sabato 22 novembre 2025

PERSONAGGI. Mauro Ambrosioni



FONTE: "Bergamo Salute" novembre/dicembre 2025.
Articolo: "Pedalare con Mr. Parkinson: la sfida di Mauro" di Sara Carrara.

La diagnosi non lo ha fermato: grazie allo sport e all’associazione ParkinsOnMove, Mauro Ambrosioni affronta la malattia con coraggio e positività. Dalla bicicletta alla solidarietà, un viaggio di 510 chilometri diventa simbolo di resistenza e speranza.
Mettere da parte le paure e guardare avanti: è così che Mauro Ambrosioni, 52 anni, ha deciso di affrontare il Parkinson. Originario di Chignolo d’Isola, oggi vive a Verdello con la famiglia e lavora come cuoco in una mensa aziendale. Sportivo da sempre, ha trovato nella bici il modo migliore per sentirsi vivo e non lasciarsi piegare dalla malattia, come raccontato da L’Eco di Bergamo. Lo dimostra la sua ultima impresa: 510 chilometri in cinque giorni, da Peschiera a Marina di Cecina, insieme all’associazione ParkinsOnMove. Con lui una trentina di volontari e pazienti che amano definirsi “Parkinsognanti”: persone che non si arrendono e scelgono di «far volare i sogni, con più sport e meno divano». Per Mauro non è stata solo una sfida atletica, ma un’occasione di condivisione e di riscatto.
Per anni si era dedicato all’atletica, fino a quando problemi alle ginocchia lo hanno costretto ad abbandonare la corsa. Da undici anni è passato alla bicicletta, con allenamenti regolari quattro volte alla settimana e quasi diecimila chilometri percorsi ogni anno. Anche quando la diagnosi è arrivata, tre anni fa, non ha smesso di pedalare. «Mia madre aveva avuto il Parkinson a 54 anni – racconta – e sapevo bene cosa significasse convivere con questa malattia. La differenza è che io ero già molto allenato e in buona forma fisica, questo mi ha aiutato ad affrontare meglio la situazione». 
I primi segnali erano arrivati durante un’uscita: difficoltà a infilare un guanto, rigidità al braccio. Da lì la trafila di esami, fino alla conferma del neurologo. La reazione di Mauro, però, è stata insolita: non un crollo, ma un tatuaggio sul polpaccio raffigurante un ciclista in tuta spaziale con lo sfondo di Città Alta e i colori dell’Atalanta. «Per ricordare che il Parkinson dà difficoltà, ma non impedisce di guardare avanti. Si convive meglio se lo si accetta, senza farsene schiacciare».
Il viaggio in Toscana con i compagni di avventura è stato la dimostrazione concreta di questo spirito. Salite ripide, caldo torrido, qualche caduta e foratura non hanno fermato il gruppo. 
«Chi stava meglio accompagnava chi era più in difficoltà. Nessuno è stato lasciato indietro. Quello che mi ha colpito di più sono stati gli abbracci, la solidarietà, la voglia di ridere anche nella fatica». 
Tra i partecipanti c’era chi faticava a camminare ma riusciva a pedalare meglio: un insegnamento prezioso su quanto lo sport possa diventare alleato. Dal confronto con altri pazienti è nata l’associazione ParkinsOnMove. 
«Abbiamo deciso di unirci per vivere in modo attivo, fare sport insieme, ma anche per smontare gli stereotipi che circondano il Parkinson. Chi non vive questa malattia non può comprenderla fino in fondo». 
In breve tempo i soci sono passati da 22 a 100, sparsi in tutta Italia, con iniziative che spaziano dal trekking alla pubblicazione di un libro di testimonianze. Il viaggio dei “Parkinsognanti” non si ferma: il prossimo obiettivo è Paestum, poi la Calabria e infine la Sicilia.
La forza del gruppo si accompagna al supporto scientifico: l’associazione collabora con il Policlinico San Marco di Zingonia, dove vengono monitorati gli effetti benefici dello sport sulla malattia. 
«Lo sport – sottolinea Mauro – è una vera terapia. Quando avverto rigidità o stanchezza salgo in bici e al ritorno sto meglio. È una sensazione comune a tanti di noi: ci sentiamo vivi, meno appesantiti dalla malattia, più liberi». 
Anche la famiglia, pur tra preoccupazioni iniziali, è diventata un punto di forza. Non è stato semplice per il figlio diciottenne affrontare la realtà dopo le prime immagini viste su internet, ma oggi ha imparato che la malattia non cancella la possibilità di vivere pienamente. 
«Cerco di adattarmi con leggerezza – spiega Mauro – e non rinuncio a ciò che facevo prima. Qualche volta la fatica è maggiore, ma non mi fermo».
Dall’esperienza del viaggio Mauro si è riportato a casa una carica di energia nuova: «Mi sono accorto che dedico più tempo allo sport rispetto a prima della diagnosi. È diventato un modo per stare meglio, per buttare via la negatività e la paura. Anche se Mr. Parkinson è sempre lì, noi possiamo decidere come affrontarlo». 
E il futuro? Mauro lo guarda con concretezza, senza illusioni ma anche senza angoscia. 
«Vivo intensamente il presente, assaporando anche le piccole cose. La ricerca potrebbe portare una cura, ma intanto continuo a pedalare. Perché la vita, nonostante tutto, è ancora bellissima."



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