FONTE: libro "Come attraversare la sofferenza" di Valerio Albisetti edito dalle Paoline.
Le parole possono essere molto pericolose.
Come possono sanare, come possono distruggere.
Ecco, penso che nella foresteria di un monastero anche i laici potrebbero imparare a conoscere il valore delle parole. Nel mondo si parla sempre e, per lo più, a vanvera. In modo superficiale, confuso, incoerente, bugiardo. Non autentico. In monastero impari che le parole rappresentano o dovrebbero rappresentare ciò che pensi, ciò che hai nel cuore.
Quanti di noi nel mondo possono dire altrettanto?
Devo dire che, soprattutto in questo tipo di società post-consumistica, massmediale, si apre bocca per calunniare, per fare pettegolezzo, per interesse, per calcolo. Per compiacere o per denigrare, per creare sospetti, per invidia, per gelosia.
Quasi mai per AMORE.
Per aiutare.
Per donare.
Per stimolare la creatività altrui, per aiutare a espandere la personalità di chi incontriamo, per crescere e per far crescere spiritualmente.
Se non si parla con il cuore, in modo coerente e autentico, pensando al Signore, meglio non parlare.
Dice infatti il Signore: " Sia, invece, il vostro parlare sì, sì; no, no, il di più viene dal maligno".
"Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? Poiché la bocca parla dalla pienezza del cuore. L'uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone, mentre l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae cose cattive. Ma io vi dico che di ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; poiché in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato" (Mt 12,34-37).
Le persone che - e ne incontro tante - mentono, che dicono, che calunniano sapendo di calunniare, saranno condannate nel giorno del giudizio, ma sono misere e meschine anche nella loro vita terrena perché non hanno il coraggio di dire la verità e, abituate a mentire, finiscono con il mentire a se stesse perdendo il senso della verità e della realtà.
Sono morte senza saperlo.

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