESTO POTEVA ESSERE VERIFICATO SOLO DAL GUARDIALINEE .

QUESTIONE RIGORE AL 98'.

ALLA MOVIOLA DI TV BERGAMO, RIPETUTA PIU' VOLTE, SI E' VISTO SCALVINI SALTARE PIU' IN ALTO DEL SUO AVVERSARIO E COLPIRE IL PALLONE CON UN PUGNO IN ALTO.
NESSUNA INTENZIONE DI SCALVINI, CHE E' STATO ANCHE SBILANCIATO DA SUO AVVERSARIO. QUINDI NIENTE RIGORE.
PURTROPPO IN ITALIA LA CONCESSIONE DI UN CALCIO DI RIGORE E' DIVENTATO UN TERNO AL LOTTO, NEL SENSO CHE PER DUE SITUAZIONI SIMILI SI PUO' FISCHIARE IL RIGORE OPPURE NO.

QUESTA PARTITA HA RAFFORZATO IN ME LA CONVINZIONE CHE UNA CLASSE ARBITRALE COSI' SCADENTE NON L'ABBIAMO MAI AVUTA.

BUONA NOTTE.

                   SERGIO FINAZZI









PARR.S. GIORGIO M. DI ZANDOBBIO. 22° anniversario morte p. Simone Vavassori



 







MARTEDI' 10 FEBBRAIO RICORRE IL VENTIDUESIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI P. SIMONE.





GSO ZANDOBBIO. Campionato 2° cat. 2025/26 4° giornata di ritorno

 
















lunedì 2 febbraio 2026

ATALANTA SEMPRE ATALANTA. Como - Atalanta 0 - 0

 




INIZIO PUBBLICANDO LA FOTO DELL'ESULTANZA  DELL'EROE DELLA GIORNATA, CARNESECCHI.





E NON POTEVA ESSERE DIVERSAMENTE.
PARTITA PAZZESCA.
QUESTA VOLTA HO VOGLIA DI PARLARE DI QUESTO INCONTRO PERCHE' HA PRODOTTO MOLTA ADRENALINA TRA I TIFOSI DELLA DEA.
MI RECO ALL'ORATORIO ALLE 14:30 E LINO E' GIA' IN POSTAZIONE, PRONTO A SERVIRE GLI ATALANTINI CHE ARRIVERANNO.
ALLE 15:00 IL BARETTO E' AL COMPLETO E LE ASPETTATIVE SONO DI NON PERDERE CON IL COMO PER NON ESSERE DISTANZIATI IN CLASSIFICA IRREPARABILMENTE.
QUESTA VOLTA LA FORMAZIONE NERAZZURRA NON DESTA PERPLESSITA' :

                  CARNESECCHI

 SCALVINI        DJIMSITI         AHANOR

ZAPPACOSTA     DE ROON    EDERSON     BERNASCONI

      CDK        SCAMACCA     ZALEWSKI

QUALCHE MINUTO DI STUDIO E LA DEA PARTE ALL'ATTACCO  CON UN'ACCELERAZIONE  DI ZAPPACOSTA SULLA DESTRA CON PALLA A ZALEWSKI CHE CALCIA IN AREA MA SMOLCIC RIBATTE. L'AZIONE PROSEGUE, MA C'E' IL FISCHIO DELL'ARBITRO E AHANOR VIENE ESPULSO PER UNA MANATA SUL VOLTO DI PERRONE, CHE A SUA VOLTA VIENE AMMONITO PER PROVOCAZIONE.
8' P.T. SIAMO GIA' IN DIECI!
PAIRETTO, ARBITRO SCARSO, NON HA VISTO NIENTE, MA E' STATO RICHIAMATO DAL VAR..
ORA CAMBIA TUTTO E LA SPERANZA DI USCIRE DAL SINIGAGLIA IMBATTUTI E' MOLTO ALEATORIA.
L'UMORE NEL BAR SUBISCE UNA STERZATA E SONO IN POCHI A ESSERE OTTIMISTI.
AL 18' PALLADINO CAMBIA SCAMACCA, PALO SOLITARIO    A CENTROCAMPO, CON SULEMANA   E SPOSTA CDK  AL CENTRO DELL'ATTACCO.
ORA LOGICAMENTE IL POSSESSO PALLA E' IN LARGA MAGGIORANZA NEI PIEDI DEI COMASCHI, CHE GIA' SOLITAMENTE GIOCANO FACENDO GIRARE IL PALLONE. 
COSI' ALLA FINE DEL PRIMO TEMPO RISULTERA' DEL 77%, MA NON AVENDO SEGNATO LO STRACCIO DI UN GOL.
LA SITUAZIONE DI GIOCARE IN 10 HA PRODOTTO UNA REAZIONE MOLTO POSITIVA NEI NERAZZURRI, CHE PALLADINO HA BEN GUIDATO DALLA PANCHINA.
FINISCE IL P.T. A RETI INVIOLATE, ANCHE SE IL COMO HA CREATO DIVERSE OCCASIONI, CHE NON SI SONO CONCRETIZZATE  ANCHE PER LA BRAVURA DEI NOSTRI GIOCATORI, SOPRATTUTTO DI CARNESECCHI.
SECONDO TEMPO.
PALLADINO  CAMBIA ZALEWSKI CON BELLANOVA, SPOSTANDO ZAPPACOSTA A SINISTRA.
IL PALLINO DEL GIOCO E' SEMPRE IN MANO AI LARIANI CHE ALLA FINE DELLA PARTITA RAGGIUNGERANNO L'80% DI POSSESSO. CIFRA STRATOSFERICA.
AL 15' PALLADINO CAMBIA CDK CON KRSTOVIC.
CI SONO DIVERSE OCCASIONI DA RETE PER IL COMO, ALCUNE SPRECATE DAGLI UOMINI DI FABREGAS, ALTRE SVENTATE DALLA BRAVURA DEI NERAZZURRI.
TUTTAVIA ANCHE NOI ABBIAMO AVUTO DELLE PALLE GOL COME AL 2' S.T. CON SULEMANA, LANCIATO IN CONTROPIEDE DA CDK, TIRA A COLPO SICURO, MA BUTEZ DEVIA IN CORNER. OPPURE AL 20' S.T. QUANDO SU CROSS DI BELLANOVA BUTEZ ANTICIPA DI PUGNO KRSTOVIC.
ANCHE AL 23' S.T.: GRANDE CAVALCATA DI BERNASCONI SULLA SINISTRA E COLPO DI TESTA DI KRSTOVIC , FUORI DI POCO.
ANCHE AL 34' S.T. QUANDO EDERSON DAL LIMITE DELL'AREA CONCLUDE A LATO DI POCO.
SI ARRIVA COSI' AL 41' CON PALLADINO CHE TERMINA LE SOSTITUZIONI CON KOSSOUNOU PER BELLANOVA.
MANCANO SOLO 4' ALLA FINE DEL TEMPO REGOLAMENTARE E NOI NEL BARETTO COMINCIAMO A NUTRIRE LA SPERANZA DI PAREGGIARE LA PARTITA.
MA SI SA ANCHE CHE LE PARTITE ORMAI NON FINISCONO PIU'.
SI ARRIVA AL 90' E CI SONO SOLO 4' DI RECUPERO.
DENTRO DI ME PENSO : "ORMAI E' FATTA". NON ESPRIMO IL DESIDERIO PER SCARAMANZIA.
INFATTI AL 94' C'E' UN CROSS DI BATURINA IN AREA ATALANTINA. SCALVINI  SALTA SU RAMON E TOCCA LA PALLA  CON IL PUGNO SINISTRO.
PAIRETTO NON VEDE, MA IL VAR GLIELO SEGNALA E COSI' IL TORINESE VA AL MONITOR E DECRETA IL CALCIO DI RIGORE.
APRITI CIELO!
NEL BAR SIAMO FRASTORNATI E ALLIBITI. LA MAGGIOR PARTE ESCE PER NON VEDERE IL CALCIO DI RIGORE E CONSIDERANDO ORMAI PERSA LA PARTITA. 
LO SAPPIAMO: NELLA CODA C'E' SEMPRE IL VELENO.
NON ESCO: QUESTE SITUAZIONI PRODUCONO ALTRA ADRENALINA IN ME.
MI RICORDO CHE QUANDO HO FATTO L'ARBITRO DEL CSI NELLE PARTITE PIU' A RISCHIO E INFUOCATE (DICASI IL CALCIO A 7) PIU' SALIVA LA TENSIONE IN CAMPO, PIU' MI SENTIVO A MIO AGIO.
INSOMMA RIMANGO DAVANTI AL TELEVISORE, MA NON TUTTO E' PERDUTO.
CARNESECCHI, CHE REPUTO IL MIGLIOR PORTIERE DEL CAMPIONATO ITALIANO, E' STATO IL PIU' BRAVO IN CAMPO. INOLTRE HA GIA' PARATO 2 RIGORI SU 3 IN QUESTO CAMPIONATO.
ORMAI SIAMO AL 98'.
NICO PAZ SI PRESENTA SUL DISCHETTO DEL RIGORE: BREVE RINCORSA E TIRO FORTE RASOTERRA NELL'ANGOLO ALLA DESTRA DI CARNESECCHI.
IL RIMINESE VOLA E PARA IL RIGORE!
INCREDIBILE!
SONO FUORI DI ME E ABBRACCIO SUOR TERELISA CHE STA ENTRANDO NEL BAR..

                         SERGIO  FINAZZI